PRINCEPS - PRINCIPE DEL SENATO






PRIMUS INTER PARES

La parola latina princeps, da "primus", è traducibile come "principale" ovvero "primo tra pari". Fu stabilito come titolo onorifico per il presidente del senato romano durante la repubblica; sebbene ufficialmente fuori dal cursum honorum e privo di imperio, la carica dava enorme prestigio a chi la deteneva.

In origine, la posizione del principe era infatti solo onorifica, con il privilegio di parlare per primo sul tema proposto dal magistrato che presiedeva. In pratica finì per impostare i dibattiti in Senato.

L'ufficio venne istituito intorno all'anno 275 ac. come carica temporanea e non a vita. Il princeps senatus infatti veniva scelto dalla nuova coppia di censori che entravano in carica ogni 5 anni. I censori potevano però confermare una princeps senatus per un periodo di altri 5 anni. La carica massima del Princeps era perciò di 10 anni.

I suoi elettori dovevano essere senatori patrizi con rango consolare, di solito ex censori. Il candidato doveva essere un patrizio con una buona carriera politica, e che si fosse guadagnato il rispetto dei suoi colleghi senatori. 



AUGUSTO

L'imperatore Augusto lo assunse poi come titolo, che prese un significato simile a monarca e assegnò quindi il titolo ai suoi nipoti, incaricati di amministrare gli affari di stato e le cerimonie religiose durante le vacanze dell'imperatore.

AUGUSTO
Augusto dovette affrontare il difficilissimo compito di conciliare la propria posizione con le tradizioni e con il sentimento dell’epoca repubblicana. Lo stesso contrasto di fronte al quale si era trovato Cesare, quando aveva cercato di trasformare l’ordinamento statale dell’Impero da repubblica a dittatura. Augusto si avvalse dell’esperienza del padre adottivo e trovò la soluzione del problema nel principato.

Il principato instaurato nel 27 a.c. da Augusto segnò il passaggio dalla forma repubblicana a quella autocratica dell'Impero: senza abolire formalmente le istituzioni repubblicane, il princeps assumeva la guida dello stato politica, militare e pure religiosa.

Nel diritto costituzionale, Augusto, facendo tesoro dell'astuzia di suo zio Giulio Cesare, restaurò ufficialmente e solennemente l’ordinamento repubblicano, con una serie di accorgimenti che accentravano nelle sue mani, e quindi dei suoi successori, tutti i poteri dello Stato.

Ottaviano, da intelligente qual'era, non voleva essere considerato un sovrano, ma il primo dei senatori per auctoritas (princeps senatus, da cui principato). Egli restava quindi l’unica persona dotata di genio politico, mezzi materiali enormi e favore degli Dei tanto da poter sopportare il governo dell’Impero, troppo gravoso per il solo senato.

Il termine princeps sta difatti a significare "primus inter pares" (primo tra individui di pari dignità) e sanziona contemporaneamente la sua posizione di privilegio rispetto agli altri senatori, ma anche la sua formale condizione d'eguaglianza rispetto a essi dal punto di vista costituzionale.

Uno dei suoi primi provvedimenti fu la riforma del senato. Espulse dal senato alcuni senatori per motivi morali, costrinse altri 200 a dimettersi, aumentò a 10.000 sesterzi il requisito minimo per diventare senatore. Così facendo però distrusse l'indipendenza del senato, come accade quando il potere legislativo è nominato dal potere esecutivo. 

Di fronte al senato, quindi, Augusto annunciò di voler ridare al senato e al popolo romano tutti i diritti di cui godevano in precedenza e di volersi dimettere. Il senato, però, rifiutò le dimissioni e lo pregò di non abbandonare lo stato che egli aveva salvato. La situazione straordinaria era che il senato e il popolo romano, ancora con il rimpianto del grande Cesare ingiustamente assassinato, e con la speranza di riaverlo nel consanguineo Augusto, che già tanto somigliava al padre adottivo nella decisionalità, coraggio e lungimiranza, volevano ad ogni costo avere al comando quel giovanissimo rampollo della gens Iulia.

Dopo qualche resistenza, Ottaviano, che voleva ardentemente quel potere che lo poneva agli alti vertici dell'adorato zio, finalmente acconsentì ad accettare il comando degli eserciti e il governo delle province con i titoli di proconsul imperator, tuttavia li avrebbe assunti solo per 10 anni, sperando che al termine di questi la Repubblica sarebbe guarita dalle ferite della guerra civile e che non fosse più necessario il governo di un princeps. In realtà Ottaviano ottenne il comando delle province e dell'esercito per tutta la vita e non solo per i primi 10 anni e così anche i successori. Qui fu il suo genio, da poter ricevere il potere dalle più alte cariche dello stato senza doverlo conquistare con la forza.

Augusto riuscì successivamente a ottenere dal senato i poteri consolari e tribunizi vita natural durante e successivamente quelli di pontefice massimo (che gli garantì il governo della religione) e di censore. Essendo stati accentrati tutti i poteri in una persona sola, le varie cariche repubblicane, pur continuando ad esistere, avevano perso gran parte dei propri poteri a vantaggio del princeps. I magistrati continuavano a venire nominati ogni anno e eseguivano alcune delle funzioni meno importanti. 

Il senato veniva spesso consultato dall'Imperatore quando doveva prendere decisioni importanti. Oltre a consigliare l'Imperatore, il senato era anche la suprema corte d'appello e un tribunale. Inoltre le leggi dell'Imperatore venivano sempre ratificate dal senato e gli Imperatori, vestiti come senatori, sedevano, votavano e discutevano con i loro pari.

