Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query legione di partia. Ordina per data Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query legione di partia. Ordina per data Mostra tutti i post

LEGIO XXII DEIOTARIANA


0 comment


48 a.c. - Il nome della legione la cui fondazione risale al 48 a.c. derivò da Deiotarus (105-40), il re dei Tolistobogii, una tribù celtica dell'odierna Turchia centrale, alleato dei romani.
Deiotaro assoldò un esercito celtico ma lo fece addestrare dai romani nel 42 a.c. e combattè dalla parte dei romani durante le guerre contro Mithridate VI (132-63).

La legione era costituita da 12000 fanti e 2000 cavalieri e, come narra Cicerone, divisa in trenta coorti, equivalenti a circa tre legioni romane. Deiotaro fu alleato di Gneo Pompeo, che lo rese re di tutti i Celti di Asia minore, la Galazia, i cui abitanti si chiamarono i Galati. Si ignora il suo simbolo legionario, che forse era un emblema galata, cioè celtico.



MITRIDATE

Fu uno dei più grandi avversari della Repubblica romana, che costrinse a ben tre guerre mitridatiche, impegnando tre dei più grandi generali romani, Lucio Cornelio Silla, Lucio Licinio Lucullo e Gneo Pompeo Magno.

Fece assassinare Ariarate VI, marito di sua sorella e divenne re mettendo a morte il fratello e la madre reggente del regno. poi reclamò il trono della Cappadocia ma i romani si opposero.
Invitò poi il nipote subentrato al trono, ad una conferenza di pace, e lo fece assassinare sostituendolo con uno dei propri figli, Ariariate; Il popolo però lo cacciò nominando re il secondo figlio di Laodice.

MITRIDATE IV
Mitridate invase nuovamente la Cappadocia e uccise l'altro nipote ma il Senato Romano nel 93 a.c., nominò come re Ariobarzane. 

In seguito tentò di conquistare l'Asia minore e sottomessa l'Anatolia occidentale, ordinò l'uccisione di tutti i romani che vi si trovavano, circa ottantamila. Seguirono tre guerre ma solo con la III guerra mitridatica (75 - 65 a.c.), il re venne definitivamente sconfitto da Gneo Pompeo Magno.

Dopo la sconfitta, Mitridate riformò un esercito per invadere l'Italia, ma ricevette infine dai suoi stessi generali la richiesta di lasciare definitivamente il regno in mano al giovane figlio, Farnace, tanto più che aveva commesso numerosi ed orribili omicidi a danno dei suoi stessi figli, dei suoi stessi amici e generali.
Mitridate allora, temendo inoltre di essere consegnato ai Romani, prima tentò di uccidersi con del veleno, non riuscendovi si diede la morte aiutato da un generale dei Gallii.



FARNACE

47 a.c. - Ma anche Farnace, il figlio di Mitridate, tentò di opporsi ai romani e la Legio XXII Deiotariana fu protagonista della sua sconfitta, infatti i suoi soldati si unirono un'unica legione, che marciò a fianco di quelle di Gaio Giulio Cesare durante la sua vittoriosa campagna contro il Ponto, combattendo nella battaglia di Zela (47 a.c.).

La battaglia, svoltasi nella Turchia orientale nel 47 a.c., vide l'esercito nemico accamparsi nella collina di Zela, mentre Cesare prese possesso di un'altura vicina. Mentre i Romani stavano rinforzando la propria postazione, i nemici partirono improvvisamente contro di loro, cogliendoli di sorpresa poiché avevano abbandonato una posizione vantaggiosa per attaccare un accampamento in salita. Dopo notevoli perdire tra i romani, Cesare riuscì a organizzare la difesa, e a contrattaccare.

Schierò le sue quattro legioni, da destra a sinistra: la VI Ferrata, la legione Pontica, la legione di Deiotaro e la XXXVI legione. L'esercito del Ponto venne sconfitto, con molte perdite tra i cesariani ma con l'annientamento dell'esercito di Farnace, di circa 20.000 uomini, che venne totalmante annientato in 5 ore.

Dopo la vittoria, Cesare da Zela inviò a Roma il famoso messaggio "Veni, vidi, vici" (Venni, vidi, vinsi). Queste sue parole furono incise su una colonna di marmo, eretta a Zela.



AUGUSTO

27 a.c.
- Per volere di Ottaviano Augusto, Veio viene eletto a municipio ed ospita i veterani della XXII Legione Deiotariana, di stanza in Egitto. Vale a dire che ai legionari della XXII, quando raggiungono la pensione, vengono loro accordate delle terre da coltivare e in cui vivere nel territorio di Veio.

26 25 a.c. - Sembra che alcune vessillazioni della XXII Deiotariana abbiano combattuto nell'attacco alla Arabia Felix (Yemen) nel 26-25 a.c., guidati dal prefetto-governatore dell'Egitto, Elio Gallo. Intanto il regno nubiano di Meroe attaccò l'Alto Egitto. Allora i romani, comandati da Gaio Petronio, marciarono lungo il Nilo e raggiunsero Napata, l'antica capitale settentrionale della Nubia. La espugnarono e la saccheggiarono.

I soldati vennero impiegati in diversi luoghi in Egitto, per edificare residenze e monumenti, e pure nelle cave di marmo (come quelle di Mons Claudianus, da cui si estraeva il granito grigio. Altri legionari furono inviati a sud, dove lasciarono le loro firme sui Colossi di Memnone.

Quando la Galazia fu annessa all'imperatore Augusto (25 a.c.), la XXII° venne integrata dal governatore Marco Lollio nell'esercito romano. Da allora venne chiamata legione XXII Deiotariana, perché le legioni augustee erano ventuno (XXI Rapax).

8 a.c. - Essa venne trasferita a Nicopoli presso Alexandria in Egitto, ne abbiamo la prima prova nell'8 a.c., e vi stazionò per circa un secolo condividendo la fortezza con la III Cyrenaica. Queste legioni dovevano controllare sia attacchi esterni che interni, visto i diversi gruppi etnici presenti in zona, soprattutto greci, egiziani ed ebrei, spesso turbolenti. Ma soprattutto era importante che questi atti di ribellione non turbassero i notevolissimi rifornimenti di grano che l'Egitto inviava a Roma, pena la fame e la rivolta del popolo romano.

Pertanto a nessun senatore fu permesso di visitare l'Egitto senza il permesso dell'imperatore. La provincia era estremamente importante per l'approvvigionamento di cibo romano e un senatore avrebbe potuto tagliare il commercio del grano, affamare la città e proclamarsi imperatore. Pertanto, la XXII Deiotariana non fu comandata da un senatore, ma da un prefetto dell'ordine equestre.
SCUDO DELLA XXII DEIOTARIANA
55 - 63 d.c. - Durante il regno di Nerone, i Romani combatterono una campagna contro i Parti (55-63) a cui parteciparono delle vessillaziones della XXII Deiotariana, avendo questi invaso il regno di Armenia, alleato romano.

La campagna, guidata dal generale Domizio Corbulo, ebbe sorti alterne fino a quando nel 63 le legioni romane, sotto il comando di invasero il territorio partico governato da re Vologase I di Partia e lo costrinsero a restituire il regno d'Armenia al proprio legittimo sovrano Tiridate I d'Armenia.

66 - 70 - Un'altra vessillazione delle XXII combatté nella guerra ebraica del 66-70. Nel 66 alcuni giudei zeloti uccisero la guarnigione romana a Gerusalemme, dando luogo alla I guerra giudaica. Dopo la sconfitta del legato di Siria, nel 67 Tito Flavio Vespasiano penetrò in Giudea con le legioni V Macedonica, X Fretensis, XV Apollinaris, una vexillatio di 1000 legionari della XXII, e 15.000 soldati degli alleati orientali e assediò Gerusalemme.

Lo storico ebreo Flavio Giuseppe elogiò il coraggio dei soldati della legione deiotariana. Nella guerra civile del 69, la Deiotariana e la III Cirenaica si schierarono con il pretendente Vespasiano, che divenne imperatore.

All'epoca di Traiano la XXII è ufficialmente nota come Legio XXII Deiotariana, che comunque era il suo nome usato sin dall'epoca di Claudio.

Le ultime notizie della legione si hanno nel 119, secondo altri nel 123, quando era ancora ad Alessandria con la III Cirenaica, ma non esisteva più durante il regno di Marco Aurelio, quando fu fatto un catalogo di legioni (CIL 06.3492). L'unità fu probabilmente distrutta dagli ebrei durante la rivolta del messia Simon ben Kosiba (132-136).


BIBLIO

- Appiano di Alessandria - Guerre mitridatiche - 112 -
- Giuseppe Antonelli - Mitridate, il nemico mortale di Roma - Roma - Newton & Compton - 1992 -
- J. R. Gonzalez - Historia del las legiones romanas - Madrid - 2003 -
- Velleio Patercolo - Historiae Romanae ad M. Vinicium libri duo - II -
- La guerra giudaica - Volume II - a cura di Giovanni Vitucci - Fondazione Lorenzo Valla - Milano -Mondadori - 1977 -



PARTI (Nemici di Roma)


0 comment
PRIGIONIERO PARTICO TRASCINATO IN CATENE DA UN SOLDATO ROMANO
(ARCO DI SETTIMIO SEVERO)

"Come un tempo facevano i Re dei Parti, che permettevano di essere avvicinati solo da chi portava loro dei doni, ma sapevano mostrare maggiore gradimento e gioia nel rice­vere i piccoli omaggi dei poveri che i grandi regali dei Principi. I Parti: popolo nomade di probabile origine scitica, stanziatosi (III sec. a.c..) in Persia. Crearono un impero esteso dall'Eufrate alla Siria. Nel periodo di massimo splendore, sotto il regno di Mitridate I (174-136 a.c.), furono i più grandi antagonisti di Roma."
(Alessandro Geraldini)

L'Impero partico (247 a.c. – 224 d.c.), o arsacide, fu una potenza iranica dell'antica Persia. Retto dalla dinastia arsacide, fu fondata da Arsace I, capo della tribù nomade scitico-iranica dei Parni, che fondò l'Impero a metà del III secolo a.c. conquistando la Partia, nel nord-est dell'Iran, in rivolta contro l'Impero seleucide. 

