META SUDANTE



RICOSTRUZIONE GRAFICA - ECCO COME DOVEVA APPARIRE
Davanti all'Arco di Costantino giacciono i resti delle fondamenta di una fontana monumentale detta la Meta Sudante, il nome "meta" deriva dalla forma conica dell'oggetto, come le mete dei circhi romani, attorno a cui giravano le quadrighe in gara; la meta era detta "sudante", perché l'acqua stillava come se la fontana trasudasse, cioè in tanti piccoli rivoli.

La meta doveva comunque essere conica o piramidale, tanto è vero che la Piramide di Cestio era detta Meta Romuli. Ma ne scopriremo ora la forma con maggiore precisione.

"La fontana si componeva di una profonda vasca rettangolare lunga m 11,80 e larga m 4,70, animata da due esedre semicircolari contrapposte a metà dei lati lunghi dove la larghezza totale raggiungeva i m 7,40, e di un saliente cilindro conico centrale alto circa m 16,50. 

REPERTO DELLA META SUDANTE
In realtà, se questa è la forma progettuale della vasca, quella realmente ottenuta è alquanto più irregolare: il lato breve orientale prossimo all'incrocio stradale, risulta infatti un po' più largo dell'opposto, rendendo la planimetria leggermente trapezoidale. 

Questa forma della vasca, rastremata verso Ovest, potrebbe però essere voluta, per ricordare non solo nella decorazione ma anche nella forma generale la prua di una nave. Questa ipotesi sembra sostenuta dal rinvenimento del sopra citato blocco decorato dell'originario parapetto augusteo: un lastrone curvilineo in travertino a sezione trapezoidale con le facce laterali caratterizzate da una solcatura verticale per la giunzione a tenuta stagna.
La facciavista, fortemente usurata e calcinata dall'incendio degli anni attorno al 50, è decorata nella parte superiore da un kyma ionico, al di sotto del quale è presente un grande rilievo irregolarmente 
triangolare, in cui è iscritto un cerchio. Il significato di questa raffigurazione, enigmatica se letta isolatamente, potrebbe essere chiarito in rapporto alla forma della vasca: parrebbe trattarsi di un occhio apotropaico, cosi come lo troviamo rappresentato su numerose raffigurazioni di prore di navi. 

Questo particolare disegno trova infatti numerosi e precisi confronti morfologici su tipi monetali di età ellenistica e romana: compare ad esempio nelle emissioni di Demetrio Poliorcete, sui tipi raffiguranti una prora sormontata da Vittoria, ma anche sulla maggior parte delle emissioni in bronzo di Roma repubblicana e su un denario di Augusto coniato all'indomani della vittoria di Azio e recante al rovescio una prua volta a destra sormontata da trofeo."

(META SUDANS - Sabina Zeggio - Giacomo Pardini)


DESCRIZIONE

Esiste una moneta romana di epoca repubblicana, infatti con la dicitura S C nel retro, cioè Senatus Consulto, quindi per deliberazione del senato che reca la figura della Meta Sudante.

Il che dimostra che la fontana esisteva già in epoca repubblicana e che che Tito e altri imperatori non fecero che restaurarla o abbellirla. 

La fontana era costituita da una vasca cilindrica con bordo rilevato sopra e sotto, di cui quello inferiore aveva un'altezza maggiore.

Dentro la vasca di contenimento dell'acqua era posto un cilindro sulla cui superficie laterale erano scavate sei nicchie, con bordo rilevato attorno che terminava in basso nella base di una colonna.

In ogni nicchia era alloggiata una divinità o forse una ninfa, da ciò che si può individuare, cioè le nudità femminili, il movimento delle stesse e la presenza di un tirso, sembrerebbe una fontana dedicata al culto dionisiaco con le baccanti.

Questo cilindro alla sommità era incavato formando una seconda vasca, naturalmente più piccola di quella più in basso, entro cui l'acqua si raccoglieva per defluire in basso nella vasca suddetta.

Al centro del cilindro era impiantata la “meta”, cioè il cono, raggiungendo in tutto l'altezza di ben 17 m.

In cima al cono era collocato un elemento marmoreo simile a un fiore a quattro petali, in realtà sembrano essere proprio foglie di acanto, e qualcuno riferisce che al centro allocasse una pigna, ma dalla moneta non è visibile perchè se ci fosse sarebbe coperta dalle foglie.

