NAVALIA



RICOSTRUZIONE DEI NAVALIA
I "Navalia" romani erano un insieme di arsenale, cantiere navale e base della flotta militare di Roma, collocati sulla sponda sinistra del fiume Tevere, in Campo Marzio, che con la divisione augustea in regioni entrò nella Regio IX Circus Flaminius. Le prime notizie storiche sulle costruzioni navali, e pertanto sui navalia, iniziano con la cattura delle navi di Anzio (340 a.c.), che vennero in parte immesse nei Navalia di Roma già esistenti all'epoca.
I rinvenimenti di opere murarie in calcestruzzo con volte a botte (le più antiche rinvenute a Roma), databili al II secolo a.c., lungo la sponda sinistra del Tevere riportano ai Navalia, ambienti coperti con elevazione del tetto in corrispondenza dei luoghi di ricovero delle navi.


ANTONO NIBBY

"La porta del Palatino di Ovidio è la stessa della porta Mugonia di Dionisio, e questa porta fu dove Romulo cominciò il solco, e per conseguenza verso il Foro Boario, è da stabilirsi verso il Tevere, ed i Navalia, e per conseguente non lungi dall'angolo formato dalle mura del secondo recinto con quelle del recinto primitivo, di qua dal carcere del Circo Massimo."

LA POSIZIONE

LA STORIA

I Navalia, antico porto militare romano, furono edificati sulla sponda del Tevere al principio dell'Età repubblicana, presso l'isola tiberina, in un'area che per altro rimase sgombra di edifici fino all'età augustea e di cui qualche resto archeologico venne scoperto verso la fine dell’800.

La posizione originaria dei Navalia appare evidente dal racconto del ritorno a Roma della trireme recante col simbolo Esculapio prelevato ad Epidauro (291 a.c.): quando la nave giunse al proprio approdo, il sacro serpente si tuffò nel fiume per raggiungere l'isola Tiberina, ove doveva erigersi il tempio del Dio.

Venne scelto appunto il sito dell'isola tiberina perchè nell’ansa a monte dell’isola il fiume formava sulla riva sinistra una spiaggetta di sabbia che servì agevolmente fin dall’epoca arcaica a tirare a secco, con l'ausilio di scivoli di legno e coperture, le prime penteconteri usate dai Romani dal VI sec. a.c.

Le strutture dei navalia non erano comunque progettate per il rimessaggio delle navi onerarie (da carico), ma solo per quelle "lunghe" da guerra che, per poter essere sufficientemente veloci avevano uno scafo alquanto leggero, che rischiava di essere seriamente danneggiato dalle teredini (molluschi divoratori di legno) se mantenuto troppo a lungo immerso in acqua.

LA POSIZIONE ODIERNA DEGLI ANTICHI NAVALIA
I navalia erano costituiti da una serie di scali d’alaggio coperti, sui quali le imbarcazioni venivano tirate a secco, con l'accortezza che la prora fosse rivolta verso l’acqua per ripartire velocemente. La velocità per terra come in mare era fondamentale per le battaglie dei romani.

Vennero citati da Tito Livio quando riporta che nel 338 a.c. le navi catturate agli Anziati (abitanti di Anzio e Nettuno) nel corso della battaglia del fiume Astura, furono in parte bruciate e in parte condotte a Roma nei Navalia.

Alla foce dell’Astura esisteva infatti un approdo collegato alla Via Severiana ed in questa zona erano sorte molte ville tra cui una di Cicerone (che aveva almeno 8 ville). Sui resti di una villa romana in parte realizzata su un’isoletta artificiale e munita di una grande peschiera ancora visibile, intorno al 1200 la Famiglia Frangipane aveva costruito una torre con un recinto di difesa contro i Saraceni, collegata alla riva da un ponte in mattoni.

Nel III secolo a.c., quando furono risistemate le Mura Serviane verso il Tevere, il Portus Tiberinus fu incluso nella nuova cinta, mentre i Navalia rimasero all'esterno. Per consentirne l'accesso dalla città fu aperta nella cinta muraria la Porta Navalis, citata da Sesto Pompeo Festo nel II secolo d.c. e probabilmente visibile fino al XV secolo vicino al teatro di Marcello.

Le Navalia di Roma vennero ampliate in occasione della I guerra Punica, data la necessità di navi per poter affrontare la potente flotta cartaginese. Nel 261 a.c. con l’avvio della costruzione delle prime cento quinqueremi, per poi aumentarle fino a un massimo di 350 unità, in seguito ridotte di nuovo a 200-300 navi. Le flotte romane si avvalsero poi di 200 quinquiremi nella successiva guerra Illirica e di 220 all’inizio della II guerra Punica.

NAVE PENTECOTERA
I Navalia dell’Urbe non erano gli unici cantieri romani ma vennero ampliati in modo tale da poter accogliere almeno un centinaio di navi, successivamente poi i navalia si estesero verso nord, lungo la riva del Campo Marzio, fino a dove venne costruito l’antico ponte Neroniano (i cui resti sono tuttora visibili a valle dell'odierno ponte Vittorio). Giustamente riferisce Tito Livio che sorgessero di fronte ai "Prata Quinctia", terreno collocato da Plinio il Vecchio “in Vaticano.”

Tra IV e II secolo a.c. i Navalia ospitarono la flotta militare romana, mentre, in seguito, vi si ormeggiavano solo navi presenti a Roma per esigenze dello Stato.Nel VI secolo d.c., lo storico bizantino Procopio di Cesarea (490 - 565) visitò i Navalia ancora esistenti e vi poté vedere una nave molto antica, che era tradizionalmente chiamata Nave di Enea.

