BODRUM (Turchia)



MAUSOLEO DI ALICARNASSO

Oggi Bodrum è una graziosa città di mare situata nella costa sud dell'omonima penisola, affacciata sull'isola greca di Kos, ma dietro di lei c'è una lunga storia.

DEMETRA
Il suo nome deriva dal latino Petronium ma più anticamente era chiamata Alicarnassom e risale all'incirca al 1200 a.c.
Venne conquistata dai romani nel 190 a.c. che naturalmente la arricchirono e restaurarono di grandi opere d'arte.

Qui si trovava una delle antiche sette meraviglie del mondo: il Mausoleo di Alicarnasso dove riposava il satrapo Mausolo.

Bodrum, oggi città della Turchia, è infatti l'antica Alicarnasso che dette i natali al celebre storico greco Erodoto (circa 484 - circa 420 a.c.).
Essa venne denominata da Omero “paradiso dell’eterno azzurro”, a causa dello splendido colore del suo mare turchese, colore che conserva a tutt'oggi.

Il re Mausolo, che fu satrapo della Caria, la parte dell'Asia Minore che faceva parte dell'Impero achemenide persiano, governando dal 377 alla sua morte nel 353 a.c..

Egli fù inumato nella bellissima tomba fattagli edificare dalla sua amatissima moglie ad Alicarnasso.

Di tale monumento, sopravvissuto alla conquista di Alessandro Magno e alle incursioni dei pirati, considerato come una delle sette meraviglie del mondo nell'antichità, sopravvivono purtroppo all'ignoranza degli uomini più che agli eventi naturali, solo alcune rovine.

Gli eventi naturali possono far crollare le colonne e le trabeazioni, ma l'opera dell'uomo può ricostituirle, a meno che non le smembri e le utilizzi per la nuova edilizia, o peggio ne faccia scempio calcinandole.

ERODOTO
Si sa quanto la religione cristiana abbia fatto scempio di statue romane e greche, di templi ed edifici sacri in genere, spesso spogliando anche i teatri considerati luoghi di perdizione, ma come non bastasse, nel 1522, gli Ottomani, sotto il comando del Sultano Solimano il Magnifico, conquistarono Rodi dopo un assedio di sei mesi.

Il Sultano, per il coraggio dimostrato dai Cavalieri Ospitalieri, permise loro di abbandonare Rodi senza ritorsioni.

Tuttavia si fece consegnare le loro proprietà nell'arcipelago del Dodecanneso, e il castello San Pietro, la cittadella edificata con le pietre del mausoleo di Alicarnasso.

Anche qui vi fu la spoliazione e la riedificazione. Ma non finisce qui, perchè nel XV sec., i cavalieri di Rodi, cioè i Cavalieri dell'Ordine dell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, conosciuti anche come gli Ospedalieri, riacquisiti i luoghi, edificarono sopra l'antica cittadella un potente castello, cui dettero il nome di San Pietro, da cui deriva il nome dell'attuale Bodrum (dal latino Petreum, o Petronium).

Purtroppo i cristiani monaci guerrieri avevano molto rispetto per la loro religione ma molto meno per gli antichi e artistici monumenti, perchè anche se ridotto circa alla metà della sua altezza, il monumento era ancora ammirabile e ricostruibile, ma i cavalieri di Rodi ne fecero la loro cava di pietra.

IL TEATRO

IL TEATRO

Situato sui pendii meridionali del quartiere di Goktepe, il teatro risale al IV sec. a.c., ma fu restaurato molte volte, soprattutto fu non solo restaurato ma anche abbellito dai romani con decori e statue.
Straordinariamente il teatro è perdurato per ben 2300 anni e pure in notevole stato di conservazione, nonostante i lavori moderni per la sua ristrutturazione non siano stati svolti in modo professionale. 
Esso poteva accogliere 13000 persone, ed aveva una particolare caratteristica, cioè di avere incisi sui gradini il nome di parecchie persone.
Più che ad avere posti riservati, si pensa fossero le opere di evergetismo romane, cioè i ricchi del posto, romani e non, dovevano aver elargito soldi per la ristrutturazione del teatro, scrivendo i propri nomi in qualità di donatori nei confronti della comunità. Questo serviva loro a dargli prestigio, soprattutto per le elezioni civiche.

Al contrario dei giorni nostri, i ricchi romani spendevano di tasca propria per fare monumenti alla popolazione che grata li eleggeva nelle cariche pubbliche. Al contrario oggi non solo i politici non spendono di tasca propria, ma nemmeno di tasca dello stato, in quanto non chiedono voti su ciò che hanno fatto, ma su ciò che andranno a fare, in genere con poca o nulla attendibilità.

