ETRUSCHI (Nemici di Roma)



L'APOLLO DI VEIO
"Sappi che il mare è stato separato dal cielo quando Giove rivendicò la terra di Etruria e stabilì che le pianure e i campi fossero limitati e misurati. Conoscendo l’avarizia umana e la passione suscitata in loro dalla terra, volle che tutto fosse definito dai segni dei confini. Questi segni, quando sul finire dell’ottavo secolo verranno da qualcuno rimossi, per questo delitto sarà condannato dagli Dei. Se sono schiavi, cadranno in servitù peggiore, se padroni, la loro casa sarà abbattuta e la loro stirpe perirà per intero. Coloro che avranno spostato i segni (dei confini) saranno colpiti dalle peggiori malattie, la terra sarà poi scossa da tempeste, i raccolti distrutti. Sappi che queste punizioni avranno luogo quando tali delitti si verificheranno."
(anonimo etrusco che fu tradotto in latino ai tempi di Cicerone)



LE ORIGINI

Il fondatore della questione etrusca è Dionisio D’Alicarnasso, storico greco di età augustea, che nei cinque capitoli (26-30) del I libro delle sue "Antichità romane" si adopera per confutare le teorie che identificavano gli Etruschi con i Pelasgi o i Lidi, favorevole all'ipotesi che fossero un popolo «non venuto di fuori ma autoctono», il cui nome indigeno sarebbe stato Rasenna:

"Dopo che i pelasgi ebbero lasciato la regione, le loro città furono occupate dai popoli che vivevano nelle immediate vicinanze, ma principalmente dai tirreni, che si impadronirono della maggior parte di esse, e delle migliori… Sono convinto che i pelasgi fossero un popolo diverso dai tirreni. E non credo nemmeno che i tirreni fossero coloni lidii, poiché non parlano la lingua dei primi… Perciò sono probabilmente più vicini al vero coloro che affermano che la nazione etrusca non proviene da nessun luogo, ma che è invece originaria del paese."
(Dionisio di Alicarnasso (Antichità Romane) I sec. a.c.)

Mentre le origini di Roma e dei Latini erano riportate ai Troiani attraverso le migrazioni di Enea, così per i Tirreni, cioè per gli Etruschi, si narrava una provenienza dalla Lidia in Asia Minore, attraverso una migrazione transmarina, guidata da Tirreno figlio di Ati re di Lidia, nel territorio italico degli Umbri (racconto di Erodoto, l, 94) o secondo altri si trattava del popolo nomade dei Pelasgi (Ellanico di Lesbo in Dionisio, I, 28), ovvero anche di una immigrazione di Tirreno con i Pelasgi che avevano già colonizzato le isole egee di Lemno e di Imbro (Anticlide in Strabone, V, 2, 4). Virgilio ritiene Lidi gli Etruschi.


Secondo Erotodo: 
"Sotto il regno di Atis, figlio di Manes, tutta la Lidia sarebbe stata afflitta da una grave carestia. Per diciotto anni vissero in questo modo. Ma il male, lungi dal cessare, si aggravava sempre più. Allora il re divise il suo popolo in due gruppi: quello estratto a sorte sarebbe rimasto, l'altro avrebbe cercato fortuna altrove. Alla testa dei partenti pose suo figlio, chiamato Tirreno. 
Dopo aver costeggiato molte coste e aver visitato molti popoli giunsero nel paese degli umbri e vi costruirono varie città in cui tuttora abitano. Ma mutarono il nome di lidii in un altro, tratto dal figlio del re che li aveva guidati: prendendo il suo stesso nome si chiamarono tirreni." 
(Erodoto (Storie I, 94) V sec. a.c.)

La civiltà etrusca, definita dalle iscrizioni in lingua etrusca, inizia nel VII secolo a.c. e dura fino al principio dell'età imperiale, diffusa nel Lazio settentrionale e Toscana, in Campania e nella parte orientale della valle del Po. La fase più antica etrusca ha un notevole afflusso di elementi orientali e detta perciò orientaleggiante, e segue immediatamente alla cultura del ferro villanoviana.
Sulla provenienza degli etruschi la tesi la più nota ed universalmente accettata è quella dell'origine orientale.

SARCOFAGO DEGLI SPOSI

I RITI FUNEBRI

In Etruria prevale il rito funebre dell'inumazione nell'età preistorica, poi l'incinerazione nel villanoviano più antico; di nuovo l'inumazione nell'Etruria meridionale e marittima nel periodo orientalizzante; infine ambedue i riti, con prevalenza dell'inumazione nel sud e dell'incinerazione nel nord. 

