DOMUS LICINII SURAE



MITREO SOTTO SANTA PRISCA
Il mitreo sottostante la Chiesa di S. Prisca fu scoperto nel 1934 a seguito di lavori di scavo intrapresi per loro conto dai Padri Agostiniani.
Successivamente negli anni ebbe luogo dal 1953 al 1966 l’indagine archeologica condotta dagli archeologi olandesi M.J. Vermaseren e C.C. van Essen.

Come spesso avveniva, il mitreo si impiantò in una preesistente casa privata, adiacente alle terme, che si estendeva nell’area sottostante la parte settentrionale della chiesa e del cortile circostante.

RESTI DI AFFRESCHI
La domus, dotata ad est di un quadriportico che circondava un giardino, risaliva alla fine del I sec. d.c. con alcune trasformazioni nel corso del II sec. che ne cambiarono la pianta.

Sembra trattarsi della domus di Lucius Licinio Sura, generale e intimo amico dell’imperatore Traiano, anche se questa identificazione, accettata dai più non soddisfa tutti; alcuni studiosi vi riconoscerebbero i privata Traiani, cioè la casa che l’imperatore Traiano abitò prima di ascendere al trono.

Alla fine del II sec. d.c. sopra ad un’estesa parte del complesso fu costruito un edificio a due navate (forse il titulus paleocristiano) su cui sorge l’attuale chiesa.

Più o meno contemporaneamente fu edificato il mitreo, costituito da più ambienti sotterranei coperti con volta a botte.

Alla luce di studi più recenti si ritiene invece che si tratti proprio della Domus e delle Terme di Lucio Licinio Sura, politico e generale molto influente sotto Traiano, di cui era amico e consigliere. Ciò sarebbe anche confermato dalla Forma Urbis Severiana, che in quest’area, adiacente al Tempio di Diana, indica la presenza delle Terme Surane

Alcuni bolli laterizi fanno risalire la costruzione dell’edificio, dotato anche di un quadriportico, al 95 d.c.. All’incirca intorno al 110 d.c. quest’ultimo fu chiuso e trasformato in abitazione.

Nello stesso periodo un’altra casa posta subito a sud di questa venne invece ingrandita con la costruzione di un ninfeo.

TRAIANO A COLLOQUIO COL GENERALE LICINIO SURA
(Colonna Traiana)
Alla fine del II secolo fu realizzata un’ulteriore abitazione a due navate sulla quale si impiantò l’attuale chiesa.

La tradizione vuole far risalire quest’ultima casa all’abitazione dei coniugi ebrei Aquila e Prisca, che qui accolsero i Santi Pietro e Paolo; all’interno di essa sarebbe nata una ecclesia domestica e successivamente il vero e proprio titulus paleocristiano.

Sempre alla fine del II secolo si fa risalire la realizzazione del mitreo, che si impiantò all’interno del quadriportico, a suo tempo già trasformato in abitazione, e che si trova nel sottosuolo subito dietro l’abside dell’attuale chiesa.

Il mitreo rimase in funzione fino al IV secolo, quando subì una devastazione violenta, con tutta probabilità da ascriversi agli stessi cristiani che eressero S.Prisca.


L’accesso ai sotterranei avviene dal giardino posto a destra della chiesa. Scendendo delle scale si entra in un primo ambiente, nel quale sono visibili i resti del ninfeo a emiciclo di una delle abitazioni del complesso.

Nel secondo ambiente, inglobati nelle murature, sono visibili degli imponenti rocchi di colonne in peperino del diametro di 90 centimetri, provenienti, con tutta probabilità, dal vicino Tempio di Diana.

Licinio Sura, patrono di Barcellona, dove probabilmente nacque, fu uno dei più intimi e moderati consiglieri militari di Traiano. Divenne governatore della Germania inferiore nel 98/99, dove rimase fino a poco prima di partire per la Dacia nel 101.

Egli fu infatti presente in entrambe le guerre daciche condotte dall'imperatore nel 101-102 e 105-106.

Fu console per tre volte: nel 97, nel 102. e nel 107.  Forse il suo merito maggiore fu quello di segnalare a Traiano il futuro imperatore Adriano come successore.

Di lui si narra di un possibile complotto contro Traiano, ma l'imperatore, evidentemente incurante del pericolo, giunto a conoscenza del mormorato complotto, non reagì in alcun modo, ma anzi andò a pranzo presso lo stesso Sura, e non solo mangiò tutto quello che gli venne servito, ma offrì perfino la gola al rasoio del barbiere personale di Sura per farsi radere.

