VIRIATUS



MONUMENTO DI VIRIATUS A VISEU (PORTOGALLO)

Nome: Viriathus
Nascita: Lusitania, 180 a.C. 
Morte: Lusitania, 139 a.C.
Professione: Condottiero Lusitano

Viriatus (o Viriathus; conosciuto come Viriato in Spagna e Portogallo; comunque un nome celtico (... - 139 a.c.) fu il leader più importante del popolo lusitano che si oppose a Roma nella sua espansione verso la Spagna occidentale, che i romani chiamavano Hispania, e che i greci chiamavano Iberia occidentale. Dopo la conquista romana comunque la Lusitania divenne una provincia romana, comprendendo la maggior parte del Portogallo, tutta l'Estremadura e la provincia di Salamanca.

Viriatus sviluppò alleanze con altri gruppi iberici, inducendoli a ribellarsi contro Roma. Il suo esercito supportato dalla maggior parte delle tribù lusitane e Vetton nonché da altri alleati celtiberici, annoverò diverse vittorie contro i romani tra il 147 e il 139 a.c., prima di essere tradito dai suoi e ucciso durante il sonno.

Mommsen scrisse di lui: " Sembrava come se, in quell'epoca prosaica uno degli eroi omerici fosse ricomparso." Senza il loro leader carismatico la sua banda di ladri semplicemente si sciolse.
"Egli era, come concordato da tutti, valente nei pericoli, prudente e attento nel fornire ciò che era necessario, e ciò che è stato più notevole di tutti è stato, che, mentre fu al comando, non vi fu mai stata persona più cara di lui"

MONUMENTO DI VIRIATUS A ZAMORA (SPAGNA)
Si pensa che Viriatus avesse origini oscure, sebbene Diodoro Siculo (I sec. a.c.) riferisca che egli "sostenesse di essere un principe" e inoltre "Sigore e proprietario di tutto". La sua famiglia era sconosciuta ai romani che pure conoscevano le aristocratiche famiglie guerriere. Molti autori descrissero le sue grandi qualità fisiche e psichiche come le sue numerose abilità nei combattimenti. Aveva una grande forza fisica, era un eccellente stratega, e una mente molto pronta e lucida.

Alcuni autori descrivono Viriatus con le precise prerogative di un re celtico. L'unico riferimento su dove fosse la sua tribù nativa è stata fatta da Diodoro Siculo, che sostiene fossero tribù lusitane presso l'oceano. Egli apparteneva alla classe dei guerrieri, il ruolo più basso tra le classi dirigenti, ed era noto ai romani come il dux dell'esercito lusitano, come l'antenato (protettore) dell'Hispania, o come un imperatore, probabilmente delle tribù lusitane e celtibere confederate.

Livio lo descrive come un pastore che divenne prima un cacciatore e poi un soldato, seguendo la strada della maggior parte dei giovani guerrieri,  che si dedicavano alla razzia di bestiame, alla caccia e alla guerra. Secondo Appiano, Viriate è stato uno dei pochi sfuggiti a Galba, il console romano, quando massacrò la Iuventutis Flos, il fiore dei giovani guerrieri lusitani, nel 150 a.c.

Due anni dopo il massacro, nel 148 a c., Viriatus divenne il leader di un esercito lusitano. Venne descritto come un uomo che seguiva i principi di onestà e correttezza, preciso e fedele alla sua parola sui trattati e le alleanze. Livio gli dà il titolo di "vir duxque magnus" con le qualità implicite delle antiche virtù.

Per alcuni studiosi moderni Viriatus invece apparteneva a un clan lusitanico aristocratico che era proprietario di bestiame. Per Cassius Dio, non perseguì il potere o la ricchezza, ma portò avanti la guerra per amore della gloria militare. I suoi obiettivi potevano quindi essere paragonati ai puri ideali aristocratici romani di quel tempo: servire e ottenere gloria e onore militari. Viriatus non combattè per il bottino di guerra o il guadagno materiale, come i soldati comuni.

I Lusitani onorarono Viriatus come il loro Benefactor, benefattore, (Greek: euergetes), e Savior, salvatore, (Greek: soter), titoli onorifici ellenistici usati da re come i Tolemaici.
Secondo alcuni autori egli proveniva dal Monte Herminius  (Serra da Estrela), nel cuore della Lusitania, (Portogallo centrale) o dalla regione Beira Alta.

La maggior parte della sua vita e la sua guerra contro i romani fanno parte della leggenda e Viriatus è considerato il primo eroe nazionale portoghese, dato che era il capo delle tribù confederate di Iberia che resistevano a Roma. Lo storico Appiano di Alessandria nel suo libro sull'Iberia (nella sezione Historia Romana, Storia romana), commentò che Viriatus "uccise numerosi romani e mostrò grande abilità".

