LUCUS FERENTINAE



CERERE FERENTINA

"Hercoli quaerenti nulla erant signa ad speluncam ferentia"
(nella sua ricerca Ercole non trovò segni della spelonca ferenzia)
(Virgilio - Eneide)

Nel Latium risiedevano almento tre boschi sacri, tre lucus: quello di Diana Nemorense presso Aricia, quello di Ferentina sotto il monte Albano e quello di Diana a Corne presso Tuscolo, tutti siti extraurbani, ma nei pressi di importanti centri latini. 

L’uso di boschi sacri come luoghi di riunioni politiche ο militari è estremamente arcaico ed ha riscontri anche a Roma, forse perchè qualsiasi patto di alleanza o accoglienza aveva valore di giuramento se fatto nel luogo sacro dedicato alla Grande Dea che anticamente regnava nei boschi.

Tarquinio il Superbo, di certo pessimo re, fu però ottimo generale dell'esercito e avrebbe convocato e presieduto un’assemblea generale dei Latini, "ad lucum Ferentinae", cioè nel bosco sacro della Dea Ferentina, in cui, come riferisce Livio, riuscì alla fine a sottometterli e a farsi nominare “rex nominis Latini” (o “rex Latinorum”). Fare un patto in un lucus significava invocare la Dea per il giuramento di fedeltà al patto, chi tradiva il patto incorreva nelle ire della Dea del lucus.

L’asylum romano, quello dove i romani accolsero la feccia dei paesi limitrofi, insieme ai dissidenti e ai perseguitati, onde avere più soldati pronti a difendere Roma, sembra collegato all’ingresso al colle capitolino presso il tempio di Saturno, altro posto sacro ai giuramenti. 

Una notizia di Mario Servio collocava sotto di esso le ossa di Oreste, figlio di Agamennone e di Clitennestra, nonchè fratello di Elettra e di Ifigenia, che furono trasferite da Aricia; particolare che per alcuni si spiega con le tradizioni mitiche che ponevano sul Campidoglio i Sabini, discendenti, secondo alcuni, dagli Spartani.

Secondo Eschilo, invece, vi fu un processo ad Atene dove Apollo (ispiratore dell'assassinio dei due amanti Egisto e Clitennestra) difese Oreste mentre le Erinni lo accusarono. I voti della giuria furono pari ma Atena, in quanto presidente dell'Areopago, diede il suo voto in favore di Oreste, giudicando la morte della madre meno importante di quella del padre; quindi il trapasso da matriarcato a patriarcato.

Il trasferimento delle ossa di Oreste ad Aricia, il bosco sacro della Dea Diana, testimonia pertanto un mutamento dei costumi verso il potere maschile, potere prima largamente tenuto dalle sacerdotesse.

DEA FERENTINA IN TRONO (?)

IL SITO DEL LUCUS

Il Locus Ferentinum o Lucus Ferentinum, o semplicemente Ferentinum, era Ferento, Ferentino o Foro della Ferentina), cioè la sede delle riunioni periodiche della Lega Latina dopo la distruzione della capitale latina di Alba Longa nel VI secolo a.c.

Il suo sito, cioè il bosco sacro dei Colli Albani in provincia di Roma, dove si riuniva la federazione delle città della Lega Latina è stato individuato da Christian Mauri, docente di Archeologia presso l’Università “Unitre” di Albano Laziale, con Cecchina, nell'area dei Castelli Romani.

Il sito era stato finora collocato comunemente presso Marino, anche se recentemente e sebbene le memorie riguardanti il Locus Ferentinum non siano anteriori alla distruzione di Alba Longa, lo storico ed archeologo ottocentesco marinese Girolamo Torquati (1828 - 1897) ha ipotizzato che il Ferentinum possa essere stato il Forum dell'antica capitale latina.

Il Torquati, supportato dall'archeologo romano Antonio Nibby (1792 - 1839), collocherebbe Alba sul lato orientale del lago Albano ai piedi del Monte Cavo, interpretando alla lettera la definizione di Dionigi di Alicarnasso, che parla della capitale latina come fondata "vicino ad una montagna e ad un lago, occupando lo spazio tra i due".