Le guerre romano-partiche furono combattute tra l'Impero Romano e i Parti per la durata di circa tre secoli, con battaglie avvenute principalmente lungo il fiume Eufrate, dalle sue sorgenti fino alla Mesopotamia e al deserto di Palmira. Il primo Impero persiano fu detto Achemenide (della dinastia degli Achemenidi) comprendente l'attuale Persia e molti altri domini, fondata da Ciro il Grande nel 550 a.c.. 
Crollò nel 332 a.c. ad opera di Alessandro Magno. 

Sotto Mitridate I di Partia (r. c. 171–138 a.c.) l'Impero partico si espanse, conquistando la Media e la Mesopotamia a danno dei Seleucidi. Al suo culmine (I secolo a.c.), si estese dall'Eufrate (Turchia sud-est) all'Iran orientale. Con il passare dei secoli la civiltà persiana prevalse su quella ellenistica

I re arsacidi erano detti "Re dei Re" , la sede del governo fu spostata a Ctesifonte lungo il Tigri (sud di Baghdad, Iraq). I primi nemici dei Parti furono i Seleucidi a ovest e gli Sciti a est, poi gli armeni e poi i Romani. Roma e la Partia si contesero per secoli il controllo indiretto sull'Armenia ma nessuno riuscì a togliere territori stabilmente all'altro. 

L'Impero dei Parti cadde quando Ardashir I, un re vassallo dei Parti, detronizzò l'ultimo re, Artabano IV, nel 224 d.c..  Ardashir fondò l'Impero sasanide, a parte alcune iscrizioni molta della storia dei Parti è pervenuta da fonti greche e romane. 

Il secondo impero persiano fu Sasanide, la guerra tra la Repubblica romana ed Antioco III (241 a.c. - 187 a.c.) segnò l'inizio di una serie di battaglie, in cui Roma sconfisse i Seleucidi, poi i Parti e poi il Regno del Ponto, governato dal re Mitridate VI, sconfitto infine da Gneo Pompeo Magno.
I Romani spostarono i confini di Roma ancora più a oriente, creando le province della Bitinia e Ponto, della Cilicia e della Siria, per rivolgersi poi ai Parti.

Per circa due secoli e mezzo, dal 363, subito dopo la campagna sasanide di Giuliano, i due imperi si batterono per i predominio del Medio Oriente, finchè gli Arabi inglobarono l'antico regno sasanide e si sostituirono allo stesso nel combattere l'Impero bizantino.



I COSTUMI DEI PARTI 

FANTE DEI PARTI
I costumi dei Parti erano profondamente diversi da quelli romani, e le antiche donne persiane erano guerriere che combattevano in battaglia, chiamate "Amazzoni" da Alessandro Magno. Artemisia fu grande stratega navale caria e acquistò fama combattendo come generale persiano contro i greci. 

Candace, regina della Nubia, fu grande condottiera anche se Strabone la diceva brutta e cieca da un occhio. Sicuramente lo era, ma ciò non toglieva valore alle sue capacità di grande stratega, Le donne insomma erano libere e rispettate e c'era sotto Ciro la libertà di religione.

Poi i tempi cambiarono, gli uomini si imbarbarirono e le donne vennero sottomesse e avvilite, ma a loro volta gli uomini divennero sottomessi ai re e alla religione in modo schiavistico. Tra Romani e Parti c'era grande differenza, le donne romane potevano divorziare (almeno da Augusto in poi), le donne dei Parti no. Un romano poteva avere una sola donna per volta, i Parti ne potevano avere quante ne potevano mantenere. 

Un romano non si inginocchiava nè si prostrava in terra, nè per gli Dei nè per l'Imperatore, i Parti si inginocchiavano e si prostravano, agli Dei e all'Imperatore. I Romani erano garantiti nei loro diritti dalle loro leggi, i monarchi Partici godevano di un potere assoluto su tutti i sudditi. 

I Romani adoravano gli Dei in modo molto relativizzato e razionale, chi frequentava troppo i templi veniva giudicato fanatico e quindi con poco equilibrio psichico. L'adorazione dei Parti non conosceva limiti nè al fanatismo, nè al sacrificio. non fu un caso che la predicazione del Cristo. di tono molto libertario e liberante, venne trasformato all'uso orientale in un dovere di obbedienza e sacrificio.



I COSTUMI MILITARI

I Parti utilizzavano in combattimento unità di cavalleria pesante corazzata, i catafratti, appoggiata da abilissimi arcieri a cavallo. Ai Romani, che si affidavano alla fanteria pesante, ebbero molti problemi nelle battaglie. Per contro la mancanza di fanteria non consentiva ai Parti di assediare le città, ben difese dai Romani. 

Naturalmente i Romani osservavano diligentemente ogni accorgimento nemico per cui, pur mantenendo la preziosa fanteria legionaria, assoldarono mercenari orientali per la cavalleria e gli arcieri, completandoli con vari oggetti da lancio sia da lontano coi giavellotti, sia da vicino con frombolieri e lanciatori di pietre.

CAVALIERE PARTICO (PALAZZO MADAMA - TORINO)


CONTRO ANTIOCO III (191-190 a.c.)

- 191 a.c. - Battaglia di Corico - Tra Gaio Livio Salinatore e Antioco III
- 191 a.c. - Battaglia delle Termopili - I Romani sotto Marco Acilio Glabrio sconfiggono Antioco III il Grande e lo costringono a fuggire in Grecia.
- 190 a.c. - Battaglia dell'Eurimedonte - Forze romane sotto Lucio Emilio Regillo sconfiggono una flotta seleucide comandata da Annibale, che combatte la sua ultima battaglia
- 190 a.c. - Battaglia di Myonessus - Un'altra flotta seleucide è sconfitta dai Romani
- 190 a.c. (dicembre) - Battaglia di Magnesia - (presso Smirne) I Romani sotto Lucio Cornelio Scipione e suo fratello Scipione Africano maggiore sconfiggono Antioco III il Grande nella decisiva vittoria della guerra.



LUCIO CORNELIO SILLA (96 a.c.)

Un anno dopo che Mitridate II aveva conquistato l'Armenia, Lucio Cornelio Silla, proconsole della provincia di Cilicia, firmò col diplomatico partico Orobazo nel 96 a.c. un trattato che riconosceva il fiume Eufrate come confine tra la Partia e Roma.

«Dopo l'anno di pretura,  fu inviato in Cappadocia. Motivo ufficiale della sua missione era il porre di nuovo sul trono Ariobarzane I. In verità egli aveva il compito di contenere e controllare l'espansione di Mitridate, che stava acquisendo nuovi domini e potenza non inferiori a quanti ne aveva ereditati.»
(Plutarco, Vita di Silla, 5.) 

«Lucio Cornelio Silla soggiornava lungo l'Eufrate, quando venne a lui un certo Orobazo, un parto, ambasciatore del re degli Arsacidi. Fu il primo romano che i Parti incontrarono, chiedendo alleanza e amicizia. S racconta che Silla fece disporre tre sgabelli, uno per Ariobarzane I, uno per Orobazo e uno per sé, e li ricevette mettendosi al centro tra i due. Alcuni lodano Silla, perché ebbe un contegno fiero di fronte a due barbari, altri lo accusano di impudenza e vanità. Il re dei Parti, da parte sua, mise poi a morte Orobazo.»
(Plutarco, Vita di Silla, 5.)

Nonostante il trattato, nel 93 a.c. la Partia combatté una guerra in Siria contro il capo Laodice e quando uno degli ultimi monarchi seleucidi, Demetrio III Euchero, tentò di assediare Beroea (Aleppo), la Partia inviò aiuti a Beroea e Demetrio fu sconfitto.



MITRIDATE II (92 a.c.)

Nel regno di Mitridate II, l'Impero partico fu diviso tra Gotarze I che governò la Babilonia, e Orode I che governò la Partia. Poi Tigrane II di Armenia vinse e annetté il territorio partico alla Mesopotamia occidentale, che tornò in mano partica sotto Sanatruce, re dei Parti della dinastia arsacide.(r. 78–71 a.c.).

Nella III guerra mitridatica, Mitridate VI del Ponto, alleato del re d'Armenia Tigrane II, chiese ai Parti aiuti contro Roma, ma rifiutarono. Tigrane minore, figlio di Tigrane II, fallita  l'usurpazione del trono paterno, fuggì presso Pompeo, promettendo che gli avrebbe fatto da guida in Armenia; ma quando Tigrane II si sottomise a Roma come re cliente, Tigrane minore fu condotto a Roma come ostaggio. 



