SALONICCO - TESSALONICA (Grecia)



MURA DI TESSALONICA

LA STORIA

Tessalonica (o Thessaloniki in lingua locale antica, o Salonicco nella denominazione moderna) venne fondata nel 315 a.c. da Cassandro I (350 – 297 a.c), Re dei Macedoni, nelle vicinanze o sul luogo dove sorgeva l'antica città di Therma (VII sec.a.c.) e diversi altri villaggi. Therma a sua volta era una città greca fondata dagli Eretriani o dai Corinti alla fine del VII sec. a.c.

Pur essendo una cittadina paludosa e malsana, a quel tempo il porto della precedente capitale macedone, Pella, aveva cominciato a insabbiarsi, quindi Cassandro approfittò delle acque profonde del porto a nord-ovest di Therma per espandere il villaggio.

Cassandro, assassino della moglie e dei figli di Alessandro Magno, le diede il nome di sua moglie Tessalonica, che era anche sorellastra di Alessandro Magno. Ella era stata così chiamata dal padre, Filippo II di Macedonia, per commemorare la sua nascita nel giorno in cui egli ottenne una vittoria sui Tessali.

BAGNI NELL'AGORA'
La regione di Migdonia, di cui prima Therma, poi Tessalonica, facevano parte, era già stata conquistata in precedenza da Filippo II di Macedonia, padre di Alessandro Magno, ed era separata amministrativamente dal Regno di Macedonia. 

Sembra che in realtà la fondazione della città avvenisse gradualmente attraverso l'unione di ben 26 villaggi di differente status: si trattava delle città greche di Enea, Dikaia, quelle dell'entroterra del golfo Termaico, Kalindoia ad est, oltre a Rhamioi, Paraipioi, Eugeis Kisseitai, Osbaioi, Prasilioi, forse Ardrolioi, Therma, Ole, Altos Perdylos, Gareskos, Nibas, quelle occidentali del golfo come Sindos Chalastra. Questi villaggi rurali entrarono così a far parte della metropoli.


Quinto Cecilio Metello

Al termine della guerra condotta da Roma contro Antioco III, re dell'Impero seleucide, il console Quinto Cecilio Metello (250 - 175) fu inviato in Macedonia come ambasciatore, nella città di Tessalonica nel 189 a.c.

L'anno successivo, dopo che Cecilio e gli altri ambasciatori romani avevano lasciato la Grecia e avevano riferito al Senato cosa avevano concluso in Macedonia e nel Peloponneso, gli ambasciatori macedoni raggiunsero Roma per riferire degli accordi presi. 

Erano i legati di Filippo V di Macedonia ed Eumene II di Pergamo, oltre agli esuli di Aenus e Maronia. Il Senato, ascoltato i due re, inviò nuovi ambasciatori a Filippo per verificare che avesse mantenuto i patti, cioè l'evacuazione delle città della Tessaglia e della Perrebia, con tutte le guarnigioni macedoni da Aenus e Maronea, e tutti i presidi lungo la costa del mare di Tracia.

AGORA' CRIPTOPORTICO

Lucio Emilio Paolo Macedonico

Nel 168 a.c. il console romano Lucio Emilio Paolo Macedonico (229 - 160), succeduto a Cecilio in Grecia, sconfisse le armate macedoni di Perseo di Macedonia a Pydna al termine della III guerra macedonica.

Nel 148, Andrisco, spacciandosi per figlio di Perseo, aveva fatto insorgere la Macedonia e Lucio Emilio lo sconfisse, poi, dopo aver inutilmente tentato di placare la lega achea, nel 146 mosse contro lo stratego Critolao e lo sconfisse; ricuperò tutta la Grecia centrale ed entrò anche in Megara. Rientrato a Roma nel 146 ottenne il trionfo.

Perseo fu così costretto a ritirarsi verso est, ordinando l'incendio della flotta macedone per evitare che fosse catturata da parte dei Romani. Questa flotta si trovava nel porto di Tessalonica, dove era presente anche un arsenale ed una guarnigione di 2.000 armati di fanteria leggera.