"Perciò Ferentinum si sarebbe trovato all'esterno della città, ma sufficientemente vicino a questa per poter essere il suo foro: l'usanza di costruire il foro esterno alla città era comune anche ad altre popolazioni italiche e si riscontra in altri siti archeologici. Ad oggi comunque l'opinione più comune colloca sul lato meridionale del lago, tra il Colle dei Cappuccini presso Albano Laziale ed il "Convento di Santa Maria ad Nives di Palazzolo", nel comune di Rocca di Papa. 

Il toponimo è collegato al culto della Dea indigetes Ferentina, venerata come divinità dell'acqua e della fertilità presso il bosco Ferentano, che ancora mantiene il suo nome. Il nome di "Ferentina" deriverebbe dal verbo latino "fero, produco", sicché è traducibile "colei che è fruttuosa". 

Nella strada che sale dalla valle della Ferratella e sale alla piazza della Navicella, e che dicesi Via delle Mole, conduce alla Porta che, essendo nella direzione del celebre luco di Ferentino presso la città di Marino, dove i latini adunavano la loro dieta, ebbe perciò il nome di Porta Ferentina, e viene nominata da Plutarco nella Vita di Romolo c.XXIV, dicendo che quel fondatore purificò con lustrazioni la città, e che quelle cerimonie dicevansi essere le stesse di quelle che, ai suoi dì, facevansi alla Porta Ferentina."

(Antonio Nibby - Roma 1838)

La prima nomina del Locus Ferentinum è a causa di una riunione convocata nel 651 a.c. dai rappresentanti della Lega Latina per discutere del crescente strapotere di Tarquinio il Superbo. Nel primo giorno di riunione, assente Tarquinio, il delegato di Aricia, Turno Erdonio, tenne un violento discorso contro il sovrano romano, che non appena arrivò pensò bene di punire l'aricino facendolo gettare da una rupe nella vicina sorgente del Caput Aquae Ferentinum, e poiché non era morto ordinò ai suoi schiavi di lapidarlo.
Altre riunioni della Lega Latina si tennero a Ferentinum nel 500 a.c., nel 499 a.c., nel 498 a.c., nel 488 a.c. ed infine nel 347 a.c. Le riunioni riguardavano i centri di:
- Latium adiectum
- Castriminium
- Vulturnum
- Casinum Aquinum,
- Fregellae,
- Arpinum,
- Verulae,
- Fabrateria_Vetus,
- Setia,
- Norba,
- Astura,
- Lavinium,
- Tolerium,
- Suessa Aurunca,
- Teanum_Sidicinum,
- Anxur Ferentinum,
- Aricia,
- Antium,
- Samnium Latium vetus.


La riunione, in località Prato della Corte, oggi in parte distrutta ed in parte venduta dagli scopritori, alcuni locali intonacati, identificati dallo storico ed archeologo Girolamo Torquati con le abitazioni dei delegati della Lega Latina, infine una fontana ricca di ornamenti, quasi sicuramente collegata al vicino acquedotto di Pozzo Calvino sito in comune di Grottaferrata, ed altri resti riconducibili ad una villa romana di età imperiale appartenente alla gens Servilia, come testimoniato da una smozzicata epigrafe ivi rinvenuta
«SERVILIA QE[...]
NATA IULIA ANN[...]
AMATA A PATRE»
«Servilia nata Giulia amata dal padre»


ACQUEDOTTO ROMANO

CECCHINA

Cecchina fu abitata dall'età del Bronzo fino all'età repubblicana, con il nome di Lucus Ferentinae (il bosco sacro di Ferentina). In questo luogo venne ucciso alla fine del VI secolo a.c., al tempo di Tarquinio il Superbo, il delegato aricino all'assemblea della Lega, Turno Erdonio, che osò opporsi al volere del superbo re di Roma che lo fece affogare in un fosso.

Le tombe a fossa restituirono circa 20 scheletri ammassati tra loro e privi dei crani, i quali vennero rinvenuti in una fossa circolare a parte, segno evidente di un'esecuzione capitale, che potrebbe riguardare gli uomini coinvolti con Erdonio nella ribellione a Tarquinio,  in occasione di una riunione della Lega Latina alla fine del VI secolo a.c., a causa della sua opposizione nei confronti del re di Roma.

A breve distanza si trova lo sbocco dell'emissario di Nemi a Cecchina, riconoscibile con il caput aquae Ferentinae riportato dagli storici e presso il quale venne ucciso Turno. Da segnalare infine il celebre tempio di Valle Ariccia, rinvenuto subito al di sotto del costone di tufo di Via Perlatura, nel lato verso Cecchina, il quale ha restituito le bellissime statue in terracotta di tre divinità femminili Cerere Proserpina ed appunto Ferentina, oggi conservate nel Museo delle Terme a Roma.