 LUCIO LICINIO LUCULLO 

- 69 a.c. - Battaglia di Tigranocerta - Lucullo sconfisse Tigrane II d'Armenia, genero di Mitridate e suo alleato, presso cui Mitridate VI del Ponto s'era rifugiato. Quando Lucullo marciò contro la capitale dell'Armenia Tigranocerta, Mitridate VI e Tigrane II chiesero aiuto a Fraate III che rifiutò e riconfermò con Lucullo l'Eufrate come confine tra Partia e Roma.

- 68 a.c. - Battaglia di Artaxata - 
Lucullo sconfisse ancora Tigrane, assediò Artaxata ma non entrò in città a causa degli ammutinamenti tra le sue truppe. Le truppe di Lucullo assediarono ed espugnarono Nisibi del regno d'Armenia.

- 68 a.c. - Battaglia di Comana Pontica -
combattuta tra il legatus di Lucullo, Gaio Valerio Triario, contro il regno del Ponto, comandate da Mitridate VI che venne sconfitto.

- 67 a.c. - Battaglia di Zela - 
Venne combattuta tra il legatus di Lucullo, Gaio Valerio Triario, contro il regno del Ponto, comandato da Mitridate VI, ma il re pontico vinse sul comandante romano, nella stessa località dove Cesare vent'anni più tardi otterrà una delle sue più memorabili vittorie. 

STATUA IN BRONZO DI NOBILE PARTICO


POMPEO MAGNO

- 66 a.c. - Battaglia di Nicopoli al Lico - 
Pompeo trionfò su Mitridate, re del Ponto. 
«Pompeo gli tenne dietro, desiderando di venire a battaglia. Ma non poté fare ciò prima che il nemico raggiungesse i confini della regione. Infatti di giorno non riusciva ad attaccarlo, poiché non uscivano dall'accampamento, di notte non osava, poiché non conosceva i luoghi. Quando si accorse che Mitriadate stava per sfuggirgli, si vide obbligato ad attaccarlo di notte.»
(Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, XXXVI, 48.3.)

Pompeo raggiunse una valle stretta tra le colline, fece accampare i suoi soldati sulle vette e attese il nemico che giunse tranquillo senza esploratori o vedette. Pompeo piombò su di loro nel buio. I Pontici non avevano nessuna fiaccola e non si era levata la luna:
« Inizialmente tutti i trombettieri intonarono ad un segnale convenuto, nello stesso momento, il segnale dell'attacco. Subito i legionari e tutti coloro che li seguivano alzarono il grido di guerra. Gli uni battevano le lance contro gli scudi e gli altri colpivano con i sassi gli oggetti in bronzo.»
(Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, XXXVI, 49.1.)

« I Romani che attaccavano con la luna alle spalle, essendo la luce vicina all'orizzonte, proiettavano un'ombra molto lunga sul nemico che non riusciva a calcolare la distanza dei Romani, supponendo  fossero già vicini, lanciarono i giavellotti senza colpire nessuno. I Romani caricarono sul nemico con forti grida, e quando il nemico non fu più in grado di mantenere la posizione, fuggì con grande panico, tanto che più di 10000 furono uccisi, e il loro campo catturato. Mitridate fuggì rompendo lo schieramento romano con 800 cavalieri che però furono  dispersi e rimase con tre compagni. »
(Plutarco, Vita di Pompeo, 32.6-7.)

Pompeo fece da paciere tra Fraate e Tigrane II, inviando tre arbitri, e si riconciliarono, poiché la sconfitta di uno dei due avrebbe favorito i Romani. Alla fine fu trovato un accordo tra la Repubblica ed il regno dei Parti, secondo cui il fiume Eufrate avrebbe costituito, d'ora in poi, il confine tra i due stati.

- 65 a.c. - Vennero da Pompeo gli ambasciatori del re dei Parti per rinnovare il trattato esistente, dato che aveva sottomesso l'Armenia e il Ponto, e Gabinio si era spinto fino al Tigri, preoccupando il sovrano partico Fraate III, a cui Pompeo richiese la Conduene, la regione che Fraate e Tigrane si stavano litigando. Non ricevendo risposta da Fraate, inviò il legato Lucio Afranio a prenderne possesso, respingendo le forze partiche, per poi concederlo a Tigrane.



AULO GABINIO (56 - 51 a.c.)

Nel 56 a.c. Aulo Gabinio, governatore della Siria, fu fermato dal Senato che non voleva dare battaglia prima di invadere la Mesopotamia dei Parti. Gabinio venne invitato a intervenire tra gli eredi al trono del re dei Parti, Fraate III, morto nel 57 a.c., sostenendo Mitridate III di Partia, contro il fratello Orode II, ma venne fermato prima di traversare l'Eufrate. 

Nel 55 a.c. però Orode II inviò un esercito imponente sotto il comando dell'erede al trono, Pacoro I, fin sotto le mura di Antiochia. Ricordando la disfatta di Crasso sperava di riappropriarsi dei territori romani.
 I superstiti dopo la disfatta di Crasso, con due nuove legioni in più, erano passati al comando di Gaio Cassio Longino che respinse l'invasione nel 51 a.c. sconfiggendo più volte i Parti, indeboliti dalla morte del Surena, fatto uccidere per gelosia da Orode. 



MARCO LICINIO CRASSO (53 a.c.)

- 53 a.c. - Battaglia di Carre (Carrhae) - 

Già sotto la Repubblica, nel 54-53 a.c., Roma aveva tentato di conquistare la Partia con 50000 legionari romani, ausiliari e alleati orientali. Nella prima campagna, i romani, guidati da Marco Licinio Crasso, associato politico di Cesare e Pompeo, avevano occupato parte del territorio nemico oltre la frontiera. 

Il triumviro e proconsole della Siria, Licinio Crasso decise di intervenire contro i Parti in aiuto di Mitridate, spingendosi fino in India, ma non aveva le capacità militari di Pompeo o di Cesare, non era sufficientemente documentato sul territorio nemico né sulle tattiche della temibile cavalleria dei Parti.
 
Orode II inviò contro Crasso il suo miglior generale, Surena, mentre egli con un altro esercito invase l'Armenia, affinchè non intervenisse l'alleato di Roma Artavasde II di Armenia. Alla fine Orode ruppe l'alleanza con Roma e si alleò con Artavasde.

Surena si scontrò con Crasso nella battaglia di Carre con 20 000 romani caduti sul campo di battaglia, 10 000 catturati, e 10 000 circa in fuga verso occidente. Crasso accettò un colloquio con Surena, ma uno dei legati di Crasso, sospettando un tranello, tentò di fermarlo mentre cavalcava verso l'accampamento di Surena, uccidendolo.

Surena entrò vincitore a Seleucia portando i romani prigionieri e un immenso bottino ma, temendo ambisse al trono arsacide, Orode lo fece giustiziare. Così Pacoro I e il suo comandante Osace saccheggiarono la Siria fino ad Antiochia nel 51 a.c., ma vennero respinti da Gaio Cassio Longino, che in un'imboscata uccise Osace. 

BASSORILIEVO SASANIDE

GIULIO CESARE  (47 a.c.)

47 a.c. (maggio) - Battaglia di Zela - Cesare sconfigge il re Farnace II del Ponto, è la battaglia del Veni, vidi, vici. (venni, vidi, vinsi). Cesare fu uno dei pochissimi che riuscì a sconfiggere pesantemente i Parti, grazie al suo grandissimo genio militare.

Cesare stava programmando, poco prima della sua morte, due campagne militari che forse avrebbero cambiato il mondo che conosciamo: in Dacia contro le popolazioni getiche di Burebista ed in Partia:

« ...a Cesare fecero concepire progetti di imprese ancora maggiori, suscitando in lui un desiderio di gloria, come se quella di cui godeva fosse già esaurita... Preparava una spedizione militare contro i Parti, e sottomessi costoro pensava di attraversare l'Ircania costeggiando il mar Caspio ed il Caucaso, aggirare il Ponto, invadere la Scizia, percorrere le regioni vicine alla Germania e la Germania stessa, e sarebbe rientrato in Italia passando per la Gallia, chiudendo così in un cerchio i suoi domini, di cui l'Oceano avrebbe costituito tutto intorno il suo confine »
(Plutarco, Vite parallele - Cesare, 58)

« Cesare concepì l'idea di una lunga campagna contro Geti e Parti. I Geti sono una nazione che ama la guerra e una nazione vicina, che doveva essere attaccata per prima, I Parti dovevano essere puniti per la perfidia usata contro Crasso. »
(Appiano di Alessandria, Guerra civile, 2.110.)

Già dall'autunno del 45 a.c. ebbero inizio i preparativi di guerra, stabilendo i mandati politici delle magistrature più importanti nella sua assenza. Ad Apollonia si preparavano 16 legioni e 10.000 cavalieri per la primavera del 44 a.c., tre giorni dopo le famose idi di marzo, quando Gaio Giulio Cesare venne assassinato privando Roma del migliore generale di tutti i tempi. 



POMPEO MAGNO (42 a.c.)

Gli Arsacidi inviarono soldati per sostenere le truppe dei cesaricidi nella Battaglia di Filippi del 42 a.c.. Il re dei Parti Fraate (37 al 2 a.c.) chiese a Pompeo di consegnargli Tigrane minore, Pompeo rifiutò e Fraate invase la Turchia sudorientale, ma venne respinto dall'esercito del console romano Lucio Afranio. 

Morto Fraate III, assassinato dai figli Orode II e Mitridate III, in Partia fu guerra per la successione e Orode costrinse Mitridate a fuggire in Siria romana. Aulo Gabinio, proconsole della Siria, volle sostenere Mitridate, ma desistette per soccorrere Tolomeo XII Aulete in una rivolta in Egitto. Comunque Mitridate conquistò Babilonia, ma il generale di Orode Surena riconquistò la Seleucia e lo fece giustiziare.



