ATENEO DI ADRIANO



L'ATENEO NEL PASSARE DEI SECOLI

IL MESSAGGERO
di Elena Panarella

ROMA - Ogni scavo a Roma riserva delle vere sorprese. Così, dopo la scoperta della struttura che forse sosteneva la sala da pranzo rotante di Nerone sul Palatino, a piazza Madonna di Loreto di fronte all’Altare della Patria, gli scavi per la metro della linea C, hanno portato alla luce l’Ateneo di Adriano, costruito per ospitare poeti, filosofi, letterati e scienziati.
La scoperta risale al 2007 e oggi i lavori di scavo hanno restituito all’area archeologica centrale uno dei più importanti edifici pubblici ritrovati negli ultimi 70 anni, ben conservato e affidato alla Soprintendenza speciale per i beni archeologici.

Ma qual é il destino di questo strepitoso edificio? «Ovviamente il restauro delle strutture - dice chiaramente durante un sopralluogo l’archeologa Rossella Rea, direttrice del Colosseo - ma si sta lavorando per arrivare alla valorizzazione e alla fruizione pubblica, assai desiderata dai romani e dai turisti, a giudicare dalla quantità di meravigliati passanti che si affacciano quotidianamente dalle aperture lasciate nella recinzione del cantiere». E aggiunge: «A un passo dal Foro di Traiano questa scoperta può ulteriormente qualificare l’area di Piazza Venezia.

E, se in futuro sarà possibile realizzare la fermata della metro C, il sito archeologico entrerà a far parte di un percorso turistico d’eccezione, in condominio con l’uscita della metropolitana». Intanto, mentre il traffico scorre, dietro la grossa recinzione si nasconde l’ultima straordinaria novità dei ritrovamenti archeologici: il posto in cui anche a Roma, come ad Atene, si discuteva e si effettuavano rappresentazioni pubbliche. A partire dal 123 d.C., data ricavata dai numerosi laterizi bollati con coppie consolari, secondo l’archeologa: «Si può ipotizzare che autori e retori, al centro di ogni aula dell’auditorium (tre in tutto), leggessero o declamassero recitationes o lezioni di retorica; mentre il pubblico trovava posto a sedere o in piedi sulle gradonate, allora rivestite da marmi come le pareti, che ne conservano oggi solo una modesta porzione al piede, dopo lo spoglio medievale».

Le indagini del sito sono state condotte dall’archeologo Roberto Egidi e, per la parte post-antica, da Mirella Serlorenzi, archeologa medievista, che spiega: «In base alla cronologia, ai metalli identificati e ai lingotti ritrovati, tra le varie ipotesi, c’è quella che proprio qui si trovasse la Zecca bizantina di Roma per la produzione di monete bronzee».




IL FATTO STORICO

I lavori per la metro C a Roma hanno portato alla luce diversi importanti monumenti. Tra questi, in Piazza Venezia, spicca un auditorium probabilmente costruito dall’imperatore Adriano nel 133 d.C. Conosciuto come “Athenaeum”, l’istituto filosofico poteva ospitare fino a 200 persone ed era modellato su quello nel tempio di Atena ad Atene.

L’archeologo Roberto Egidi dice: “Adriano, che era un imperatore colto, volle ristabilire la tradizione della recita pubblica, conferenze e gare poetiche, come succedeva nella Grecia classica”.

Gli scavi hanno svelato due gradinate contrapposte usate come posti a sedere – ancora parzialmente coperti dal crollo dei piani superiori a causa di un terremoto verificatosi nell’849 -, un corridoio e, al centro, un pavimento in granito con listelli color giallo antico simile a quelli delle biblioteche che Adriano fece costruire ai lati della Colonna di Traiano, 50 metri più in là. Il ritrovamento era peraltro inaspettato, visto che non è presente nella Forma Urbis Severiana, la pianta di Roma antica del 203-211.

Molti reperti archeologici – incluse taverne Romane riutilizzate fino all’alto medioevo e fondamenta di palazzi del XVI secolo – sono stati recuperati in Piazza Venezia.