Il che dimostra quanto forte fosse il senso civico dei cittadini romani, una consapevolezza trasmessa anche nelle province finchè la barbarie non tornò a cancellare tutto in nome di religioni fanatiche e intolleranti.
Del teatro se ne riconoscono gli ampi colonnati e parte dei muri della vasta scena, i sedili in parte ricostruiti ma della stessa pietra, in parte ricollocati in modo improvvisato, dimenticando la meticolosa precisione dell'edilizia romana, nonchè i muretti delle angolazioni, senza gli ornamenti e le statue che lo abbellivano sosntuosamente.
Oggi la parte ristrutturata può accogliere solo 5000 persone e comunque è usata per concerti moderni.



LA TOMBA DI ADA

SACERDOTE
ROMANO
Ada di Caria (377 – 326 a.c.) fu una regina greca satrapo della Caria, vissuta nel IV sec. a.c.. All'epoca le donne potevano subentrare nel potere dei mariti, segno che ancora si conservava parte delle regole matriarcali della più remota antichità.

Sorella di Mausolo ed Artemisia, sposò l'altro fratello Idrieo che regnò dal 351 alla sua morte, nel 344 a.c. Alla morte del marito Ada, che aveva il sostegno dei Macedoni, assunse il controllo della Caria, che le fu tolto però nel 340 a.c. dall'altro fratello Pissodaro.

Poi anche questo fratello morì, nel 335 a.c., ma gli succedette il fratellastro Orontobate, nominato dal re di Persia Dario III, che in realtà le usurpò il trono esiliandola in una parte esigua e remota del suo regno di cui le lasciò il governo.
Quando Alessandro Magno giunse in Caria, nel 334 a.c., Ada, che era stata mandata in esilio ma con il comando della cittadella di Alinda, gli si arrese immediatamente considerandolo un liberatore.

Dopo aver conquistato Alicarnasso Alessandro, benevolo verso la regina, le affidò il governo della Caria. Ada in cambio, lo adottò legalmente come figlio, così che le succedesse al trono di Caria alla sua morte.

Secondo gli archeologi turchi, è stata scoperta la tomba di Ada: i suoi resti sono esposti al museo archeologico di Bodrum. ovvero il sarcofago, con scheletro e gli oggetti personali della tomba detta della principessa, che senz'altro è la tomba di una ricca dignitaria, ma la cui attribuzione però è ancora controversa.

PORTA DI MYNDOS

LA PORTA DI MYNDOS

Fra i resti notevoli di Bodrum vi è la porta di Myndos, una porta ellenistica che costituiva una delle due entrate dell’antica Alicarnasso.

Secondo gli storici la città fu conquistata da Alessandro Magno proprio tramite l’abbattimento di questa porta massiccia peraltro considerata inespugnabile.

Venne poi ricostruita in blocchi di pietra andesite, come era d'altronde all'origine, cioè una pietra grigio chiaro, mescolando però le pietre con altre di altra natura, più chiare o più scure, poichè evidentemente l'andesite non era più facilmente reperibile  e venne chiamata Myndos in quanto fronteggiava l'antico porto di Myndos (oggi Gümüslük)

MOSAICO PRESSO MYNDOS

LE BIBLIOTECHE

Si pensa ragionevolmente che il nucleo principale delle collezioni librarie sia stato composto dagli autori che andavano per la maggiore in quell'epoca, come è confermato da un'iscrizione di Alicarnasso. Essa cita gli onori ufficiali elargiti ad un a celebrità del luogo, un drammaturgo chiamato Caio Giulio Longiano. 

Tra gli onori si menziona l'inclusione dei suoi libri "nelle nostre biblioteche cosicché i nostri giovani possano apprendere da essi allo stesso modo con cui apprendono dagli scritti degli antichi". 

Dal che si desume che i giovani di Alicarnasso avessero a disposizione presso le loro biblioteche, evidentemente più di una, dato che si usa il plurale, le opere di scrittori di altri tempi, di Omero, di Euripide, sicuramente del grande concittadino Erodoto, così come le opere di Longiano. Le collezioni di Alicarnasso, e in genere in tutto l'oriente, consistevano però quasi esclusivamente di libri in greco.