QUINTO LABIENO (40 a.c.)

Quinto Labieno, fedele a Cassio e Bruto, figlio di Tito Labieno, fedele a Cesare e poi a Pompeo, si schierò con la Partia contro il II triumvirato nel 40 a.c. e poi invase la Siria insieme a Pacoro I. 
Marco Antonio non combattè i Parti dovendo recarsi in Italia per radunare l'esercito contro Ottaviano, per poi negoziare con lui a Brindisi. Occupata la Siria da Pacoro, Labieno invase l'Anatolia mentre Pacoro invase la Siria romana.

Intanto in Giudea, le forze ebraiche pro-romane condotte da Ircano II, Fasaele, ed Erode, furono sconfitte dai Parti e dal loro alleato ebraico Antigono II Mattatia incoronato re di Giudea mentre Erode fuggiva a Masada. 



PUBLIO VENTIDIO BASSO (39 a.c.)

Publio Ventidio Basso, un alto ufficiale di Marco Antonio, cacciò i Parti dalla Siria, poi sconfisse e fece giustiziare Labieno nella Battaglia delle Porte Cilicie nel 39 a.c.. Ancora sconfisse l'esercito partico nella battaglia del Monte Amano in Siria per cui Pacoro I dovette ritirarsi dalla Siria per tornarci però nel 38 a.c., e di nuovo si scontrò con Ventidio, nella Battaglia del Monte Gindaro, a nordest di Antiochia, dove rimase ucciso in battaglia, e il suo esercito dovette ritirarsi oltre l'Eufrate. Alla successione di Pacoro, Orode II scelse come erede Fraate IV (r. c. 38–2 a.c.).



MARCO ANTONIO (36 a.c.)

Morto Cesare Marco Antonio riprovò a sconfiggere i Parti, pur con un esercito di oltre 100.000 armati tra truppe alleate e numerose legioni tra cui la III Gallica, IV Scythica, V Alaudae, VI Ferrata, X Equestris, XII Fulminata, XVII Classica, XVIII Lybica, XXII Deiotariana.

Nel 38 a.c., programmò la campagna partendo da Zeugma, in Siria, ma fu un totale insuccesso. Dei 100.000 armati, di cui 60.000 legionari, tornarono in Siria solo 30.000 legionari e 5/6000 cavalieri iberi. Una volta sul trono Fraate IV fece uccidere o esiliare i suoi fratelli, ma uno di essi, Monaeses, fuggì presso Antonio e lo convinse a invadere la Partia. Antonio però volle prima riconquistare la Giudea, detronizzando re Antigono, alleato dei Parti, e insediando Erode come re cliente di Roma (37 a.c.).

Nel 38 a.c. Antonio marciò fino ad Erzurum, nell'Anatolia orientale e Artavasde II re di Armenia gli inviò dei rinforzi. Poi Antonio invase la Media Atropatene (Azerbaigian), governata dall'alleato della Partia, Artavasde I, onde espugnarne la capitale Praaspa. La retroguardia di Antonio fu attaccata da Fraate IV, e anche se dei rinforzi permisero alla retroguardia di salvarsi, l'attacco costò ai Romani 10 000 soldati uccisi e furono distrutte tutte le armi d'assedio preparate per l'assedio di Praaspa, per giunta Artavasde e la sua cavalleria armena abbandonarono Antonio. 

Infine, inseguito dai Parti, ciò che restava dell'esercito di Antonio riuscì a raggiungere la Siria. Antonio attirò allora Artavasde II in un tranello con la promessa di un'alleanza matrimoniale, lo imprigionò e lo portò a Roma dove venne giustiziato nel 34 a.c.. L'anno dopo Antonio si ritirò dall'Armenia, sia per gli attacchi dei Parti, sia perché Ottaviano stava attaccando le sue forze occidentali. Così l'alleato dei Parti Artaxias II salì di nuovo al trono di Armenia.

MITRIDATE I DI PARTIA

OTTAVIANO AUGUSTO (20 a.c.)

Sconfitto Antonio ad Azio nel 31 a.c., Ottaviano nel 27 a.c. ottenne dal senato il titolo di Augusto e di Imperatore. Tiridate fuggì presso i Romani, recando uno dei figli di Fraate. Nell' 1 a.c. però Artavaside III, re d'Armenia filo-romano, fu eliminato dai Parti e dal pretendente al trono Tigrane IV. Augusto inviò il nipote Gaio Cesare, che concluse un patto col re dei Parti, riconoscendo ancora l'Eufrate  confine tra i due imperi.

Nel frattempo Tigrane IV era stato ucciso in guerra e Gaio, in nome di Augusto, diede la corona ad Ariobarzane, già re della Media dal 20 a.c. Ma il partito antiromano provocò disordini e Gaio Cesare dovette intervenire con l'esercito. Nel 21 a.c., Augusto fece condurre a Tiberio un esercito in Oriente, per porre sul trono armeno Tigrane II, e recuperare le insegne imperiali. Lo stesso Augusto si recò in Oriente. Il suo arrivo e l'esercito di Tiberio fecero temere al re dei Parti un'invasione, per cui restituì le insegne perdute a Carre nel 53 a.c., e i prigionieri romani. 

Augusto fece celebrare la restituzione delle insegne come una vittoria sulla Partia, e la schiava italica sposò Fraate IV divenne la Regina Musa, la preferita tra le cinque regine del re. Per assicurare la successione di suo figlio Fraatace, Musa convinse Fraate IV a consegnare gli suoi altri figli ad Augusto come ostaggi. Quando Fraatace salì al trono come Fraate V, Musa sposò suo figlio e regnò con lui ma i nobili parti, disapprovando il matrimonio incestuoso e il sangue non-Arsacide del re, li costrinse all'esilio in territorio romano.

A Fraate successe Orode III per due anni, e poi Vonone I, vissuto come ostaggio a Roma dove aveva appreso lo stile di vita romano, disapprovato dalla nobiltà partica che appoggiò Artabano II esiliando Vonone nella Siria romana. Ottaviano, dopo aver sconfitto Antonio, pose lungo le frontiere dell'Impero romano, 28 legioni romane più le truppe ausiliarie. 



TIBERIO (r. 14–37 d.c.)

L'Imperatore Tiberio sostenne il colpo di Stato di Farasmane I di Iberia per porre suo fratello Mitridate sul trono di Armenia, assassinando l'alleato dei Parti, il re armeno Arsace. Artabano II fuggì in Scizia e i Romani posero sul trono Tiridate III, tenuto in ostaggio presso di loro, affinché governasse la Partia come alleato di Roma. 

Morti i re della Cappadocia, di Commagene, e di Cilicia, vassalli di Roma, Tiberio nel 18 inviò il figlio adottivo Germanico, con l'imperium proconsolaris maius su tutte le province orientali. Germanico, con il consenso dei Parti, incoronò Artaxata sovrano d'Armenia e riconobbe re il giovane Zenone, col nome di Artaxias. Stabilì per Commagene un pretore romano, pur con formale autonomia, ma la Cappadocia diventava provincia, e la Cilicia entrava della provincia di Siria.

Artabano si recò da Germanico sula riva dell'Eufrate, chiedendo che Vonone fosse scacciato dalla Siria. Germanico accettò confinando Vonone a Pompeiopoli in Cilicia, dove venne ucciso da cavalieri romani in fuga. Nel 19 anche Germanico morì, ma il suo operato garantì la pace fino al 34, quando re Artabano II di Partia pose il figlio Arsace sul trono di Armenia. 

Tiberio inviò Tiridate, discendente arsacide in ostaggio a Roma, a contendere il trono partico ad Artabano, e sostenne l'insediamento di Mitridate sul trono di Armenia, che vi riuscì, ma venne ucciso dai servi di Arsace. Artabano, temendo i Romani,  abbandonò l'Armenia e il trono, mentre il controllo del regno passava all'arsacide Tiridate. Poi però Artabano, radunato un grosso esercito, marciò contro di lui costringendolo a ritirarsi, e Tiberio dovette accettare che lo stato dei Parti fosse governato da un sovrano ostile ai Romani. 



CLAUDIO (r. 41–54 d.c.)

Caligola inviò ambasciatori da Artabano per un nuovo trattato di pace in cui Roma lo riconobbe re dei Parti, ma gli fece consegnare uno dei suoi figli come ostaggio. Morto Artabano nel 38 d.c., scoppiò la guerra civile tra il successore Vardane I e suo fratello Gotarze II che lo uccise, ma parte della nobiltà partica a lui ostile, nel 49 d.c. si appellò all'Imperatore Claudio perchè liberasse il principe ostaggio Meherdates onde sfidare Gotarze. 

Meherdates non solo non riuscì a impadronirsi del trono di Partia, ma subì la mutilazione delle orecchie, in modo da impedirgli di ereditare il trono. La mutilazione era usuale in oriente in quanto il re non poteva avere anomalie fisiche. 

CAVALIERE PARTICO CATAFRATTO

NERONE (r. 54 - 68) 

L'Armenia era un regno cliente di Roma, ma nel 51 Radamisto, figlio del re di Iberia (Georgia sud est), Farasmane I, invase, su ordini del padre, l'Armenia e depose il re Mitridate. Ma il re dei Parti Vologase I invase l'Armenia per incoronarvi suo fratello, Tiridate della Dinastia arsacide di Armenia. Anche dopo la caduta dei Parti, il regno di Armenia venne retto da Arsacidi.

