ITALICA (Spagna)




Italica (in latino Italica) era un'antica città della Spagna presso Siviglia, primo insediamento di romani e italici nella penisola iberica. I Romani governarono su tutta la Spagna per più di 6 secoli e la loro prima colonia fu Italica. Si può considerare pertanto "la città dove è nata la lingua spagnola". visto che lo spagnolo è una lingua neolatina.

Essa venne fondata nel 206 a.c. dal grande generale romano Publio Cornelio Scipione Africano, il vincitore di Annibale, sulla destra del fiume Guadalquivir, in corrispondenza dell'odierna Santiponce, in provincia di Siviglia, per insediarvi i soldati romani feriti nella battaglia di Ilipa durante la II guerra punica. Poichè i legionari erano italici, da qui il nome Italica per la città.

Pertanto venne abitata dai veterani romani, ma in effetti esisteva già in loco un villaggio iberico ma Scipione lo fece ricostruire e ampliare alla romana, e cioè in modo splendido.




BATTAGLIA DI ILIPA

- Nel 206 a.c. i due comandanti cartaginesi Asdrubale e Magone Barca, reduci dalle sconfitte per opera dei romani, si recarono ad Ilipa, presso Siviglia, con un esercito di circa 70.000 fanti, 4.000 cavalieri e 32 elefanti.

Scipione tra romani e alleati spagnoli, radunò 45.000 fanti e 4.000 cavalieri. Il genio strategico di Scipione, nonostante l'inferiorità di numero ebbe ragione dell'avversario. Asdrubale e Magone a stento si rifugiarono a Gades (Cadice).

- Agli inizi del 207 nuovi rinforzi furono mandati in Spagna da Cartagine sotto il comando di Annone, che si unì a Magone Barca e ad Asdrubale Giscone. La differenza di forze a discapito dei romani era fortissima, ma Scipione mandò un distaccamento per sconfiggere Magone, il cui campo fu attaccato a sorpresa dalle truppe romane e disperso. Annone stesso fu catturato. Ora Asdrubale si trovò a fronteggiare da solo le armate di Scipione, ma evitò lo scontro.

- In primavera Magone e Asdrubale Giscone misero insieme un esercito più numeroso di quello romano. Ancora una volta ad Ilipa il genio tattico di Scipione ebbe la meglio e massacrò l'esercito nemico. Ora la Spagna cartaginese era dominata dai romani, i capitribù locali che avevano tradito e provocato la morte del padre e dello zio vennero giustiziati, e Scipione ormai vendicato tornò a Roma, dove fu eletto console nel 205.



GLI IMPERATORI

Italica sveva un'ottima posizione strategica nel cuore della regione Bética, la più meridionale della Spagna, per cui crebbe e si arricchì, romanizzandosi totalmente.

Putroppo per la costruzione di Siviglia vennero prelevati molti marmi e materiali da costruzionedalle rovine di Italica, sia da parte degli Arabi che dei Cristiani, ambedue piuttosto "vandali". La "vetus urbs", la città antica, corrisponde oggi all'attuale Santiponce.

Nell’anno 49 a.c. Giulio Cesare cambiò il nome della città in quello di Híspalis, facendola diventare con questo nome colonia ufficiale dell’impero romano. La città si ingrandì continuamente fino ad arrivare al punto dove è attualmente situata Siviglia.

Divenne municipium nel I secolo a.c., fino ad assumere, al tempo di Adriano, il titolo di Colonia Aelia Augusta, ossia venerabile colonia di Elio (Adriano).

FONTANA
Vicino ad essa si sviluppò la cittadina di Hispalis, che dopo la distruzione di Italica nel VI sec. d.c. la sostituì nella regione e col tempo divenne l'attuale Siviglia. Annoverava tra i suoi abitanti parecchi veterani e fu l'unica città della provincia romana patria di ben due imperatori Traiano e Publio Elio Traiano Adriano.

Infatti nel 53 a.c. Marcus Ulpius Traianus filius nacque ad Italica. Egli divenne poi l'imperatore Cesar Nerva Trajano Augusto, e fu il primo Cesare nato in una provincia dell'Impero Romano. Sotto il suo regno l'impero raggiunse il suo massimo splendore ed egli fu chiamato Optimus Princeps.

