TEODOSIO




Nome completo: Flavius Theodosius
Nascita: Caica, 11 gennaio 347
Morte: Milano, 17 gennaio 395
Predecessore: Valente
Successore: Onorio in Occidente, Arcadio in Oriente
Coniuge: Elia Flaccilla (fino al 385) Galla
Figli: Pulcheria, Arcadio e Onorio da Flaccilla,
Graziano, Galla Placidia e Giovanni da Galla
Dinastia: casata di Teodosio
Padre: Teodosio
Madre: Termanzia
Regno: 379-395 d.c.


LE ORIGINI

Flavio Teodosio nacque a Caica in Hispania, ed era figlio di Teodosio il Vecchio, valente generale imperiale che seguì in battaglia fin dalla giovane età. Seguì il padre anche in Britannia nel 368, per combattere contro una cospirazione, riuscendo a sconfiggere i Sassoni e le altre popolazioni di Scozia e Irlanda.

Divenuto comandante militare in Mesia, nel 374 perse due legioni ad opera dei Sarmati e venne esonerato dall'imperatore Valentiniano I. L'anno successivo suo padre venne giustiziato per l'accusa di corruzione e Teodosio amareggiatissimo e convinto di dover rinunciare alla carriera militare si ritirò nella terra d'origine.
Nel 378 però Graziano lo richiamò per respingere nuovamente i Sarmati, creandolo poi augusto nel 379, dopo la morte dell'imperatore Valente nella disastrosa Battaglia di Adrianopoli ad opera dei Goti, affidandogli l'Oriente con la Mesia e la Dacia.



TEODOSIO E I GOTI

Teodosio pose il suo quartier generale a Tessalonica ed arruolò al servizio militare molti Goti. Nel 380 però I Goti, insediati nei Balcani, cominciarono scorrerie e razzie, tanto che Graziano rinunciò a mantenere il controllo delle province illiriche e si ritirò a Treviri, per consentire a Teodosio di condurre a suo modo le operazioni militari. Non potendo far combattere i Goti contro i Goti, Teodosio inviò le sue nuove reclute in Egitto, rimpiazzandoli con soldati romani, più esperti e più affidabili.

Ma ci volle comunque l'aiuto di Graziano che spedì alcuni generali per liberare l'Illiria dai Goti, consentendo a Teodosio di entrare finalmente a Costantinopoli nel 380, dopo una campagna di ben due anni. Nel 382 fu stipulato con i Goti un trattato che li autorizzava a stanziarsi lungo il corso del Danubio, nella diocesi di Tracia, godendo ampia autonomia. Teodosio non aveva brillato come generale ma la pace coi Goti era fatta.



EDITTO DI TESSALONICA

All'inizio del suo regno Teodosio, insieme agli altri due augusti, Graziano e Valentiniano II, aveva promulgato nel 380 l'editto di Tessalonica, con cui si dichiarava il cristianesimo religione di stato, con pene e persecuzioni per chi praticasse culti pagani. Il decreto “Cunctos populos”, concesse grandi privilegi ai sacerdoti cristiani versandogli inoltre tutti i profitti dei sacerdoti pagani.
Con lo stesso fanatismo con cui erano stati perseguitati i cristiani, furono perseguitati i giudei e i pagani. In questa prima "pulizia religiosa" furono distrutti grandi e magnifici templi pagani come l'Oracolo di Apollo a Delfi.

Teodosio perseguitò ferocemente l'arianesimo, espellendo da Costantinopoli il vescovo ariano Demofilo di Costantinopoli e affidando la conduzione delle chiese al niceno Gregorio di Nazianzo. Dopo una lunga malattia, si era fatto battezzare dal vescovo Acolio di Tessalonica e nel 381 convocò un concilio di 150 vescovi d'Oriente, facendogli proclamare come sola chiesa ortodossa quella di Nicea, assegnando il primato vescovile a Roma con Costantinopoli a lei asservita.

Nel 382 si sanciva, tuttavia, la conservazione degli oggetti pagani che avessero valore artistico, cioè si decise che i templi più belli anzichè venire distrutti fossero trasformati in tempi cristiani. Il divieto dei sacrifici cruenti e dei riti pagani venne ribadito nel 385. La confessione fu resa segreta sotto Teodosio, quando una donna, dinanzi a migliaia di fedeli, si accusò d'essere andata a letto col diacono che la stava in quel momento confessando.
Nel 383 Teodosio rese obbligatorio il giorno di riposo, il Dies Solis, festa di Elios, rinominandolo Dies Dominicus, il giorno del Signore, la domenica, da allora sacra fino ad oggi per tutti i Cristiani.



