DOMUS ELENIANA





L'imperatore Costantino, dopo la battaglia di Ponte Milvio nel 312 d.c., lasciò alla madre tutto il complesso residenziale nell’area oggi occupata dalla basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Nel comprensorio archeologico di S. Croce sono infatti conservati i resti del grandioso palazzo imperiale che Elena, madre di Costantino, abitò trasformando e ampliando la residenza appartenuta un secolo prima agli imperatori Severi. Elagabalo, in particolare, vi aveva costruito imponenti strutture agonistiche ricordate come Anfiteatro Castrense e Circo Variano.

L’insieme delle strutture antiche che vanno comunemente sotto il nome di «domus di via Eleniana» si trova all’interno dell’area della centrale ACEA nella via omonima. I resti sono venuti alla luce per la posa di cavi elettrici nel 1980, e sono costituiti da quattro ambienti di un edificio privato, che si affacciava su una strada antica corrispondente all’odierna via Eleniana.

Dato le regole augustee di fasce di rispetto delle costruzioni dagli acquedotti, si pensa fosse prima un edificio adibito alla manutenzione dello stesso acquedotto, trasformato successivamente in domus. Della residenza vera e propria, il Sessorium delle fonti cristiane, restano l’aula adibita a cappella per la conservazione della Croce, la grandiosa sala absidata impropriamente definita “Tempio di Venere e Cupido”, cospicui resti di domus affrescate e mosaicate; di contro, gli scarsi resti delle terme severiane restaurate dalla madre di Costantino non sembrano pertinenti alla proprietà imperiale, ma di uso pubblico.

Del Sessorium vero e proprio restano l’aula adibita a cappella per la conservazione della Croce, la grandiosa sala absidata definita “Tempio di Venere e Cupido”, e ampi resti di domus affrescate e mosaicate. I pochi resti delle terme severiane restaurate dalla madre di Costantino non sembrano pertinenti alla proprietà imperiale, ma di uso pubblico.


Ai Certosini e ai Cistercensi si devono le successive e non troppo felici trasformazioni e la parziale conservazione del sito archeologico. Il comprensorio fu poi acquisito al Demanio Militare per costruirvi la Caserma Umberto I Principe di Piemonte.

Si è proceduto all’abbattimento di tutte le volumetrie abusive e deturpanti, il restauro di alcune delle più significative testimonianze di epoca antica e il recupero degli immobili di servizio all’ex Caserma (ad eccezione della porzione ancora in uso all’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia), allo scopo di farne la sede di un nuovo polo museale della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma. I lavori sono poi stati indirizzati al consolidamento e al restauro integrale del Tempio di Venere e Cupido e dei mosaici pavimentali di due domus costantiniane. 

Una campagna di scavo all’interno del Giardino del Convento dei Cistercensi, nel luogo dell’Anfiteatro Castrense, ha rivelato l’esattezza dei disegni di Palladio e gettato nuova luce sulle caratteristiche tecniche e la perfezione formale dell’edificio e dei mosaici pavimentali di due domus costantiniane. Saggi archeologici a ridosso dell’Acquedotto Claudio, poi inglobato dalle Mura Aureliane, hanno individuato altre domus di epoca romana, mentre all’esterno del comprensorio in piazza S. Croce e in via Eleniana sono stati rimessi in luce importanti resti del fronte del palazzo imperiale.


Dal sito della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma, sito che però non è visitabile, che è di proprietà della Chiesa Cattolica, e che lo Stato italiano conserva e restaura a sue spese senza averne in cambio nemmeno un'apertura al pubblico magari solo mensile.

La domus è una testimonianza straordinaria della monumentale lussuosa residenza imperiale, che aveva soppiantato la sede ufficiale del Palatino, già scelta un secolo prima dagli imperatori Severi, da Caracalla a Elagabalo.

La domus, del II - III sec. d.c., doveva far parte delle abitazioni costruite in questo periodo tra il complesso Sessoriano e l’acquedotto Claudio. Da alcune fistule plumbee rinvenute in passato in un’area vicina, si è pensato facessero parte della domus appartenuta ad Aufidia Cornelia Valentilla.