Due giorni dopo, le truppe romane entrarono a Tessalonica e saccheggiarono la città per diversi giorni. Perseo frattanto si era rifugiato a Samotracia. Dopo la caduta del regno di Macedonia, nel 146 a.c., Tessalonica entrò così a far parte dell'Impero romano. Divenne un importante centro commerciale sulla Via Egnatia, una strada romana che collegava Bisanzio  con Durrachium (Durazzo, in Albania).

Nel 145 a.c. il territorio macedone fu diviso in quattro contee completamente autonome, con Tessalonica capitale del secondo distretto, con una sua autonomia, ma sotto tutela romana, e venne governata da un pretore.

Qui fu inoltre aperta una zecca. Le prime monete vennero coniate a partire dalla fine della III guerra macedonica vinta dai romani, vale a dire dal 167-8 a.c..

ALESSANDRO MAGNO

LA PROVINCIA ROMANA

SAN LEONE
 Tutti e quattro i distretti andarono poi a costituire una sorta di protettorato romano, fino a quando nel 146 a.c., Roma non decise di annettere i loro territori, creando la provincia romana di Macedonia.

Tessalonica entrò a far parte del mondo romano come importante centro commerciale lungo la Via Ignazia,  una via di comunicazione costruita nel 146 a.c. su ordine di Gaio Ignazio, Proconsole di Macedonia, da cui prese il nome.

Con tale opera gli antichi romani realizzarono, a partire dalla II metà del II sec. a.c., un'arteria di comunicazione est-ovest tra il basso Adriatico e l'Egeo settentrionale, una specie di autostrada.

Tessalonica divenne rapidamente un importante centro commerciale, con una posizione migliore rispetto alla capitale macedone Pella.
Secondo quanto ci racconta Strabone, Tessalonica divenne la città più popolosa della Macedonia, .


Ottaviano

Nel 42 a.c., per essersi schierata a fianco di Ottaviano e Marco Antonio contro Cassio e Bruto, fu dai primi dichiarata 'città libera', col suo dèmos, la sua bulè e con magistrati propri (i politarchi), in cambio di una ulteriore completa fedeltà.

STATUA DI OTTAVIANO (museo di Tessalonica)
Salonicco ottenne un santo patrono, san Demetrio di Tessalonica, nel 306. Secondo alcuni era un diacono, per altri  un proconsole romano di Grecia sotto l'imperatore Massimiano, e venne martirizzato a Sirmium, in Serbia.

In realtà si hanno molti dubbi sulla sua reale esistenza, anche perchè venne trafitto dalle lance sui fianchi, ma una fine così poco decorosa non si infliggeva a un cittadino romano.

Specie ad uno come lui, romano e di alto lignaggio, si offriva la possibilità del suicidio. In caso si fosse rifiutato sarebbe poi stato strangolato, ma non ci si sarebbe macchiati del suo sangue.

Quando l'Impero romano venne diviso in orientale e occidentale, governate rispettivamente da Bisanzio/Costantinopoli e Roma, Salonicco fece parte dell'Impero bizantino, e la sua importanza fu seconda solo a Costantinopoli.

Nel 390, dopo una rivolta contro l'imperatore Teodosio I, tra i 7.000 e i 15.000 cittadini di Salonicco vennero uccisi per vendetta
nell'ippodromo. Un atto per cui Teodosio si guadagnò una scomunica, ma solo temporanea.



I RESTI

Poco rimane dei monumenti della città ellenistica: gli scavi in piazza Diikitiriou hanno portato alla luce un grande edificio del III secolo a.c.che sembra essere un edificio pubblico, forse una residenza reale macedone. Sembra infatti che spesso la corte macedone frequentasse la città.

VIA EGNATIA
All'altro capo della città moderna (in zona sud-est, presso via S.Gregorio Palamas, vicino a Piazza Navarino), è stata scoperta una grande stoa ellenistica, collegata con il porto, mentre l'agorà doveva essere al centro della città.