Nel 55 Vologase I ritirò le sue forze dall'Armenia per reprimere la rivolta di suo figlio Vardane II, e Roma inviò il generale Gneo Domizio Corbulone per riportare l'Armenia sotto il controllo di Roma. Il generale insediò sul trono armeno Tigrane VI di Armenia come re cliente dei Romani. ma il successore, il generale Lucio Cesennio Peto, perse l'Armenia fuggendo in Cappadocia. Roma dovette riconoscere come re d'Armenia Tiridate I che venne incoronato a Roma nel 63  dall'Imperatore Nerone in persona divenendo cliente di Roma.



TRAIANO (r. 98–117)

Traiano volle invadere la Mesopotamia preparando la campagna con un contingente senza precedenti di circa  ottantamila uomini. D’altronde, l’imperatore si ispirò ad Alessandro Magno, e voleva occupare Ctesifonte, i suoi legionari erano equipaggiati al massimo, con la lorica segmentata che proteggeva dalle frecce dei cavalieri parti e aveva come architetto, Apollodoro da Damasco, che rimise in funzione un vecchio canale nella media Mesopotamia, collegando il Tigri all’Eufrate. 

Secondo Dione Cassio: «Traiano sognava di derivare l’Eufrate nel Tigri, attraverso un canale che, dopo il passaggio delle navi, consentisse di costruire un ponte; ma venuto a sapere che l’Eufrate era molto più elevato del Tigri, rinunciò al progetto, nel timore che l’Eufrate non fosse più navigabile dopo la derivazione. Per questo motivo farà  trasportare le navi, utilizzando dei tiranti nel punto di minore distanza fra i due fiumi…».

- 113 d.c. - Traiano decise di invadere il regno dei Parti, per rimettere sul trono d'Armenia un re che non fosse un fantoccio nelle mani dei Parti. In realtà, sulle orme del grande Alessandro e  di Cesare, voleva invadere la Partia.
«Poi decise di compiere una campagna contro Armeni e Parti, con il pretesto che il re armeno aveva ottenuto il suo diadema, non dalle sue mani, ma dal re dei Parti, anche se la sua vera ragione era il desiderio di ottenere nuovi successi e fama.»
(Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 17.)

- 114 d.c. - Dopo un lungo periodo di pace Osroe I depose il re armeno Tiridate e lo sostituì con Axidares, figlio di Pacoro II, senza consultare Roma. Traiano fece uccidere il candidato partico al trono, Parthamasiris, nel 114, rendendo l'Armenia una provincia romana. Espugnò inoltre Nisibi per assicurarsi il controllo delle vie maggiori mesopotamiche.

- 114-5 - le legioni romane occuparono l’Armenia e la Mesopotamia del nord, facendone province romane. Traiano proveniva da una famiglia spagnola, era stato giovane ufficiale, comandante di legione e governatore nelle province turbolente. Traiano salì al trono nel 98 e riprese l’antico progetto di invadere la Mesopotamia.

- 115 d.c. - Traiano invase la Mesopotamia con minima resistenza in quanto Osroe era impegnato in oriente contro Vologase III. Poi scendendo lungo l'Eufrate, espugnò Dura-Europos, la capitale Ctesifonte e Seleucia, sottomettendo il Characene, dove assistette alla partenza delle navi verso l'India dal Golfo Persico.

- 116 - Traiano entra nella città di Ctesifonte, dove re Cosroe in fuga abbandona tutte le sue ricchezze. I Romani vi cattureranno diversi personaggi di alto rango, ivi compresa una figlia del re, e anche il trono reale in oro massiccio.

Acclamato Imperator dalle truppe, Traiano si attribuisce il titolo di Parthicus e farà circolare un nuovo conio con la dicitura Parhia capta. «Alla vista di un vascello in rotta per l’India, l’imperatore avrebbe esclamato: “Io sarei andato fino agli Indiani, se fossi ancora giovane” ».

Alla fine del 116, Traiano invia uno dei suoi migliori generali a reprimere la rivolta degli Ebrei in Palestina, mentre altre rivolte scoppiavano in tutta la Mesopotamia. Traiano deve allora far salire sul trono dei Parti un “re amico”, Parthamaspate, un figlio di Osroe, che collaborava con i Romani.
Intanto i Parti avevano ritrovato la loro unità politica e cacciato i Romani dall’Armenia. 

- 117 - 118 d.c. - Mentre Traiano si ritirava verso nord, i Babilonesi si rivoltarono contro i Romani, per cui Traiano incoronò a Ctesifonte Partamaspate nuovo re di Partia e vassallo dei Romani. Poi si ritirò dalla Mesopotamia nel 117, intendendo rinnovare l'attacco alla Partia nel 118 e "rendere realtà la sottomissione dei Parti", ma spossato dopo tanti anni passati sul campo di battaglia, il sessantenne Traiano si ammalò e morì nel 117 a Selinunte di Cilicia, un piccolo porto dell’Asia Minore, mentre rientrava a Roma per celebrare il suo trionfo.

IMPERO PARTICO

ADRIANO (r. 117–138)

Adriano riportò sull'Eufrate la frontiera romano-partica, rinunciando alla conquista della Mesopotamia dato le scarse risorse militari di Roma. Nel frattempo, in Partia, una rivolta costrinse Partamaspate alla fuga in territorio romano, dove i Romani nominarono re Osroene. 

Osroe I riprese dunque il possesso dei territori usurpati da Partamaspate ma perì nel 129 durante il suo conflitto con Vologase III, che regnava sulla parte orientale dell'Impero partico; a Osroe I succedette nella parte occidentale dell'Impero Mitridate IV, il quale continuò la lotta contro Vologase III. 



 MARCO AURELIO (r. 161–180)

Fu Vologase IV a riunire l'Impero Partico, invadendo nel 161 l'Armenia e la Siria e riconquistando Edessa. L'Imperatore Marco Aurelio affidò al coimperatore Lucio Vero la difesa della Siria; dopo insuccessi iniziali i Romani riconquistarono i territori. Marco Stazio Prisco invase l'Armenia nel 163, ricollocando sul trono d'Armenia un re cliente di Roma, l'anno dopo Avidio Cassio conquistò Dura-Europos.

Nel 165 i Romani avanzarono verso il Golfo Persico distruggendo Seleucia e Ctesifonte, ma contrassero una malattia letale (vaiolo?) che in breve si propagò in tutto il mondo romano. I Romani conservarono comunque il possesso della città di Dura-Europos. 



SETTIMIO SEVERO (r. 193 - 211)

Settimio Severo  riprese le ostilità contro la Partia governata da Vologase V, facendo della Mesopotamia settentrionale una nuova provincia romana per cui ottenne il titolo di Parthicus maximus, con un Trionfo e un arco trionfale nel foro romano. Intraprese poi una nuova guerra contro i Parti in due campagne. 

La prima nel 195 con cui ricostituì la provincia di Mesopotamia ponendovi a presidio la legio I e la III Parthica. La seconda nel 197-198 dove saccheggiò nuovamente Ctesifonte meritando l'appellativo di Adiabenicus e Parthicus maximus, oltre a un nuovo arco di Trionfo.

Severo si ritirò verso la fine del 198, tentando invano di impadronirsi di Hatra, che aveva già resistito a Traiano. Intorno al 212, dopo l'ascesa al trono di Vologase VI, suo fratello Artabano IV si rivoltò contro di lui impadronendosi di gran parte dell'Impero. 



CARACALLA (r. 211–217)

Nel 215, l'Imperatore Caracalla attaccò i Parti: depose i re di Osroene e Armenia rendendole di nuovo province romane, e dichiarò guerra alla Partia per conquistare Arbil ad est del fiume Tigri. L'anno dopo invase la Media, devastando l'Adiabene fino ad Arbela e ingannando il sovrano dei Parti, Artabano IV.
Caracalla fu assassinato l'anno successivo lungo la strada per Carre dai suoi soldati, e, in seguito a ciò, i Parti sferrarono una vittoriosa controffensiva sconfiggendo i Romani nei pressi di Nisibi. 



MACRINO (r. 217–218)

Morto Caracalla, il prefetto del pretorio, Macrino, si fece proclamare imperatore e tornò ad Antiochia, dove incontrò il figlio Diadumeniano, che proclamò Cesare. Le battaglie continuarono in Mesopotamia, dove Artabano IV vinse l'esercito romano presso Nisibi e Macrino firmò una pace per cui i Romani dovevano pagare oltre 200 milioni di denarii più ulteriori doni. Ma l'Impero dei Parti, indebolito da una crisi interna e dalle guerre con Roma, era prossimo alla sostituzione con l'Impero sasanide.

Nel 224 un nobile persiano, di nome Ardashir I, capo locale iranico di Persis si ribellò e cominciò a sottomettere i territori circostanti del dominio arsacide. Poi Ardashir I scese in campo con Artabano IV e nel 224 lo sconfisse in battaglia presso Esfahan, e fondò l'Impero sasanide. 

La nuova dinastia dei Sasanidi, che si dice discendesse dagli Achemenidi, era impegnata in un'espansione imperialistica avversaria dei Romani. "Ardashir I fu il primo re persiano che attaccò il regno dei Parti e il primo a riuscire a riconquistare l'impero per i Persiani."
(Erodiano, Storia dell'impero dopo Marco Aurelio.)