Le indagini archeologiche sono necessarie solo per le scale ed i condotti d’aria: i 25 km di metropolitana giaceranno infatti fra i 25 e i 30 metri di profondità, sotto il livello di qualunque passata abitazione umana. In ogni caso, la maggior parte degli scavi deve ancora raggiungere i livelli dell’epoca romana; molte sorprese potrebbero attendere.

Altri edifici rinvenuti in diversi luoghi sembrano appartenere al colonnato del Gymnasium greco voluto da Nerone, ad un canale che attraversava Campo Marzio e che portava fino al Tevere, e ad una parte di mura Aureliane tra San Giovanni e Porta Metronia. Ma ci sono anche testimonianze risalenti all’Età del rame e all’Età del bronzo (IV-III millennio a.C.) scoperte nell’area di Pantano Borghese.

Il punto della situazione è stato fatto durante il convegno “Archeologia e infrastrutture – sviluppo economico e patrimonio culturale”, a cui hanno partecipato anche il sottosegretario ai beni culturali, Francesco Giro, il soprintendente ai beni archeologici di Roma, Angelo Bottini e il professore Andrea
Carandini.

Qui un video di Euronews. (repubblica.it)



Roma, riaffiora l'ateneo di Adriano
Ritrovata la scuola dei filosofi


La sala rettangolare è venuto alla luce durante gli scavi per il metrò
I lavori non si fermano, spostata di pochi metri l'uscita della linea C
di CARLO ALBERTO BUCCI

LE memorie di Adriano erano nascoste sotto appena cinque metri di terra. E sono venute alla luce in faccia all'Altare della Patria. Hanno la forma inedita di una doppia scalea contrapposta, come nella Camera dei Lord. Ma si tratta probabilmente degli scranni dell'Athenaeum. Adriano fece costruire l'ateneo nel 133 dopo Cristo per ospitare poeti, retori, filosofi, letterati, scienziati e magistrati, invitati a cimentarsi in greco e in latino in orazioni, gare di versi, dibattiti infuocati.

Un auditorium famoso che Aurelio Vittore definisce ludum ingenuarum artium. E che l'imperatore filosofo fece costruire a sue spese sul modello di quello visto nel tempio di Atena ad Atene. Ma di questo istituto filosofico a Roma si erano perse le tracce. E la caccia alle sue vestigia è aperta da anni.

L'ipotesi che in quell'angolo di piazza Venezia dove non si è mai scavato prima, sotto i pini abbattuti l'anno scorso per poter proseguire le indagini, possa esserci proprio l'Athenaeum che Adriano volle edificare al suo ritorno dal viaggio in Palestina, sarà illustrata dagli archeologi della Soprintendenza speciale di Roma quando, il 21 ottobre, il commissario per la metropolitana, Roberto Cecchi, farà il punto sull'andamento dei lavori in tutta la città. Ma la notizia del ritrovamento è doppiamente buona: verrà musealizzato un edificio sconosciuto (non è presente nella Forma Urbis, la pianta del 203-211) ma nel contesto dell'uscita della metro C che potrà passare pochi metri più in là.

A Roma dunque un'altra scoperta importante, dopo il recente ritrovamento della struttura che forse sosteneva la sala da pranzo rotante di Nerone sul Palatino. Tutto nasce nell'aprile del 2008. Durante un primo sondaggio accanto alla chiesa di Santa Maria di Loreto, a piazza Venezia apparve una scala monumentale. E si pensò all'ingresso di un edificio pubblico d'età imperiale. Ma subito dopo il soprintendente archeologo Angelo Bottini precisò che quei gradini sembravano fatti più per stare seduti che per essere saliti. Ora è arrivata la scoperta della "scala gemella". E ha preso corpo l'ipotesi Athenaeum: ecco le gradinate dell'aula magna.

Gli scavi devono essere ultimati. E i lavori vanno avanti nonostante il cattivo odore che si sente da quando la nettezza urbana ha deciso di appoggiare lì accanto un suo camion per la raccolta dei rifiuti. Ma sbirciando oltre la recinzione del cantiere di "Roma Metropolitane", appare già chiara la forma della sala rettangolare: due gradinate contrapposte ancora parzialmente coperte dal crollo del piano superiore. Gli spalti hanno sei gradoni ciascuno ma uno dei due è più corto perché contiene le uscite dalla sala, che misura circa venti metri di lunghezza per tre di larghezza. Al centro, dove l'imperatore e i poeti verseggiavano, c'è un pavimento in granito con listelli color giallo antico.