Gli scavi del palazzo imperiale di Galerio hanno rivelato una occupazione precedente in età ellenistica, mentre un distretto artigianale era forse collegato al primo porto della città.

Tra i monumenti di derivazione ellenistica sono da annoverare tutti i templi di cultura egizia. Il culto di Osiris e delle principali divinità egizie di Serapide, Iside e Anubis, furono introdotte probabilmente a Tessalonica attraverso i commerci con l'Oriente, provenienti dal porto macedone di Alessandria d'Egitto a partire dalla fine del IV sec. a.c., come testimonia l'iscrizione di Sarapeion.
L'AGORA'
Fuori dall'abitato sono state localizzate alcune tombe monumentali macedoni soprattutto nel distretto di Neapolis, nella zona periferica dell'attuale Salonicco, in località Charilaou Phinikia. La più grande area sepolcrale di quel periodo, utilizzata anche durante tutta la storia successiva della città, si trovava lungo le mura orientali, nei pressi dell'attuale Fiera Internazionale. 
Tutte queste necropoli hanno fornito un ricchissimo materiale di epigrafia funeraria macedone. Altri monumenti della città ellenistica sono noti solo attraverso le fonti letterarie, senza però che l'archeologia moderna abbia finora contribuito a individuarne o confermarne l'esistenza.

Tito Livio, ad esempio riferisce dei cantieri navali dell'ultimo re macedone, Perseo, a Tessalonica, prima di cadere nelle mani dei romani; oppure Diodoro Siculo allude ad un grande cortile con i portici nel suo racconto della rivolta di Andrisco.

ARCO DI GALERIO

ARCO DI GALERIO

Il magnifico arco venne costruito dopo il 297 per celebrarne il trionfo di Galerio contro il re persiano Narsete, l'imperatore sasanide, per celebrare le campagne vittoriose in Persia, Mesopotamia e Armenia. L'arco è oltremodo monumentale e appesantito da una miriade di scene che illustrano ed esaltano il viaggio e l'avventura dell'imperatore romano fino al suo trionfo. 
Perchè per l'appunto si tratta di un arco di trionfo che, ispirandosi alla colonna traiana vuole far conoscere come in una storia tutte le vicende della guerra vinta da Galerio, ma senza l'eleganza della famosa colonna romana.
Purtuttavia l'arco è un'opera colossale e spettacolare, con scene tratte dalla guerra di Galerio contro i Persiani, con fregi animali e vegetali che separano le scene scolpite sull'arco. Come Diocleziano, anche Galerio si servì di maestranze orientali.


  1. fallito assedio dei romani
  2. cattura dell'Harem persiano
  3. osservatori persiani lungo il Tigri
  4. pannello levigato
  5. battaglia tra romani e persiani
  6. prigionieri persiani
  7. accoglienza dell'imperatore
  8. pannello levigato
  9. avanzata romana della cavalleria
  10. sottomissione dei prigionieri all'imperatore
  11. personificazione della città
  12. pannello levigato
  13. dromedarii
  14. pannello levigato
  15. adlocutio
  16. ambasciatori alleati dei Persiani da Galerio
  17. lustratio di Diocleziano/Galerio
  18. ambasciatori persiani con doni per i romani
  19. Adventus Augusti (ingresso cerimoniale in città, che comportava riti e magari la costruzione di un arco)
  20. vittoria trionfale
  21. tetrarchi (rappresentati identici come metafora della concordia e la "fratellanza" tra i 4 )
  22. la Dea Vittoria
  23. Galerio in Armenia su quadriga trainata da elefanti
  24. battaglia
  25. prigionieri persiani in Antiochia
  26. Roma e Vittoria
  27. Marte, Virtus e trofei
  28. pannello levigato 

COLONNA SUD

Arrivo di Galerio in una delle città orientali
Galerio visita Eriza, presso il tempio della dea Anahit (a destra presso un cipresso). A sinistra le porte della città, con l'entrata su un carro a due ruote trainato da cavalli, con le guardie del corpo che tengono lance e bandiere. I cittadini con striscioni e fiori salutano l'Imperatore.