Ricordiamo che le pratiche di incinerazione dipendono e dalla necessità nomade di spostamento in cui le ceneri vengono disperse o da una dottrina di tipo più spiritualistico e legato al cielo, mentre l'inumazione dipende dalla stanzialità del popolo e della sua religione di tipo più animistico e legato alla terra.

L'espansione etrusca si dilatò a sud seguendo il versante tirrenico in direzione della Campania e salì a nord attraverso l'Appennino Tosco-Emiliano verso la pianura padana, non oltrepassando il confine orientale del Tevere che separa l'Etruria dall'Umbria.

ESEMPIO DI VILLAGGIO ETRUSCO

GLI ETRUSCHI NEL SUD ITALIA

Scrittori greci e romani riferiscono della fondazione di una dodecapoli (Strabone, V, 4,3) iniziando dell'occupazione etrusca di Capua, considerata la capitale etrusca, e poi NoIa, Nocera, Pompei e altri centri campani. Le iscrizioni etrusche sono piuttosto abbondanti, e tra queste la tegola di Capua, che è il più lungo testo in lingua etrusca che possediamo dopo il manoscritto su tela della Mummia di Zagabria. Il materiale archeologico e le opere figurate presentano strette analogie con gli aspetti culturali dell'Etruria fino al V secolo.

La presenza degli Etruschi in Campania si espande fra il golfo di Salerno e il retroterra campano fino al fiume Volturno; avendo come centro principale Capua ed altre città come Suessula, Acerra, Nola, Pompei, Nocera:

Alla conquista della Campania seguì l'espansione etrusca nel Lazio, attestata dalle tombe principesche di Praeneste (tombe Castellani, Bernardini, Barberini del VII secolo), caratterizzate da corredi orientalizzanti. 

La prevalenza etrusca nel Lazio è provata dalla storia dei re Tarquini a Roma tra la fine del VII e gli ultimi decenni del VI secolo; confermata sia dalle scoperte epigrafiche sia dalle testimonianze archeologiche e artistiche. 

Tuttavia nel Lazio non vi fu un dominio stabile e diffuso come in Campania, perchè la popolazione laziale conserva il latino, i suoi costumi e le sue strutture.

Roma colloca la dinastia etrusca dei Tarquini negli ultimi decenni del VII secolo, con Tarquinio Prisco che diventa re dopo il sabino Anco Marcio.

Sotto Tarquinio Roma si crea una cinta difensiva, il foro, l'attrezzatura dell'arce del Campidoglio, la costruzione del tempio di Giove Capitolino, la Regia e il Comizio, sopra tracce di tombe e capanne più antiche. La classe dirigente etrusca, posta ai piedi del Campidoglio tra la valle del Foro e il guado tiberino, darà luogo al futuro Vicus Tuscus.

Dopo Servio Tullio, identificato con Mastarna, camerata di Caelius Vibenna (che dette il nome al Monte Celio e fratello di Aulo Vibenna), e la sanguinosa «presa di potere» di Tarquinio il Superbo, l'Etruria calca il suo potere su Roma e l'urbe si ribella con il «nobile duce» Celio Vibenna e suo fratello Aulo, ambedue originari di Vulci (Festo, Arnobio), e con il «fedelissimo compagno» (Claudio) Mastarna, oltre ad altri camerati forse di condizione servile (Tomba Francois).

Gli etruschi di Volsinii e Roma reagiscono, e i loro capi (Larth Papathna di Volsinii, Pesna Arcmsna di Sovana, Cneve Tarchunie di Roma), dopo aver catturato lo stesso duce nemico Celio Vibenna, liberato dall'amico Mastarna, vengono a loro volta sconfitti e quindi massacrati (Tomba Francois). Cade dunque il potere dei Tarquini.

PANTERA SU VASO A FIGURE ROSSE E NERE

GLI ETRUSCHI NEL NORD ITALIA

Qui l'occupazione etrusca riguardò soprattutto l'Emilia - Romagna con la leggenda di Tarconte, il fondatore di Tarquinia, ma ampiamente testimoniata dalle fonti storiche e archeologiche, avvenuta verso la fine del VI secolo, con i centri di Bologna, a Marzabotto e Spina.

Livio (V, 34) ci informa della battaglia combattuta, e perduta, dagli Etruschi nelle vicinanze del Ticino contro i Galli discesi in Italia con Belloveso e Segoveso ai tempi del re Tarquinio Prisco. Intorno agli inizi del V secolo si crearono floridi centri dell'Etruria interna: Volsinii, Perugia, Chiusi, Volterra, Fiesole, l'etrusca Felsina (Bologna), nella media valle del Reno Marzabotto e più a nord Adria.

