CASINUM - CASSINO (Lazio)



ANFITEATRO
Casinum sorge nel Sud Est del Lazio, non lontano dal confine con il Molise e la Campania, sulle prime pendici meridionali del Monte Cassino e le sue imponenti rovine si trovano presso i primi tornanti della strada per il celebre Monastero, non lontano quindi dalla moderna città di Cassino. I resti dell'antica città romana sono interamente compresi nel Parco Archeologico Casinum.

Varrone ci tramanda che all'origine Casinum si chiamava Cascum, (Casnar in lingua osca), che significa "vecchio, antico", cioè "antico luogo di mercato".

Casinum derivava da un abitato protostorico che era sul Monte, i cui abitanti (forse di origine osco-sannita) cercarono di spostarsi più a valle, dove la pianura era fertile e ben irrigata. Ma i Volsci provenienti dall'Abruzzo occuparono la zona, ottima sia per la transumanza sia per le miniere di ferro del Monte Meta.

A loro volta però i Volsci vennero sopraffatti dai Sanniti, ma anche loro non le godettero a lungo a causa delle guerre di Roma contro Pirro (280-275 a.c.) che portarono in quella zona il dominio romano.

Da notare che in quest'area passava la Via Latina, unica strada che portava da Roma alla Campania con un percorso interno alla Valle del Sacco-Liri; ciò portò alla grande fioritura di Casinum fino alla prima età imperiale, epoca in cui raggiunse la massima prosperità. Per collegare direttamente Casinum con la Via Latina si costruì una apposita strada, di cui oggi si ammira un bel tratto basolato.

L'ENTRATA DELL'ANFITEATRO

LE DIVINITA'

Apollo era la divinità più venerata, il cui tempio era posto su Montecassino, l'acropoli della città. Tale splendido complesso venne distrutto per edificarvi l'abbazia, distrutta poi dall'ultimo conflitto mondiale. 

L'acropoli aveva anche funzione militare: era difeso da una doppia cinta muraria che oggi possiamo ancora ammirare in parte, costruita con pesanti pietre sagomate e tenute a secco che si congiungeva poi alle fortificazioni cittadine. Tra le altre divinità venerate v'era Deluentinus, Dio locale delle acque, e poi Venere, Cerere, Giove, Concordìa, Marte, Ercole e Silvano.

LOCAZIONE DEI MONUMENTI (INGRANDIBILE)
La città raggiunse dunque il periodo di massimo splendore nel I e II secolo d.c., soprattutto grazie ad Ummidia Quadratilla, una ricca matrona romana, che fece costruire, a proprie spese, l'anfiteatro ed un tempio.

Quest'ultimo sarebbe poi stato adattato a tomba (quella che oggi attribuiamo ad Ummidia), anche se la questione è controversa. Casinum, nell'epoca imperiale, era frequentata ed abitata da ricchi cittadini di Roma, tra i quali membri delle famiglie Ummidia, Tutia, Paccia, Luccia.

Nell'VIII secolo, Scauniperga, moglie di Gisulfo II, duca di Benevento, fece trasformare la tomba di Ummidia (ma il Chronicon casinense riporta templum) in chiesa, che dedicò a S. Pietro, con poco rispetto della defunta che l'aveva edificata. Nel 1693 la chiesa venne dedicata a Nostro Signore Crocifisso, con poco rispetto della dedica di Scauniperga a San Pietro.

Casinum possedeva all'epoca anche un teatro, edificato sotto Augusto, delle terme (presso l'attuale stazione ferroviaria), un acquedotto lungo 22 km, una rete stradale che la collegava a Roma e a Capua (la Via Latina) ed altre strade che portavano in Abruzzo e sulla costa tirrenica, oltre, ovviamente, a vie di collegamento di minore importanza. In epoca romana l'abitato era collocato presso l'attuale frazione Crocefisso.

Dopo tre guerre contro i Sanniti, i Romani occuparono definitivamente la regione nel 272 a.c.
e Tito Livio ci ricorda che:
- nel 211 a.c. Annibale attraversò il territorio percorrendo la Via Latina, ma non causò, sembra, molti danni, in quanto il suo scopo era quello di raggiungere ed occupare Roma;
- nel 42 a.c. una colonia di ex soldati s'installò a Casinum.

Casinum ottenne il titolo di civitas sine suffragio alla fine del III secolo a.c., ma non si sa quando divenne municipium, colonia e praefectura. Sappiamo per certo comunque che la città ebbe i duoviri, i quattuorviri, i praefecti e le corporationes.



LE MURA

Furono sicuramente  queste popolazioni più antiche a edificare, intorno al VI - V secolo a.c., ancora nell'età del ferro, una potente cinta muraria costituita da grossi massi sovrapposti senza calce, che racchiudeva la cima di Montecassino (le "mura ciclopiche") e l'insediamento urbano che sorgeva nella vallata sottostante.