L'onore del conquistatore d'Oriente
A Galerio è indicata la giusta strada, seduto su una pietra cilindrica, con uno scettro. La dea Vittoria gli tiene la corona. Torna verso la porta su un carro trainato da quattro elefanti, dietro i suoi doni. Una guerriera sul carro con lancia e scudo simboleggia la gloria militare, e gli elefanti la vittoria in Oriente.

Galerio riceve l'ambasciata persiana
Il re persiano Narsete, sconfitto da Galerio, invia un'ambasciata, guidato dal suo amico Afarvan. A destra Galerio è circondato da soldati, tra cui un oplita, con Ercole sullo scudo. Al centro cinque persiani in ginocchio, che tendono le mani in supplica. Poi due Amazzoni, e i membri della famiglia del re persiano (quattro donne con mantelle sulla testa e un bambino).


Sacrificio
I due tetrarchi, Galerio e Diocleziano, in piedi ai lati della dell'altare con le offerte. Ai due lati dell'altare i bassorilievi di Zeus e Ercole. Poi gli abitanti della città e le immagini allegoriche dell'Armenia e Mesopotamia, come due donne conquistate.


COLONNA NORD

Battaglia sul fiume 
La battaglia di Galerio sul fiume rappresentato da una figura a toso nudo. Galerio a cavallo con alcuni cavalieri daci, colpisce il nemico con una lancia. In mezzo ai soldati i futuri Cesari, Costantino I e Licinio. A terra i nemici morti e feriti su entrambi i lati, poi le dee Vittoria e Artemide. A destra un carro con quattro elefanti.

Uscita dei prigionieri dalla città
La città sasanide con due torri ed una porta. A sinistra tre anziani uomini barbuti, pronti ad obbedire all'imperatore. Al centro dello sfondo, oltre un cancello, donne catturate con i loro cammelli.

Galerio accolto con benevolenza dai nemici
L'imperatore è al centro, in toga, seduto sul carro trainato da quattro cavalli, accompagnato da cavalieri in tunica e elmo. Di fronte alla processione, due figli di schiavi. Viene dato all'imperatore il benvenuto da alcune donne.

Misericordia dell'Imperatore
Gli Augusti seduti, circondati dai Cesari. A sinistra un gruppo di prigionieri, due dei quali hanno il culto dell'imperatore. E' la compassione ed il perdono da parte del vincitore romano al sasanide sconfitto.

Prigioniere sasanidi
Un gruppo di prigionieri, donne con tuniche. Uno di loro tiene un fiore, un altro un lungo scettro. Il resto è andato perduto.



IL PALAZZO IMPERIALE
La storia

Il palazzo imperiale romano venne costruito al tempo del Cesare Galerio (250 - 311) ma terminato verso il 298, quando fece di Tessalonica la seconda capitale dell'Illirico insieme a Sirmium.

Con l'instaurazione del governo tetrarchico voluto da Diocleziano, a partire dal 298/299 circa, il Cesare per l'Oriente, Galerio, che aveva inizialmente scelto come sua capitale Sirmium, decise di utilizzare anche Tessalonica quale sua seconda sede, vista la sua favorevole posizione sul mare Egeo.

Altrettanto aveva fatto in Occidente Massimiano, scegliendo sia Mediolanum, sia Aquileia sul mare come capitali. Galerio decise così di abbellire la città con vari monumenti a partire dall'arco trionfale, fatto costruire nel 299, in seguito ai successi ottenuti contro i Sasanidi degli anni 293-298. Egli aggiunse infine alla città una nuova zecca imperiale.

Galerio vi stabilì così la sua residenza imperiale a partire dal 299, prima come Cesare poi come Augusto dal 308/309. fino alla sua morte nel 311.

Descrizione

Il palazzo imperiale, da quel che si presume sia dagli scavi che dalle fonti, risiedeva nella parte sud-est dell'antica città, adiacente al circus (ad est), all'arco di Galerio (a nord) ed alla tomba di Galerio (sempre a nord dell'area archeologica del palazzo). Infatti le sue potenti mura sono state rinvenute nei pressi della Piazza Navarinou.