La civiltà etrusca padano-adriatica, si delineò più chiaramente nel V secolo, soprattutto intorno ai centri di Felsina a di Spina), e così oltre alla dodecapoli tirrena se ne forma una nordica adriatica. 

BRACCIALE D'ORO

ALLEATI DI CARTAGINE

Erodoto riferisce, nel VI secolo a.c., di battaglie navali tra Greci ed Etruschi, come quella del 535 a.c., nel Mare Sardo. Quando i Focei provenienti dalla ionia asiatica si stabilìrono in Corsica, Cere si alleò con Cartagine, anch’essa danneggiata nel commercio dall’arrivo focese. L’alleanza condusse allo scontro armato al quale presero parte sessanta navi dei Focei e altrettante di Etruschi e Cartaginesi. Secondo Erodoto vinsero i Greci, ma con quaranta delle loro navi distrutte e le restanti inservibili, cosicché essi lasciarono la Corsica e partirono verso Reggio.

Alcuni prigionieri focesi furono portati a Cere e lapidati. Da allora quelli che passavano sul luogo dell’eccidio, narra Erodoto, animali o uomini, “diventavano rattrappiti, storpi o paralitici”. Gli Etruschi interrogarono l’oracolo di Delfi, che ordinò loro di celebrare sacrifici e di tenere ogni anno giochi per placare le anime dei Focesi massacrati.

LA CHIMERA
- Nel 480 a.c. i Greci di Sicilia, accettando la supremazia dei Siracusani, affrontarono a Imera i Cartaginesi sbarcati nell’isola sotto il comando di Amilcare. La sconfitta dei Cartaginesi fu un ulteriore colpo per gli etruschi, benché non avessero combattuto.

- Nel 474 a.c., gli etruschi dovettero affrontare la ribelle Cuma, che aveva chiamato in soccorso il tiranno siracusano Gerone. Vennero sconfitti in una memorabile battaglia navale presso Capo Miseno, dal che i Greci cominciarono ad assalire e saccheggiare le località etrusche della costa tirrenica, tra cui Vetulonia e Populonia.

- Nel V secolo a.c. a nord, i celti penetrarono in Italia attraverso le Alpi, mentre a sud, Roma la quale, scaduta la tregua del 474 a.c., riprese con la guerra contro Veio che venne conquistata e distrutta nel 396 a.c. 

- Nel 387 a.c. i Celti di Brenno sconfissero i Romani ad Allia, devastando l’Etruria e Roma; L'Urbe si riprese, anche se dapprima i romani ebbero l'idea, a cui Camillo si oppose, di spostare la città da Roma a Veio. Dopo Veio, per la scarsa coesione tra le città della lega, cadono le altre città etrusche, una dopo l’altra, tra cui Falerii, capitale dei Falisci e gli avamposti di Tarquinia. 


TOMBA DI TARQUINIA
- Nel 358 a.c. scoppiò la guerra tra Tarquinia e Roma, che si concluse nel 351 a.c. senza vincitori né vinti, ma con una tregua quarantennale. Subito dopo i Galli travolsero i centri etruschi del nord, tra cui Felsina (Bologna). 

- Nel 350 a.c. i siracusani depredarono Pyrgi e Caere, Roma conquistò Tarquinia, e i Galli invasero la Valle Padana, senza trovare opposizione. Tutte le città della lega del nord, ad eccezione di Spina e Mantova vengono saccheggiate.

- Spina ed Adria verranno poi prese dai greci che nel frattempo avevano fondato Ancona. L’economia agricola è distrutta: non si produce più vino, ricompaiono le paludi in Valle Padana, il sistema idrico è distrutto, cresce solo del grano che la città di Spina commercia con la Grecia. Per rappresaglia contro i Galli, alcuni etruschi eseguono atti di pirateria sui carichi di grano.

- Nel 311 a.c. si armarono contro Roma Volsini insieme a Vulci, Arezzo, Cortona, Perugia e Tarquinia. Nel 310 a.c. i Romani, comandati da Q. Fabio Rulliano, invadono e saccheggiano la Selva Cimina ritenuta sacra e inviolabile. 

- Nel 308 a.c. Tarquinia rinnovò la tregua, mentre Cortona, Arezzo e Perugia si arresero accettando condizioni umilianti. La guerra si riaccese nel 302 a.c. fino al 280 a.c..

