CULTO DI LYMPHA



FONTE ROMANA PORTOGALLO

Lympha era un'antica divinità romana delle fresche acque. Secondo la lista di Varrone ella era una delle 12 divinità duces, cioè "leaders" delle aziende agricole romane, poichè "senza acqua tutta l'agricoltura è secca e povera"
Questa divinità però non era unica ma ce n'erano tante quante erano le fonti.

Le Lymphae erano pertanto connesse alle fonti, alle sorgenti e ai pozzi. Vitruvio, nel suo lavoro "Sull'Architettura" spiega alcune sue associazioni su come il disegno di un tempio e la costruzione dell'aedes rifletterebbero la natura della divinità che vi abita.

Così il carattere dell'ordine corinzio sembra molto appropriato a Venere, Flora, Proserpina, e alle Ninfe [Lymphae] delle fontane; perchè la loro snellezza, eleganza e ricchezza, e i loro ornamenti si lasciano rappresentare da volute in analogia con le loro predisposizioni.

Il nome Lympha è equivalente solo in parte alla Ninfa, una dedica per ripristinare l'acqua da bere venne fatta alle nymphis lymphisque augustis, "per le ninfe e le auguste lymphae," distinguendo le due come avviene nel passo di S. Agostino di Hippo.

Nell'usanza poetica, le lymphae come nome comune plurale, o meno spesso al singolare, possono indicare una sorgente di acqua fresca, o semplicemente acqua limpida. La Lynpha compare frequentemente col suo compagno Fons, il cui nome significa "la fontana" e che era invocato come una divinità

Quando il suo nome appare insieme ai nomi propri di divinità, Lympha diviene oggetto di religiosa riverenza perchè quella divinità prende l'aspetto dell'acqua. Come molte altre divinità che appaiono sia al singolare che al plurale (come Faunus/fauni), ella unisce entrambi in un multiplo aspetto.

Ella è l'appropriata divinità da pregare per mantenere la risorsa dell'acqua, così come Libero provvede il vino, Pomona i frutti, e Cerere il pane.

FONTE BIXIA ROMANA

L'origine del termine lympha è oscuro. Poteva derivare da lumpa o limpa, riferito all'aggettivo limpidus, cioè chiaro e trasparente con allusione all'acqua. Ma esiste anche il termine intermedio lumpha, forse derivato dal greco nympha, visto che y e phi vengono trascritti in latino come u, y, e  ph o f.

Questa Lympha compare nella religione osca come Diumpā ( plurale diumpaís). Sulla tavola osca questi Dei appaiono in un gruppo di divinità che provvedono l'acqua per le colture. Ma le Lymphae compaiono anche sulla Tabula Agnonensis come una delle 17 divinità 17 Sannite, che includono gli equivalenti di Flora, Proserpina, Venere, tutte divinità agricole. 

Varrone poi le colloca tra le 12 divinità agricole. Esse fanno parte delle antichissime divinità Indigetes che comprendono Robigo, Flora, Lympha e Bonus Eventus.

Nella Base Cosmologica Etrusca di Martianus Capella, le Lymphae sono collocate nella II delle 16 regioni celesti, con Giove, Quirino, Marte (la triade Arcaica), Lare e Giunone
Varrone chiama Lympha giuturna: "Giuturna è la Lympha che aiuta: infatti molte persone bisognose corrono da lei a cercare la sua acqua".

Nella Gallia cisalpina fu rinvenuta un'iscrizione che collega le Lymphae ai Vires, "Il vigore fisico", personificato da un insieme di divinità maschili. Connessione che nella sua monumentale opera "Zeus" Arthur Bernard Cook ritrova sotto l'aspetto che scorre o produce il liquido seminale.

Come complemento ai Vires, le Lymphae e le ninfe personificavano la voglia di procreare, per cui, queste divinità dell'acqua vennero associate al matrimonio e al parto.

Quando Properzio narra di come Tiresia spiata la Dea vergine Pallade Atena al bagno, giocò con le proprietà sessuali di lympha contro la volontà degli Dei:
"Che gli Dei ti conceda altre fonti: questo liquido  fluisce solo per le ragazze, questo stillicidio senza sentieri di una soglia segreta".

E' sempre propertio a definire Giuturna la "Limpha salvoris", la Limpha che salva, che guarisce, alludendo alle qualità benefiche e pure miracolistiche delle sue acque..

DEA DELL'ACQUA
I poeti dell'età augustea spesso giocarono sul duplice significato di lympha come "sorgente d'acqua " e nella poesia di Orazio, " lymphae", le linfe danzano, e fanno rumore, sono loquaci, e quando sono arrabbiate provocano siccità finché non si osservano i loro riti.

Il verbo latino lympho, lymphare significa "impazzire" o "stare in uno stato di trance," Virgilio nell'Eneide descrive la follia di Amata, moglie di re Latino, pungolata dalla Furia Aletto che le determinava un comportamento delirante.

Si diceva infatti ninpholectus (rapito dalle ninfe) colui che aveva un comportamento invasato o delirante.

In ogni antica religione, o almeno in Grecia, Roma e pure nei territori celtici, le Dee dell'acqua furono fonte di ispirazione o di rivelazioni divine, queste ispirazioni venivano colte dai poeti oppure dalle sacerdotesse che ne ricavavano oracoli, non sempre chiari da decifrare. Ma raccoglievano intorno a sè molto rispetto e riti opportuni.

Presso i greci, il culto delle ninfe fecero parte poi dell'estasi orfica o dionisiaca. L'acqua era il liquido attraverso cui passava il divino, l'acqua che guariva, che dava la giovinezza, o la saggezza o l'ispirazione. Le Lymphae tfurono pertanto simili alle Latine Camene, e alle Muse greche.
La "nympholepsy" da ispirazione divina, da possessione divina, coll'affermarsi del patriarcato corrispondente all'affermarsi della mente coi suoi schemi, assunse contorni piuttosto negativi. Progressivamente la possessione divenne follia e con l'avvento del cristianesimo si trasforma addirittura in diabolico e malefico.

Riassumendo la Lympha fu l'antica Dea delle acque, quindi fonte di vita per le creature marine ma anche fonte di alimentazione per tutte le creature terrestri. A lei si doveva vita e nutrimento, per cui era la madre di tutto. Il culto delle acque sorgive era peraltro la profondità della Terra che dal suo seno stillava l'acqua per umani animali e piante. Per questo era pure la Dea delle messi e dei campi in genere, ma pure Dea dei ruscelli, e dei pozzi, ovunque vi fossero acque pure con cui dissetarsi.

La possessione della Dea permetteva alle sue sacerdotesse di attingere alla parte più profonda di se stesse, a una parte impersonale che attingeva a sua volta alla saggezza di tutte coloro che le avevano precedute, per questo potevano oracolare e insegnare. 

Decaduto il sacerdozio femminile i sacerdoti hanno rifiutato la possessione perchè li spaventava andare oltre la loro mente, privandosi di un potere femminile che unito alla capacità razionale ed organizzativa dei romani avrebbe portato di certo a vette sconosciute.




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