È stato sostenuto che Silius Italicus, nel suo poema epico "Punica", menzioni un ex Viriatus che sarebbe stato un contemporaneo di Annibale. Si riferisce a Primo Viriatus, capo dei Gallaeci e dei Lusitani. Il Viriatus storico sarebbe stato colui che ricevette il titolo di regnante "Hiberae magnanimus terrae", il "re più magnanimo della terra iberica".

I LUSITANI

LA CONQUISTA ROMANA DELLA LUSITANIA

Nel III secolo, Roma iniziò la conquista della Penisola Iberica, durante la II Guerra Punica, quando il senato inviò in Iberia un esercito per bloccare i rifornimenti cartaginesi per Annibale nella penisola italica. Fu l'inizio delle battaglie romane per ben 250 anni in tutta l'Iberia, con la conquista del 19 a.c. e la fine delle guerre della Cantabria.

Il dominio romano di Iberia non fu affatto facile. Nel 197 a.c., Roma divise la costa sud-orientale dell'Iberia in due province, Hispania Citerior e Hispania Ulterior, e due pretori furono incaricati di comandare le legioni. I romani però commisero un grosso errore gravando le originarie tribù con tasse gravose: la tassa sulla terra, il tributum, una certa quantità di cereali e lo sfruttamento delle miniere, oltre al bottino di guerra e i prigionieri di guerra venduti come schiavi.

Tra il 209 e il 169 a.c., l'esercito romano raccolse 4 tonnellate d'oro e 800 tonnellate d'argento saccheggiando le tribù native della penisola iberica. Come parte del pagamento poi, un certo numero di uomini dovevano servire nell'esercito romano. Nel 174 a.c., quando Publio Furius Philus fu accusato di pagare pochissimo per i cereali che l'Iberia fu costretta a consegnare a Roma, Catone difese gli interessi delle tribù native. Lo sfruttamento e l'estorsione raggiunsero un livello così estremo nelle province che Roma dovette creare un tribunale e leggi speciali, come la Lex Calpurnia creata nel 149 a.c..

DATE DI CONQUISTA DELLA SPAGNA

LE RIVOLTE

I Lusitani si ribellarono nel 194 a.c., ma l'Iberia L'Iberia era divisa tra le tribù che sostenevano il dominio romano e le tribù che si ribellavano al loro dominio romano, seguì una serie di trattati falliti  finchè nel 152 a.c. i lusitani stipularono un accordo di pace con Marco Atilio, dopo aver conquistato Oxthracae, la città più grande della Lusitania.

Ma i termini offerti furono tali che, non appena Atilio tornò a Roma, questi si ribellarono e ruppero il trattato. Quindi attaccarono le tribù che erano sudditi romani e che si erano schierati con i Romani nell'aiutare ad attaccare e saccheggiare le città lusitane, cioè i Celtiberi. Forse i lusitani recuperarono parte del bottino che i romani avevano diviso con quelle tribù.

Nel 151 a.c. i Celtiberi, ormai alleati dei romani, temendo altre incursioni delle tribù lusitane dei ribelli che li consideravano traditori, chiesero ai romani di intervenire sulle tribù ribelli e di proteggerli.


IL MASSACRO DEI LUSITANI

Il pretore dell' Hispania Ulterior, Servius Sulpicius Galba, comandò le truppe romane in Iberia nel 150 a.c., e nello stesso tempo Lucio Licinio Lucullo fu nominato governatore della Hispania Citerior e comandante di un esercito. Nell'anno 151 a.c., Lucullo "avido di fama e di denaro", stipulò un trattato di pace con i Caucaei, della tribù dei Vaccaei, dopo di che ordinò ai suoi uomini di uccidere tutti i maschi adulti della tribù, di cui si dice solo alcuni su 30.000 sono fuggiti.

Servio Sulpicio Galba unì le forze con Lucio Licinio Lucullo e mentre Lucullo invadeva il paese da est, Galba lo attaccò da sud. Incapaci di sostenere una guerra su due fronti, le truppe lusitane temendo un lungo assedio e la distruzione delle loro città, inviarono un'ambasciata a Galba per negoziare la resa. I lusitani speravano di poter almeno rinnovare l'ex trattato fatto con Atilio.

Galba concordò un trattato di pace, poi ordinò loro di lasciare le loro case e di rimanere in aperta campagna. Quando i lusitani disarmati, tra cui Viriatus, furono riuniti da Galba per consegnare le loro armi e per essere divisi in tre gruppi e assegnati a nuove terre, scattò la trappola. L'esercito di Galba li circondò di un fossato, per impedire loro di fuggire, poi iniziarono a massacrare tutti i maschi in età militare. Si dice che i sopravvissuti siano stati venduti in schiavitù in Gallia. Ma tra quei lusitani c'era Viriatus che attraverso la sua comprensione dei metodi militari romani salvò i ribelli lusitani con un piano di fuga semplice ma intelligente.