Anche Publius Aelius Hadrianus, l'imperatore Asriano, erede dell'imperatore Traiano, nacque a Italica e sotto il suo regno Italica raggiunse la massima prosperità con la costruzione di una nuova città (Nova Urbs), accanto alla vecchia (Vetus Urbs). L'area della Nova Urbs è molto vasta e contiene 21 edifici, anche se circa la metà di essa è ancora sepolta.

Qualcuno sostiene che quivi nascesse l'imperatore Teodosio, ma non tutti sono d'accordo. Si conta che in epoca romana l'urbs contasse circa 8.000 cittadini romani, oltre agli abitanti indigeni.

TOMBINO ROMANO

GLI SCAVI

I primi scavi vennero effettuati durante l'occupazione francese, quando Giuseppe Bonaparte, nel palazzo del Alcàzar di Siviglia, il 6 febbraio del 1810 emanò il seguente decreto:

DOMUS ROMANA
Don Jose Napoleon por la gracia de Dios y por la constitucion del Estado. Rey de las Españas y de las Indias. Oido el informe de nuestro ministro de lo Interior. Hemos decretado y decretamos lo siguiente: I. La ciudad en que nacieron Trajano, Adriano y Teodosio volverà a tomar el nombre de Italica que tenía en aquel tiempo. II. Una renta de 50.000 reales de vellon tomados del fondo de S. Isidoro del Campo en cuyo distrito se halla el antiguo anfiteatro, se aplicara a los gastos de las excavaciones. III. Una comision de tres individuos cuidara de la administracion del fondo, y del buen estado de la renta. IV. Nuestros Ministros de lo Interior y de Hacienda quedan encargados, cada uno en la parte que le toca, de la execucion del presente decreto." 
Firmato "YO EL REI"

Italica usufruisce di un ricco patrimonio culturale per essere stata conquistata dai Greci e dai Romani.

La città è costellata di frammenti di rovine romane, che si trovano casualmente sulle strade principali nel cuore dello splendido quartiere di Siviglia che testimoniano il passato imperiale della città.

L'antica città romana, locata a Santiponce, possiede le più belle e vaste rovine che si possano trovare in Spagna, con splendide architetture e mosaici ed è circondata oggi da un parco alberato.

Uno splendido acquedotto romano si trova in Calle de Luis Montoto (nei pressi della stazione degli autobus di El Prado), ora purtroppo incompleto a causa della caotica urbanizzazione della città.

TRAIANO
Presso gli scavi archeologici di Italica si possono oggi ammirare diverse case e strade, un grande anfiteatro, le terme romane, sculture e mosaici.

Putroppo per la costruzione di Siviglia vennero prelevati molti marmi e materiali da costruzionedalle rovine di Italica, sia da parte degli Arabi che dei Cristiani, ambedue piuttosto "vandali". La "vetus urbs", la città antica, corrisponde oggi all'attuale Santiponce.

L'agglomerato primitivo possedeva inoltre un foro con un tempio dedicato a Diana, le terme e il teatro, costruito all'epoca di Augusto.

Le strade romane si caratterizzano per la loro grande larghezza. Il Cardo Maximo era porticato su entrambi i lati a protezione contro la pioggia e il sole.

Le vie, rivestite con lastre di Tarifae, sono in parte visibili per quel che resta dei ciottoli originali e delle grondaie. Il modello di strada è una griglia, formata da quadrati regolari che avrebbe retto all'avvicendarsi di edifici pubblici e abitazioni private. 

ADRIANO
Molti degli edifici hanno rivelato ben conservati pavimenti a mosaico.
Probabilmente la cosa più notevole di Italica è il gran numero di ben mosaici conservati, ancora in situ, con semplici disegni geometrici e immagini complesse, in bianco e nero e colore brillante.

Tra loro ci sono pigmei in lotta Gru, Creature del mare, Nettuno, 33 specie di uccelli e i sette Dei dei pianeti. Altri mosaici e reperti sono nel museo archeologico di Siviglia.

La Vetus Urbs corrisponde all'attuale abitato di Santiponce; possedeva un foro con un tempio dedicato a Diana, le terme e il teatro, costruito all'epoca di Augusto.

Al centro si ergeva il grande Foro e il tempio dedicato a Traiano, e le ampie terme, ancora con canali di scolo sotterranei utilizzati per fornire acqua fresca, e le domus scoperte come la Casa del Planetario con i suoi mosaici esagonali raffiguranti i sette Dèi che hanno dato i nomi ai giorni della settimana, o la Casa di Nettuno con le sue terme.