I Sasanidi riconquistarono per breve periodo la Siria, parte dell'Anatolia, e l'Egitto ai danni dell'Impero romano d'Oriente sotto Cosroe II (r. 590 - 628), ma li ripersero nel 628 in seguito alla vittoriosa controffensiva di Eraclio. I Sasanidi, che si dicevano discendenti dei Persiani, rivendicavano l'impero degli Achemenidi, compresi i territori, ora romani, di Asia Minore e Vicino Oriente fino al mare Egeo.

Nel 633 l'Impero sasanide, stremato dalle continue guerre coi Romani, fu invaso dagli Arabi musulmani. La maggior parte del territorio sasanide venne annesso al Califfato islamico e nel 651, con la morte dell'ultimo sovrano sasanide, si concluse la conquista islamica della Persia.


BIBLIO

- Appiano di Alessandria - Guerre mitridatiche - Guerra civile I - 
- Erodiano - Storia dell'Impero romano - Libro VI - 
- Livio - Periochae - ab Urbe condita libri -
- Vegezio. Epitoma rei militaris - Libro III -
- M. Colledge - L’impero dei Parti – Newton Compton - Roma - 1979 -
- J. Wiesehöfer - La Persia antica – il Mulino - Bologna - 2003 -
- R. M. Sheldon - Le guerre di Roma contro i Parti, sangue e sabbia - Gorizia - LEG edizioni - 2019 -
- Yarshater, Ehsan - The Cambridge History of Iran - The Seleucid, Parthian and Sassanian periods - Cambridge University Press - 1983 - 


BATTAGLIA DI CARRE


0 comment


LA PREMESSA 

La guerra in Partia fu il frutto di accordi politici reciprocamente vantaggiosi per Marco Licinio Crasso, Pompeo Magno e Giulio Cesare, il  Primo Triumvirato, per cui nel 56 a,c. si tennero incontri nella Gallia Cisalpina, per riaffermare l'alleanza per prolungare il comando gallico di Cesare e per ottenere nelle imminenti elezioni per il 55 a.c., un secondo consolato congiunto per Crasso e Pompeo. 

Sulle elezioni furono esercitate pressioni con denaro, clientelismo, amicizia e la forza di 1000 soldati portati dalla Gallia dal figlio di Crasso Publio. La legislazione approvata dal tribuno Trebonius (la Lex Trebonia) concedeva proconsolati estesi di cinque anni, pari a quello di Cesare in Gallia, ai due consoli uscenti. 

Le province spagnole sarebbero andate a Pompeo. Crasso ebbe la Siria per entrare in guerra con la Partia. Così la battaglia di Carrhae fu combattuta nel 53 a.c. tra la Repubblica Romana e l'Impero dei Parti vicino all'antica città di Carrhae (attuale Harran, Turchia). Un esercito di sette legioni di fanteria pesante romana al comando di Marco Licinio Crasso fu attirata nel deserto e definitivamente sconfitta da un esercito misto di cavalleria di catafratti pesanti e arcieri a cavallo leggeri guidati dal generale dei Parti Surena. 

La Legione non resse contro i cavalieri dei Parti altamente mobili, venne circondata, spossata dai continui attacchi e infine massacrata. Crasso fu ucciso insieme alla maggior parte del suo esercito. È una delle sconfitte più schiaccianti della storia romana. 

LICINIO CRASSO

MARCO LICINIO CRASSO 

Crasso, membro del Primo Triumvirato composto da Cesare e Pompeo, era stato scelto in quanto ricchissimo, in pratica l'uomo più ricco di Roma, per cui sopperiva ad ogni bisogno dei due, d'altra parte lui vagheggiava prospettive di gloria e di fama, invidiando l'adorazione che suscitavano gli altri due triunviri. 

Crasso aveva deciso di invadere la Partia pur non avendo il consenso ufficiale del Senato. Anzi rifiutò un'offerta del re armeno Artavasdes II che consentiva a Crasso di invadere la Partia attraverso l'Armenia. Invece Crasso fece marciare il suo esercito direttamente attraverso i deserti della Mesopotamia. Le sue forze si scontrarono con le truppe di Surena vicino a Carrhae. 

La cavalleria di Surena uccise o catturò la maggior parte dei soldati romani e Crasso stesso ne rimase stato ucciso. La sua morte pose fine al Primo Triumvirato, seguì un periodo di pace di quattro anni tra gli altri due membri del Triumvirato, Giulio Cesare e Pompeo. 

GUERRIERI PARTI

CONTRO LA GUERRA 

Nella Partia, nel 57 a.c. il re Fraate III era stato ucciso dai figli Orode II e Mitridate IV, che poi si combatterono per il trono. Orodes vinse e nominò suo fratello re della Media ma si ebbe un altro scontro che fece fuggire Mitridate da Aulo Gabinio, il proconsole romano di Siria che voleva sul trono Mitridate manovrato da Roma, ma poi abbandonò l'idea. Mitridate  invase Babilonia, ma venne affrontato dal comandante dei Parti Surena. 

Anche il successore di Gabinio, Crasso, cercò di allearsi con Mitridate e invase Osroene, lo stato cliente della Partia nel 54 a.c., ma perse tempo in attesa di rinforzi sulla riva sinistra del fiume Balikh mentre Surena sconfiggeva e giustiziava Mitridate. 

Orodes, marciò a nord per invadere l'alleato di Roma, l'Armenia, dove il re Artavasdes II passò dalla parte dei Parti. Alcuni romani si opposero alla guerra contro la Partia. Cicerone la chiamò guerra "nulla causa" (senza giustificazione) poichè la Partia aveva un trattato con Roma. Il tribuno Ateius Capito fece strenua opposizione e condusse un pubblico rituale di esecrazione mentre Crasso si preparava a partire. 



LA PARTENZA

Nonostante le proteste e i terribili presagi, Marco Crasso nel 55 a.c.. partì e Publio Crasso si unì a lui in Siria portando con sé i mille soldati di cavalleria celtica dalla Gallia. Crasso arrivò in Siria e con la sua immensa ricchezza radunò un esercito di sette legioni con 35.000 uomini di fanteria pesante, più 4.000 fanti leggeri e 4.000 cavalieri, e 6.000 cavalieri di Artavasdes, il re armeno, Crasso marciò sulla Partia. 

Artavasdes gli consigliò di intraprendere una rotta attraverso l'Armenia per evitare il deserto e gli offrì rinforzi di altri 10.000 cavalieri e 30.000 fanti. Crasso rifiutò l'offerta e decise di prendere la via diretta attraverso la Mesopotamia, Orodes II, divise il suo esercito e prese la maggior parte dei soldati, principalmente arcieri a piedi con una piccola quantità di cavalleria, mandò poi una forza di cavalleria sotto il comando di Surena, per scaramucce contro l'esercito di Crasso. 

La spedizione di Surena contava in totale diecimila uomini, supportata dai bagagli di mille cammelli. Crasso ricevette indicazioni dal capo Osroene Ariamnes, che però era al soldo dei Parti. Esortò Crasso ad attaccare immediatamente e affermò falsamente che i Parti erano deboli e disorganizzati. Quindi guidò l'esercito di Crasso nella parte più desolata del deserto, lontano dall'acqua.


Il comandante generale di Crasso, Cassio, volle che l'esercito fosse schierato con la fanteria al centro e la cavalleria sulle ali. All'inizio Crasso acconsentì, ma poi ridistribuì i suoi uomini a quadrato, ogni lato formato da dodici coorti. Le forze romane avanzarono e giunsero a un ruscello. I generali di Crasso consigliarono di accamparsi e di attaccare la mattina successiva per riposare, ma Publio convinse Crasso ad affrontare subito i Parti. Surena inviò  i suoi arcieri a cavallo a circondare la piazza romana. 

Crasso mandò i legionari protetti da scudi e armature, ma non potevano coprire l'intero corpo e le frecce spesso traversarono le coperture. I romani avanzarono per combattere da vicino, ma gli arcieri a cavallo tiravano e si ritiravano. I legionari formarono la testudo ma i catafratti dei Parti li caricarono continuamente, con pesanti perdite. 

Quando i romani tentarono di allentare la formazione per respingere i catafratti, questi si ritirarono rapidamente e gli arcieri a cavallo ripresero a sparare contro i legionari, ora più esposti. Crasso sperava che i Parti esaurissero le frecce ma Surena aveva migliaia di cammelli per rifornire gli arcieri, allora inviò suo figlio Publio con 1.300 cavalieri gallici, 500 arcieri e otto coorti di legionari per cacciare gli arcieri a cavallo che finsero di ritirarsi. 


Publio li inseguì, e i catafratti dei Parti li affrontarono mentre gli arcieri si voltarono attaccandoli di nuovo. Alla fine si ritirarono su una collina, dove Publio si suicidò mentre il resto dei suoi uomini furono massacrati, con solo 500 prigionieri. Crasso dovette vedere la testa di suo figlio su una lancia e la battaglia proseguì fino al tramonto. Crasso si ritirò a Carre lasciando 4000 feriti, uccisi dai Parti la mattina dopo. 

Quattro coorti romane si persero nell'oscurità, furono circondate dai Parti, e solo 20 romani riuscirono a fuggire. Il giorno successivo, Surena inviò un messaggio ai romani proponendo una tregua per consentirgli di tornare in in Siria in cambio della rinuncia di Roma a tutto il territorio a est dell'Eufrate. All'incontro, un Partico tirò le redini di Crasso  scatenando la violenza in cui vennero uccisi Crasso e i suoi generali. I restanti romani a Carre tentarono di fuggire, ma la maggior parte furono catturati o uccisi. 

