BASILICA ULPIA



La Basilica Ulpia era all'epoca la più grande basilica di Roma, con 170 m di lunghezza (120 senza absidi) e 60 m di larghezza e chiudeva il lato nord-occidentale della piazza con il suo lato lungo, rialzato su tre gradini.

La facciata era articolata da tre avancorpi, ed era sormontata da un attico con sculture di Daci in marmo bianco, alternati a pannelli con a rilievo cataste di armi (i trionfi). Il coronamento sporgente sopra i Daci recava iscrizioni in onore delle legioni dell'esercito.

La monumentale basilica era inserita nel complesso del Foro di Traiano e intitolata alla famiglia dell'imperatore Traiano, il cui nome completo era appunto Marcus Ulpius Traianus (98-117), e fu costruita tra il 106 e il 113 d.c., data dell'inaugurazione del Foro di Traiano, da Apollodoro di Damasco su ordine dell'imperatore.

Oltre alle funzioni forense e commerciale, nella basilica aveva anche luogo, secondo la Forma Urbis, l'emancipazione degli schiavi nell'Atrium Libertatis, locale che fu distrutto per dare più spazio alla basilica stessa.

In seguito fu trasferito, con l'archivio dei Censori, in una delle due absidi non più visibili oggi .



DESCRIZIONE

Il Foro Traiano si articolava su una vasta piazza rettangolare con portici sui due lati, chiusa sul fondo dalla splendida Basilica Ulpia su cui svettava la colossale statua equestre di Traiano. La piazza era pavimentata con lastre rettangolari di marmo bianco e la basilica era sopraelevata invece su tre gradini in marmo giallo antico con un colonnato anch'esso nel pregiato marmo giallo antico.

Aveva tre avancorpi: quello centrale a 4 colonne, e i due laterali a 2 colonne e sopra ai colonnati correva l'attico decorato con statue di Daci in marmo bianco che si alternavano a pannelli con rilievi di cataste di armi, simili a quelli sul basamento della Colonna Traiana.

Tra i Daci che reggevano il coronamento erano iscritti infatti i nomi delle legioni che avevano partecipato alle campagne daciche e di cui restano alcuni frammenti con iscrizioni. Il motivo riprendeva sui portici laterali, con Daci in pavonazzetto alternati a clipei (scudi) e ritratti di personaggi imperiali.

Le immagini sulle monete rivelano anche statue, probabilmente in bronzo dorato, di quadrighe con Vittorie alate. Si supponeva venisse da qui il grande fregio traianeo riciclato in quattro tronconi nell'arco di Costantino, ma la cosa è incerta.


All'interno, sappiamo dai testi che il tetto era rivestito da tegole in bronzo dorato, mentre
dentro aveva uno spazio centrale di 25 m di larghezza, circondato sui quattro lati da 96 colonne con fusti in granito grigio di ordine corinzio e un fregio con Vittorie "tauroctone". La navata centrale aveva due navate laterali per lato, divise da colonnati sempre in granito grigio. Sui lati corti una fila di colonne separava le navate da due absidi semicircolari, con un lungo fregio di sfingi.

POSIZIONE DELLA BASILICA EMILIA E DEL FORO TRAIANO
La navata centrale era dotata di secondo piano, con colonne in marmo cipollino, e un terzo ordine, in parte chiuso e in parte aperto dai colonnati sui lati corti. Dal secondo piano si poteva assistere ai processi nelle absidi. Le navate laterali avevano volte a botte ribassate in laterizio, probabilmente controsoffittate secondo l'uso, mentre la navata centrale era a capriate lignee, sempre con controsoffitto.

Il muro di fondo opposto all'ingresso e il muro di fondo dell'abside erano rivestiti in marmo con lesene e semicolonne e la pavimentazione era in marmi colorati: giallo antico, pavonazzetto e marmo africano. Il pavimento della navata centrale era a cerchi e quadrati, tipo il pavimento del Pantheon, mentre nelle navate laterali si alternavano lastre rettangolari.



I RESTI

Oggi è visibile solo il settore centrale, con l'abside occidentale nascosta sotto via dei Fori imperiali. Qualora fosse interamente scavata la basilica giungerebbe infatti fino alle pendici dell'Altare della Patria, e quella orientale sotto la scalinata di Magnanapoli ed edifici vicini.

L'area della Basilica venne scavata durante l'occupazione napoleonica, agli inizi del XIX sec., con la speranza di proseguire il ricco bottino di opere d'arte che operò in Italia e che possiamo ammirare al Louvre. Furono scoperti il cortile e le fondazioni dei portici laterali antistanti le due Biblioteche. Si scavò poi verso sud-ovest e si rimise in luce una parte più consistente dell'estremità della Basilica, con tracce di pavimentazione, e i resti della biblioteca occidentale, lasciati visibili al di sotto di una soletta in cemento armato che attualmente sostiene i giardini lungo via dei Fori Imperiali.

Negli anni trenta si scavò anche il settore del portico e dell'esedra orientali, ai piedi dei Mercati di Traiano, da cui il Foro è separato da una via basolata.

Ne restano, in parte ricostruiti, i gradini della facciata del portico, con alcuni fusti in granito grigio rialzati in posto, alcuni filari in blocchi di peperino del muro di fondo dei portici e delle esedre ed ampi lacerti della pavimentazione, con grandi lastre originali e traccia dell'impronta delle lastre mancanti sullo strato di preparazione. Tre fusti di colonna in marmo cipollino, rialzati lungo il perimetro del moderno recinto, fuori posto, devono essere invece attribuiti al secondo ordine della navata centrale della Basilica.

Gli scavi effettuati sotto i crolli delle volte delle navate laterali hanno mostrato che alcune parti della Basilica erano rimaste in piedi fino al XII sec. Un settore dell'abside orientale è stato rimesso in luce da scavi condotti sotto il palazzo Roccagiovine.

Infine in anni recenti un grande scavo condotto nel 1998-2000 ha portato alla luce un ampio settore della piazza, in gran parte comunque coperto dagli edifici che sorsero in epoche successive sui resti della basilica. Ne è ancora visibile la fossa di fondazione per la grande statua equestre dell'imperatore, spostata verso sud rispetto al centro della piazza, in corrispondenza del centro delle esedre dei portici.
In occasione dei lavori di ristrutturazione effettuati dalla Fondazione Alda Fendi, sono emerse ampie porzioni della pavimentazione marmorea in giallo antico, pavonazzetto e africano pertinenti alla Basilica Ulpia.

Sul lato opposto settentrionale, in direzione del Campo Marzio, le indagini condotte nei sotterranei di palazzo Valentini e della contigua chiesa del Santissimo Nome di Maria, hanno mostrato strutture in laterizio, ancora da indagare, ma che non sembrano pertinenti alla basilica.

La Basilica Ulpia, come tutte le altre basiliche pubbliche romane, poteva servire di tribunale, di borsa, di luogo di negozio, di ristoro e di passeggiata, protetti dai portici da sole e pioggia.




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