È lo stesso tipo di pavimenti delle biblioteche che Adriano fece costruire ai lati della Colonna di Traiano, 50 metri più in là. Pavimenti tutti allo stesso livello. Legati quindi da un piano urbanistico unitario, monumentale e illuminato.



COMMENTO

Ci dicono più meno le stesse cose, forse abbiamo scoperto l'ATHENAEUM, viene da dire: "Bella scoperta!"

Lo sappiamo tutti che se scavi in qualunque parte di Roma scopri opere d'arte. Delle volte capita di assistere a dei lavori di manutenzione per fognature ecc, e immancabilmente si vedono pezzetti di anfore romane, o manici di anfore romane sparsi ovunque, perchè i picconi hanno già fatto e ancora fanno molti danni.

Giorni fa una domus patrizia vicino a Santa Croce in Gerusalemme con opus reticolatum, aperta e richiusa, immediatamente. E le cose che c'erano dentro? Mistero.

Così oggi chiedo, e le cose dell'Ateneo, o qualsiasi cosa sia? Erme, iscrizioni, statue mutile, niente di tutto ciò? A Roma si trovano reperti antichi cercando nella base terra degli alberi delle strade, ma da quando si lavora per le METRO A B C ecc. non si trova una breccola. Conoscendo il ricchissimo sottosuolo di Roma siamo certi che i reperti sono stati trovati, ma bisogna vedere che fine hanno fatto. Perchè di solito i nostri reperti spariscono salvo ritrovarli dopo anni nei musei stranieri.

Poi hanno il coraggio di chiamarli "rubati", come se una statua uno se la potesse mettere sotto braccio e portarsela via come una cartella. Per imbracare una statua occorre una ditta specializzata in questo tipo di imballi, occorre una grande competenza, larghezza di mezzi, grandi spazi e tempo a disposizione. E mentre il museo spalancava le porte con le statue che venivano trainate fuori con le gru, il direttore e tutti gli altri che facevano?

Allora le cose sono due: - O qualcuno sottrae i reperti come è stato fatto fino ad ora per tutto ciò che è stato ritrovato (ed è un patrimonio enorme) sotto le metro, oppure ci si decide a farci vedere i ritrovamenti dell'ateneo. In caso contrario sarà l'ennesima sparizione dei nostri beni archeologici e nazionali. Come sempre fino ad ora.-



LAVORI DELLA METRO

La linea C della capitale doveva essere inaugurata nel 2000, invece si sta scavando ancora. Mentre i costi sono schizzati da 1,9 a 3,3 miliardi di euro (pubblici). Con tanti regali ai soliti noti (privati). In esclusiva, la durissima relazione della Corte dei Conti su una grande opera che è soltanto una grande vergogna (01 febbraio 2012)

All'alba del 2012, dopo ventidue anni di attese e una massa infinita di risorse pubbliche dilapidate, dopo centinaia di annunci solenni, perizie e collaudi milionari, varianti e arbitrati miliardari, ci vorrebbe un'altra linea metropolitana, oltre a un cantiere aperto e dalle incerte prospettive, un pozzo senza fondo che rischia di ingoiare chissà ancora quanto denaro.

E già, perché dal 2000 sotto i ponti, ma sarebbe meglio dire sotto terra, è passato di tutto, dalle spese incrementate alle stazioni cancellate. Senza contare la serie infinita di varianti (39 fino al luglio 2011) che hanno reso insufficienti anche gli oltre 3 miliardi di euro stanziati dal Cipe nel 2009, a fronte del miliardo 900 milioni di euro previsti nel 2001 per la realizzazione dell'opera. Soldi che sono serviti a mettere in piedi un costosissimo business, economico e politico, gestito da una lunga serie di amministrazioni capitoline, da Francesco Rutelli a Walter Veltroni fino al sindaco Gianni Alemanno e Marino. E che vede coinvolti personaggi come Angelo Balducci, quello di Anemone e Bertolaso, chiamato come consulente al capezzale della Metro C; per non parlare di Andrea Monorchio, ex ragioniere generale dello Stato, ingaggiato per collaudare i lavori e i grandi costruttori raccolti nella Metro C spa, incaricata della realizzazione dell'opera e che tra gli azionisti allinea la Vianini di Francesco Gaetano Caltagirone, patron del "Messaggero", e altri giganti come Astaldi, Ansaldo, Cooperativa Muratori e braccianti di Carpi e il Consorzio cooperative costruzione.

