IL PAGANESIMO



GLI DEI PAGANI
Con il paganesimo intendiamo tutto il rapporto religioso che avevano i romani con il mondo che li circondava, e poichè pagano viene da pagus = villaggio, quindi abitante del villaggio, tratteremo non della religione ufficiale ma di quella che in modo ufficioso si svolgeva nei paesi e nelle campagne.

Il termine pagus fece parte del linguaggio amministrativo romano, indicando una circoscrizione territoriale rurale (al di fuori dei confini della città), di origine preromana e poi romana, aventi un culto locale.

All'interno del pagus vi erano diversi vici, in ognuno dei quali risiedeva il Magister. Il vicus, era un aggregato di case e terreni, rurale o urbano, appartenente ad un pagus che non aveva alcun diritto civile come il municipium o la colonia romana.

BRONZO ROMANO I SEC. (FATTURA ETRUSCA)
Nel pagus non c'erano i sacerdoti ufficiali pagati dallo stato, l'unica comunicazione che i villaggi ricevevano mediante i messi postali erano le date delle feste mobili, ma il resto era affidato ai rurali, ai contadini pater familias per alcuni riti, ma per il resto alle donne.

Se nel periodo monarchico fu Numa Pompilio a sollecitare il culto degli Dei aggiungendo le divinità più antiche del suolo sabino, e se al tempo di Romolo, col ratto delle sabine, furono le sabine stesse a portare a Roma i loro Dei, nell'impero romano fu grazie ad Augusto che le vecchie divinità, a volte abbandonate o almeno trascurate, ebbero nuova vita, attraverso i nuovi templi, il restauro degli antichi e i nuovi sacerdoti preposti.

Dunque i romani avevano i nuovi Dei, i vecchi Dei e gli Dei di importazione. Verso le altre religioni avevano tolleranza assoluta, o almeno erano tolleranti con chi era tollerante con loro. Vero è che il politeismo è portato alla tolleranza al contrario dell'intollerante monoteismo, in quanto il primo già presuppone divinità diverse mentre il secondo riconosce un'unico Dio, ma comunque si ammettevano a Roma anche divinità straniere, purchè non pretendessero di dettare legge sulla religione romana.

Ma per capire tutto ciò occorre tener conto della mentalità religiosa romana, che era passata da una religione animistica ad una politeistica senza aver perduto la prima. Accanto alla rigida liturgia della Triade Capitolina con tutti gli altri Dei del resto importati soprattutto dalla Grecia ma pure dall'Etruria, e accanto poi alle arcaiche divinità italiche, costituite da una Dea Madre che partoriva un Dio figlio, c'erano gli spiriti o geni della natura, che non erano nè buoni nè cattivi, ma assolvevano come potevano alle loro funzioni.

I romani credevano non solo agli Dei, ma ad un mondo vivo e animato che stava in ogni luogo della natura, là dove c'era un albero, una roccia, una grotta, un torrente, una collina, un bosco, una fonte, un cespuglio, una pianta, un fiume, un lembo di mare. C'erano così i geni dei luoghi, e le ninfe e i satiri.

MARTE
Per cui, ma sempre e solo nelle campagne, si poteva fare un'offerta alla ninfa di un'albero, o a alla ninfa di una fonte, o di un torrente, o al genio di un luogo isolato e particolare, soprattutto se un po' nascosto. Questi geni o spiriti o ninfe o satiri che fossero potevano a loro volta accordare delle grazie a chi li pregava.

Non è infrequente ritrovare le tracce degli antichi Genius Loci, anche i circoli delle fate sono dei Genius Loci, nel senso che una persona andava in un luogo piuttosto riservato che lo ispirava, coglieva la presenza di un genio, creava un circolo di pietre e gli poneva un'offerta e o una preghiera.
In questo caso però l'offerta era davvero minima, in genere un pezzo di focaccia, più raramente un po' di vino al centro del cerchio o un po' di miele.

Questa offerta andava però ripetuta, affinchè il genio familiarizzasse con la persona, l'accettasse e in cambio la ispirasse per rintracciare le erbe commestibili o curative, o gli permettesse di cacciare animali o di fare una buona raccolta di bacche o cereali selvatici.

Se qualcuno trovava quel cerchio di pietre ne approfittava per fare offerte a sua volta, perchè un genio nutrito era sicuramente più generoso e disponibile con chiunque. L'Italia ne ha molti di questi cerchi sacri nei suoi monti e nei suoi boschi ma ogni volta si è pensato al gioco di alcuni ragazzi. L'immagine di un mondo animato in ogni sua parte è molto diversa dall'immagine di un mondo vuoto e disanimato, in ogni caso era una visione religiosa più allegra.

GIOVE

LA MENTE DEI ROMANI

I romani non pensavano di poter cambiare la mente o il carattere dei loro Dei, un Dio della guerra non poteva essere buono e se veniva trascurato si vendicava facilmente, però se si combatteva gli si potevano dedicare i nemici uccisi e questi si placava. Infatti si raccomandava alle spose di non invocare Venere, affinchè non le inducesse a innamorarsi di qualcuno e a tradire il marito.