Tra le dimore aristocratiche, un posto di rilievo è occupato dalla Casa dell'Esedra, così chiamata per l'esedra semicircolare che si trova al termine di un lungo cortile; l'edificio occupa un'area di 4000 metri quadrati, coprendo l'intera superficie dell'insula. Notevoli anche la Casa degli Uccelli, dove uno splendido mosaico rappresenta Orfeo circondato da 32 uccelli diversi, e la Casa del Planetario, con un mosaico rappresentante gli dei, da cui prendono il nome i giorni della settimana.

L'imperatore Adriano decise un nuovo ampliamento della sua città natale e fece costruire la "nova urbs", che coincide con il sito archeologico.

Circondata da mura, la città nuova aveva al centro il grande Foro con il tempio dedicato a Traiano e ampie terme. Come di regola la città aveva un decumano massimo e un cardo massimo su cui si sviluppavano larghe vie perpendicolari su cui si affacciavano le varie insule.

VENERE RINVENUTA
PRESSO IL TEATRO
L'imperatore Adriano decise un nuovo ampliamento della sua città natale e fece costruire la Nova Urbs, che coincide con il sito archeologico.

Mentre la Urbs Vetus giace sepolta sotto il villaggio di Santiponce, la Urbs nova invece è visibile, circondata da mura, col tessuto urbano disegnato da larghe vie perpendicolari che costeggiavano le insulae.

L'edificio più importante di Italica resta il Traianeum, un immenso recinto adibito al culto degli imperatori Adriano e Traiano. In assenza di fonti epigrafiche, si ipotizza che questo sia stato voluto costruire da Adriano in omaggio al suo predecessore Traiano.

Il complesso è formato da un immenso portico (è stata ripresa la biblioteca di Adriano ad Atene specialmente nel colonnato interno, nella cadenza ondulata delle esedre e nella ricerca cromatica, marmo di Carrara e cipollino), nel quale si accedeva nel lato corto meridionale da una terrazza con scale laterali, posta proprio sul cardo maximus.

Il tempio, che riprende come modello il tempio di Mars Ultor nel foro di Augusto a Roma, è un octastilo corinzio con colonne scanalate alte 9,20 m ed ha un'unica cella. Inoltre tra il tempio e il portico si trovavano due file di cinque statue ciascuna.

Di queste sono state rinvenute solo dei frammenti da cui si comprende quanto gigantesche dovessero essere le statue  (ad esempio un frammento di un dito lungo 30 cm). Le maestranze che realizzarono il complesso non erano tutte di elevata capacità; lo confermano alcuni frammenti realizzati da mani diverse, per la fretta della realizzazione.

Molti dei reperti provenienti dagli scavi in Italica si trovano nel Museo Archeologico di Siviglia.



MURA  E  ACQUEDOTTO

Italica era delimitata da alte mura difensive che furono innalzate in diverse fasi, in funzione dell'ampliamento della città e delle necessità dei cittadini. Ne restano alcuni torrioni dell'epoca di Augusto, costruite con una tecnica che univa il calcestruzzo con strisce verticali di bugnato.

La città era dotata di acqua dolce per mezzo di un acquedotto e le acque reflue venivano portate via per mezzo di canali di scolo sotterranei. Alcuni di questi sono ancora visibili, attraverso griglie collocate in prossimità delle intersezioni stradali.

L'ANFITEATRO


L'ANFITEATRO


ANFITEATRO

Anfiteatro di Italica. Santiponce (Sevilla)

Sulla presunta placca votiva posta all'entrata dell'anfiteatro, (foto sotto), con rozze incisioni di piedi nutriamo qualche dubbio, secondo alcuni studiosi indicava al pubblico come e dove muoversi, si doveva salire dalla scalinata al centro e si doveva scendere dalle due scalinate o corridoi laterali. 

Qualcun altro archeologo ha parlato di piedi votivi, però ne sono stati trovati diversi e dedicati a diverse divinità, possibile che soffrissero tutti di mal di piedi?

Viene da rammentare che le antiche Dee lasciavano sovente le loro impronte dei piedi, in genere gigantesche, dall'Asia fino alla Turchia è tutto un tripudiare di piedi come impronte venerate della Dea.

PLACCA VOTIVA ALL'ENTRATA DELL'ANFITEATRO


Con il decadimento della Dea le impronte passarono agli Dei.