L'ESERCITO ROMANO VARCA IL PONTE DI ALCANTARA

LA GUERRA DEL FUOCO

La guerra con Viriatus fu chiamata "GUERRA DEL FUOCO" dallo storico greco Polibio di Megalopoli. Due tipi di guerra furono portati avanti da Viriatus, il "bellum", con un esercito regolare, e il "latrocinium", quando i combattimenti coinvolgevano piccoli gruppi di combattenti e l'uso di tattiche di guerriglia. Non si sa nulla di Viriatus fino alla sua prima impresa di guerra nel 149 a.c., quando con un esercito di diecimila uomini invase la Turdetania meridionale.

Roma mandò il pretore Caio Vetilio che attaccò un gruppo di guerrieri lusitani che erano fuori a cercare cibo, e dopo aver ucciso diversi di loro, gli altri si rifugiarono in un posto  circondato dall'esercito romano. Stavano per stringere un nuovo accordo con i romani quando Viriatus, diffidando dei romani, propose un piano di fuga.

I lusitani convinti lo posero al comando. Viriatus schierò il suo esercito in battaglia con i Romani, disperdendolo però mentre i romani caricavano, fuggendo in direzioni diverse per incontrarsi in un luogo successivo. Poi Viriatus con 1000 uomini scelti, tenne sotto controllo l'esercito di 10.000 romani. Una volta che il resto dell'esercito era fuggito, anche lui e i mille uomini fuggirono. Aveva salvato i suoi e questi non lo dimenticarono.

Viriatus organizzò un attacco contro Caio Vetilio a Tribola. Poiché i romani erano meglio armati, organizzò tattiche di guerriglia e scatenò imboscate fantasiose. Caricando con lance di ferro, tridenti e ruggiti, i lusitani sconfissero Vetilio uccidendo 4.000 su 10.000 truppe incluso lo stesso Vetilio.

Come risposta, i Celtiberi furono assoldati per attaccare i lusitani, ma furono distrutti. Dopo quell'episodio, i lusitani si scontrarono con gli eserciti di Caio Plauzio, Claudio Unimano e Gaio Negidio, tutti sconfitti. Durante questo periodo Viriatus ispirò e convinse i Numantini e alcuni Galli a ribellarsi contro il dominio romano.

Allora Roma inviò Quinto Fabio Massimo ad Emiliano, con 15.000 soldati e 2.000 cavalieri per rafforzare Gaius Laelius Sapiens che era un amico personale di Scipione Emiliano Africano. I Romani persero la maggior parte di questi rinforzi a Ossuma. Quinto Fabio rischiò di nuovo il combattimento e venne totalmente sconfitto vicino a Beja in Alentejo.

Roma inviò allora uno dei suoi migliori generali, Quinto Fabio Massimo Servilianus, ma vicino alla Sierra Morena, i Romani caddero in un'imboscata lusitana. Viriatus però risparmiò i Romani e Servilianus fece un termine di pace con cui riconobbe il dominio lusitano sulla terra conquistata.



IL TRATTATO

Questo accordo fu ratificato dal Senato romano e Viriatus fu dichiarato "amicus populi Romani", alleato del popolo romano. Tuttavia Quinto Servilio Caepio si fece nominare successore di suo fratello, Q. Fabio Massimo Serviliano, al comando dell'esercito e all'amministrazione degli affari in Iberia, sostenendo che  il trattato era disonorevole per Roma. Il trattato era in vigore per un anno. Durante quel periodo Q. Servilio Caepio maltrattò Viriato fino a quando fu autorizzato a dichiarare pubblicamente la guerra.

LA MORTE DI VIRIATUS

LA MORTE

Sapendo che la resistenza lusitana era in gran parte dovuta a Viriato, Quinto Servilio Caepio corruppe Audax, Ditalcus e Minurus, inviati da Viriato come ambasciatori per stabilire la pace. Questi tornarono al loro campo e uccisero Viriato mentre stava dormendo. Eutropio afferma che quando gli assassini di Viriato chiesero a Q. Servilio Caepio il loro pagamento, egli rispose che "non è mai stato piacevole per i Romani, che un generale debba essere ucciso dai suoi stessi soldati"., o in un'altra versione "Roma non paga i traditori che uccidono il loro capo".

L'unica cosa onorevole che fece Quinto Servilio Caepio fu quella di rifiutare il suo trionfo offerto dal Senato. Viriato, che era già un eroe, divenne da allora il simbolo della nazionalità e della indipendenza portoghese.



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