Secondo Plutarco, le vittime romane furono circa 20.000 uccisi e 10.000 prigionieri, una delle sconfitte più costose della storia romana. Le vittime dei Parti furono minime. Roma fu umiliata da questa sconfitta, tanto più che i Parti avevano catturato diverse aquile legionarie. 

IL GENERALE SURENA

Orodes II, con il resto dell'esercito dei Parti, sconfisse gli armeni e conquistò il loro paese. Ma il prestigio di Surena ingelosì il re dei Parti, che lo fece assassinare. Dopo la morte di Surena, lo stesso Orodes II prese il comando dell'esercito dei Parti e condusse una campagna militare senza successo in Siria. 

Gaio Cassio Longino, un questore sotto Crasso, guidò circa 10.000 soldati sopravvissuti dal campo di battaglia in Siria, dove governò come procuratore per due anni, difendendo la Siria dagli ulteriori attacchi di Orode II. Ha ricevuto lodi da Cicerone per la sua vittoria. Ma Cassio ebbe un ruolo chiave nella cospirazione per assassinare Giulio Cesare nel 44 a.c. che invece stava pianificando una guerra contro i Parti. 

"La straordinaria vittoria di Surena ebbe enormi conseguenze. Fermò l'espansione romana, restituì la Mesopotamia ai Parti e consolidò l'Eufrate come confine tra le due potenze. Metteva la Persia su un piano di parità con Roma, rendendole rivali politiche per i successivi sette secoli" 

CIPPO CON VENI VIDI VICI - ZILE IN TURCHIA

E fu un peccato, perchè Cesare era l'unico in grado di vincere i Parti, come già aveva vinto il figlio di Mitridate, Farnace II del Ponto a Zela il 2 agosto del 47 a.c.:

«Subito marciò contro di lui con tre legioni e dopo una gran battaglia presso Zela lo fece fuggire dal Ponto e distrusse totalmente il suo esercito. Nell'annunziare a Roma la straordinaria rapidità di questa spedizione, scrisse al suo amico Marzio tre sole parole: «Venni, vidi, vinsi».»

(Plutarco, Vite Parallele: Alessandro e Cesare, BUR. Milano, 2004. Trad.: D. Magnino)

Se l'oriente fosse stato romanizzato sarebbe diventato più civile, più rispettoso verso i suoi sudditi, e meno crudele verso chiunque.
 

BIBLIO

 - Marcus Crassus and the Late Roman Republic by A.M. Ward - University of Missouri Press - 1977 - 
- Chisholm, Hugh, ed. - Mithradates Encyclopædia Britannica - Vol. 18 - Cambridge University Press - 1911 -
- Erich S. Gruen - M. Licinius Crassus: A Review Article - American Journal of Ancient History - 1977 -
- Rawson - Crassorum funera - 
- Plutarch - Life of Crassus -
- Sampson, Gareth - The Defeat of Rome in the East: Crassus, the Parthians, and the Disastrous battle of Carrhae, 53 BC - Philadelphia: Casemate - 2008 -
- Sheldon, Rose Mary - Rome's Wars in Parthia - London - 2010 -
- Vallentine Mitchell, A.D.H. Bivar - The Campaign of Carrhae - The Cambridge History of Iran - Cambridge University Press - 1983 -



LEGIO II PARTHICA


0 comment


«Pia, Fidelis, Felix, Aeterna»  «Leale, fedele, fortunata, eterna.»
Questi i cognomina della Legio II Parthica concessile dall'imperatore Eliogabalo dopo la battaglia di Antiochia del 218.

La Legio II Parthica, così chiamata perchè venne fondata per la campagna partica, fu creata dall'imperatore Settimio Severo nel 197, in occasione della sua campagna contro i Parti. Fu attiva fino al V sec.. I suoi emblemi erano il toro e il centauro.

Fu fondamentale nell'ascesa al trono dell'imperatore della dinastia dei Severi Eliogabalo, che si ribellò all'imperatore Macrino grazie al sostegno della II Parthica.

Macrino era inviso all'esercito, perchè aveva firmato una pace coi Parti dai termini molto onerosi e aveva ridotto la paga dei soldati.

Il 16 maggio, la legione III Gallica, di stanza ad Emesa, proclama Eliogabalo imperatore, annientando una unità di cavalleria inviata da Macrino.

L'imperatore pentitosi fece un donativo alle truppe, e insieme alla II Parthica attacca Emesa, ma venne sconfitto.


SETTIMIO SEVERO (146 - 211)

STELE FUNERARIA DI FELSONIO VERO
AQUILIFERO DELLA II PARTICA - APAMEA
Per combattere i i Parti, l'imperatore Settimio Severo decise di raccogliere altre tre legioni, la I, la II e la III Parthica, con cui conquistò e saccheggiò la capitale partiva di Ctesifonte.

Questa città era stata conquistata nel 116 da Traiano nelle sue campagne partiche, dopodiché fu ripresa da Lucio Vero nel 165 (campagne partiche di Lucio Vero).

Nel 198 fu nuovamente conquistata e stavolta distrutta da Settimio Severo, che assunse il titolo di Partico Massimo.


Campagna britannica

Dopo la conquista avvenuta ad opera di Claudio nel 43, la Britannia era diventata una provincia imperiale, governata dal legatus Augusti pro praetore di rango consolare.

La capitale fu stabilita nel centro di Camulodunum; poi, dopo la rivolta di Boudicca, fu spostata a Londinium. 

L'usurpazione di Albino (145 - 197) suggerì, allo scopo di mantenere la sicurezza, che se in Britannia stazionavano tre legioni, potevano fornire a un uomo ambizioso e sleale, una forte base per la ribellione, come era avvenuto per Albino. 

STELE FUNERARIA DI VERINO MARINO
BIBLIOTECARIO DELLA II PARTICA - APAMEA
Inoltre, qualsiasi ufficiale ribelle intenzionato a marciare su Roma e prendere il trono, avrebbe dovuto spogliare l'isola delle sue guarnigioni, lasciandola indifesa verso gli attaccanti, cosa che Albino aveva fatto nel 196.

Per questo, una volta sconfitto Albino (battaglia di Lugdunum nel 197), Settimio Severo nel 207 divise in due la provincia: Britannia inferiore (capitale Eburacum) e Britannia superiore (capitale Londinum).

La II Parthica aveva partecipato con rilievo alla campagna in Britannia. 

Dopo la guerra, la II ritornò in Italia, accampandosi non lungi da Roma, ai Castra Albana (Albano Laziale), diventando così la prima legione stanziata in Italia in due secoli.

La funzione della II Parthica non era come al solito di difendere una provincia romana, ma di fornire una riserva strategica per la difesa dei confini e come strumento a disposizione dell'imperatore a Roma contro eventuali usurpatori.

Severo negli ultimi anni di vita condusse nuove campagne in Scozia (dalla fine del 208 inizi del 209 fino al 211), ma i territori conquistati vennero nuovamente ceduti dal figlio Caracalla, dopo la morte del padre avvenuta ad Eburacum (York).



CARACALLA (188 - 217)

COSTUME LEGIONARIO II PARTHICA
La presenza del potente castrum nei pressi di Roma agì sui giochi di potere imperiali. Quando Caracalla assassinò il fratello e collega Geta (dicembre 211), si recò immediatamente ai Castra Albana per guadagnarsi il sostegno dei legionari, che avevano reagito negativamente alla notizia. 

Così narrò di essersi dovuto difendere da un complotto di Geta, e sedò l'inizio di rivolta dei soldati pagando loro un grosso donativo e aumentandone la paga del cinquanta per cento.

Narra Erodiano che Caracalla creò un'unità militare che fu il primo esempio di legione romana di lanciarii: la legio II Parthica Antoniana, che assomigliasse il più possibile alla falange macedone, in quanto l'imperatore voleva a tutti i costi essere uguale ad Alessandro Magno.

I suoi ufficiali dovevano, inoltre, portare i nomi dei generali di Alessandro, e infine, arruolò alcuni giovani di Sparta e formò una nuova unità militare chiamata Laconica e Pitanata


Campagna contro gli Alemanni

Il primo documento in cui gli Alemanni vennero menzionati è la descrizione della campagna di Caracalla del 213, dello storico Cassio Dione Cocceiano. Gli Alemanni occupavano il bacino del Meno a sud del territorio popolato dalla tribù dei Catti. Dione fa degli Alemanni le vittime del suo sanguinario imperatore.

LANCIARII II PARTHICA
Caracalla infatti, chiamato in aiuto dagli stessi Alemanni avrebbe approfittato della loro debolezza per colonizzare il loro territorio, cambiare il nome dei loro insediamenti e uccidere i loro guerrieri più valorosi. Quando l'imperatore cadde ammalato gli Alemanni rivendicarono di aver lanciato su di lui una maledizione.

Caracalla si dice, contrastò questa influenza malvagia chiamando in aiuto gli spiriti dei suoi antenati, e in risposta al loro maleficio l'imperatore inviò loro contro la Legio II Traiana Fortis che li sconfisse e che fu per questo chiamata Germanica. Caracalla venne assassinato nel 217 mentre si recava in Partia per una seconda spedizione.

Lo storico Erodiano dice che a ucciderlo fu Marziale, un ufficiale della guardia del corpo imperiale, poiché questi voleva vendicare la morte del fratello, condannato da Caracalla. Cassio Dione, invece, afferma che lo fece per il risentimento di non essere stato nominato centurione. Certo è che Marziale fu ucciso poco dopo da un arciere.