Nella Chiesa di Quo Vadis a Roma, si conservano (ma è una copia perchè per carezzarle le hanno mezzo cancellate) le impronte di Gesù Cristo quando incontra San Pietro che tenta di sfuggire alla crocefissione (ma il Cristo non è contento).

Il fatto è che quell'impronta era già quella dei piedi del Dio Apollo, e magari prima di qualcun altro.
 Probabilmente sono resti arcaici di sacelli dedicati a varie divinità del passato.

L'anfiteatro è molto grande, circa la metà dell'area che occupa il Colosseo, ed è in condizioni abbastanza buone da poter salire e scendere per le scale, uscire sui terrazzi, o vagare attraverso i tunnel dove camminarono i gladiatori.

Venne fatto costruire da Adriano, che magari ne curò personalmente il progetto, cosa cui gli piaceva dedicarsi, ma soprattutto per abbellire e beneficare la sua città natale cui lo legavano i suoi ricordi d'infanzia.

E' uno degli anfiteatri più grandi dell'impero romano, capace di ospitare oltre  25.000 persone, che giudicheremmo esagerato se pensiamo che Italica era abitata all'incirca da 8.000 persone.

Evidentemente l'edificio era d'attrazione per i centri abitati vicini che partivano coi carri anche giorni prima per assistere agli spettacoli e che necessariamente venivano annunciati e pubblicizzati dai messaggeri addetti al compito. Teniamo conto che nell'anfiteatro si esibivano anche i gladiatori, lo spettacolo più seguito a quei tempi.

Inutile dire che l'anfiteatro era una benedizione per Italica un quanto dava lavoro ai suoi abitanti, insomma trasformava la cittadina in un centro turistico importantissimo.

Sicuramente attorno all'anfiteatro erano sorti luoghi di ristoro, negozi di merci varie, e di artigianato, e souvemir, e magari locande e luoghi di piacere.

Oggi si va in altra città per seguire una squadra di calcio, o un concerto, ieri si faceva la stessa cosa per assistere ai giochi gladiatori, tifo compreso per i gladiatori più famosi che diventavano idoli.

Venne edificato a nord della città al di fuori del recinto murario, il suo asse maggiore misura 160 m, mentre quello minore 137 m, della cavea si sono conservate solamente le prime due gradinate.

L'uso consueto di porre gli anfiteatri fuori delle mura permetteva di far uso di zone molto estese a minor prezzo che non nell'interno dell'urbe, tenendo conto che così i visitatori esterni non sarebbero transitati dalle porte della città creando notevoli disagi al traffico.

La sua facciata, praticamente perduta, seguiva il modello tipico romano: due ordini di colonne collegate ai pilastri che sostengono le arcate. Il corpo dell'edificio era in opera cementizia, rivestita in pietra e mattoni, ma nelle parti più importanti era coperto di marmi.

L'entrata principale era posta a est e si chiamava Porta triumphalis e introduceva in una gallería voltata con pavimento a lastre rettangolari di pietra.

Proprio su queste lastre si possono vedere scolpiti dei giochi realizzati dagli abitanti all'esterno del recinto. Ai lati dell'entrata, all'interno, si aprono dei sacelli destinati al culto.

Il podio che delimitava l'arena era alto 2,30 m.. incorniciato da una balaustra davanti di protezione e un muro dietro di 3,50 m., aldilà del quale correva una gallería perimetrale, con finestre laterali e lucernari sulla volta, che portava all'arena mediante 10 porte. Sia il podio che la gallería e la balaustra erano ricoperte di marmo.


Le gradinate della cavea erano divise in tre zone, con ima, media e summa cavea, separate da corridori anulari chiamati praecinctiones. Il primo, ima cavea, aveva 6 gradini, con 8 porte di accesso, ed era riservato all'alta classe sociale, i giudici, i senatori, etc. In secondo luogo, la megia cavea, riservata agli altri cittadini, era di 12 gradini e 14 porte. La summa cavea, coperta da una tenda, era riservato a donne e bambini.

Nell'arena su un ovela di m 71 x 48, si celebravano i giochi gladiatori (munus gladiatorum), scene di caccia (venationes) e combattimenti di animali.

E' possibile percorrerne in parte le gallerie dei vomitoria che roteano all'interno dell'edificio. Al centro dell'arena si può vedere la fossa bestiaria, che a quel tempo era coperta da una struttura di legno che disponeva di un sistema di elevazione.