- Gli Etruschi nel 295 a.c. subirono una sconfitta a Sentinum, i Romani furono quasi sempre all’attacco, e gli Etruschi quasi sempre in difesa nelle loro città fortificate. 

- Nel nel 283 a.c. gli etruschi assoldarono i Galli per combattere contro Roma vicino Bassano in Teverina, sul lago Vadimone, ma furono sanguinosamente sconfitti e i Galli Senoni (che subirono un genocidio nei pressi di Rimini), ed i Boi furono cacciati dall’Italia. Ribellatisi ai Romani ad Arezzo, gli etruschi vennero annientati. Sperarono inutilmente in Pirro, che dopo aver vinto ad Eraclea (Basilicata) nel 282 a.c., perse però a Maleventum.


- Tra il 281 e il 280 a.c. si arresero al dominio romano Vulci e Volsini, gli altri centri dovettero sottoscrivere patti associativi o “federativi” come sociae, da un lato liberi e autonomi, con le proprie leggi, la propria lingua e la propria religione, ma accettando la supremazia di Roma. 

- I Romani fondarono colonie di controllo in Etruria: Rusellae, Castrum Novum (Porto Clementino), Alsium, Fregene, Saturnia e Graviscae. Nel 225 a.c. i Galli devastarono di nuovo l’Etruria finendo sconfitti dai Romani a Talamone, ma la Maremma non si riprenderà più dalla devastazione: il grande sistema idrico di bonifica venne distrutto lasciando paludi e zanzare. Si racconta che Ansedonia, Graviscae, Rusellae divennero città insalubri.

- Nella II guerra punica (218 - 202 a.c.) la disfatta subita dai Romani al Trasimeno risvegliò tra i Tirreni il desiderio di rivincita, così sostennero Annibale vanamente nel 210 a.c., subendo ritorsioni e processi sommari dai Romani. Eseguirono azioni di sabotaggio, di frode e di pirateria contro Roma.

- Tuttavia infine, nel 205 a.c., furono forniti grossi aiuti dagli Etruschi a Scipione per la sua spedizione africana. Tito Livio scrive che Cere dette frumento e viveri; Tarquinia tele di lino per le vele delle navi; Roselle, Chiusi, e Perugia legname per gli scafi e frumento; Volterra frumento e pece per le calafature; Populonia ferro; Arezzo grandi quantità di armi (3.000 scudi e altrettanti elmi e 100.000 giavellotti), strumenti e attrezzi da lavoro e 100.000 moggi di grano e altri rifornimenti per quaranta navi. 

- Nel 130 a.c. vennero uccisi i fratelli Gracchi che volevano abolire il latifondo che impoveriva i contadini, cosa che fece poi il console Lucio Giulio Cesare promettendo la cittadinanza romana a chi non entrava in guerra con Roma. Fino al 100 a.c. gli etruschi godettero di una buona situazione commerciale ma con un lento declino.


- Grata dell'aiuto ricevuto, tra il 90 e l’89, Roma concesse agli Etruschi i diritti di cittadinanza e nacquero così, tra l’80 e il 70 a.c., i municipi Romani dell’Etruria. Successivamente sotto Augusto il territorio etrusco divenne la regione VII del suolo italico.

- Gli Etruschi evitarono di scendere in combattimento ma, finita la guerra, la legge agraria venne respinta dal Senato e scoppiò la guerra civile, con Silla, della fazione degli ottimati, che prese con la forza il potere di Roma. Silla, massacrati i Sanniti, andò in Etruria, dove venne sconfitto a Saturnia, ma si vendicò con liste di proscrizione, premi per chi uccideva i proscritti, inibizione dalle cariche pubbliche, confische di beni, riduzione dei territori ad Arezzo, Fiesole e Chiusi.

- L’Etruria era alla fame. Solo più tardi, Cicerone riuscì a far ridare terre a Volterra ed Arezzo.
Nel 62 a.c. alcuni abitanti di Fiesole e Arezzo si unirono vanamente a Catilina e furono sconfitti a Pistoia. 

- Con Cesare (49-44 a.c.) tornò la pace, venne promulgata la Legge Agraria e ripresero le attività commerciali. Del resto Arezzo si mostrò simpatizzante verso Cesare, accogliendo le coorti spedite in avanscoperta prima di passare il Rubicone. Con la morte di Cesare finì il nono secolo etrusco. 

- Con l’avvento di Augusto venne distrutta Perugia nel 40 a.c. per aver appoggiato il fratello di Marco Antonio, sconfitto ad Azio da Agrippa nel 31 a.c., con la deportazione di 300 perugini, trucidati nel Foro Romano. 