L'arsenale provvedeva alle manutenzioni ed alle riparazioni delle navi, ma anche di accogliere le unità della flotta al loro rientro dall'attività operativa. Qui si operava il rimessaggio delle navi, che venivano tirate a secco sugli scali d’alaggio coperti (di cui abbiamo varie rappresentazioni iconografiche, con una serie di archi sotto ai quali spuntano le prore rostrate delle navi).

A volte sugli scali si procedeva a nuove costruzioni navali, con funzione di cantieri navali, ma non era l'attività principale. Infatti i romani costruirono intere flotte anche su scali di fortuna sistemati su una spiaggia marina, o sul greto di un fiume, o in riva a un lago, purché vicino a una foresta per il legname necessario. 

I Navalia di Roma erano collocati sulla riva sinistra del Tevere, lungo la sponda del Campo Marzio, dapprima nel tratto più a valle di quella riva, cioè di fronte all'isola Tiberina, poi si estesero più a monte, fino all'altezza del ponte Elio (ora S. Angelo).

I Navalia erano al di fuori delle mura repubblicane e nel III sec. a.c., il tratto delle mura parallele al fiume fra le pendici del Campidoglio e quelle dell'Aventino (lasciando fuori dalle mura il Portus Tiberinus) venne abbattuto. Pertanto le mura interrotte vennero prolungate fino alla più vicina riva del fiume, e cioè dal Campidoglio al Tevere, all'estremità nord del porto fluviale, e dall'Aventino al fiume, all'altezza del Ponte Sublicio.

RAPPRESENTAZIONE DEI NAVALIA IN UN MOSAICO CONSERVATO NEI MUSEI VATICANI
Così il Portus Tiberinus venne inglobato nella cinta muraria di Roma, mentre i Navalia continuarono a rimanerne fuori. Tuttavia, per consentire il passaggio dal porto ai Navalia, venne aperta una porta, detta 'Porta navale' nel tratto di mura più vicino al fiume, ben conosciuta nel II sec. d.c., come riportato dal grammatico Sesto Pompeo Festo che parla della Navalis porta.

Questo assetto augusteo beneficiava dunque di un arco ancora visibile nei pressi del Teatro di Marcello fino al XV secolo, come desunto da una stampa d'epoca. Non lontano c'era il Tempio di Nettuno, tra il Campo Marzio ed il Circo Flaminio, direzionato verso i Navalia il cui culto fosse era collegato alla flotta da guerra romana.

Una parte dei Navalia risulta ancora presente nel VI sec. d.c., come riporta lo storiografo bizantino Procopio di Cesarea che vi si recò e poté ammirarvi un'antichissima nave conosciuta come la "Nave di Enea" antesignano di tutti i musei dell'Urbe.

Ma i romani organizzarono e coordinarono molti altri cantieri sulle rive di fiumi navigabili, soprattutto nel bacino del Tevere, sempre presso i boschi per reperire il legno, come testimonia un cantiere individuato in un canale scavato nella roccia presso la riva del fiume Nera, vicino a Narni.

I Navalia, dato il loro notevole ampliamento, furono in grado di accogliere, al termine della III guerra Macedonica (167 a.c.), le grandi navi catturate al re Perseo, oltre a quelle romane usate nel conflitto e a quelle della concomitante III guerra Illirica.

Successivamente venne edificato sul Tevere il vastissimo edificio in opus incertum detto Porticus Aemilia: 50 ambienti lunghi e stretti in pendenza e in direzione del Tevere, per cui doveva trattarsi di altri navalia, utilizzati per circa un secolo, forse come arsenale, prima della riconversione per usi commerciali.

TRIREME ROMANA

MORTE DI CESARE

Nel 44 a.c. “i Navalia ed altri luoghi furono colpiti da fulmini”. La notizia venne interpretata come la fine del porto romano a seguito di un incendio devastante. In realtà fu uno dei prodigi meno funesti segnalati alla morte di Cesare: terremoti, trombe d’aria, tetti scoperchiati, alberi sradicati, una grande stella, tre soli, una cometa e luce fioca per mesi. Se i Navalia fossero andati a fuoco, Livio e altri l’avrebbero scritto.



AUGUSTO

Augusto non ridusse le grandi forze navali che avevano combattuto ad Azio ma le suddivise fra tre nuove basi: Miseno, Ravenna e Forum Iulii (Fréjus). I Navalia dell’Urbe pertanto non furono più la base navale principale della flotta romana, ma rimase un contingente a protezione della foce del Tevere. 

In epoca augustea anche i Navalia e la Porta Navale che dava accesso ai Navalia provenendo dal Portus Tiberinus vennero ornati di marmi come molti edifici romani. Sembrerebbe di quest'epoca un edificio tetrastilo, di forma allungata e con volta a botte come uno degli scali d’alaggio dei Navalia posto su di un podio nell’area del porto, lungo la riva del Tevere all'altezza del Circo Flaminio. 

Sembra fosse una specie di museo dove era esposta, a ricordo delle antiche origini della potenza navale romana, una pentecontore che aveva contribuito alla vittoria di Azio. Un orgoglio romano ma pure una propaganda all'imperatore vittorioso sui nemici di Roma.

La successiva presenza di due flotte praetorie che proteggevano gli imperatori in guerra o in viaggio fanno presupporre che per diversi secoli i Narvalia proseguirono la loro funzione, soprattutto di mantenimento dell'efficienza delle navi romane da guerra.



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