L'anfiteatro aveva una capienza di 25.000 spettatori distribuiti su tre livelli, e al centro dell'arena vi è una grande fossa che sarebbe stato coperta da una struttura in legno, originariamente utilizzato per gladiatori e animali selvatici.

IL TEATRO

Anche se diverse parti vennero distrutte ve ne è ancora una notevole parte in buone condizioni.
Si scorgono chiaramente i posti a sedere, le camere sotto l'arena in cui sono stavano i gladiatori e gli animali e le gallerie all'interno della struttura.

Una notevole scoperta nel labirinto dei passaggi sono le Plantae Pedum offerto da gladiatori vittoriosi alla Dea Nemesi. Molti di loro, in latino, sono ancora leggibili.

A pochissima distanza, ci sono i resti di alcuni edifici residenziali privati. La Casa del Patio Rodio, la Casa de los Pájaros dove si conserva un mosaico raffigurante più di 30 specie di uccelli, e la Casa del Planetario, tutte abitazioni di grandi dimensioni con vari accessi e con la presenza di un cortile, che in genere era la principale fonte di luce delle case.



IL TEATRO

Un altro edificio pubblico ben conservato è il teatro che si trova all'interno dell'odierno villaggio di Santiponce, sempre al di fuori del parco archeologico, ed al di fuori delle mura urbane.

Il teatro era il tesoro della cultura, perchè nell'anfiteatro si svolgevano le gare con grande tifoseria e soprattutto vi si svolgevano gli amatissimi ludi gladiatori, con ancor più grande tifoseria di spettatori.

Nel teatro invece si mettevano in scene le opere antiche e contemporanee, le grandi tragedie greche, quelle che coinvolgevano pubblico e attori.

Ma vi si mettevano in scena pure le commedie romane, divertenti e satiriche, come le commedie di Plauto, ma anche il divertimento di tipo avanspettacolo, con danzatrici più o meno succinte e buffoni che commentavano con motti arguti e piccanti.

MENADE DANZANTE
Vi sono stati reperiti varie sculture e bassorilievi, tra cui non va dimenticato il bel rilievo della menade danzante, di gusto decisamente greco e probabilmente di esecuzione greca.

La fanciulla qua a fianco, coperta da veli leggeri, rovescia il capo all'indietro nell'ebbrezza della danza, sollevando e facendo vibrare in cimbalo, una specie di tamburello con sonagli.

La costruzione dei teatri in Spagna si concentrò in un periodo breve, poco più di un secolo, il che spiega l'uniformità delle costruzioni. tra il periodo cesariano e i primi anni della dinastía Flavia. 

Questo teatro venne costruito durante l'età augustea, secondo alcuni già sotto Cesare, e sotto Adriano, presso il portico settentrionale, venne edificata una cappella dedicata al culto di Iside.

Ancora negli ultimi anni l'area del teatro è stata oggetto di scavi da parte della Consejería de Cultura.

La cavea del Teatro di Italica dava posto a sedere a circa 3000 persone ed è stato probabilmente costruito tra la fine del I secolo a.c. e l'inizio del I sec. a.c.

Il suo asse maggiore misurava 98 m, e il suo quadriportico raggiungeva quasi 2500 mq. Restò in uso alternativamente fino al IV sec.

Nella foto su in alto si nota il fronte scena dove alloggiavano, oltre ai piedistalli, colonnine e statue, tutte regolarmente distrutte dall'iconoclastia cristiana.

Nella foto qua sopra  si notano invece i sedili delle prime file, con terminali ai fianchi in pietra ornata.

Purtroppo il marmo venne asportato e riutilizzato per altri edifici, avendo Teodosio e gli alti futuri imperatori abolito i teatri come luogo di peccato e di perdizione.

Vía: Europa Press, Sevilla, 19 de junio de 2009

Scoperta di una scala monumentale costruita sul pendio di una collina e che serviva da accesso al teatro di Italica.

In un comunicato, la Consejería de Cultura informa che la scoperta solleva una nuova ipotesi sull'evoluzione di costruzione del teatro di Italica,  poiché sembra che in origine, in età augustea, la grandezza del monumento fosse minore di come la vediamo oggi.

La gradinata che ancora si conserva, sarebbe il frutto di un ampliamento della II metà del I sec., operazione che avrebbe portato all'abbandono e al riempimento di quella scala.

