ANCO MARZIO




Nascita: 675 a.c.
Morte: 616 a.c.
Predecessore: Tullo Ostilio
Successore: Tarquinio Prisco
Regno: 642-617 a.c.
















Nel 642 a.c. Anco Marzio, o Anco Marcio, o (in latino)  Ancus Marcius, o Ancus Martius, fu il quarto re di Roma, l'ultimo di origine sabina, appartenente all'antica gens Marcia. Era il nipote di Numa Pompilio per parte di figlia, anche lui attento ai riti e alla sacralità.

Nonostante l'indole pacifica, Anco Marzio dovette affrontare la guerra ai Latini per difendere il suo territorio, sconfiggendoli a Ficana e Politorium. I deportati vennero stabiliti sull'Aventino e nella Valle Murcia, creando la prima Plebe romana.

Infatti mentre gli Albani avevano conservato dei privilegi in quanto imparentati o considerati parenti dei Romani, i Latini furono considerati immigrati, senza gens o gloria. Così Anco Marzio passerà alla storia come il fondatore della plebe.



OPERE PUBBLICHE

"Regnando Anco Marzio, narrano Dionisio e Livio che si unì alla città l'Aventino; e circondandolo di mura e fosse, fu abitato dalla gente trasportata da Tellene, Politorio e da altre città in allora soggiogate. Sotto allo stesso Anco Marzio si cinse ancora di mura quella parte del Gianicolo che è rivolta verso l'Aventino, onde formare ivi un luogo forte per servire di difesa a quei che navigavano sul fiume contro le infestazioni degli etruschi, e si congiunse tale luogo alla città col mezzo del ponte Sublicio. "



- Fondò la prima colonia romana, una città sul mare a sedici miglia da Roma, presso la foce del Tevere: Ostia, raccordata attraverso la via Ostiense. Il che dette grande sviluppo all'Urbe che ebbe finalmente lo sbocco sul mare. Inoltre a Ostia fabbricò le saline.
- Costruì il porto Tiberino, molto importante per trasportare le merci da oltremare fino all'Urbe.
- Costruì il primo ponte romano sul Tevere, il ponte di legno Sublicio, che sostituì il guado per l'isola tiberina.
- Situato sulla riva destra del Tevere, in territorio originariamente etrusco, il colle Gianicolo, Ianiculum, fu occupato e annesso a Roma da Anco Marzio che lo fortificò e collegò alla città tramite il Ponte Sublicio, sul quale doveva passare l'antica strada che attraversava il colle proveniente dall'Etruria, che in seguito diventò la Via Aurelia.
- Aggiunse alla città anche l'Aventino, popolandolo, come il Gianicolo, coi vinti in battaglia.
- Costruì una carcere a ridosso del Foro che fosse di monito ai disobbedienti delle leggi.
- Costruì fortificazioni sul Gianicolo per la sicurezza di Roma.
- Trasformò la zona nei pressi del ponte Sublicio in un mercato commerciale, il foro Boario, dove si commerciava il bestiame e altro. Qui convergevano le vie del sale dal mare, come la via Campana e le vie della transumanza del bestiame da nord, come la via Salaria, e le vie commerciali per gli scambi tra le città etrusche del nord e quelle latine del sud.
- Fece operare la fortificazione del colle Gianicolo, come già ne avevano il Palatino ed il Campidoglio, vista l'importanza ormai acquisita dal Foro Boario e dallo Scalo Tiberino nei pressi del ponte Sublicio.
- Essendo la via del sale una delle principali fonti economiche di Roma, decise di affiancare la via Campana verso sud, sulla sponda destra del Tevere, alla nuova via Ostiense, sulla sponda sinistra del Tevere. In questo modo Roma rafforzò l'approvvigionamento di sale, elemento preziosissimo per la sopravvivenza.

NIBBY:

- "Anco Marzio seguendo l'esempio de' suoi predecessori fece anche egli un grande ampliamento al recinto di Roma, e dopo aver disfatto la città di Politorio ne trasportò gli abitanti sull'Aventino, dove par pose quei di Tellene, e Ficana, anche esse città del Lazio, che egli successivamente espugnò, nella valle profonda detta Marcia, dove poi fu da Tarquìnio Prisco costrutto il Circo, separava l'Avventino dal Palatino.

Anco Marzio vi situò gli abitanti di Medullia, altra città ragguardevole del Lazio da lui espugnata. Questo è il racconto di Tito Livio ma Dionisio di Alicarnasso essendo concorde con Livio circa l'aver Anco Marzio posto sopra l'Aventino i popoli di Politorio, Tellene, e delle altre città Latine da lui conquistate, ed aver di fossa, e di muro circondato quel monte, afferma, che la citata valle profonda venne dopo colmata, il che indica, che egli non la credesse da Anco popolata con que' di Medullia ma in ciò l'autorità di Livio ci sembra più probabile, che contemporaneamente alla riunione dell'Aventino al Palatino, la valle ancora, che divide i due colli fosse popolata. 

Né vogliamo però decidere, che tutto quello che oggi Aventino si chiama, fosse allora dentro le mura riunito, imperciocché fra due parti dell' Aventino, o per dir meglio fra S. Sabba e S. Prisca si apre una valle, che dal Circo Massimo conduce alla porta S. Paolo, talmente profonda, che fa supporre a prima vista le sommità, sulle quali giacciono queste due chiese, come due monti distinti.

