LA MILIZIA DEI RE DI ROMA





Tito Livio - Ab Urbe Condita:
- Stamattina o Quiriti, verso l'alba, Romolo, padre di questa città, è improvvisamente sceso dal cielo e apparso davanti ai miei occhi. "Va e annuncia ai Romani che il volere degli Dei è che la mia Roma diventi la capitale del mondo. Che essi diventino pratici nell'arte militare e tramandino ai loro figli che nessuna potenza sulla Terra può resistere alle armi romane". -

La legione romana fu una macchina bellica pressoché perfetta che dominò i campi di battaglia dell'antica Roma. Si racconta che fu Romolo a creare la legione romana, sull'esempio della falange greca, dividendo i soldati in gruppi militari di 3.000 fanti e 300 cavalieri, che si chiamarono legioni. I soldati furono arruolati dapprima fra le tre tribù dei Tities, Ramnes e Luceres., con cittadini dai 17 ai 46 anni, che potevano pagarsi l'armamento, con 1000 fanti e 100 cavalieri ciascuna.

La legione fu la grande arma dei Romani. Nel combattimento si disponeva a falange su tre file con la cavalleria ai lati. Ogni fila di 1.000 armati era comandata da un Tribuni militum, mentre gli squadroni di cavalleria dai Tribuni celerum. A capo dell'esercito c'era il re. Sembra poi che Romolo, quando la città di Roma si ingrandì e i Romani si unirono ai Sabini, abbia raddoppiato il numero degli armati in: 6.000 fanti e 600 cavalieri.

I guerrieri combattevano con lance, giavellotti, pugnali, asce e spade, per lo più in bronzo, con la sola protezione di una placca di cuoio borchiato sul petto e uno scudo tondo di legno. Solo i ricchi patrizi potevano permettersi l'armatura e/o il cavallo.

All'inizio vi fu dunque un'unica legione, finchè Servio Tullio non affiancò alla legione dei iuniores un'altra di seniores, una seconda legione potenzialmente arruolabile, che mai nella realtà venne arruolata.

Servio Tullio inoltre suddivise i soldati in cinque classi in base al censo, dai più ricchi ai più poveri, dividendoli inoltre in seniores (oltre 46 anni) e gli iuniores (tra 17 e 46 anni). Inoltre reclutò 18 centurie di equites, cavalieri patrizi. Tarquinio Prisco poi raddoppiò il numero delle centurie per ogni legione, da tre a sei.

  • La prima classe era la più ricca, formata da 80 centurie di fanteria, di cui 40 di iuniores che combattevano all'esterno, e 40 di seniores a difesa dell' Urbe. Una centuria era formata da ottanta uomini, poi il numero salì, fino a 100 e pure 160. La classe ricca degli Optimates, gli aristocratici, formava la falange oplitica e combatteva in prima linea, armati con elmo, scudo tondo, gambiere, corazza, tutto in bronzo, più lancia leggera e spada. Altre due centurie erano formate da genieri per il trasporto delle macchine da guerra.
  • La seconda classe formava la seconda linea, equipaggiata in bronzo con elmo, scudo oblungo, delle gambiere tutte di bronzo, oltre lancia e spada.
  • La terza di fanteria leggera era equipaggiata con elmo, scudo oblungo, lancia e spada.
  • La quarta di fanteria leggera con lancia e giavellotto.
  • La quinta di fanteria leggera con una fionda e proiettili di pietra.
  • Altre due centurie erano di suonatori di cornu, tuba e buccina per gli ordini militari.
  • I proletari formavano una sola centuria, che non dovevano combattere a meno che Roma non fosse in pericolo.

La legione fu il massimo modello antico di efficienza militare, sia per l'addestramento, sia per l'organizzazione, sia per il genio tattico. Diceva Cesare che erano disgraziati quei militari il cui comandante si basasse solo sulla forza nelle battaglie, anzichè sull'intelligenza tattica. Ma contava molto anche la solidarietà tra i soldati, consapevoli che ciascun uomo doveva contare sull'appoggio del compagno e della squadra per avere salva la vita in battaglia. La legione consentì la formazione dell'impero più importante e civile del mondo antico, perchè qualsiasi impero si basa soprattutto sulle forze militari e sulla capacità di conservarle e accrescerle, ma soprattutto sui valenti generali e strateghi militari.

Così l'esercito era formato da 1.800 cavalieri e 17.000 fanti per un totale di 193 centurie, che passò alla fine della monarchia a 2 legioni, una per difendere la città e una per combattere all'esterno. Due centurie formavano poi un Manipolo, comandato da un Centurione e composto da 120 legionari Hastati della prima linea, 129 Principes che formavano la seconda linea e 60 Triari nella terza fila della legione).