Risultato del ventennale lavorio? Una risposta arriva adesso dalla Corte dei Conti che, dopo una lunga istruttoria, ha appena depositato un'esplosiva relazione, un documento di 182 pagine scritto dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato, con la quale si fa per la prima volta il punto sulla reale situazione dei lavori e dei costi della linea C mettendo a fuoco sprechi e ritardi. Mazzate pesantissime, in molti casi: «L'opera risulta non priva di incognite sulla complessiva fattibilità», scrivono per esempio i giudici contabili sottolineando come si siano «esaurite anzitempo le risorse per la sua realizzazione integrale», mentre il progetto originario appare «notevolmente ridimensionato per l'abbandono di qualificanti opere integrative e complementari nelle tratte centrali».

E l'Ateneo? Si sa che Adriano, all'incirca nel 126 - 128, gli anni in cui tornò a Roma dopo i lunghi viaggi, fece costruire sul Campidoglio un Ateneo perchè vi si insegnasse filosofia, retorica e giurisprudenza. Adriano era una appassionato della filosofia greca, la sua barba lunga si riferiva proprio al costume greco che tanto ammirava.



L'ATENEO DI ADRIANO

L’Ateneum di Adriano imperatore, noto dalle fonti storiche, mai trovato. Ecco cosa rappresenta, anzi di cosa fa parte, la scalinata imperiale emersa a piazza Venezia durante gli scavi per la metro C. A 5 m di profondità, proprio di fronte al Vittoriano, è emersa l'ultima straordinaria novità dei ritrovamenti archeologici a Roma: il posto in cui anche a Roma, come ad Atene, si discuteva e si effettuavano rappresentazioni pubbliche.

La scalinata individuata due anni fa ha una consorella, proprio di fronte, appena scoperta e purtroppo nascosta sotto il palazzo delle assicurazioni in cui è stata interrata: in mezzo, un pavimento a marmi policromi che fungeva da cavea. L’esatta riproduzione dell’Ateneum che l’imperatore Adriano aveva fatto erigere ad Atene, accanto alla grande biblioteca eretta nel 132 d.c.,un auditorium per rappresentazioni e dibattiti, per la recitazione di retori e poeti.

Tutto è iniziato col ritrovamento di una prima grande scala, in cemento romano, ricoperta in marmo. Cinque gradoni imponenti, per una larghezza di 15 metri, emersi due anni fa grazie agli scavi per l’uscita della Metro C a piazza Venezia.

I gradoni scendono verso il palazzo delle Assicurazioni Generali e atterrano davanti a una pavimentazione in granito e marmi gialli. L’impianto è chiuso da entrambi i lati da pilastri in laterizi che sono collassati, probabilmente a causa di un terremoto. I laterizi sono fatti da mattoni «bipedali» romani, cioè quei grandi e spessi quadratoni giallognoli di lato 59 cm Sui pilastri ci sono i segni di un grande incendio, probabilmente quello del 390 d.c.

Adriano era solito dire «a sud dell’Acropoli c’è l’Atene di Teseo, a nord dell’Acropoli c’è l’Atene di Adriano». Ad Atene la Biblioteca di Adriano si trova sul confine del Foro romano, a nord. Costruita dall’Imperatore nel 132 a.c. è l’edificio più grande di Atene. Accanto alla biblioteca l’Ateneum era un luogo molto caro all'imperatore. Lo si conosce dalle descrizioni storiche, il suo gemello romano rappresenta dunque un soccorso inaspettato per la conoscenza archeologica imperiale.




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