L’accesso alla città avveniva attraverso la Porta Romana, andata distrutta. L’uscita avveniva, invece, avveniva attraverso la Porta Campana, precedente al 57 d.c., come rivela un’epigrafe che colloca in quell'anno proprio il suo primo restauro.



IL FORO

Il foro, secondo il Carettoni, era collocato esternamente alle mura perché vi si effettuava il mercato dei bovini. Recenti studi propendono, invece, per identificare l'area forense all'interno delle mura urbiche nelle vicinanze del teatro e della cosiddetta porta Campana.

Sulle rive del Gari vi erano le terme e la Villa di Marco Terenzio Varrone che fece erigere accanto ad esse, e per questo oggi note come Terme Varroniane, purtroppo oramai molto danneggiate, sia la villa che le terme.

L'ANFITEATRO

L'ANFITEATRO

L’anfiteatro, che trova a ridosso della mura, probabilmente perché questa zona si trovava nella proprietà della nobile matrona che si crede lo abbia finanziato: Ummidia Quadratilla. Questo dato risulta però incerto, poiché sarebbe più veritiera una collocazione ascrivibile all’età giulio-claudia, o più precisamente in età augustea. 

Venne comunque edificato sfruttando il declivio naturale della collina, all'uso greco ma con sopraelevazioni all'uso romano. Cinque fornici immettevano all’interno e tutta la costruzione si presenta di semplice e sobria ma elegante fattura.

La struttura aveva una capienza di oltre quattromila spettatori, che sedevano in una cavea elevata su dodici gradinate. Di piante ellittica, si estende per 85 metri in lunghezza e 69 in larghezza ed è alto diciotto metri nel punto massimo. Per realizzarlo i costruttori hanno usato molto la tecnica dell’opus reticulatum.

L’architettura dell’Anfiteatro e la presenza di grosse sorgenti d’acqua nel territorio di Cassino, fanno supporre che fosse utilizzata anche per battaglie navali, attraverso un sistema che permetteva di riempire d’acqua parte della struttura.

Naturalmente gli spettacoli preminenti del bell'anfiteatro furono quelli dei gladiatori e delle belve contro i gladiatori o in lotta tra loro. Lo testimoniano la fossa sotterranea e i vomitatoi per le fiere. Sembra fosse attrezzato per il velarium onde riparare gli spettatori dal caldo o dalla pioggia sottile, come del resto usava all'epoca.

IL TEATRO

IL TEATRO

La datazione del teatro è collocabile in età augustea, con una cavea divisa in due settori. La scena aveva pianta rettangolare, con tre ingressi sul retro, che permettevano l’entrata e l’uscita degli attori. La storia del suo recupero non è stata semplice, a causa dei bombardamenti del secondo conflitto mondiale. 

A scavare il teatro romano fu Gianfilippo Carettoni nel XVIII secolo. Nel 1956 si avviò la prima operazione di restauro, consistente in vere e proprie ricostruzioni in stile di alcune zone della struttura.  Altri interventi, maggiormente conservativi, si attuarono grazie al lavoro dell’architetto Silvano Tanzilli nel 2000 e nel 2001.
Il teatro, ben restaurato, è utilizzato ancora oggi per spettacoli teatrali e concerti.

MAUSOLEO DI UMMIDIA QUADRATA

TOMBA DI UMMIDIA QUADRATILLA

Fu inizialmente fatta costruire da Ummidia Quadratilla con funzione di tempio. Quest'ultimo sarebbe poi stato adattato a tomba (quella che oggi attribuiamo ad Ummidia), anche se la questione è piuttosto controversa.

Infatti si sa che l’Anfiteatro Romano di Cassino fu costruito nel I secolo d.c. per volontà di Ummidia Quadratilla, come ricorda una lapide rinvenuta nel 1757 dalla quale si evince che la stessa matrona fece costruire a sue spese anche un tempio del quale non è rimasta traccia. 

Secondo alcuni studiosi però il tempio sarebbe stato costruito e poi trasformato in tomba per la tumulazione della ricca e generosa Ummidia. La struttura dell'edificio è a croce greca con bracci simmetrici e con una volta perfettamente circolare.

MAUSOLEO DI UMMIDIA QUADRATA - INTERNO
Comunque nell'VIII secolo, Scauniperga, moglie di Gisulfo II, duca di Benevento, fece trasformare la tomba (ma il Chronicon casinense riporta templum) in chiesa, che dedicò a S. Pietro. Nel 1693 questa chiesa fu dedicata a Nostro Signore Crocifisso.

Ummidia Quadrata, figlia del console Ummidio Durmio Quadrato, apparteneva ad una delle famiglie più importanti della città, e; viene descritta da Plinio il Giovane come una donna ricchissima dal carattere mascolino e di fisico massiccio.