ISIDE
La pianta del palazzo venne recuperata tra costruzioni residenziali moderne. E' stata riconosciuta una struttura ottagonale al centro di una struttura quadrangolare con ambienti comunicanti alla prima.

In ogni lato dell'ottagono vi era una nicchia, sicuramente con statue all'origine, salvo in quella, più stretta delle altre, dove era presente la porta d'ingresso alla struttura, ai cui lati vi erano poi due scale per accedere al piano superiore.

A copertura della struttura vi era una cupola, oggi crollata.

Il pavimento, inizialmente a mosaico, fu poi ricoperto da opus sectile in marmo. Le pareti erano anch'esse di marmo con capitelli scolpiti a forma di divinità pagane.

La sala ottagonale si collegava, a sud, con un vestibolo a due absidi, una a est e una a ovest, dove si rinvenne un frammento di arco con due ritratti clipeati di Galerio e di Tiche, la Dea Fortuna dell'Imperatore.

A nord della sala vi era invece un ampio cortile porticato, ornato di fontane e ninfei, su cui accedevano tre gruppi di ambienti appartenenti all'abitazione vera e propria dell'Imperatore.

Ad est della struttura vi era un lungo edificio con lesene interne, quattro vani e cisterne sotto il livello della base. 
Ancora più ad est, vi era una basilica a tre navate ed un'abside che comunicava con l'adiacente circo, dove l'imperatore poteva uscire indisturbato dal suo palazzo per recarsi al circo senza dover incontrare la folla.
Più a nord, il palazzo imperiale si collegava all'arco trionfale di Galerio ed al mausoleo, oggi chiesa di San Giorgio.

TOMBA DI GALERIO

TOMBA DI GALERIO

La tomba di Galerio è un mausoleo romano di forma circolare, trasformato in chiesa (la "rotonda di San Giorgio") sotto Teodosio I, forse in quanto imperatore pagano e avverso ai cristiani.

Costruita nel 300 da Galerio, essa nacque con una funzione su cui non tutti sono concordi, secondo alcuni come aula di rappresentanza e più precisamente come sala del trono, oppure come mausoleo di Galerio, seppure poi sepolto a Romuliana in Serbia, oppure di un tempio dedicato a Zeus.

Facendo parte del complesso delle strutture imperiali verrebbe da attribuire al mausoleo dell'imperatore, come spesso si usava all'epoca, un po' come la Villa di Massenzio a Roma.

La scelta di una pianta centrale è molto innovativa per l’architettura greca del tempo, ed è ispirata al Pantheon romano, eretto da Agrippa nel 27 d.c. e trasformato, agli inizi del VII secolo, in una chiesa cristiana.

Come nel Pantheon, l’ingresso della rotonda di Thessaloniki era preceduto da un protiro e il vano centrale era coperto da una cupola di 24 m di diametro, alla cui sommità era un oculo, esattamente come nel Pantheon.
INTERNO DELLA TOMBA
In occasione della realizzazione dei mosaici l’oculo venne poi occultato dalla costruzione di una volta a cupola togliendo non poco fascino e luce all'edificio.

Il paramento è a mattoni con filari alternati di pietre e cotto, secondo una tecnica che un secolo più tardi sarebbe stata utilizzata per le mura di Costantinopoli. L’interno comprendeva un alto registro con finestre centinate e otto vani rettangolari voltati a botte, con colonne architravate alternate a pilastri alleggeriti da nicchie frontonate contenenti statue.

Verso la fine del IV secolo, con Teodosio I, si procedette alla trasformazione della rotonda in cappella palatina. Intorno al 400 – 450, in occasione di tale trasformazione, fu aggiunta un’abside, fu accentuato il protiro e furono inserite delle tombe monumentali.