CHIESA DI SANTA PRISCA
Alla sua morte, l'amico fraterno Traiano ordinò in suo onore un funerale di stato oltre ad ordinare che una sua statua fosse posta nello stesso Foro

La sua figura è, peraltro, immortalata nel marmo della Colonna Traiana in Roma (scolpita tra il 107 ed il 113), mentre discute con il suo imperatore.

Altri scavi realizzati alla fine degli anni ’60 del ‘900 per la costruzione di un nuovo edificio ad uso dell’ospedale di S Giovanni, hanno portato alla luce i resti di molti edifici, costruiti fra il I a.c. ed il IV d.c..

In uno di essi si è identificata un'altra villa di Licinio Sura, un suo discendente, amico dell’Imperatore Tiberio ed esperto idraulico.

In effetti tutti gli edifici della zona fecero largo uso di acqua, grazie soprattutto all’esistenza di molti acquedotti, fra cui il Celimontano, i cui archi sono ancora visibili inglobati fra i palazzi sulla Piazza.


RODOLFO LANCIANI

"1555 o poco prima. Una statua simile a quella eretta in onore di Cornelio Palma nel foro Augusto, fu dedicata a Licinio Sura per s. e. ed a pubbliche spese in luogo a lui appartenente, horti o domus che fossero. 

Il Metello e il Morillon ne descrivono il piedistallo {CIL. VI, 1444) siccome scoperto fra gli anni 1550-55 « in coelio monte non procul a Lateranensi basilica, prope formas Claudii aquaeductus « . 

Neil' istesso luogo e nell' istessa occasione deve essere stato recuperato il frammento di un secondo piedistallo n. 1548, spettante, credo, al medesimo personaggio. 1560. 29 luglio. Scoperta di colonna d'alabastro nella vigna Risdomino. di sito incerto. 1563-1566."

Annibal Caro ebbe altri possedimenti sulla via da Roma a Frascati « Fuori della porta di s. Giovanni « dice il Vacca, Mem. 48, nella vigna del sig. Annibal Caro, essendovi un grosso massiccio dagli antichi fabbricato, e dando noia alla vigna, il detto sig. Annibale si risolse spianarlo.

Vi trovò dentro murati molti ritratti d' imperatori, oltre tutti i dodici, ed un pilo di marmo, nel quale erano scolpite tutte le fatiche di Ercole, e molti altri frammenti di statue di maniera greca. statue di marmo " valde pulcherrimae " offerte in vendita da un Ottavio Caro al S.P.Q.R. nel mese di febbraio del 1570.

Il Caro allude alla scoperta dei tubi di piombo, recanti il cognome del fondatore della villa, che fu di casa Licinia.

INTERNI DELLA CHIESA DI SANTA PRISCA

LA CHIESA

E' evidentemente creata in parte con materiali di recupero, come la trabeazione che conserva mal cancellate le tracce di una diversa epigrafe. Anche le colonne dell'interno, seppur inglobate nei pilastri consolidare la struttura, sono degli edifici preesistenti, e nella prima cappella di sinistra si trova il fonte battesimale, costituito da un antico capitello romano riadattato.



IL MOSAICO

Un mosaico di  cm 74,6, ancj'esso del II sec. d.c., venne trovato nel 1824 nella Vigna dei Gesuiti sull'Aventino, di fronte alla chiesa di Santa Prisca, sul luogo delle terme costruite dall'imperatore Traiano, acquistato e asportato da papa Leone XII (1823-1829).

Lo splendido mosaico raffigura due maschere poggiate sullo zoccolo aggettante di due pareti disposte ad angolo, viste in prospettiva; a una parete sono appoggiati due flauti, che proiettano su di essa la loro ombra.

La maschera femminile ritrae una donna con grandi occhi e bocca spalancata; tra i capelli, arricciati a lunghi boccoli, è legato un nastro, annodato a fiocco sopra il centro della fronte.

Nell'uomo i tratti fisionomici sono caricaturizzati: la bocca enorme, il naso largo e schiacciato, gli occhi sporgenti, le guance raggrinzite, sulla testa una corona di edera e bacche, legata al culto dionisiaco e al teatro greco.

Le maschere appartangono a due "tipi" della Commedia Nuova, sviluppatasi con l'età ellenistica: la giovane donna, tavolta triste per le sue sciagure, e lo schiavo, pauroso e beffardo.
L'opera, realizzata con tessere marmoree policrome da un artista attento ai valori prospettici e ai giochi di luce e ombra, fungeva probabilmente da émblema pavimentale in un edificio imperiale sull'Aventino, ma non si esclude possa provenire dalla domus del ricco Licinio Sura.





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