PONTE SALARIO




Ponte Salario, ovvero Pons Salarius, è un ponte sopra il fiume Aniene attraversato dalla via Salaria, a Roma, la più antica delle vie consolari romane, che collegava Roma ad Aesculum, attuale Ascoli Piceno, e all'Adriatico, e dall'Adriatico veniva il sale a Roma, da qui il nome della via "Salaria".
Si trovava a 2 miglia fuori dalla Porta Salaria, in muratura già all'epoca della repubblica romana, ed è l'ultimo ponte che l'Aniene sottopassa nel suo percorso prima di affluire nel Tevere.

L'etimologia della parola pontifex (pontem facere) significa "costruttore di ponti", e l'arte di costruire ponti, i Romani l'appresero dagli Etruschi. Il Pontifex era l'artefice di ponti, attraverso incastellazioni di legno su cui si ponevano le pietre rastremate e infine il cuneo centrale.

Il legno, curvato a caldo e opportunamente legato, veniva posto in loco dove si doveva montare l'arco, e sopra questo si ponevano le pietre leggermente rastremate con il lato più stretto verso il suolo. Infine una pietra più grossa e più rastremata delle altre, detta cuneo, si poneva sul culmine dell'arco, così il tutto si teneva per forza di gravità che scaricava sui pilastri laterali, e il legno veniva tolto.



Il segreto dell'arco su cui si basava la costruzione di ponti e acquedotti, derivava dunque dal popolo etrusco, tramandato attraverso una casta che si trasmetteva l'arte di costruire e di organizzare le cose sacre. Così come il cuneo sosteneva l'arco il pontifex maximus sosteneva l'arco religioso della cura dei vari Dei. La corporazione dei costruttori di ponti scorse nell'architettura di questi un'espressione divina, per cui i costruttori di ponti furono riveriti come sapienti e collegati col divino.

In ambiente latino arcaico rimane il collegamento tra i pontefici ed i ponti: il primo ponte di Roma, il Sublicius, era infatti restaurato a cura del collegio pontificale. Venne più volte distrutto e più volte ricostruito, e fu proprio su questo ponte che nei primi 4 secoli dalla fondazione di Roma si svolsero i combattimenti tra i Romani e i Sabini, i Fidenati, i Vejenti, e i Galli.

IL PONTE SALARIO MODERNO
Secondo la leggenda, o la storia, sul ponte Salario sarebbero passate le sabine vittime del rapimento dei romani nel famoso "Ratto delle sabine". Nel 361 a.c. i Galli scesero per la seconda volta contro Roma e si accamparono al di là del ponte Salario, dove avvenne l'epico duello tra il tribuno Tito Manlio Torquato e Gallo capo dei Celti adornato di torques (da cui il soprannome del soldato romano), che rimase ucciso da Torquato, ponendo in fuga i Celti.

Il ponte fu poi scelto come sede di accampamento di eserciti che invasero la città di Roma: nel 472 vi fece sosta il goto Ricimero; nel 537 Vitige, re dei Goti, tagliati gli acquedotti, e passato il ponte si diresse su Roma, ma a porta Salaria venne respinto da Belisario, dopo 18 giorni di assedio, avendo rinunciato a distruggere Roma, distrusse il ponte Salario, e prese a saccheggiare la campagna romana, poi Vitige venne preso prigioniero e morì a Costantinopoli.

MA ANCORA SE NE POSSONO SCORGERE I RESTI SOTTO
Nuovamente il ponte Salario venne distrutto nel 547 dai Goti di Totila, e fu nuovamente ricostruito tutto in travertino da Narsete, generale di Giustiniano, che fece apporre sui due parapetti del ponte una targa dove era scritto:

"Narsete uomo gloriosissimo dopo la vittoria gotica dopo aver restituito la libertà a Roma e a tutta l'Italia, restaurò il ponte di via Salaria distrutto fino all'acqua da Totila crudelissimo tiranno e ripulito l'alveo del fiume lo sistemò molto meglio di quanto fosse mai stato "
Poi in un'altra epigrafe : 
"e lo curò tanto bene, che la via del ponte è diritta, e proseguito l'interrotto corso del ponte, calpestiamo le rapide onde, del sottostante Tevere, ed è piacevole cogliere il mormorio delle acque agitate, andate pertanto spensierati, cittadini romani, ai vostri piaceri, e tu Narsete fai risuonare la lode che echeggi dovunque, colui che potè sottomettere le forti genti dei Goti, insegnò ad imporre ai fiumi un duro giogo"


Purtroppo queste due epigrafi caddero nell'Aniene e li ancora giacciono, con la demolizione del ponte nel 1798 durante la ritirata delle truppe francesi. Viene da chiedersi se davvero non sono state recuperate queste epigrafi di 1500 anni fa, o piuttosto non siano state trafugate e vendute.

Presso il ponte Salario unica memoria delle sue antiche glorie, resta la Torre Salaria, torre del XII secolo che ingloba un antico sepolcro, che la tradizione vuole fosse di Caio Mario, è identificata come la Torre del Canicatore, citata in un atto di vendita del 1396 e di proprietà dei Crescenzi nel XVI secolo. Il ponte ormai ridotto a rudere venne interamente ricostruito nel 1930, e nulla rimane oggi del suo aspetto originario.



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