Inoltre, si osserva l'impatto del progetto sviluppato dall'imperatore Adriano, che, rispettando l'integrità del teatro, terrazzò l'area del Cerro di San Antonio.  

La scala misura 3,65 m di larghezza di cui sono conservati 15 gradini,  per cui si può dedurre che l'interezza della scala consenta di risparmiare sei metri dislivello,  incuneata tra due banchine di un m di larghezza ciascuna che servivano a contenere la terra della collina.

Inoltre, vicino alle scale, sono stati trovati i resti di una fogna pre-teatro che confermano l'esistenza di una strada nella zona successivamente sfruttata per definire l'accesso a quella mostra Building. Oggi, la vecchia strada si perpetua nella via Velázquez corrente. 
 


CASA DELL'ESEDRA

Tra le dimore aristocratiche, un posto di rilievo è occupato dalla Casa dell'Esedra, così chiamata per l'esedra semicircolare che si trova al termine di un lungo cortile. Si ipotizza che fosse sede di qualche associazione, forse un collegio privato, per la sua straordinaria estensione di 4.000 mq.

Infatti occupa un intero isolato con un taglio nell'angolo nord orientale a causa del tracciato delle mura cittadine.

Il lato che si affaccia sul Cardo Maximo, su cui si trovava l'ingresso principale, era occupato da botteghe, esattamente 7 tabernae, alle cui spalle si estendeva l'edificio.

Per sorreggere il portico tuttavia non usarono le colonne come di consueto ma bensì dei pilastri cruciformi uniti da arcate che consentivano di sopportare un forte peso.

Sui suoi lati erano distribuiti i vari cubiculi, o stanze per la notte.

Attraversato il vestibolo, si accedeva all'area residenziale col peristilio rettangolare e dotato di piscina con fontana su cui si affacciavano le stanze che lo circondavano.

Dal fondo del peristilio si accedeva tramite scale all'area termale; la palestra, costituita da uno spazio aperto di 400 mq; un criptoportico, decorato con motivi geometrici, che consentiva di raggiungere l'area dell'esedra senza attraversare la palestra.

PAVIMENTAZIONE DELLA CASA DI NETTUNO

CASA DI NETTUNO

La Casa di Nettuno deve il suo nome ad un mosaico, rappresentante questa divinità con un corteo di creature marine, che rivestiva il pavimento della piscina del frigidarium. 

Scavato solo nella parte occupata da un impianto termale, questo gigantesco edificio, con la sua area di 6.000 m quadrati, occupava un intero isolato, ed ospitava, forse, anch'esso la sede di un'associazione.

Vi erano moltissime sale con moltissimi e splendidi mosaici, alcuni colorati, altri in bianco e nero, alcuni molto raffinati.

Caratteristico questo mosaico, sempre nella casa di Nettuno, rappresentante un labirinto, peccato che al centro sia stata cancellata l'immagine centrale, forse per il suo carattere pagano. 

Il tema del labirinto, di origine greca (non dimentichiamo il Minotauro) verrà ripreso in tutte le epoche, come dilemma della mente e della vita stessa.

Questo ,magnifico mosaico, a tessere bianche e nere, sta nel fondo di una piscina appartenente ad un frigidarium, facente parte delle terme private della ricchissima Casa di Nettuno.

Si suppone che queste terme fossero semipubbliche, nel senso che fossero riservate solo all'elite della urbs hispanica.



CASA DEGLI UCCELLI

La Casa degli Uccelli è così chiamata da uno splendido mosaico rappresenta Orfeo circondato da 32 uccelli diversi.

 Essa occupa la parte occidentale di un isolato a sud della Casa di Nettuno, e si estende per 1700 m quadrati, comprese le botteghe che affiancavano l'ingresso principale affacciato sul Cardo Maximo. 

L'abitazione si distingue per la posizione privilegiata, la qualità della costruzione, il lusso delle rifiniture e per l'estensione della superficie abitabile; doveva quindi appartenere a qualche notabile della città.

E' stata solo parzialmente scavata e restaurata.




CASA DI HYLAS

Accanto alla Casa degli Uccelli si trova la Casa di Hylas, che prende anch'essa il nome da un mosaico in cui è rappresentato il giovane nel momento in cui viene rapito dalle Nereidi. 

Nella mitologia greca, il bellissimo giovane era il prediletto da Eracle e con lui fece parte della spedizione degli Argonauti, ma durante il viaggio fu rapito dalle ninfe di una fonte dove si era recato ad attingere acqua.