Gli otto vani, originariamente chiusi, furono aperti al fine di ottenere una sorta di deambulatorio circolare, costruito in calcestruzzo e rivestito di mattoni. Intorno al VII secolo la rotonda, in principio consacrata alla Potenza divina o agli Angeli, fu dedicata a san Giorgio.

L'edificio appartiene ad un nucleo che comprende il palazzo e l'ippodromo, come era accaduto a Spalato, Costantinopoli e Nicomedia. Come nel caso della colonna di Traiano, che accoglieva nel basamento le ceneri di Traiano, la tomba imperiale fu collocata eccezionalmente all'interno delle mura cittadine.

Ma se anche fu un mausoleo, non fu mai utilizzato perchè il corpo di Galerio, decomposto rapidamente a causa di una cancrena, fu interrato in Dacia.

INTERNO DELLA TOMBA
Con la conversione a chiesa l'interno a calotta centrale venne decorato con mosaici raffiguranti teste di Cristo e angeli, mentre il tamburo allude alla Gerusalemme celeste.

Alcune edicole sono parti absidali di altre chiese, con raffigurazioni di simboli e dogmi in discussione nei dibattiti teologici dell'epoca, tra cui una colomba coronata (Trinità, Dio e Impero), alcune pecore (i fedeli) e l'agnello sacrificato (Cristo).

La decorazione dell’interno era composta di rivestimenti marmorei e mosaici, solo in parte conservato. Il mosaico che adorna la cupola ha una datazione discussa tra la fine del IV, il V secolo e gli inizi del VI sec. 

MOSAICO DELLA TOMBA
Il mosaico della cupola era organizzato in tre fasce, alla cui sommità spiccava una Visione celestiale con fedeli acclamanti. A un primo medaglione con Cristo sorretto da quattro angeli alati, risponde una seconda banda, quasi del tutto perduta, della quale rimangono resti di un terreno erboso, tracce di vesti candide e di piedi posti in varie posizioni.

I frammenti riguardano un coro di circa ventiquattro figure. Si tratta di un corteo simile a quello degli apostoli del Battistero Neoniano di Ravenna, costruito nel V sec..

Il registro inferiore, quasi del tutto integro, conserva elementi geometrici zoomorfi e vegetali su un fondo aureo.

La fascia  misura circa 8 m ed è suddivisa in otto pannelli larghi 6 m.

Ognuno dei 7 pannelli rimasti è di qualità altissima e comprende due livelli di edicole coperte da cupolette o sormontate da frontoni con dei grandi fondali.

All’interno figure di santi oranti, avvolti in sontuosi manti. 
Le architetture erano popolate da tendaggi, da pavoni e da volatili cari al simbolismo cristiano.

Le figure di oranti, individuate da iscrizioni, inconsistenti e ieratiche, raffigurano martiri militari, privi di attributi di santità.

Alcuni volti sembrano ispirarsi ai ritratti antichi piuttosto aderenti all'originale, altri alla geometrizzazione bizantina spersonalizzata.

Sulla cupola, il mosaico di San Giorgio ha come tema la venuta di Cristo il quale, con chiara allusione alla Gerusalemme celeste, è accolto e acclamato dalle figure delle sottostanti fasce.
E. Kitzinger la datò alla metà del V sec., quando fu convertita in chiesa cristiana, per l’illusionismo spaziale di matrice ellenistica, molto simile alla decorazione del Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna.

MOSAICO DELLA TOMBA
Sembrerebbe in effetti ellenistica la decorazione del soffitto a cupola a cerchi concentrici o bande, come pure la banda più esterna e bassa con una sorta di zoccolo o dado, con fregi e cornici fittizie.

Le ventiquattro figure del secondo registro, in diverse pose, alcune anche di spalle, erano in contatto con il Cristo trionfante del medaglione, sorretto da Angeli monumentali con tre elaborate cornici.

Sembra che la diversa natura dei tre registri sia studiata in senso simbolico.

Nella fascia illusionistica, la percezione dello sfondamento della parete era contraddetta dall’oro su oro degli edifici, diafani e immateriali, e dalle figure bidimensionali dei martiri oranti, gli atleti di Cristo immersi nei loro “palazzi celesti”.