MAUSOLEO DI ALICARNASSO

MAUSOLEO DI ALICARNASSO

Il mausoleo di Alicarnasso è la monumentale tomba che Artemisia II, moglie e sorella del satrapo Mausolo, governatore della Caria, ad Alicarnasso dal 353 al 350 a.c. Esso venne riconosciuto come una delle sette meraviglie del mondo antico, che erano:

- La Piramide di Cheope a Giza (Egitto)
- I Giardini pensili di Babilonia (Mesopotamia)
- La Statua di Zeus a Olimpia (Grecia)
- Il Tempio di Artemide ad Efeso (Turchia)
- Il Colosso di Rodi (Grecia)
- Il Mausoleo di Alicarnasso (Turchia)
- Il Faro di Alessandria: (Egitto)

Il monumento funebre fu costruito da Pìtide (o Pìteo lat. Pythis o Pytheus), che avrebbe eseguito personalmente la quadriga alla sommità del monumento. e vi lavorarono artisti come Briasside, Leochares, Timoteo e Skopas. 

RESTI DEL MAUSOLEO
Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, così la descrive:
« … i lati sud e nord hanno una lunghezza di 63 piedi ( 18,67 m); sulle fronti è più corto. Il perimetro completo è di 440 piedi (130,41 m); in altezza arriva a 25 cubiti (11,10 metri) ed è circondato da 36 colonne; il perimetro del colonnato è chiamato pteron…
Skopas scolpì il lato est, Bryaxis il lato nord, Timotheos (Timoteo) il lato sud e Leochares quello ovest ma, prima che completassero l'opera, la regina morì. Essi non lasciarono il lavoro comunque, finché non fu completato, decisero che sarebbe stato un monumento sia per la loro gloria sia per quella della loro arte ed anche oggi essi competono gli uni con gli altri. Vi lavorò anche un quinto artista. 
Sullo pteron si innalza una piramide alta quanto la parte bassa dell'edificio che ha 24 scalini e si assottiglia progressivamente fino alla punta: in cima c'è una quadriga di marmo scolpita da Piti. Se si comprende anche questo l'insieme raggiunge l'altezza di 140 piedi (41,50 m)... »

Essendo di gran lunga la tomba di Mausolo il monumento funebre più bello e ricco mai concepito all'epoca, il termine mausoleo passò ad indicare tutte le grandi tombe monumentali. Fu distrutto da un terremoto, e oggi sono visibili solo alcune rovine.

Alcuni resti del Mausoleo, soprattutto i resti dei cavalli e della quadriga che si ergevano sulla sua cima, sono conservati e visibili al British Museum di Londra, dove vi è anche un'impressionante spiegazione delle proporzioni dell'opera, partendo dalle dimensioni (già di per sé notevoli) dei resti dei cavalli lì esposti.
CAVALLI DELLA QUADRIGA

QUADRIGA DEL MAUSOLEO

Le statue di Artemisia e di Mausolo, che dovevano far parte del mausoleo, di fattura squisita ed ellenica sono state purtroppo deturpate, sopratutto quella di Artemisia, presa a colpi di mazza sul volto.

Pertanto conosciamo le fattezze di Mausolo ma non della sua amata sorella-moglie, se non per le copie che vennero fatte all'epoca e poi recuperate.

ARTEMISIA E MAUSOLO

TESTA DI APOLLO

APOLLO
Di questa testa invece è sicura l'attribuzione per i frammenti reperiti del suo nome, nonostante l'acconciatura a foggia di fiori che gli ornava la fronte e che era acconciatura prettamente femminile.

Ma spesso nell'antichità Apollo aveva attributi femminili, come il seno, la veste o l'acconciatura, insomma una specie di androgino.

Insomma ci sono le prove che si tratti effettivamente del Dio Apollo, anch'esso impietosamente deturpato dalla mazza vandalica dei cristiani prima e degli ottomani poi.

Si pensa facesse parte di una statua colossale, posta all'interno di un pronao o di una cella aperta, poichè difficilmente poteva essere un simulacro da portare in processione, dato il peso smisurato della statua in questione.



TESTA COLOSSALE

TESTA COLOSSALE
Questa testa di donna dalle dimensioni colossali (anche questa oltre un metro) doveva sicuramente essere l'immagine di una Dea, forse Cibele, a cui riporta spesso l'acconciatura dei capelli, ma non ve ne è certezza.

Quel che è certo è che dimensioni del genere nelle statue venivano riservate solo alle divinità. Si sa pure che il culto di Cibele era seguitissimo in tutta l'Asia Minore.

Infatti fu da lì che il culto, fin dai tempi della repubblica, venne trasferito a Roma, e fu lei che nella tradizione, salvò, secondo i responsi sibillini, Roma dalla dominazione cartaginese.

Si tratta comunque della statua di una Dea posta in un tempio a lei dedicato.




IL LEONE DEL MAUSAOLEO 

Probabilmente a guardia del mausoleo, forse in coppia con altro leone o facente parte di un nutrito stuolo. Anche questo di stupenda fattura ellenica.





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