MACRINO (164 - 218)

Sembra invece che fu il comandante della II Parthica, Marco Opellio Macrino che in occasione della campagna contro i Parti di Caracalla, assassinò l'imperatore e ne prese il posto. 

Caracalla si recò a visitare un tempio, presso il luogo di una precedente battaglia, accompagnato solo dalla sua guardia del corpo, Macrino compreso. Sembra certo che Caracalla venne ucciso a questo punto del viaggio. Al ritorno, l'11 aprile, Macrino, il prefetto del pretorio, si autoproclamò imperatore, ma governò solo sino al 218.



ELIOCABALO  (203 - 222)

La legione rimase di stanza ad Apamea in Siria. Nel 218 Eliogabalo apparve presso le legioni orientali di stanza ad Edessa_(Mesopotamia), reclamando il trono come figlio illegittimo di Caracalla.

Macrino si recò ad Apamea e cercò di garantirsi la fedeltà della II Parthica, pagando un sostanzioso donativo e nominando il proprio figlio Diadumeniano (rinominato Antonino, vero nome di Caracalla) Augusto.



DIADUMENIANO (200 – 218)

Marco Opellio Antonino Diadumeniano, il figlio dell'imperatore Macrino, quando nel 217 suo padre si nominò imperatore, venne da questi nominato "Cesare" ed erede. L'anno seguente nel 218 venne nominato "Augusto".

Secondo la Historia Augusta, Diadumeniano incitò Macrino a non risparmiare nessuno di quelli che potevano opporglisi o che tramavano contro di loro. Tuttavia godette poco di quel potere, perché le legioni della Siria si ribellarono e proclamarono il quattordicenne Eliogabalo come imperatore dell'Impero Romano.

COSTUMI II PARTHICA
Quando Macrino venne sconfitto dagli insorti nella battaglia di Antiochia, l'8 giugno 218, cercò la fuga e inviò il figlio con un ambasciatore dal re dei Parti. Entrambi vennero però catturati e giustiziati. Diadumeniano venne decapitato e la sua testa venne presentata come trofeo ad Eliogabalo.

Sotto il successore di Caracalla, Macrino (217-218), era salito al rango di prefetto del pretorio. Stava in oriente con l'imperatore quando, nella vicina Antiochia di Siria, il presunto figlio di Caracalla, Eliogabalo (218-222), venne nominato imperatore dalle truppe della Legio III Gallica.

Macrino inviò Ulpio Giuliano, già al servizio di Caracalla, e parte della II Parthica a sedare la rivolta, e Giuliano mandò la cavalleria numida contro il nemico, ma senza risultati: allora fece avanzare la legione contro l'accampamento nemico. 

I difensori misero il quattordicenne Eliogabalo in vista sugli spalti delle mura e mostrarono le immagini di Caracalla, a invocare la imperiale discendenza. Allora i soldati di Giuliano, , anche della II Partica, che avevano amato Caracalla tanto quanto non gradivano Macrino, passarono al nemico e uccisero Giuliano. In seguito i soldati diedero la testa di Giuliano a Macrino, durante una cena.

All'inizio dunque la II legione combatté per Macrino, ma quando Macrino si ritirò ad Antiochia lasciando la II Parthica ad affrontare i ribelli, questa passò dalla parte di Eliogabalo, aiutandolo nella sua salita al trono e sconfiggendo Macrino nella Battaglia di Antiochia (218).

 

ALESSANDRO SEVERO (208 - 235)

Adottato dal cugino e imperatore Eliogabalo, dopo il suo assassinio salì al trono. Alessandro Severo regnò dal 222 al 235, anno della sua morte.

Venne ucciso nel 235 a Mogontiacum (Magonza), insieme alla madre, dove era accampata la II Parthica, in un ammutinamento probabilmente capeggiato da Massimino Trace, un generale della Tracia, che ad ogni modo si assicurò il trono.

Per questo motivo la legione fu premiata dal nuovo imperatore Massimino Trace con i cognomina Pia Fidelis Felix Aeterna ("Pia, fedele, fortunata, eterna"), imperatore che marciò su Roma a capo di diverse legioni tra cui la II Parthica, ma fu assassinato dai propri soldati.



MASSIMINO TRACE (173 - 238)

Nella lotta per la successione la II Parthica puntò su Massimino il Trace, al quale il Senato romano oppose (238) Gordiano III, dichiarando Massimino persona non grata. Ma la II Parthica seguì Massimino nella sua marcia su Roma.

TOMBA DI AURELIUS MUCIANUS
LEGIONARIO DELLA II PARTHICA
Giunti ad Aquileia, arrivarono voci di sommosse nella capitale, alle quali gli uomini fedeli a Massimino risposero causando vittime tra i civili: i soldati, preoccupati per la vita dei loro famigliari, si lamentarono con Massimino, il quale venne poi ucciso dai propri uomini.

È possibile anche che i soldati, stimato che il loro comandante non avesse buone possibilità di riuscita, decisero di ucciderlo prima di arrivare allo scontro con le forze senatoriali. L'esercito di Massimino fu rimandato alle proprie guarnigioni, tranne i pretoriani e la II Parthica, che si recarono a Roma.

Il Senato perdonò alla legione la fedeltà a un nemico dello Stato, e le concesse di tornare al suo accampamento sui monti Albani. Nei decenni successivi la II fu utilizzata come rinforzo di diverse province, e come strumento di lotta per il trono da parte di numerosi pretendenti del III secolo.



GALLIENO  (218 - 268)

L'imperatore Gallieno conferì alla legione i cognomina V Fidelis V Pia VI Fidelis VI Pia, rispettivamente "Cinque" e "Sei volte fedele e pia". Nella prima metà del III sec. metà dei soldati della II Parthica provenivano dalla Tracia, i restanti da Italia e Pannonia.

All'inizio del IV secolo, la II Parthica aveva abbandonato l'Italia, e stazionò sulla frontiera del Tigri; a metà del IV secolo, subito prima della sconfitta dei Romani a Singara in Mesopotamia.

Nel 360 il sasanide Sapore II attaccò e conquistò l'importante città fortificata di Bezabde (Cizre in Turchia), che era parte dell'Impero romano, e si trovava sul confine con l'impero dei Sassanidi. difesa dalla II Parthica, dalla Legio II Armeniaca e dalla Legio II Flavia Virtutis.

La popolazione venne massacrata, dopo aver valorosamente difeso la città. Shāpūr riparò le mura e vi installò una guarnigione, in quanto la città era in posizione strategica. Nemmeno l'imperatore romano Costanzo II (317 - 361) riuscirà a riprendere la città, malgrado l'uso pesante di artiglieria.



I CASTRA

Secondo la Notitia Dignitatum, la II Parthica stazionò:
- A Cepha, Turchia, attorno agli anni 420, sotto il comando del Dux Mesopotamiae. -
- Nei Castra Albana, in Italia dal 197 - al 218. -
- Ad Apamea, in Siria dal 218 al 234. -
- A Moguntiacum, in Germania dal 234 - al 238 -
- Di nuovo nei Castra Albana dal 238 all'inizio IV sec.. -
- A Bezabde, in Mesopotamia nel 360. - 
- Di nuovo a Cepha, in Mesopotamia, agli inizi V sec. -

PORTA PRAETORIA DEI CASTRA ALBANA

CASTRA ALBANA

I Castra Albana erano un accampamento fortificato e stabile della Legio II Parthica fondato dall'imperatore Settimio Severo (193-211) nel sito dell'attuale centro di Albano Laziale (appunto nel Lazio). I castra della Legio II Parthica furono denominati "Albana" riguardando il quadrante occidentale dei Colli Albani, che faceva ancora riferimento alla mitica capitale della Lega Latina Alba Longa, fondata dal figlio di Enea, Ascanio, trent'anni dopo la fondazione di Lavinium,.

Il nome albano riguarda in zona anche il Lacus Albanus (lago di Albano), Mons Albanus (Monte Cavo), aqua Albana (forse un acquedotto che correva sul lato meridionale del lago omonimo) ed il rivus Albanus (marana delle Pietrare presso Marino) e l'aggettivo Albanus era spesso usato poeticamente come sinonimo di Romanus.

Non a caso dunque la stessa legio II Parthica venne soprannominata "legio Albana", ed i legionari "Albani", sebbene l'unità non abbia soggiornato stabilmente presso i Castra Albana, ma abbia avuto anche altri accampamenti in Mesopotamia.



ONORI di BATTAGLIA della II Parthica (dal 197)

- Pia Fidelis Felix Aeterna, "Pia, fedele, fortunata, eterna" (dal 218) -
- V Fidelis V Pia, "Cinque volte fedele, cinque volte pia" (253/260) -
- VI Fidelis VI Pia, "Sei volte fedele, sei volte pia" (prima del 260) -


BIBLIO

- Pino Chiarucci - Settimio Severo e la Legione Seconda Partica - Comune di Albano Laziale - Musei Civici - 2006 -
- L. Keppie - Legiones and veterans: Roman Army - 1971-2000 - Stuttgart - Franz Steiner - 2000 -
- H. Parker - Roman legions - Cambridge - 1928 -.
- Peter Connolly - The Roman Fort - Oxford University Press - 1991 -
- A.K. Goldsworthy - Storia completa dell'esercito romano - Modena - 2007 -



 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero - Info - Privacy e Cookies