I romani pensavano alla religione come un DO UT DES, una specie di mercato, io ti offro una cosa e in cambio me ne dai un'altra. Questo avviene anche nel cattolicesimo, io mi comporto bene tu divinità mi proteggi, anzi addirittura si possono fare fioretti, io mi astengo da qualcosa che mi piace tu esaudisci un mio desiderio, ma non è così, anzi c'è un'enorme differenza tra romani e cattolici.



MAI NULLA IN ANTICIPO

I romani non offrivano mai nulla in anticipo, l'iter era così:
- io umano prometto a te divino un regalo (vittime animali, un'epigrafe, un altare, un'edicola, un tempio).
- ma solo se tu mi concedi l'attuazione di un mio desiderio (un guadagno, un ufficio politico, la vittoria in guerra e così via).
- Se soddisfi il mio desiderio io compio la promessa e faccio sapere a tutti che tu sei munifico, cosicchè altri ti preghino promettendoti regali. -

Nelle epigrafi infatti si leggono in genere due tipi di formule: una che significa "ho fatto al Dio un regalo davvero meritato (dal Dio perchè si è comportato bene dandomi ciò che volevo), l'altra che dichiara esplicitamente che il dono è stato fatto perchè la divinità si è comportata bene con il questuante, cioè con lui. "gli ho dedicato un'ara perchè se l'è meritata", oppure "Perchè si è comportato bene con me".

Da qui deriva il concetto che se la divinità concede adempimento alla preghiera, non è perchè è buona e ama, ma perchè ha un buon comportamento, cioè si comporta come dovrebbe sempre comportarsi un Dio.

Non oseremmo mai comportarci così con un Dio Unico, cioè in una società monoteista, dove è l'uomo a doversi conquistare la benevolenza del Dio, il quale invece lo provoca e lo mette alla prova perchè pretende di essere amato seppure dispotico, vendicativo e violento. Nell'Antico Testamento Dio mette alla prova Giobbe per vedere se, malgrado lo faccia diventare povero e ammalato, il poveretto lo ami e lo rispetti ugualmente. Per un romano sarebbe stato inconcepibile.

Per comprendere meglio basta guardare gli atteggiamenti dell'uomo moderno e del romano nella preghiera. Bada bene che gli antichi orientali erano più simili ai moderni che non agli antichi romani.
I popoli orientali si prostravano e si prostrano dinanzi a Dio. Noi non ci prostriamo dinanzi a Dio ma costringiamo le monache a farlo quando vengono iniziate al monacato. I romani non si prostravano nè davanti agli Dei nè all'imperatore.

VENERE

NE' A DIO NE' ALL'IMPERATORE

Noi ci inginocchiamo davanti a Dio, i romani non si inginocchiavano agli Dei come del resto non si inginocchiavano agli imperatori. Insomma inginocchiarsi per i romani non esisteva, ma nemmeno si inchinavano, da quel popolo fiero che era. Quando pregavano gli Dei inoltre non giungevano le mani in senso di implorazione, bensì alzavano le braccia fino alle spalle con le palme in avanti, un gesto di comunione ma non di sottomissione.

LE CAPUZZELLE

LE ANIME PEZZENTELLE

A Napoli, nel Cimitero delle Fontanelle, si svolgeva un particolare rito, detto il rito delle "anime pezzentelle", che prevedeva l'adozione e la sistemazione in cambio di protezione di un cranio (detta «capuzzella»), al quale corrispondeva un'anima abbandonata (detta perciò «pezzentella»)
Queste Anime Pezzentelle erano cosiddette perchè nessuno ne conosceva l’identità, per cui venivano adottate come se fossero di famiglia, per curarli nell’aldilà, in cambio della richiesta di grazie.

In realtà più che dirgli preghiere la gente se ne prendeva cura fisicamente, lustrava i crani, li poggiava su un panno di velluto, gli costruiva una teca e magari lo ornava con collanine varie. Fin qui la cosa concorderebbe con la religione cattolica che offre anticipatamente il proprio sacrificio o dono. In realtà c'è una grossa differenza perchè se il defunto preso in cura non concedeva la grazia, la cura ad esso dedicata diminuiva col passare del tempo fino a svanire, ma non solo, perchè il teschio veniva girato con la faccia al muro, ricevendo la punizione per non aver adempiuto al proprio dovere.

Comunque sembra che molte capuzzelle facessero miracoli, cosa che scandalizzò non poco la Chiesa, come si permettevano delle ignote capoccette non santificate e anonime di fare miracoli? Nel 1969 un decreto del "Tribunale Ecclesiastico per la Causa dei Santi" (cioè proteggono i santi da concorrenze non autorizzate) proibì il culto individuale delle capuzzelle, oggetto di una fede pagana, consentendo che fosse celebrata una messa e una processione per gli ignoti defunti. 

Il culto libero si sa alla chiesa non piace, solo lei può decidere chi fa miracoli e chi no, e i miracoli avvenuti non devono essere considerati miracoli. Così si chiusero le porte del cimitero e le ossa giacquero di nuovo in abbandono. Recentemente il cimitero è stato riaperto, ma so dai napoletani che la gente continua a mercanteggiare grazie con gli ignoti defunti, anche se stavolta ci sono solo preghiere e niente cura per le capuzzelle in cambio di grazie ricevute.

La Chiesa non ha tutti i torti, il culto delle capuzzelle è pagano, perchè è basato sul DO UT DES, esattamente come facevano i romani.



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