Nella parte di nord-est della spianata identificata con il sito archeologico furono rinvenuti fibule di metallo e vasi di terracotta, il tutto oggi disperso o peggio distrutto. L'analisi archeologica e topografica compiuta a Cecchina ha evidenziato qui la presenza di un abitato a costante continuità di vita dall'età del Bronzo fino all'età repubblicana, il cui confronto con le fonti letterarie ha permesso di identificare con l'antica Ferentina. 

Questa cittadella sorgeva fin dall'epoca arcaica all'interno del territorio di Ariccia ed a non molta distanza dalla città volsca di Corioli (oggi Monte Giove). Tra gli importanti ritrovamenti archeologici effettuati a Cecchina nel corso del Novecento ricordiamo l'abitato dell'età del Ferro venuto alla luce negli anni settanta lungo Via Perlatura e la necropoli arcaica di Via Lazio, rimasta inedita per molti anni. 

Non lontano da Cecchina è la località di Montagnano (frazione di Ardea), in cui sono emersi molti reperti di età preistorica (conservati nel Museo Civico di Albano) ed una tomba a pozzo del IX secolo a.c. (oggi nel Museo di S. Scolastica a Subiaco). Il nome deriva dall'antico villaggio di Giano, riportato da Virgilio nell'Eneide (VII, 601-622) ai tempi dello sbarco di Enea nel Lazio. 

Nel Medioevo sorse sul luogo il Casale di Monte Giano (oggi Tor di Sbarra), in località Monte Jani, da cui deriva il nome Montagnano. Non lontano verrà aggiunto nel Cinquecento il bel mulino di Montagnano, alimentato dalle acque dell'emissario di Nemi.

Si reputa trattarsi del villaggio di Giano citato da Virgilio, ai tempi dello sbarco di Enea nel Lazio e vicino a cui si ergeva un tempietto dedicato a Giano. Il re Latino avrebbe dovuto, secondo le regole, aprire le porte del tempio, chiuse da sbarre di bronzo e dichiarare guerra ai Troiani, ma invece volle accogliere i profughi.

La località, fino al Medioevo, veniva chiamata Monte Jani, cioè Monte di Giano, è un peccato che non sia stato ripristinato il nome primevo. Molti nomi in Italia dovrebbero essere riportati alla loro origine, troppo spesso sopraffatti da nomi di santi o addirittura di uomini politici.

In epoca romana intorno a Cecchina sorsero molte ville romane, tra cui la più importante fu la villa del console Memmio Regolo in località Le Cese, dove sono state rinvenute molte statue, tra cui un Sileno con pantera (oggi ai Vaticani) ed una statua colossale di Artemide. 

LUCUS FERENTINAE VICINO MARINO
Altra villa fu quella di Senecianus presso il casale della Pagliarozza, che ha restituito molto materiale, tra cui i resti di un cornicione romano e tegole con bolli. Da segnalare soprattutto le molte ville di liberti imperiali del II secolo d.c. in località Cancelliera. 

Per ultima la cosiddetta villa di Flavio Fileconzio in Via Perlatura, con sottostante criptoportico, di cui rimangono oggi un mosaico ed alcune strutture in opera incerta. Notevoli anche i mosaici di una villa romana in Via Tor Paluzzi.

Nel quadro di tanta bellezza si conserva il bosco sacro di Ferentina, ritenuta dai più Dea delle acque, una Dea decisamente arcaica, il cui nome, anche se un po' addolcito nel diminutivo, rimanda alla Dea delle fiere (Dia Ferae, dal termine latino fera ferae = fiera o belva), corrispondente all'antica Potnia Theron, la Signora delle Belve, come dire la Dea della Natura Selvaggia. Tutto parte da lei e riporta a lei, e il bosco con la sua semioscurità ben la rappresenta.

Il bosco sacro non poteva essere toccato, nessuno poteva uccidere un animale o tagliare un ramo, se non nelle feste sacre dove i sacerdoti staccavano i rami consegnandoli alla popolazione che li conservava come rami benedetti. Un po' come la Domenica delle Palme, ma non dobbiamo scomodare culti stranieri per capire le nostre radici, i lucus pullulavano nel suolo italico, onorati e venerati da ogni popolo italico. .





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