LA MILIZIA NELL'ETA' REPUBBLICANA



Con la prima repubblica l'esercito era diviso in due legioni, ognuna al comando di un Console, e solo in caso estremo venivano unite e veniva eletto un solo capo, in carica sei mesi, detto Dictactor.
La legione si disponeva ancora su tre file: hastati, principes e triarii, dai più giovani che stavano davanti ai più anziani dietro.

Ma Roma aveva bisogno di soldati perchè ai confini premevano i nemici, per cui si decise di far arruolare la plebe rifornendoli dell'equipaggiamento e delle provviste come gli altri, nonchè stipendiando sia loro che i Tribuni della plebe, sollevandoli dall'obbligo di leva e facendone dei professionisti pagati dallo stato.
L'età andava sempre dai 17 ai 46 anni, e durava al massimo per 16 anni. Cadde dunque la distinzione di censo, anche se gli ewuites erani sempre optimates, perchè dovevano comunque mantenere il cavallo, e ai veterani si assegnarono terre nelle colonie e, più tardi la cittadinanza romana.



LEGIONE LIVIANA DURANTE LA GUERRA LATINA (340-338 a.C.)

Sappiamo da Tito Livio che prima della guerra latina, l'esercito romano abbandonò lo schieramento di tipo falangitico per assumere la formazione di battaglia manipolare. La legione risultava così divisa in tre gruppi principali più altri tre secondari: i principali erano gli hastati, i principes e i triarii mentre i secondari si chiamavano rorarii, leves e accensi (questi ultimi da non confondere con l'incarico ufficiale civile). Successivamente i velites sostituirono leves e rorarii. Ogni legione era composta, inoltre, da 30 manipoli: 10 di hastati 10 di principes e 10 di triarii mentre i leves e i velites erano divisi tra ogni manipolo. Questa differenziazione esisteva, oltre che sulla base dell'esperienza dei soldati, anche per nature economiche. Nella Roma repubblicana l'arruolamento era basato sul censo e ogni soldato era tenuto, inizialmente, a provvedere autonomamente all'equipaggiamento. Fra la fanteria, i più "benestanti" erano i triarii, che potevano permettersi l'equipaggiamento più completo e pesante, mentre gli accensi erano i più poveri, presi dalla quinta classe di cittadini, secondo l'ordinamento censitario di Servio Tullio.

In formazione da combattimento i leves (sostituiti in seguito dai velites), elementi della quarta classe, erano armati alla leggera con armi prevalentemente da lancio come archi, piccoli giavellotti e fionde. Essendo poveri non potevano permettersi un equipaggiamento particolarmente raffinato ed agivano così più che altro come schermagliatori, spesso senza neanche una minima protezione. Essi si disponevano davanti alla legione e venivano impiegati come fanteria di disturbo. In genere nell'esercito ve ne erano 300, integrati in ogni manipolo piuttosto che a formare unità proprie.

Normalmente, assieme ai triarii, erano disposti anche i rorarii e gli accensi: i primi erano truppe giovani ed inesperte, mal equipaggiate anche perché non potevano permettersi armamenti di buona qualità, ed erano impiegati più che altro come riserve con cui riempire eventuali vuoti sul campo di battaglia. Gli accensi erano ancora più poveri e solitamente, se combattevano, fungevano da supporto con fionde e sassi, ma spesso erano impiegati più che altro come legati e portamessaggi fra gli ufficiali. Questi ultimi due ordini rappresentavano un retaggio della quarta e della quinta fila dell'ormai scomparsa falange oplitica. Triarii, rorarii ed accensi erano articolati in 3 manipoli di 180 uomini l'uno.



LEGIONE SECONDO POLIBIO PRIMA DELLA SECONDA GUERRA PUNICA (218 a.C.)

L'organizzazione interna dell'esercito romano descritta da Polibio nel suo VI libro delle Storie, è da datarsi al principio della seconda guerra punica (218-202 a.C.). Non possiamo escudere, però, che tale riorganizzazione (rispetto a quella proposta da Tito Livio nel paragrafo precedente), non possa appartenere ad un'epoca antecedente e databile addirittura alla stessa guerra latina (340-338 a.C.), o alla terza guerra sannitica (298-290 a.C.) oppure alla guerra condotta contro Pirro e parte della Magna Grecia (280-272 a.C.).

Ogni legione era formata da 4.200 fanti (portati fino a 5.000, in caso di massimo pericolo) e da 300 cavalieri.

Le unità alleate di socii (ovvero le Alae, poiché erano poste alle "ali" dello schieramento) erano costituite, invece di un numero pari di fanti, ma superiori di tre volte nei cavalieri (900 per unità).

I fanti erano poi suddivisi in quattro differenti categorie, sulla base della classe sociale/equipaggiamento ed età:

