FESTA DELLA FORTUNA PRIMIGENIA (13 Novembre)



FORTUNA PRIMIGENIA

FESTA FORTUNAE MULIEBRIS PRIMIGENIA

La religione romana onorava parecchi Dei, romani, italici e stranieri, dando prova di grande tolleranza religiosa, celebrando feste religiose pubbliche (feriae) in date fisse (feriae statae) o mobili (feriae conceptivae). Queste ultime erano fissate di anno in anno dai pontefici o dai magistrati. Le feriae (tempo sacro riservato al culto degli Dei) si dividevano in publicae e privatae. Queste ultime riguardavano le grandi famiglie patrizie.

La festa della Fortuna Primigenia era fissa e pubblica, cioè finanziata dallo Stato. La Fortuna Primigenia è la prima nata, la Grande Dea Madre da cui provengono tutti gli Dei e tutte le creature del mondo. E' la Dea primigenia di nascita, vita e morte.
- Come Dea della nascita assisteva ai parti di uomini ed animali e faceva nascere le piante.
- Come Dea della crescita faceva crescere le piante e gli animali, nonchè le persone assumendo il ruolo di medica, cioè guaritrice; come accrescitrice delle piante era Dea del raccolto, da cui la cornucopia.
- Come Dea della morte era Dea della guerra e della giustizia che punisce i reati, da cui l'elmo da battaglia.
- Determinando la vita e la morte era legata agli oracoli.

Senza dubbio un'antica Dea italica prima che romana. I romani però attribuivano l'introduzione del culto a Servio Tullio, che le dedicò ben ventisei templi a Roma. Si narra che la Dea l'avesse amato, e si introducesse nottetempo nella sua stanza, per questo una statua del re Servio Tullio si ergeva nel tempio della Dea. Si ha l'impressione che Servio Tullio non volesse essere da meno di Numa Pompilio, amato dalla Dea-ninfa Egeria.

Comunque la Dea aveva anche un aspetto erotico, il che la designa come ex Grande Madre, ma era preposta al fato e alle sorti, per cui nei suoi templi si prediceva il futuro. Il suo aspetto benevolo portava la buona sorte, e quello ostile la malasorte.

CORIOLANO E LE SUPPLICI

A Roma c'era un Tempio della Fortuna Primigenia in Colle, sicuramente quello della Fortuna Muliebris Primigenia, una Fortuna legata esclusivamente alle donne. Esso è menzionato solo due volte, in Fast. Arval. ad Id. Nov., CIL I2, p215, 335: Fortun(ae) Prim(igeniae) in c(olle), e in Fast. Ant. ap. NS 1921, 117: Fortun(ae) Prim(igeniae), ma ce n'era anche uno sulla Via Latina.

"Sulla Via Latina a man destra rimangono alcune rovine di Mausolei: Ma il più degno d'essere veduto si è un Tempio ben conservato costrutto pulitamente di terra cotta. E' egli di forma quadra con puliti cornicioni, e finestre, che davano lume aldidentro. Avendo misurata la sua distanza da Roma da piè del Celio dove si deve cominciare, fino a questo Tempio è giustamente di quattro miglia, onde può giudicarsi, che questo sia il celebre Tempio della Fortuna Muliebre, che dagli Antichi Scrittori si stabilizzò a quattro miglia da Roma nella Via Latina edificato per la nota Storia di Coriolano quivi accampato contro la Patria, e placato da Vetruvia sua Madre.
A considerare quello Tempietto lo ritrovo di ottimo disegno, e credesi che l'antico essendo dal tempo rovinato, venisse riedificato da Faustina Moglie di M. Aurelio, di cui sono medaglie con l'Epigrafe
FORTVNAE . MVI . IEIBRI."

(Ridolfino Venuti Cortonese 1763)
La festa del Tempio della Fortuna Primigenia in Colle (Collis Quirinalis) si celebrava il 13 Novembre. La festa del Tempio della Fortuna Muliebris sulla via Latina si celebrava il 6 Luglio.
Del tempio della Fortuna Muliebris in Colle narra Livio un prodigio occorso nel 169 a.c. in quanto un custode del tempio di Fortuna sul Quirinale avrebbe assistito a un albero di palma nascere miracolosamente nel tempio e a una goccia di sangue cadere in pieno giorno, mentre in un altro tempio di Fortuna un diverso custode aveva osservato l'apparizione prodigiosa di un serpente crestato (simbolo della Madre Terra).