Se si vuol credere questa divisione artefatta, essa venne forse eseguita nella riunione dell' Aventino a Roma fatta da Anco Marzio, quando per maggior sua difesa scavò più profondamente una separazione naturale esistente fra le due punte del colle: se poi vuol dirsi una divisione naturale, la conseguenza, che se ne trae é, che il monte di S. Prisca non sia lo stesso, che quello di S. Sabba, e perciò, che essi siano altrettanto distinti quanto lo sono il Palatino, ed il Celio  e da ciò conviene concludere, che le eminenze, sulle quali si ergono S. Balbina, e S. Sabba, siano state rinchiuse nel recinto di Roma da Servio Tullio, quando ebbero le mura una grande ampliazione. 

Anco Marzio non si contentò di riunire a Roma l'Aventino, egli volle che la città fosse affatto al coperto dalle incursioni degli Etrusci, e che la navigazione del fiume fosse difesa, e perciò fabbricò un ponte di legno sul Tevere, che poi fu reso celebre dall'azione magnanima di Orazio Coclite, e per lungo tempo portò il nome di Sublicio; e pose una guarnigione sul Gianicolo quasi rimpetto all'Aventino dove fondò una rocca, la quale anche a'giorni nostri è ammirabile. 

Imperciocchè con molto lavoro rese quasi isolato un promontorio del monte suddetto, tagliandolo a picco da tre lati, e fortificandolo con muro, e lasciando sopra di esso una parte più alta, ove formò l'acropoli di dietro, verso ponente la elevazione del Gianicolo non fa alcun ostacolo alla rocca stessa, imperciocché è troppo distante, e dalla sua sommità non si può scoprire né il Tevere, che traversa Roma, né i campi adiacenti, come dalla rocca. 

Ed é questa una delle opere più portentose de' Romani , se si voglia riflettere alla epoca, in cui venne eseguita, ed è opera, che fino ad ora venne negletta da coloro che illustrarono la topografia di Roma, e solo Piranesi ne diè qualche cenno. E per potere bene esaminare questa rocca, ed averne una idea giusta, fa di bisogno entrare nella villa Spada posta sulla vetta del Gianicolo, dalla porta verso S. Cosimato, dove seguendo dirimpetto alla porta la via, la quale è tagliata nel monte, ed è in parte l'antica via Aurelia, si vede spiccare a destra la rocca, che anticamente molto più alta si ergeva, se si considera quanto di terra, e di sabbia nel corso de' secoli deve avere riempito la valle. 

Uscendo dalla stessa porta, e salendo alla spianata, sulla quale è la chiesa di S. Pietro in Montorio, potrà aversi una idea della elevazione della rocca, la quale domina intieramente la città antica, e moderna; la parte più alta della rocca è occupata dalla fontana Paolina, e dal giardino dietro di essa. Che se si vuole discendere dalla fontana stessa verso Roma per la porta S. Pancrazio, si vede, che il Gianicolo a sinistra, dove è il giardino degli Arcadi, e più oltre dove è il bosco della villa Corsini, è stato perpendicolarmente tagliato, onde rendere la rocca affatto isolata; e forse i muri del corridore, che servono ora di sostruzione al monte dietro le odierne cartiere, furono edificati sopra le antiche sostruzioni della rocca stessa, almeno ne sieguono la linea, onde non abbia a credersi tal congettura troppo avanzata.

A queste fortificazioni Anco Marzio ne aggiunse un'altra, cioè di scavare in que' luoghi piani  da' quali era più facile attaccare la città, una fossa, che Fossa de' Quiriti fu detta, della quale non si ravvisa neppure la traccia, e per conseguenza temerario sarebbe volerne determinare la posizione.



Inoltre:
- istitui una sua lex curiata de imperio,
- istitui le basi della rerum repetitio e alcune leggi riguardanti i traffici marittimi,
- istituì il tributo sulle saline,
- fece incidere su tavolette le disposizioni di Numa Pompilio relative al collegio pontificale.


(Dionigi d'Alicarnasso, Antiquitates Romanae trad.: Gennaro Franciosi)
« Avendo inoltre convocato i pontefici e avendo ricevuto da loro le disposizioni relative alle cose sacre che Pompilio aveva stabilito, le fece incidere su tavolette ed esporre nel foro per tutti coloro che volessero vederle. »

rerum repetitio

Il pater patratus, fermando i capelli con una benda di lana, annunciava le esigenze romane utilizzando una serie di frasi prescritte, prima sulla frontiera del nemico, poi, passato oltre i confini, di nuovo al primo uomo che incontrava, e sempre entrando nel territorio nemico, giungeva nel forum alla presenza dei magistrati locali. Se le richieste non venivano soddisfatte, il pater patratus aveva 33 giorni per dichiarare la guerra, per cui tornava a Roma per attendere la risoluzione del re romano e del Senato. Una volta deciso di andare in guerra, un feziale tornava alla frontiera nemica con un giavellotto con punta in acciaio o bruciata, e intrisa di sangue. Dichiarava quindi guerra al nemico gettando il giavellotto nel loro territorio. Da qui il cocetto romani di Bellum Iustum (guerra giusta), in quanto si era fatto il possibile per evitarla.

LA MORTE

Come Numa Pompilio, Anco Marzio morì di morte naturale dopo venticinque anni di regno. Alla morte di Anco Marzio nel 616 a.c. gli successe al trono il primo re etrusco di Roma, Tarquinio Prisco.




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