  1. primi ad essere arruolati erano i Velites, in numero di 1.200 (tra i più poveri ed i più giovani);
  2. seguono gli Hastati, il cui censo ed età erano ovviamente superiori, in numero di 1.200. Erano armati di hasta, termine che indica sia la Lancea da urto, sostituito in seguito da un giavellotto (chiamato Pilum), equipaggiati con corazze leggere (spesso di cuoio o composte di piastroni di metallo sul petto), con uno scudo che copriva lo spazio tra il piede e la cintola, con una spada corta e con un pugnale;
  3. poi vengono i Principes, di età più matura, sempre in numero di 1.200. Erano armati con corazze più pesanti (solitamente cotte di maglia lunghe fino al bacino) con uno scudo simile a quello degli hastati, con due giavellotti, con una lancia, con una spada corta e un pugnale. Questi soldati formavano la seconda linea;
  4. ed infine i Triarii, i più anziani,. in numero di 600, non aumentabile nel caso in cui la legione fosse incrementata nel suo numero complessivo (da 4.200 fanti a 5.000), a differenza di tutte le altre precedenti classi, che potevano passare da 1.200 a 1.500 fanti ciascuna. Erano i guerrieri più esperti e temprati dalle battaglie, che venivano scelti dai migliori della prima classe e dai veterani delle altre, in grado di permettersi una corazza pesante. Erano inoltre armati con una lunga lancia, con uno scudo molto alto, con la spada corta e con il pugnale. Oltre all'armamento i triarii avevano il tipico elmo con i lunghi paraguance, uniti sotto il mento da un cinghia e due asticelle con una lunga piuma sopra la fronte, simili a due piccole corna.



LA RIFORME DI GAIO MARIO

Gaio Mario, lo zio di Giulio Cesare, fu un grande riformatore dell'esercito, donando ai soldati in perpetuo la divisione del bottino di guerra che prima era a capriccio dei comandanti. Creò poi una nuova unità, la coorte che univa in sè tre manipoli.

Si formarono 10 coorti, numerate da I a X., ognuna formata da tre manipoli o da sei centurie, con un Centurione, un Optio (l'attendente e sostituto del Centurione), un Signifer (trasmetteva gli ordini del comandante coi movimenti dell’asta del signum, soldato di particolare esperienza e valore poiché la centuria agiva sulla base di quanto indicava), un Cornicer (che trasmetteva i segnali di guerra con gli strumenti a fiato) e 60 legionari. La legione arrivò così a 3.840 fanti. Non ci furono più Hastati, Principes e Triarii, ma tutti vennero equipaggiati con il pilum. La cavalleria legionaria, e la fanteria leggera vennero sostituiti con le truppe ausiliarie o alleate, a supporto delle legioni.



LE RIFORME DI CESARE (58-44 a.C.)

Gaio Giulio Cesare fu il più grande genio militare della storia romana. Egli riuscì a stabilire con i suoi soldati un rapporto tale di stima e devozione, da farsi seguire a occhi chiusi senza bisogno di eccessiva durezza. I suoi soldati lo idolatravano e nel contempo avevano con lui un rapporto molto inter-pares, a parte l'obbedienza in guerra.

Cesare, molto vicino ai bisogni dei soldati, ne conosceva l'indigenza, per cui di sua iniziativa gli raddoppiò la paga passandola da 5 a 10 assi al giorno.
Rese obbligatorio per il congedo il diritto alle terre, non più a discrezione del comandante.
Creò un Cursus honorum per il centurionato, sui meriti dell'individuo, per gesti di eroismo, e senza tener conto del censo, di modo che anche militari di umili origini potevano raggiungere l'ordine equestre, rafforzando lo spirito di gruppo e la professionalità. Gli optimates non ne furono contenti, ma Cesare d'altronde era dell'ordine dei Populares, e l'Italia era così minacciata che i Senatori non osavano contraddirlo, anche perchè Cesare vinceva una battaglia dopo l'altra.

Cesare arruolò i suoi legionari tra cittadini di varia origine, anche di province che non possedevano la cittadinanza romana, cosa del tutto nuova che fece scandalo, arruolando perfino, nelle sue geuerre galliche, una milizia di 22 coorti nella Gallia Narbonense, che formò la legio V Alaudae.

Nell'ingegneria militare fu un innovatore e un architetto, costruì il ponte sul Reno in pochi giorni per ben due volte, e la rampa d'assedio durante l'assedio di Avarico. Inventò, nel corso della Conquista della Gallia e in particolare durante l'assedio di Alesia contro Vercingetorige, il l'accoppiamento delle fortificazioni a due anelli concentrici, che permetteva la battaglia su due fronti, con palizzate e torri, che sarebbe stato utilizzato quasi duecento anni più tardi da Adriano nel corso della costruzione del famoso Vallo Adrianeo in Britannia.

Nel suo imprevedibile genio militare si inventò una riserva mobile, utilizzata molte volte durante la conquista della Gallia, in particolare durante l'ultimo attacco della coalizione dei Galli durante la battaglia di Alesia, o nella guerra civile, e nella battaglia di Farsalo contro Pompeo.

A contatto con Celti e Germani comprese l'importanza della cavalleria nella conquista della Gallia, facendone il pezzo forte dell'esrrcito, accanto alla fanteria delle legioni ed a quella ausiliaria. Reclutò per questo Galli e Germani dalla fine della guerra gallica, ponendo i nuovi equites sotto decurioni romani, con grado pari a quello dei centurioni legionari. L'equipaggiamento dei cavalieri era costituito da una cotta di maglia in ferro, l'elmo e uno scudo rotondo. Li cavalli erano ferrati, con la sella di tipo gallico, con quattro pomi, ma senza staffe. I cavalieri portavano il gladio e il pilum.
Nacquero così le coorti equitate, corpi di cavalleria misti a fanteria, come nelle tribù germaniche, utilizzate da Cesare con continuità a partire dall'assedio di Alesia, in cui ogni cavaliere era abbinato un uomo a piedi.

Cesare per primo comprese l'importanza della stanzialità permanente di forti e fortezze, con legioni e truppe ausiliarie lungo i confini del mondo romano, soprattutto delle aree "a rischio". Il sistema fu poi ripreso dal suo successore e figlio adottivo Ottaviano Augusto.




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