All'inizio l'esercito era composto solo dai patrizi, gli unici a potersi procurare armi e armatura, coadiuvati in parte dei loro clientes. Sotto il governo del Re Servio Tullio invece si aprirono i ranghi legionari a tutti coloro che potevano pagarsi un'armatura dando origine alla leva censitaria. Tutti coloro che erano esclusi dal censo perché proletari o per altre ragioni, vi potevano partecipare come "tecnici" (fabbri, falegnami....) o come velites o ausiliari semplici.
La legione arcaica somigliava un po' alla falange greca, in quanto i legionari, divisi in centurie, si disponevano spalla a spalla, con le lance inclinate, avanzando compatti verso il nemico. Questo schieramento permetteva di sferrare un solo attacco, e di essere molto vulnerabili ai lati, dato che la cavalleria era ridotta essendo costosissimo l'armamentario.
La legione "oplitica" difese Roma fino alla Repubblica dove avvennero importanti mutamenti che avrebbero visto prevalere l'Esercito romano su tutti gli altri.



LA LEGIONE

L’unità di base dell’esercito romano era la legione, comandata da un corpo di ufficiali di professione, i centurioni, erano addestrati all’uso delle armi, a marciare, ad allestire il proprio campo, a schierarsi e a manovrare in battaglia. La cavalleria eraveva 10 reparti, ciascuno di 30 cavalieri.

Alla testa della legione c'erano sei tribuni che rispondevano direttamente al console. A fianco delle legioni romane si schieravano gli alleati, soprattutto latini e italici, con lo stesso schema tattico, ma con una cavalleria più numerosa, di 900 uomini divisi in 30 reparti. Il comando di queste truppe spettava a tre prefetti nominati dal console.

Durante le prime fasi della battaglia, davanti a questa fanteria pesante venivano schierati i velites. Quando dunque gli eserciti entravano in contatto, i velites scagliavano i propri giavellotti leggeri e si ritiravano rapidamente, passando attraverso gli spazi fra i manipoli ed andando a schierarsi dietro i triarii dell’ultima linea.
Dopodichè i principes della seconda linea potevano avanzare e riempire gli spazi tra gli hastati per formare un fronte compatto; oppure mantenevano la posizione a scacchiera. Talvolta la riserva dei triarii attaccava sul fianco i nemici impegnati contro le prime due linee dello schieramento. La cavalleria costituiva usualmente le ali dell’esercito.

Ogni legione era contraddistinta da un numero un nome e un simbolo zoomorfo. Solitamente la legione prendeva il nome o dall'Imperatore che l'aveva istituita, o dal luogo in cui prestava servizio. Il numero la distingueva da altre legioni con lo stesso nome. Il simbolo zoomorfo sul vessillo riguardava lo zodiaco, ma non solo.

Tra i simboli di ogni legione i due più importanti sono l'Aquila, e il vexillum, entrambi venerati dai soldati: L'Aquila veniva donata o dal Senato o dall'Imperatore nel momento in cui la legione veniva costituita: un'asta di legno con in cima l'Aquila Imperiale dorata, su cui venivano affisse le phalere, i riconoscimenti al valore militare della Legione.

Il vexillum era invece il simbolo della legione stessa, un drappo fissato ad una picca. Sul drappo di colore rosso e di forma quadrata era ricamato in colore oro il nome, il numero e il simbolo zoomorfo. L'Aquila e il vexillum erano portate rispettivamente dall' aquilifer e il vexillifer.
Anche coorti, manipoli e centurie avevano un numero e un nome. Ogni coorte era numerata da uno a dieci e talvolta aveva anche un nome; i manipoli erano numerati da uno a tre per ogni coorte, mentre le centurie erano distinte dal numero uno o due a seconda se fosse la prima o la seconda centuria del manipolo e dal nome del suo centurione. Un soldato che combatteva nella legione doveva quindi ricordarsi queste informazione per cercare il suo posto. Inoltre le coorti avevano un vessillo detto signum, i manipoli invece avevano un imaginibus.
La legione riuniva, accanto alla fanteria e alla cavalleria, altri reparti specializzati come frombolieri, sagittari, esploratori e genieri.



IL CASTRUM - I forti militari -


C'erano quelli permanenti, quelli semipermanenti e quelli quotidiani.

Quelli permanenti si trovavano spesso ai confini dell'impero, erano organizzati come una città romana, di forma rettangolare, cinti da un bastione con torri ad intervalli regolari di queste le principali erano le torri ai vertici e quelle ai lati delle porte di ingresso. Avevano costruzioni in legno che pian piano diventarono in muratura.

Le porte di ingresso erano quattro ed erano traversate ciascuna da una via chiamate cardo maximus e decumano maximus che si incrociavano al centro del forte formando una piccola piazza chiamata forum, con edificio adiacente chiamato praetorium dove risiedeva il comando della legione. All’incrocio del cardo col decumano era sistemato il quartiere generale, detto principia.
Vicino al foro c'era il tribunal dove si conservavano le insegne della legione durante la notte, e il suggestus, il palco da dove il comandante parlava ai soldati.
Il resto del forte era suddiviso da strade parallele che lo dividevano in tanti rettangoli con le camerate dei soldati e le scuderie. Gli alloggiamenti delle truppe erano disposti in modo tale che ogni gruppo di dormitori ospitasse due centurie e ogni camerata otto legionari, ciascuno con il proprio equipaggiamento; alle estremità di ogni gruppo di dormitori erano disposti gli alloggi dei centurioni.
La presenza di un acquartieramento stabile finiva per richiamare la povera gente dei dintorni e i piccoli trafficanti che vivevano rifornendo di generi di conforto i legionari. Era anche un modo per fare amicizia con la popolazione se non si era in guerra.