Il terzo registro si presenta invece come muro chiuso e la superficie piana della parete era dominata dalle frontali figure di santi.

Il tutto in contrasto con la dinamicità e la spontaneità della banda immediatamente superiore, con lo sfondo verde chiaro e dalle e le varie pose dei ventiquattro Seniores.

In alto, nel medaglione, la figura di Cristo sorretto dagli angeli dava l’idea di uno spazio aperto, dettato dalla visione celestiale.

Secondo Kitzinger, il disegno globale della decorazione di San Giorgio “aveva radici nella tradizione del primo secolo a.c., dove la parte superiore del muro era elaborata in modo tale da suggerire l’idea di uno spazio aperto al di sopra di una zona chiusa con uno zoccolo fittizio”.



IL CIRCO

Il circo romano di Tessalonica venne collegato alla vicina residenza imperiale, facendo parte, anche col vicino mausoleo, dello stesso complesso architettonico, in pratica la corte. Spesso gli imperatori romani avevano un circo vicino alla loro reggia con un percorso privato riservato a lui e alla corte.

Il Circo venne posizionato nell'angolo sud-est della città di Tessalonica, ed era adiacente al palazzo imperiale dal lato dei suoi carceres.
Sembra che Galerio ne ordinasse la costruzione sulla base di un progetto tetrarchico del 299.

La struttura potrebbe pertanto essere stata iniziata nel 308/309, quando Galerio fece di Tessalonica la sua residenza imperiale negli ultimi anni ma venne completata soltanto da Costantino I, attorno al 322, quando Licinio dovette cedere a Costantino l'Illirico, prima che quest'ultimo diventasse l'unico padrone incontrastato dell'impero romano.

Il circo cominciò così ad essere utilizzato per tutto il IV e V sec., fino alla sua possibile "chiusura", avvenuta probabilmente attorno al 610 in seguito agli ennesimi disordini interni alla città. Si racconta infatti che l'Imperatore Teodosio, fece trucidare nel circo, tra i 7.000 ed i 15.000 cittadini, in seguito al quale, Teodosio I subì la scomunica da Ambrogio di Milano, il vescovo santo, da cui però fu in breve perdonato.

MUSEO DI TESSALONICA
Descrizione

L'arena misurava 400 m di lunghezza circa, poiché i carceres non sono stati ancora indagati, e 73-74 m di larghezza nella parte finale, semicircolare. La larghezza media delle gradinate della cavea è di 12 m. La capienza complessiva dell'intera struttura fu nell'ordine di alcune decine di migliaia di spettatori, regolandosi sugli altri circhi analoghi dell'epoca altri circhi di quell'epoca.

La prima campagna di scavi operò dal 1935 al 1939, alla profondità di 3-4 m, mentre alcune parti di gradinate del lato occidentale, sono poi state inglobate in moderne abitazioni.. Vi era poi un podio, presumiamo imperiale, la cui base fu indagata dal 1962 al 1968, alla profondità di 3 m.

La datazione della maggior parte delle costruzioni secondo le indagini archeologiche risalirebbe agli inizi del IV secolo. Del circo romano di Tessalonica si conservano sufficienti rilievi archeologici, sebbene non tutto il perimetro della costruzione sia stato ancora indagato.



IL TEATRO

Situato presso la Chiesa di San Demetrio il teatri di Tessalonica è costituito da una cavea a sei gradoni quasi totalmente conservata mentre manca totalmente la scena.

Il teatro non era scavato all'uso greco, nè si avvaleva di una naturale depressione del terreno, sempre all'uso greco, bensì si sopraelevava sul suolo circostante.

Dalla sommità della cavea si discendeva infatti nei corridoi degli androni per una quindicina di gradini.

Il teatro è edificato in paramenti in laterizi ricolmi di malta e ciottoli con l'usuale muro a sacco, Questo, insieme ai rivestimenti marmorei, ne fanno un teatro sicuramente romano, anche se probabilmente fu riedificato su un teatro greco più antico.





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