Narra Plutarco che Gneo Marcio Coriolano fu sottoposto al giudizio del popolo con l'accusa di essersi opposto al ribasso dei prezzi del grano, e di aver distribuito il tesoro di Anzio tra i commilitoni, invece di consegnarlo all'Erario, e la condanna fu l'esilio a vita.

Coriolano si stabilì allora presso i Volsci incitandoli alla guerra contro Roma, guerra che avvenne e che, capitanata dallo stesso Coriolano, validissimo generale, che conquistò parecchie città del Lazio, giungendo molto vicino alle mura di Roma.

Infatti un gruppo di donne, guidato da Valeria, che per prima aveva dato l'idea dell'incursione nel campo nemico, sorella di Valerio Publicola, considerato il fondatore della Repubblica romana, primo console dopo la cacciata dei re Tarquini. Con lei c'erano la madre di Coriolano, Veturia e sua moglie Volumnia, accompagnate da altre matrone romane che si recarono nel suo accampamento sfidando le rappresaglie dei Volsci.

« ..Coriolano saltò giù come una furia dal suo sedile e corse incontro alla madre per abbracciarla. Lei però, passata dalle suppliche alla collera, gli disse: «Fermo lì, prima di abbracciarmi: voglio sapere se qui ci troviamo da un nemico o da un figlio e se nel tuo accampamento devo considerarmi una prigioniera o una madre. »

(Tito Livio, Ab Urbe condita)

TEMPIO DELLA FORTUNA PRIMIGENIA
Coriolano cedette alle donne tornando a combattere per Roma e il senato romano riconoscente, chiese loro cosa desiderassero in premio per l'opera pacificatrice, e queste chiesero un tempio alla Fortuna Muliebre, che ricordasse il loro intervento e dove poter pregare per la fine della guerra e di ogni guerra contro Roma.

Il Senato accettò, ma pose il tempio sotto il proprio controllo, e quello dei pontefici. Le donne chiesero almeno di poter donare una statua della Dea; vistosi rifiutare anche questo, ne fecero scolpire ugualmente una e nottetempo la portarono nel tempio. Così il giorno della dedicazione c'erano due statue: ma quella portata dalle matrone miracolosamente parlò, dicendo "Voi mi avete dato, o matrone, ai riti santi di Roma".

"Fortunae Etiam Muliebris Simulacrum, Quode Est Latina Via Ad Quartum Miliarum"
(Valerio Massimo)

Il Senato dovette accogliere la statua per non inimicarsi tutte le donne di Roma, e come Prima sacerdotessa fu nominata Valeria, la sorella di Valerio Publicola. Tuttavia i pontefici sottrassero alle donne il controllo del culto, stabilendo che non potessero parteciparvi né le vedove, né donne rimaritate, ma solamente le spose novelle, escludendo perciò tanto la madre che la moglie di Coriolano.

In realtà Coriolano, che era un ottimo generale, era anche un patrizio molto egoista che negava la sopravvivenza ai plebei, in più era un traditore perchè istigò dei popoli nemici contro Roma. I romani si dice lo piangessero alla sua morte, ma aveva fatto più danni che opere di bene.
Siccome le stesse regole valgono anche per il culto della Pudicitia, venerata nel foro boario, si pensa che la Fortuna muliebre volesse essere considerata dal senato una variante della Pudicitia che aveva due templi: uno più antico nel foro boario, l'altro nel Vico lungo, edificatole da Virginia, figlia di Aulo, respinta dal padre patrizio, perché aveva sposato Lucio Volumnio, un console plebeo.

Il divieto di partecipare al rito della Fortuna muliebre e della Pudicizia per le donne rimaritate rimanda al pregiudizio secondo il quale le donne che si risposano sarebbero di indole intemperante e libidinosa.

Ma le romane non mollarono, facendone un rito per sole donne, pertanto la festa della Fortuna Muliebre Primigenia altro non era che la festa delle donne, che si riunivano nel tempio e nelle case fra di loro, invocando la loro Dea, cioè la Grande Madre più antica di Giove.

Lo Stato organizzava feste e processioni ma la vera festa avveniva nelle case dove il capofamiglia era donna, e ci partecipavano tutte le donne, sposate e non, o sposate novelle e non. Ovviamente i culti erano segreti e riservati, riti antichissimi dedicati alla Madre Terra, antiche di secoli e secoli.


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