PUBLIO VALERIO PUBLICOLA





Nome originale: Publius Valerius Publicola
Nascita: 560 a.c. circa
Morte: 503 a.c.

Incarico politico: 509-504 a.c.


L'UOMO DELLA REPUBBLICA

Publio Valerio Publicola, in latino ''Publius Valerius Publicola, nelle epigrafi P·VALERIVS·V[OLVSI]·F·PVBLICOLA (560 circa – 503 a.c.), è stato un politico e militare romano del VI sec. a.c.
Ne abbiamo menzione da Tito Livio, Dionigi di Alicarnasso, Plutarco e Cicerone, chiamato anche Poplicola oppure Poplicula, cioè "amico del popolo".

Secondo la tradizione romana fu collega di Lucio Giunio Bruto, come console nel primo anno della Repubblica Romana, il 509 a.c.
Quando Lucrezia convocò il padre dall'accampamento, dopo che Sesto Tarquinio ebbe commesso la violenza su di lei, P. Valerio testimone del suicidio di Lucrezia che aveva prima del gesto estremo narrato l'oltraggio di Sesto, giurò vendetta insieme a Bruto per quella morte e scacciarono i Tarquini dalla città.



CONTRO I TARQUINII

MORTE DI LUCREZIA
Giunio Bruto e Lucio Tarquinio Collatino furono i primi consoli della repubblica romana nel 509 a.c. ma poiché il nome stesso di Tarquinio rendeva Collatino oggetto di sospetti per il popolo, questi fu obbligato a dimettersi dalla sua carica ed a lasciare la città. Valerio fu eletto quindi al suo posto come consul suffectus. Poco tempo dopo le città di Veio e di Tarquinia si allearono ai Tarquini e marciarono insieme contro Roma con un grande esercito.

la repubblica era in grave pericolo e i due consoli, al comando dell'esercito romano, ingaggiarono una sanguinosa battaglia, in cui cadde Bruto; ed entrambe le parti reclamarono la vittoria, finché non fu sentita una voce nel profondo della notte che affermava che i Romani avevano vinto, poiché gli Etruschi avevano perso un uomo in più.

Questa la leggenda, forse nella realtà fu una strage per entrambi i combattenti, per cui gli Etruschi, stanchi di perdere soldati, decisero la ritirata. I fierissimi Romani infatti erano decisi a combattere e a perire fino all'ultimo uomo pur di allontanare quella monarchia che si era dimostrata così assoluta e dispotica con gli ultimi re.



L'AMICO DEL POPOLO

Comunque secondo la leggenda gli Etruschi fuggirono, o almeno si ritirarono, e Valerio entrò a Roma in trionfo. Valerio fu allora lasciato console unico senza collega ma quando iniziò a costruìrsi una casa sulla collina Velia, il popolo temette che volesse eleggersi re. Valerio, saputi i sospetti, fermò la costruzione ed il popolo grato gli assegnò un pezzo di terra ai piedi del Velia, un'altura minore situata tra Palatino ed Esquilino, altura che oggi non esiste più, con il privilegio di avere la porta della casa aperta nella via del Foro, ma non più sopra la collina.

Sullo stesso luogo Massenzio, per rivendicare la discendenza da Valerio, fece costruire la sua basilica, che ancora oggi è visibile sulla via dei Fori Imperiali. Accanto alla casa si trovava anche la tomba, che gli fu concesso di costruire in via eccezionale dentro il pomerium, uno dei più grandi riconoscimenti mai concessi.

Quando Valerio, adunata la folla per stornare gli ingiusti sospetti, comparve davanti al popolo, ordinò ai littori di abbassare i fasci davanti ad esso, come riconoscimento che il potere del popolo era superiore al suo, sostenendo inoltre leggi in difesa della repubblica ed a sostegno delle libertà del popolo. Fino ad allora i littori accompagnavano i consoli coi fasci alzati, abbassandoli solo in presenza delle Vestali, in segno dirispetto.
Valeio promulgò pertanto una legge per cui chi avesse tentato di farsi re sarebbe stato consacrato agli Dei, cioè sottratto alla protezione cittadina, insomma chiunque avrebbe potuto ucciderlo impunemente. Questa legge continuò ad esistere con la voce "nemico dello stato", come fu poi proclamato Cesare quando varcò il Rubicone.

Poi Valerio emanò la legge "provocatio ad populum" per cui qualsiasi cittadino condannato a morte da un magistrato avrebbe potuto appellarsi al popolo. Questo potere spettava già ai patrizi in epoca regia, per cui fu esteso alla plebe.



I CONSOLATI

Poi Publicola indisse i Comitia per l'elezione del successore di Bruto e fu eletto console Spurio Lucrezio Tricipitino che però morì quasi subito e al suo posto fu eletto Marco Orazio Pulvillo. Fu questi a dedicare il tempio della Triade Capitolina sul Campidoglio, il tempio colossale che Tarquinio aveva lasciato incompiuto, con grande delusione di Publicola e dei suoi amici, che avrebbero voluto essre loro a dedicarlo. Il nome dell'autore della dedicatio veniva infatti inciso sul tempio, unitamente a chi ne aveva sostenuto le spese, se trattavasi di privato.

Nel secondo anno della repubblica, il 508 a.c., Publicola fu di nuovo eletto console, insieme a Tito Lucrezio Tricipitino. Nel 507 a.c., Publicola fu eletto console per la terza volta con M. Orazio Pulvillo, che era stato suo collega nel suo primo consolato, o secondo altre fonti, con Publio Lucrezio. Fu console per la quarta volta nel 504 a.c. con Tito Lucrezio Tricipitino, il suo collega del secondo consolato. Durante questo anno sconfisse i Sabini ed entrò a Roma in trionfo per la seconda volta.



LA MORTE

Morì secondo Livio nel 503 a.c., ma secondo la tradizione morì al lago Regillo, dove Dioniso di Alicarnasso sostiene siano stati uccisi due dei suoi figli e dove tanti giovani romani trovarono la morte. Fu l'ultima battaglia contro il re Tarquinio il Superbo che voleva riprendere il trono, e dove i Dioscuri stessi scesero in terra a difendere i Romani, alla cui memoria furono loro dedicate due statue al centro della Fonte di Giucurta nel Foro Romano.


Publio Valerio fu sepolto a spese pubbliche in riconoscimento del suo valore e della sua fedeltà alla Repubblica, e le matrone portarono per lui il lutto per dieci mesi, come avevano fatto per Bruto.
La tradizione narra che Publio Valerio, figlio di Voluso, era il rampollo di una delle più nobili case romane e discendente del sabino Voluso, insediato a Roma con Tito Tazio, il re dei Sabini e capostipite della gloriosa gens Valeria.


ROBERTO LANCIANI

Il gruppo ritrovato negli scavi del Comizio, della Curia, e del Calcidico, comprende:
 a) il piedistallo del « simulacrum Minerbae abolendo incendio tumultus civilis igni tecto cadente confractum " CIL. VI, 52(3;
b) l'epistilio 470 con la dedicazione " Senatus populusque Romanus Libertati ";
e) la lapide 1794 relativa al medesimo atrio della Libertà;
d) l'ara della Pace augusta scoperta fin dal 1547 nel Comizio;

e) e l'erme di Valesio Poplicola n. 1327.




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