« Si tratta di un’abitazione di grande pregio che faceva parte del quartiere destinato ai dignitari della corte di Elena - racconta la responsabile dell’area Anna De Santis - Costantino non amava Roma e vi soggiornò per brevi periodi, e così dopo la battaglia contro Massenzio lasciò Roma delegando ad Elena un ruolo imperiale. Tutta quest’area venne trasformata per avere una sede adeguata ».




I muri delle stanze erano in opera listata e uno degli ambienti presenta un affresco con figure di Geni e di Muse, recanti torce e vassoi, con uno stile impressionistico che ricorda molto certi raffinati affreschi pompeiani.

I pavimenti erano quasi tutti a mosaico, di cui uno di tipo geometrico con vano affrescato. I colori brillano, sull’intonaco ocra, di rosso vermiglio, di celeste «egyptium», di verde e di giallo, con eleganti colonnine che incorniciano raffinate figure mitologiche, accanto a scenette più realistiche. I pavimenti sono un gioiello di mosaici in marmi pregiati, con tasselli che creano disegni geometrici sfumati dal rosso al giallo .

Già nel corridoio spira aria di lussi imperiali. Il pavimento offre un repertorio straordinario di tutti i più pregiati marmi dell’epoca creando un tappeto geometrico di colori. In effetti le tarsie sono abbinate in base alle minime sfumature di colore, sfumature che venivano procurate scaldando sapientemente le varie tarsie di marmo. Vi predominano i marmi più pregiati, dal giallo antico al porfido rosso, al granito rosato, al granito verde e al verde cipollino. Le pareti sono rivestite di pitture policrome, dove le colonnine e le paraste in prospettiva accompagnano motivi vegetali, grottesche con scudi alati e figure femminili.

Dopo la scala monumentale che conduceva al piano superiore, si entra nel triclinium, una sala lunga venti metri rivestita con un mosaico a tessere bianche e nere a schemi geometrici. Le pareti sono un trionfo di scene figurate, con personaggi ispirati al mito, dove fanno capolino scenette realistiche di pecore che brucano l’erba, aquile come simbolo di forza e potere e caprette. Sembra che i problemi della Domus fossero dovuti alle infestazioni di piante e depositi di sali che creavano piccoli distacchi di colori.




CI DUOLE MOLTO

Sono terminati i restauri degli affreschi e dei mosaici pavimentali della domus, impiantata agli inizi del II sec. d.c., appartenuta, ormai è chiaro e almeno per un periodo, all’aristocratica Aufidia Cornelia Valentilla, come risulta dalle iscrizioni sulle fistulae aquariae (tubi) di piombo rinvenute nel secolo scorso.

Nei primi decenni del III sec. d.c. la domus fu annessa al complesso imperiale severiano. Gli ambienti della domus sono stati rinvenuti nel 1982 durante i lavori di manutenzione all’interno della sede Acea di via Eleniana e vanno collegati ad altre strutture già note, ma non più visibili, riferibili alla stessa residenza.


Questa fu la premessa in base alle promesse della Chiesa: "Così rivedono la luce i capolavori della «Domus di via Eleniana» alla fine del restauro durato due anni fa e condotto dalla Soprintendenza ai beni archeologici, che aprirà al pubblico la prima e terza domenica del mese. I finanziamenti del Giubileo hanno consentito l’abbattimento di tutte le volumetrie abusive e deturpanti, il restauro di alcune delle più significative testimonianze di epoca antica e il recupero degli immobili di servizio all’ex Caserma (ad eccezione della porzione ancora in uso all’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia), allo scopo di farne la sede di un nuovo polo museale della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma."

Ci duole molto che il complesso del circo Variano e del palazzo Sessorio, compresa la Domus Eleniana, siano visibili solo su prenotazioni e due soli giorni al mese. Ad un complesso monumentale di tale importanza andrebbe data una maggiore visibilità.





1 comment:

Anonimo ha detto...

Se fosse x me toglierei tutto alla chiesa anche con l'uso della forza se è necessario..

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