C'erano inoltre un ospedale, un granaio, dei fabbri (per la riparazione delle armi), e l'armamentarium, il deposito delle armi, un mercato, officine varie, talvolta anche un teatro e delle terme.
Spesso i forti erano costruiti a ridosso o nei pressi dei valli che proteggevano il confine settentrionale dell'Impero come nel caso del Vallo di Adriano che era dotato di due forti maggiori e di tanti piccoli castella (forti minori in grado di ospitare dei distaccamenti delle due legioni di stanza) ad intervalli regolari l'uno dall'altro.
Tutto intorno al bastione del forte c'era un fossato profondo 3 metri e largo 6-10 metri. Una delle quattro porte del forte era chiamata Ianua Pretoria da dove entrava il comandate quando doveva assumere il comando della legione.

Nei periodi invernali, quando usualmente la guerra veniva sospesa, i soldati alloggiavano in quartieri stabili, simili al castrum, detti hiberna, piccole comunità autosufficienti, la casa dei legionari durante il lungo periodo di ferma.
Avevano una pianta quadrata ed era anch'esso traversato da due vie principali, perpendicolari tra loro: il cardo da nord a sud, il decumano da est a ovest; alle quattro estremità erano collocate le porte.
Al centro veniva posta la tenda del generale, dove venivano innalzate anche le insegne delle legioni (ogni campo ne accoglieva due) e quelle dei tribuni.
Le truppe si accampavano per centurie in quadrati o rettangoli di tende, così che il castrum assumeva approssimativamente la forma di una scacchiera, in cui le vie di collegamento si intersecavano sempre ad angolo retto.
Il campo era circondato e fortificato da un fossato largo circa un metro e mezzo e profondo uno. Il terreno di scavo, ammucchiato nella parte interna, andava a costituire insieme al pietrame un parapetto di due metri di altezza, che veniva poi sormontato da una palizzata, lungo la quale vigilavano giorno e notte le sentinelle (vigiles), alternandosi in turni di guardia.

Il castro quotidiano era invece quello che si erigeva di notte nei periodi di marcia, per avere una certa difesa durante la notte. Infatti prima del tramonto i legionari, dopo aver lasciato delle vedette, alzavano una palizzata con i legni tagliati e rifiniti in zona. Ogni legionario ne portava uno in spalla in aggiunta allo zaino, per non aggravare il numero dei carri che rallentavano la marcia e che in più costavano peso e denaro per il cibo dei muli.
Cesare fu famoso per l'ingegno del trasporto organizzato, studiando ogni metodo che potesse diminuire l'ingombro e il peso di attrezzi e vettovaglie.

Come era terminata la palizzata si portavano all'interno i carri e le tende che venivano montate a tempo di record. Ma tutti il campo veniva montato a tempo di record, così come veniva smontato all'alba del giorno dopo. I soldati romani avevano un addestramento continuo che li rendeva ingegneri ed esecutori velocissimi ed abilissimi, senza mai usare chiodi.
Oltre alle palizzate si montavano delle vedette per i vigiles che si davano il cambio per la guardia notturna.



IL CIBO

Era in genere secco, con farina e legumi, carni secche, formaggi stagionati, pesce salato e grasso di maiale o di montone per cucinare. Di solito veniva integrato con verdure selvatiche del posto o con le razzie nei villaggi, fatte però con dei limiti, per non esaperare la popolazione che sarebbe poi stata asservita. Se si trattava invece di popolazioni irriducibili le razzie diventavano saccheggi, ma erano rari. Per bere si allungava l'acqua con l'aceto, che dava un sapore gradevole e la disinfettava almeno in parte. L'aglio era usatissimo e come l'aceto era prescritto nel contratto di arruolamento. I generali sapevano quanto fosse importante il cibo per i combattenti ed era loro compito averne in quantità igni giorno, pena la rivolta dei soldati.

Il cibo era anch'esso portato almeno in parte a spalla, perchè in una fuga i carri venivano abbandonati, per cui un soldato doveva avere nello zaino cibo per diversi giorni, e sui carri per una ventina di giorni almeno. Nell'accampamento non c'erano cuochi ma i soldati cucinavano a turno. Solo dopo le vittorie si concedeva ai soldati di bere vino e gozzovigliare, ma durante la ferma il vino era proibito, perchè un vero soldato romano doveva essere sempre vigile.

Nello stesso zaino il soldato si portava minuscole statuette dei Penati, i geni degli antenati che li avrebbero protetti in battaglia.







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