Sei giorni dopo quell'assemblea, Augusto decise di ricompensare il senato per i poteri concessigli stabilendo che le province centrali dell'Impero sarebbero state sotto il controllo del senato (province senatoriali) mentre quelle periferiche sarebbero rimaste sotto il controllo del princeps. Esattamente come aveva fatto Cesare.

Tuttavia il potere del senato nelle province senatoriali venne indebolito da una legge che stabiliva che se il princeps si fosse recato in una provincia, la sua autorità sarebbe prevalsa su quella del governatore, e questo valeva anche per le province senatoriali. Ottaviano stabilì inoltre che le province di nuova acquisizione sarebbero state imperiali e non senatoriali. In cambio di questa concessione, il senato autorizzò Augusto a conservare il proprio comando militare nella capitale anche in tempo di pace. Un dictator a tutti gli effetti.


Il seguito

Gradatamente rafforzatasi la forma assolutistica con i successivi imperatori della dinastia Giulio-Claudia e dei loro successori, il principato entrò in crisi con la fine della dinastia dei Severi nel 235 d.c.

La successiva anarchia militare durante la crisi del III sec. condusse alla forma imperiale più dispotica del Dominato. Tuttavia, durante il III secolo, il futuro imperatore Valeriano ricoprì la carica nel 238, durante il regno di Massimino Trace e Gordiano I.



I POTERI

Nella tarda Repubblica e nel Principato, la carica guadagnò le prerogative dei magistrati che presiedevano oltre a quelle di:
  • convocare e aggiornare il Senato, 
  • decidere l'ordine del giorno, 
  • decidere il luogo della sessione, 
  • imporre l'ordine e le altre norme della sessione, 
  • incontrare, in nome del Senato, le ambasciate dei paesi stranieri, 
  • Scrivere, in nome del Senato, le lettere e dispacci,
  • dall'anno 80 ac., si ritiene che lo status e la funzione della carica siano stati modificati dalle riforme costituzionali di Lucio Cornelio Silla.
Anche se il termine rimase, come senatore citato per primo nell'ordine del Senato rilasciato dai Censori, le prerogative della sua carica nella tarda repubblica vennero limitate, soprattutto l'onore di parlare per primo in qualsiasi argomento in discussione al Senato, trasferendole ai consoli. Tuttavia in epoca imperiale il titolo di princeps assunse il governo di tutto l’impero, cosicché da allora in poi il termine non indicava solo "il primo del Senato" ma anche "il primo tra i cittadini". Successivamente il titolo di princeps come capo supremo dello Stato cedette a quello di imperator e servì ad indicare i principi ereditarî.



PRINCIPES DELLA REPUBBLICA
  • Manius Valerius Maximus. (Valerius Maximus Messalla Corvino console nel 289 ac)
  • Marcus Fabius Ambustus. 
  • 275/269 ac: Quintus Fabius Maximus Rullianus.
  • 269/265 ac: Gaius Marcius Rutilus Censorinus?
  • 258 ac: Quintus Fabius Maximus Gurges, son of Rullianus
  • 247/241 ac: Gnaeus Cornelius Blasio?
  • 236/230 ac: Gaius Duilius?
  • 225 ac: Manius Valerius Maximus Messalla?
  • 220 ac: Aulus Manlius Torquatus Atticus?
  • 216 ac: Marcus Fabius Buteo.
  • 209 – 203 ac: Quintus Fabius Maximus Verrucosus Cunctator.
  • 199 – 184/183 ac: Publius Cornelius Scipio Africanus.
  • 184/183 – 180 ac: Lucius Valerius Flaccus.
  • 179 – 153/152 ac: Marcus Aemilius Lepidus.
  • 153/152 – 147 ac: Posizione vacante.
  • 147 –: Publius Cornelius Scipio Nasica Corculum.
  • Publius Cornelius Scipio Nasica Serapio?
  • 136 – 130 ac?: Appius Claudius Pulcher.
  • 130 ac?: Lucius Cornelius Lentulus Lupus.
  • 125 ac: Publius Cornelius Lentulus.
  • 115 – 89 ac: Marcus Aemilius Scaurus.
  • 86 ac: Lucius Valerius Flaccus.
  • 70 ac: Mamercus Aemilius Lepidus Livianus.
  • Quintus Lutatius Catulus (Capitolinus).
  • Publius Servilius Vatia Isauricus.
  • 43 – 43 ac: Marcus Tullius Cicero.  
  • 43 – 28 ac: sconosciuto. 
  • 28 ac – Augusto, titolo che si trasmise agli imperatori fino al Dominato.

PRINCIPES IMPERIALI
  • Augusto (27 a.c.-14 d.c.)
  • Tiberio (14-37 d.c.)
  • Caligola (37-41 d.c.)
  • Claudio (41-54 d.c.)
  • Nerone (54-68 d.c.)
  • Galba (68-69 d.c.)
  • Otone (69 d.c.)
  • Vitellio (69 d.c.)
  • Vespasiano (69-79 d.c.)
  • Tito (79-81 d.c.)
  • Domiziano (81-96 d.c.)
  • Nerva (96-98 d.c.)
  • Traiano (98-117 d.c.)
  • Adriano (117-138 d.c.)
  • Antonino Pio (138-161 d.c.)
  • Marco Aurelio (161-180 d.c.)
  • Lucio Vero (161-169 d.c.)
  • Commodo (177-192 d.c.)
  • Pertinace (192-193 d.c.)
  • Didio Giuliano (193 d.c.)
  • Valerianus (238 dc)



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