MAUSOLEO DI VIRGILIO



PARCO E TOMBA DI VIRGILIO
Nel piccolo parco sito alle spalle della chiesa di Santa Maria di Piedigrotta, nei pressi della stazione ferroviaria di Mergellina, sulle pendici orientali del promontorio di Posillipo, sembra si trovi la preziosa tomba-mausoleo di Virgilio Marone (Andes, 70 a.c. - Brindisi, 19 a.c.), il grande autore dell'Eneide.

Posillipo viene dal nome greco Pausilypon (“pausa della tristezza”) dato alla splendida villa romana che sorgeva sulla collina, villa Patulco, dal nome della divinità venerata in zona, che avrebbe appartenuto al grande Virgilio, ma tutta l’area a giardino, che ospita monumenti rilevanti per la storia dell’area partenopea, ha un aspetto magico e sognante.

Publio Virgilio Marone asserì aver qui composto le sue opere Bucoliche, Georgiche e parte dell’Eneide. Morto a Brindisi, dopo un viaggio dalla Grecia, nel 19 a.c., lasciò per testamento di essere sepolto in detta zona, ovvero nel mausoleo a colombario di età augustea.

All’entrata del parco un'edicola del 1668, posta dal viceré Pietro d’Aragona, ricorda la presenza della tomba virgiliana e in una grande nicchia sulla parete, si trova un busto di Virgilio su colonnina, omaggio nel 1931 degli studenti dell’Accademia dell’Ohio. Poi salendo si giunge all’ingresso orientale della Crypta Neapolitana, una delle più antiche gallerie del mondo, scavata in età augustea come collegamento tra Napoli e i Campi Flegrei.

PARCO VIRGILIANO E CRYPTA NEAPOLITANA
Circa un secolo dopo la morte di Virgilio, il luogo divenne sacro e meta del turismo colto, come Stazio, Plinio il Giovane e Silio Italico, il quale si recava al sepolcro virgiliano, per ricordare il 15 ottobre l’anniversario della nascita del poeta. 

Secondo Elio Donato (secolo IV d.c.), biografo di Virgilio, il poeta fu sepolto al II miglio della via Puteolana, un’ubicazione che sarebbe per alcuni l’area attigua alla strada romana che attraversava la grotta in direzione di Pozzuoli, per altri si riferirebbe a luoghi più lontani, fino alle falde del Vesuvio. 

Però la tradizione popolare giura che in questo mausoleo venne sepolto Virgilio, assurto a divino protettore di Napoli e magico creatore della Crypta. Il mausoleo, edificato in opus reticulatum a colombario con tamburo cilindrico su un basamento quadrangolare, ha la cella funeraria a pianta quadrata con volta a botte, illuminata da feritoie e dotata di dieci nicchie per ospitare le urne cinerarie. 

L'EPIGRAFE VERLILIANA
Nota anche come “Grotta vecchia di Pozzuoli”, questa galleria fu costruita in età augustea dal liberto Lucius Cocceius Aucto, architetto di Agrippa ed ammiraglio di Ottaviano. Menzionata nella Tabula Peutingeriana e ricordata oltre che da Strabone anche da Donato, Seneca, Petronio ed Eusebio, risulta scavato interamente nel tufo per m 705, larga m 4,50 e alta m 5,00, rischiarata e ventilata da due pozzi di luce obliqui.

Qui fu rinvenuto però un bassorilievo marmoreo di Mitra di fine III - inizio IV secolo d.c., ora conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il che ha fatto ipotizzare un luogo di culto mitriaco, non a caso usato in luoghi sotterranei. 

Ma la tradizione è importante e il poeta Silio Italico, Console di Roma nel 68 d.c., ne acquisì la proprietà: ”Egli ogni giorno visitava il sepolcro di Marone, adorando le fredde di lui ceneri come fatto avrebbe di un Nume”, come testimoniò Marziale: “Silius haec magni celebrat monumenta Maronis”.

L'INTERNO DEL MAUSOLEO
Papirio Stazio, poeta amico di Domiziano “solea sedere sopra i gradini del monumento, e godea di accompagnare con la lira i versi che i mani del suo eccelso maestro avevano saputo ispirargli”. L'urna marmorea con le ceneri di Virgilio, secondo vari storici, fu fatta trasferire, su ordine di re Roberto d’Angiò, presso il Castel dell’Ovo nel XIV secolo, al fine di metterla in sicurezza dal passaggio dei diversi visitatori e viandanti.

La tomba era posizionata lungo la via Puteolana, strada extra-urbana in direzione di Pozzuoli, ove erano solite le costruzioni funerarie e i templi dedicati al Dio del sole, Mitra.

Vi fu testimonianza di lapide in cui si riscontra la proprietà del sepolcro ceduta dai Canonici Regolari Lateranensi al sig. Giuseppe Vitale nel 1643:

Maronis Urnam, cum adiacenti monticulo extensaque ad cripta planitie modiorum trium cum dimidio circuite, Urbano VIII annuente ac Reverendissimo D.Gregorio Peccerillo, Vicario Neapolitano una cum admodum Reverendo D.Io.Vincentio Iovene, Canonico Cimiliarca Neapolitanae Archiepiscopalis, delegatis exequntoribus, anno addicto censu duc. 52, Domino Iosepho Vitale, eiusque in aevum successoribus Canonici Regulares Lateranenses concessere anno salutis 1643
(Storia Patria, p.723).

IL BUSTO DI VIRGILIO
Sulla lapide, scritta per mano di Virgilio si leggeva:
MANTUA ME GENUIT, CALABRI RAPUERE,
TENET NUC PARTHENOPE,
CECINI PASCUA, RURA, DUCES

“Mantova mi generò, in Calabria venni rapito, Ora mi tiene Partenope; cantai pascoli, campi e condottieri.”

Ma Virgilio non venne ritenuto solo un grande poeta, ma pure un grande mago, tanto più che era iniziato al “neopitagorismo”, corrente filosofica e magica-religiosa diffusa in Magna Grecia ed a Napoli.
Si credeva così che la Crypta Neapolitana fosse stata costruita da Virgilio per agevolare i viandanti diretti o provenienti da Pozzuoli, congegnando il tunnel in modo da essere illuminato dalla luce del sole. 

LA CRYPTA  ADIACENTE AL MAUSOLEO
Ma non solo, perchè gli si attribuì pure di “aver dissipata l’aria malsana de’ dintorni di Napoli; e l’aver per incanto distrutte le cicale e le sanguisughe nelle acque” rendendo salubri i bagni delle acque flegree dalle virtù terapeutiche, donate poi dallo stesso ai poveri della città di Napoli.

Secondo la leggenda un libro di magia, conservato nella sua tomba e tanto ricercato dai negromanti, finì per essere rinvenuto e “studiato nell’opera di Chironte e divenuto esperto in magia” (S. Volpicella).





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