- Mecenate consigliò l’imperatore di ricostruire Perugia, che si chiamò Augusta Perusia. Cominciò per l’Etruria uno sviluppo nel turismo, di moda già all’epoca. Famose erano le fonti termali Fontes Clusini presso Chianciano e Aquae Populoniae presso Populonia.

- Nacquero le provincie, le colonie, le regioni romane ed i processi di latinizzazione. L’ultimo imperatore amico dei tirreni fu Claudio, loro grande studioso, morto nel 54 a.c., che compose i "Tyrrhenica ", studi di etruscologia, purtroppo mai pervenuti. 

DONNE CHE DANZANO

LA CIVILTA' ETRUSCA 

Purtroppo non ci sono pervenuti libri sugli etruschi e non conosciamo neppure la loro lingua non avendo mai trovato una lingua di riferimento che l'avesse tradotta. Pur avendo decifrato quasi tutte le epigrafi non conosciamo ancora l'etrusco, per cui poco sappiamo di questo popolo così raffinato.

Di certo erano molto colti visto che parecchi trovarono lavoro presso i romani come precettori dei loro figli, e le loro donne erano estremamente raffinate, tanto che a Roma di una donna elegante si diceva che vestiva all'etrusca. Esse si adornavano di piume, di gioielli, di veli trapunti in oro e indossavano speciali babbucce tinte e ricamate. Furono grandi artisti nell'oreficeria, fautori di quel perlinato in oro che pochi ancora oggi sono riusciti a rifare. Usavano oro argento ed elettro come leghe preziose, dove l'elettro era una lega di oro e argento. Usavano pure l'argento dorato.

Dalle loro tombe desumiamo che avessero case molto belle, ornate di pelli, tappeti, cuscini, frange, e mobili raffinati, in legni pregiati, spesso dipinti a colori iridescenti (si diceva a coda di pavone). Le loro abitazioni erano affrescate nelle pareti e nei soffitti, avevano suppellettili da cucina raffinati e usavano anche le forchette (che i romani ignoravano). 

GIOIELLO ETRUSCO
La scultura degli etruschi era quasi tutta di arte sacra, o fortemente simbolica, i ritrovamenti consistono in elementi decorativi di templi o di tombe. La loro arte non aveva una ricerca formale, valendo solo per ciò che voleva rappresentare, eppure raggiunsero grande intensità e bellezza.

Gli etruschi erano celebri tra i loro contemporanei per le sculture di bronzo, realizzate con particolari processi di fusione. Malgrado che a noi sia giunto pochissimo, solo alcuni pezzi unici come la Chimera d’Arezzo, la Lupa capitolina e l’Arringatore, ci troviamo di fronte ad un’arte finemente progredita e misteriosa.

Le donne etrusche erano molto libere, non avevano cariche politiche ma potevano intervenire nelle assemblee dove erano molto ascoltate. Partecipavano ai banchetti insieme agli uomini che le rispettavano e amavano, per un non lontano retaggio matriarcale, probabilmente di discendenza lidia.

Anche gli uomini avevano una ricercatezza, spesso a torso nudo con un gonnellino ornato di foglie d'oro, oppure con clamidi dipinte con bordi e dorature varie. Uomini e donne nei banchetti usavano indossare corone di ulivo tra i capelli.

Gli etruschi seppero fare gli archi quando ancora i romani li ignoravano, tanto che appresero poi da loro questa capacità. Inoltre tingevano pelli e stoffe quando ancora i romani indossavano pelli o stoffe incolori.

Dagli etruschi i romani appresero l'arco e la costruzione di acquedotti, canali, chiuse e cisterne. Ne copiarono le insegne da guerra, il simbolo dell'aquila, il mantello rosso, le tegole di argilla, i giochi gladiatori e la grande capacità di lavorazione dei metalli.


BIBLIO

- Diodoro Siculo - Bibliotheca historica -
- Ranuccio Bianchi Bandinelli - L'Arte Etrusca - Editori Riuniti - 2005 -
- Santo Mazzarino - Le città etrusche e Roma - 1969 -
- Giovanni Colonna - I caratteri originali della civiltà Etrusca - in Mario Torelli (a cura di) - Gli Etruschi - Milano - Bompiani - 2000 -
- Gilda Bartoloni - a cura di - 'Introduzione all'Etruscologia - Milano - Hoepli -, 2012 -
- Raymond Bloch - Gli Etruschi - Garzanti - Milano - 1960 -

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