L'USURPATORE MASSIMO

Nel 383 Graziano morì assassinato prima di battersi contro Magno Massimo, proclamato imperatore dalle legioni di Britannia. Massimo propose allora a Teodosio un trattato di amicizia che fu accettato, anzi l'imperatore orientale gli fece erigere una statua in suo onore ad Alessandria. Ma Massimo non era tranquillo e nel 387 traversò le Alpi minacciando Milano, sede della prefettura di Valentiniano II e sua madre che si rifugiarono in oriente da Teodosio I.
Questi, per garantirsi il potere sposò Galla, la sorella di Valentiniano, poi marciò contro Magno Massimo, sconfiggendolo nella battaglia della Sava e poi ad Aquileia nel 388. Valentiniano II fu restaurato a Milano e per compiacere Teodosio dovette sconfessare l'arianesimo aderendo alla fede cattolica di Nicea.

Nel 390 Teodosio fece trasportare dall'Egitto a Costantinopoli l'obelisco del faraone Tutmosi III, col simbolo del Dio Helios, che si erge tuttora nell'Ippodromo.
Sul grande basamento di marmo bianco ci sono i bassorilievi di Teodosio, la famiglia imperiale e i nobili, su un palco imperiale separato dal pubblico.



I MASSACRI DI TEODOSIO

Nel 390 la popolazione di Tessalonica (Salonicco) si ribellò e impiccò il magister militum dell'Illirico e governatore della città Buterico, per aver arrestato un famoso auriga perchè omosessuale e fatto chiudere i giochi. Teodosio per rappresaglia organizzò una gara di bighe nel circo della città, fece chiudere le porte e trucidare tutti i presenti, donne e bambini compresi, ben 7000 persone, tutte uccise a caso. Ambrogio, vescovo cattolico di Milano, scrisse a Teodosio una lettera sdegnata e lo costrinse a mesi di penitenza e ad una richiesta pubblica di perdono che venne infine concessa nel Natale del 390. Secondo molti storici l'inasprimento della politica religiosa di Teodosio nei confronti del paganesimo fu in gran parte dovuta proprio all'influenza di Ambrogio e la penitenza inflittagli una messa in scena.

Infatti le persecuzioni si moltiplicarono: venne interdetto l'accesso ai templi pagani e ribadita la proibizione di qualsiasi forma di culto, compresa l'adorazione delle statue; pene amministrative per i cristiani che si riconvertissero nuovamente al paganesimo e nel decreto emanato nel 392 da Costantinopoli, l'immolazione di vittime nei sacrifici e la consultazione delle viscere erano punibili con la morte.

I templi pagani furono sistematicamente distrutti dai fanatici cristiani e dai monaci appoggiati dai vescovi locali, come il tempio di Giove ad Apamea. Ad Alessandria d'Egitto il vescovo Teofilo ottenne nel 391 il permesso imperiale di trasformare in chiesa un tempio di Dioniso, provocando una ribellione dei pagani, che si asserragliarono nel tempio. Il vescovo Teofilo guidò personalmente i cristiani all'assalto del tempio di Serapide massacrando tutti i rifugiati e distruggendo il tempio, procedendo poi all'incendio della gloriosa Biblioteca di Alessandria, la più grande ed erudita del mondo. Scomparvero così migliaia e migliaia di testi greci che tutta l'antichità aveva studiato e ammirato, perchè il fanatismo porta inevitabilmente alla violenza e all'ignoranza.



IMPERATORE UNICO

Dopo il 392, a seguito della morte dell'imperatore Valentiniano II, Teodosio governò come imperatore unico, sconfiggendo anche grazie all'aiuto del re goto Alarico I, l'usurpatore Flavio Eugenio nella Battaglia del Frigido nel 394.

La guerra scatenata da Eugenio, i cui eserciti marciavano al grido di "Ercole invincibile", rappresentò l'ultimo tentativo di restaurare gli antichi culti religiosi contro l'intransigente avanzata del Cristianesimo.
Nell'inverno del 394 Teodosio si ammalò di idropisia e nel 395 morì, lasciando il generale Stilicone come protettore dei figli Arcadio e Onorio. Infatti lo stesso Alarico I si rivoltò contro Arcadio, figlio di Teodosio e suo successore, subito dopo la morte dello stesso Teodosio.

Nel febbraio del 395 si tennero i solenni funerali di Teodosio celebrati dal vescovo Ambrogio, che pronunciò il De Obitu Theodosii. Le esequie si svolsero per la prima volta col rito cristiano. Poi la salma di Teodosio venne tumulata nella basilica degli Apostoli di Costantinopoli, dove rimarrà fino al saccheggio della città del 1204.





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