MOSAICO DELLA CASA DEL PLANETARIO


CASA DEL PLANETARIO

Sul lato opposto, rispetto a questi edifici, del Cardo Maximo, si trova la Casa del Planetario, che, estesa per circa 1600 m quadrati, occupa la metà occidentale di un isolato.

Dato la somiglianza delle caratteristiche, si pensa che, come la Casa degli Uccelli, fosse destinata alla classe dirigente della città. 

Al suo interno si è conservato fino a noi un mosaico del II sec. d.C., che rappresenta le sette divinità planetarie che reggevano l'universo, e che, secondo il calendario romano successiva all'introduzione della settimana da parte di Costantino, hanno dato il nome ai giorni: Luna, Marte, Mercurio, Giove, Venere, Saturno, Sole. Insomma un mosaico rappresentante gli Dei da cui prendono il nome i giorni della settimana.


CASA DEL PLANETARIO

TRAIANEUM

Più avanti sempre dallo stesso lato del Cardo Maximo, si scorge il Traianeum, l'edificio più importante di Italica. di cui si sono conservate tuttavia solo le fondamenta. Si trattava di un tempio a otto colonne (l'unico in Spagna), periptero, su alto podio, circondato da un portico chiuso verso l'esterno da un muro composto da esedre semicircolari e rettangolari alternate.

RICOSTRUZIONE DEL TRAIANEUM
Il Traianeum era un tempio con un immenso recinto porticato adibito al culto degli imperatori Adriano e Traiano.

In assenza di fonti epigrafiche, si ipotizza che questo sia stato voluto costruire da Adriano in omaggio al suo predecessore Traiano.

Il complesso è formato da un immenso portico che è la riproduzione della biblioteca di Adriano ad Atene, specialmente nel colonnato interno, nella cadenza ondulata delle esedre e nei marmi di Carrara e cipollino. Vi si accedeva nel lato corto meridionale da una terrazza con scale laterali, posta proprio sul cardo maximus.

Il tempio, con unica cella, e che riproduce il tempio di Mars Ultor nel foro di Augusto a Roma, è un octastilo corinzio con colonne scanalate alte 9,20 m.
Inoltre tra il tempio e il portico si trovavano due file di cinque statue ciascuna. Di queste sono state rinvenute solo dei frammenti enormi che fanno supporre che le statue fossero gigantesche. dato che un frammento di un dito è lungo ben 30 cm.

Le maestranze che realizzarono il complesso non furono sempre delle migliori e si alternarono parecchio, evidentemente per la fretta di terminare l'opera.

LE TERME MAGGIORI


LE TERME MAGGIORI

Ad Italica si trovavano, probabilmente, le terme più grandi della Penisola Iberica. Chiamate Terme Maggiori, sono state scavate solo in parte, ma secondo studi geofisici pare che si estendessero per 32000 m quadrati, e che presentassero lungo il lato meridionale una palestra di grandi dimensioni in in cui, oltre agli esercizi comuni, era forse possibile che venissero svolte anche attività equestri. 




LE TERME MINORI

Le Terme Minori, invece, si trovano nell'abitato di Santiponce, nell'area della città repubblicana, ed occupavano un'area di approssimativamente di 3000 m quadrati.
Molto più piccole delle precedenti ma altrettanto belle ed adornate, forse stavolta proprio pubbliche, cioè destinate a tutti.



CONDUTTURE E CLOACHE DI ITALICA

Oltre a queste bellezze Italica vanta un sistema idrico poco visibile ma di bellezza, ingegno e industriosità eccezionali.

Come ogni città romana aveva  l'acquedotto, le sue condutture, e le castella, e le cisterne, che alimentavano le terme, le domus e gli edifici pubblici, nonchè le esedre e le fontane.

Peraltro raccoglievano i rifiuti dell'urbe facendo defluire le acque scure attraverso i suoi tombini,  i canali di scolo, e le cloache, che riversavano i rifiuti nel fiume.

Notare la vastità e la precisione di questo canale sotterraneo che forniva l'acqua a Italica per smistarla in canali e canalette minori.

Il tunnell sotterraneo funziona ancora oggi, protetto dall'opus caementitium fatto con rottami di pietra o mattoni,  calce, pozzolana o cocciopesto e acqua.

Mentre i cementi moderni si sfaldano, quelli romani durano intatti da 2000 anni.





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