ATRIUM LIBERTATIS



LE ORIGINI

L'Atrium Libertatis era un complesso di edifici pubblici che abbracciavano una piazza piena di ornamenti, che comprendeva la sede dell'archivio dei censori, posto sulla sella che univa il Campidoglio al Quirinale, a breve distanza dal Foro Romano, e viene citato per la prima volta nel 212 a.c., ricostruito poi dai censori del 194 a.c.

L'Atrium Libertatis, nominato dallo stesso Cicerone, era un porticato posto presso il foro di Cesare, in realtà un edificio dove i censores tenevano i loro archivi su tavolette di bronzo ed esercitavano la propria attività. Era anche il luogo usuale della punizione degli schiavi, ma, successivamente divenne il luogo tradizionale per affrancarli.

LA COLONNA TRAIANA ERA ALTA COME
LA SELLA TRA I 2 COLLI
Una seconda integrale ricostruzione venne a carico del ricco generale Gaio Asinio Pollione a partire dal 39 a.c., con il bottino ricavato dal suo trionfo sugli Illiri, forse per ottemperare a un progetto già concepito da Cesare per completare il Foro di Cesare, inaugurato nello spazio tra la sella montuosa, dove sorgeva l'Atrium Libertatis, e il Foro Romano solo pochi anni prima.

Qui Pollione inaugurò la prima biblioteca pubblica dell'Urbe e viene da pensare essendo Pollione descritto come un grande opportunista e adulatore dei potenti, che avesse accolto l'invito di Augusto ad abbellire Roma.

E cosa mai poteva far più piacere ad Augusto della realizzazione di un progetto di Cesare? Augusto viveva il suo prozio come un mito e come tale lo trasferì ai romani addirittura divinizzandolo.

Il monumento doveva essere completato entro il 28 a.c.. un complesso grandioso che comprendeva oltre all'archivio dei censori, con le liste dei cittadini e le tavole di bronzo con le mappe dell'ager publicus, due biblioteche e forse una basilica (basilica Asinia). Sembra che venne usato anche come luogo di detenzione per gli ostaggi Thuriani nel 212 a.c., e per la tortura degli schiavi nella causa di Cicerone a favore di Milone.

Nel 28 a.c. morì Marco Terenzio Varrone, già incaricato da Cesare della costituzione della prima biblioteca pubblica di Roma, mai realizzata. Plinio definì uno straordinario onore una statua a lui dedicata nell'Atrium Libertas mentre era ancora in vita.

Le fonti lo descrivono corredato di opere d'arte famose, sia di gusto neoattico sia dello stile più "barocco" delle scuole microasiatiche, tra le quali il gruppo scultoreo con il Supplizio di Dirce degli scultori Apollonio e Taurisco. Vengono menzionate anche delle Appiadi, opera dello scultore Stephanos, che Ovidio cita invece in relazione al vicino tempio di Venere Genitrice nel Foro di Cesare, ma forse venne spostato.

Al tempo del re Teodorico, nella Curia si tenevano ancora le adunanze del Senato, sopravvissuto alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, ma ridotto moltissimo di importanza: l'edificio non si chiamava più Curia, ma Atrium Libertatis, nome preso da un vicino edificio, probabilmente distrutto o adibito ad altri usi già prima del VI sec., dove anticamente si svolgeva la liberazione degli schiavi.
Caduto il regno gotico di Teodorico la Curia rimase abbandonata.



LA DEMOLIZIONE

La basilica Ulpia fu costruita tra 106 e 113, data dell'inaugurazione del Foro di Traiano, da Apollodoro di Damasco su ordine di Traiano. Oltre alle funzioni forense e commerciale, nella basilica aveva anche luogo, secondo la Forma Urbis, l'attività di manomissione degli schiavi dell'Atrium Libertatis, che fu distrutto per fare spazio alla basilica stessa.

L'ATRIUM LIBERTATIS SI TROVAVA LI DOVE
ORA SI ERGE IL FORO DI TRAIANO
L'edificio scomparve dunque agli inizi del II secolo, per la distruzione della sella montuosa su cui sorgeva per la costruzione del Foro di Traiano e da un'iscrizione sulla base si evince che la colonna di Traiano fu innalzata alla stessa altezza della sella spianata.

Le sue funzioni furono ereditate dall'insieme costituito dalla basilica Ulpia e dalle due biblioteche collocate ai lati della colonna di Traiano.

In particolare la cerimonia di manomissione degli schiavi doveva svolgersi in una delle absidi della basilica Ulpia. Il nome "Libertatis" infatti si riferiva alla cerimonia che vi si teneva in queste occasioni.



LA COLLOCAZIONE

Un'ipotesi alternativa, che ha avuto tuttavia scarso seguito, ha ipotizzato l'identificazione dell'Atrium Libertatis noto dalle fonti, con la struttura che sorge sul Campidoglio dal lato verso il Foro Romano, sotto il palazzo Senatorio, normalmente identificata con il Tabularium eretto da Quinto Lutazio Catulo nel 78 a.c.:

Recentemente è stata proposta l'identificazione dell'Atrium Libertatis connesso alla Curia con il rifacimento del portico sul lato sud-orientale del Foro di Cesare in epoca dioclezianea, infatti il nome di Atrium Libertatis passò anche in epoca tarda alla Curia o ad un'area ad essa adiacente.

Il monumento non va confuso con l'Aedes Libertatis posto sull'Aventino, e secondo alcuni neppure col monumento marcato con la parola Libertatis su un'epigrafe di marmo rinvenuta nella basilica Ulpia.

Lo studioso Castagnoli sostiene che Traiano eresse un tempio alla Libertas nell'emiciclo sud dopo aver distrutto il Repubblicano Atrium Libertatis per la costruzione del foro traiano. Rodríguez Almeida invece lo colloca a nord del Forum, mentre La Rocca lo colloca dietro la Basilica Ulpia, tra l'emiciclo nord e il foro di Cesare, in modo che il foro traiano avrebbe incorporato sia il tempio di Libertas che le librerie greca e latina originariamente parti dell'Atrium Libertatis.




LE ISCRIZIONI

Un'iscrizione marmorea del I sec. a.c.,  sicuramente una dedica a un tempio con la statua della Libertas presso la curia, riporta: Senatus populusque Romanus Libertati.
Una seconda iscrizione riporta: Libertati ab. imp. Nerva Caesare Aug. anno ab urbe condita DCCCXXXVIII, XIIII K. Oct. restitutae S.P.Q.R., con chiara allusione ad un restauro.
Cicerone in una lettera ad Atticus, riferisce che lui e Oppius hanno proposto di estendere il nuovo foro di Cesare fino all'atrium Libertatis.
Un'iscrizione del VI sec. proveniente dalla curia cita:: salvis domino nostro Augusto et gloriosissimo rege Theoderico Va . . . ex com(es) domesticorum in atrio Libertatis quae vetustate squaloreque confecta erant refecit.


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