Ummidio apparteneva alla gens Ummidia, una famiglia originaria di Casinum, nel Latium, da poco entrata a far parte del patriziato romano. Fu governatore della Siria dal 51 al 60, sotto i regni di Claudio e Nerone, il che gli procurò ingenti ricchezze.



LA NECROPOLI

La necropoli di Casinum si estendeva lungo i due lati della Via Latina e delle altre strade, fuori delle mura urbane, secondo la tradizione romana. Sono ancora ben conservate tre tombe a camera, oltre a quelle di cui resta soltanto l'epigrafe incisa su pietra.

Accanto a codesti reperti si osservano resti di cisterne, di un ninfeo e di abitazioni.
Esiste anche un tratto selciato di via ben conservato tra l'anfiteatro e la città, basolato nel 57 d.c..

Presso la stazione ferroviaria, laddove esisteva un pagus, è ancora ben visibile una tomba a tholos con dromos. Ed è lì che Varrone aveva una sua villa molto lussuosa.

NINFEO PONARI

IL NINFEO PONARI

L’ultima struttura risalente all'età romana riscontrabile nell’area archeologica di Casinum è il Ninfeo Ponari, costruito nel I secolo a.c. 

Di pianta rettangolare, è coperto da una volta a botte a sesto ribassato ed è chiuso su tre lati. 

NINFEO PONARI
Le decorazioni del ninfeo possono essere divise in due fasi. 

La prima, a mosaico rustico, mentre la seconda, risalente al II secolo d.c., consiste in affreschi su intonaco dipinto. 

La raffinatezza delle decorazioni testimoniano la presenza di maestranze di buon livello, regalando ai posteri un gioiello ancora oggi tutto da ammirare.

Nel ninfeo si possono notare un ambiente a tre lati con tetto a volta, tre nicchioni rettangolari sul fondo e tre per ciascuno delle pareti laterali.

Al di fuori si osserva una fontana rettangolare con bordi rialzati in marmo, come in marmo bianco con bordature in marmo grigio è piastrellato tutto il ninfeo.

VIA LATINA A CASINUM

LA VIA LATINA

Cassino ha un passato che risale alla preistoria con un abitato preistorico risalente a circa 80.000 anni or sono (periodo musteriano). Il territorio su cui sorgeva il centro che i Romani chiamarono Casinum si trovò ristretto tra i Volsci a nord e gli Osci a sud. La città si trovava lungo la via Latina ed ancora oggi un tratto della strada è pavimentata in basoli di calcare.



IL MUSEO

Il Museo si apre, sulla parete di fondo dell’atrio, con il calco della statua nota come Eroe di Cassino, forse lo stesso Marco Terenzio Varrone, che possedeva una lussuosa villa “sub oppido Casino”; rinvenuta negli scavi del Teatro. 

Sulla destra si apre la sala Ottagona, che illustra il periodo volsco e sannita, con alcuni reperti dalle necropoli volsche di Satricum (Le Ferriere, comune di Latina), nonché un arredo sacro con dedica a Iuno Pupluna dalla vicina, fiorente città di Aquinum e materiali della necropoli arcaica di Cassino, posta presso l’Anfiteatro, con oggetti in metallo e vasi dei secoli VII-VI a.c. Una vetrina è destinata ai materiali di sepolture databili tra la tarda età repubblicana e i primi due secoli dell’Impero.

Sulla sinistra dell’ingresso numerose sale espongono iscrizioni e sculture recuperati nel teatro di età augustea, nonché cippi, statuaria ed elementi architettonici, nonchè una scelta di terrecotte architettoniche, vasellame, vetri, metalli, pavimenti ed intonaci, sistemata in tre ampi espositori a muro. Al piano inferiore è possibile visitare il Lapidario, ricavato nelle concamerazioni voltate delle sostruzioni di un edificio monumentale di età romana.

IL PONTE ROMANO

IL PONTE ROMANO

Presso la vecchia strada statale Cassino-Atina presso il bivio per Sant’Elia, sulla via romana che si dirigeva a Casinum, valicando il Vinius, si ergeva e si erge tutt'oggi un ponte ad una sola arcata,
un magnifico ponte romano, edificato a pietre di travertino squadrate, una vera opera d’arte ingegneristica ed architettonica.

Il candido ponte risale al I secolo a.c., e svolse il suo ruolo in modo inappuntabile per quasi dieci secoli, perchè venne privato del corso del suo fiume già dal X secolo d.c., per bonificare e mettere a coltura la campagna paludosa a valle di SantElia. 

Oggi resta come guardiano rispettabile di un mondo ricco non solo di risorse ma di arte e ingegneria mai più eguagliate in alcuna parte del mondo.



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