Il che comunque confermerebbe la decorazione dionisiaca della fontana.

La fontana era realizzata in laterizio e rivestita di marmo bianco. In seguito fu abbellita di marmi variegati e forse con applicazioni di bronzo.

FOTOGRAFIA DEL 1890

LA STORIA

FOTO DEL 1858
La fontana si crede realizzata al tempo degli imperatori della famiglia Flavia, tra il 70 e l’80 d.C., ma risale all'epoca repubblicana. Probabilmente Tito la monumentalizzò contemporaneamente alla costruzione del Colosseo.

Secondo alcuni la fontana doveva essere la monumentalizzazione di un antico cippo terminale, che segnava il confine fra le tre regiones della città repubblicana che si toccavano nella zona, e più tardi di cinque delle regiones create dal riordinamento amministrativo di Augusto.

Secondo altri sorgeva su uno dei cippi che segnavano ai quattro angoli la Roma quadrata, secondo altri ancora segnava il pomerium di Romolo.

In ogni caso era un punto di riferimento per i cortei trionfali, i quali risalivano la valle tra il Celio e il Palatino per poi piegare, in sua corrispondenza, lungo il percorso della Via Sacra.

FOTO COLORATA A MANO DEL 1865 CON I RESTI DELLA META
Presso questa fontana, secondo la tradizione, andavano a dissetarsi o a lavarsi i gladiatori dopo le battaglie del circo, ringraziando le divinità della fontana per lo scampato pericolo.

L'imperatore Costantino (306-337) vi costruì accanto il suo famoso arco trionfale, e restaurò la fontana facendovi costruire intorno un muro anulare rivestito in marmo.

Ciò è dimostrato dalle fondazioni rimaste, per contenere l'eccedenza d'acqua dovuta al non perfetto funzionamento dei canali.

Nell'Orto deli Passionisti di S. Giovanni e Paolo nel V sec. fu trovato un grosso tubo che sembrava far parte del condotto della Mesa.

Nel 1743 si scoprì l'imbocco dell'acquedotto da cui attingeva la fontana, che proveniva dalle cisterne delle terme di Tito Vespasiano, il costruttore della fontana.

Del resto la stessa chiesa sorge su abitazione romane risalenti all'epoca flavia.

Ne seguì, non sappiamo quando, la totale decadenza della Meta, giunta fino ai nostri giorni con l'aspetto di un rudere senza forma.

Nel 1936 ciò che ne rimaneva venne purtroppo demolito fino alla base, insieme al basamento che sorreggeva il colosso di Nerone, per l’apertura di via dell’impero e di via dei Trionfi.

QUEL CHE NE RIMANE OGGI..
I resti furono ricoperti con una soletta di cemento lasciandone solo l'ubicazione segnata da sampietrini bianchi.

Oggi della fontana restano solo immagini fotografiche della fine dell’Ottocento e dei primi anni del Novecento, oltre ad alcune incisioni, non tutte attendibili, realizzate tra il Cinquecento ed il Settecento.

C'è però un'altra importante testimonianza, che proviene nientemeno che dall'Africa, ed esattamente dalla città di Djemila, oggi Coicul, città algerina occupata a suo tempo dai romani che come loro costume l'abbellirono con edifici monumentali di tipo romano.

META SUDANS ROMANA IN ALGERIA
Siccome di solito la prima cosa di cui si occupavano i romani era l'acqua, perchè essa significava prosperità, ricchezza e terme, edificarono nella città anche un ricordo dell'amata Roma, e cioè proprio la mèta sudante.

Così attualmente, visto che la fontana algerina si è conservata fino ad oggi, noi abbiamo una copia della Meta Sudans romana, di modo che quando un legionario beveva da essa, ritrovava un po' della sua meravigliosa Urbs Aeterna.

Non sappiamo fino a che punto la copia fosse fedele, ma conoscendo la proverbiale e puntigliosa precisione degli architetti romani, possiamo supporre che ne fosse una copia più che fedele.

Eccone la foto qui a lato.

Da qualche anno sono iniziati i lavori di scavo archeologico volti al recupero almeno di ciò che non fu distrutto, vale a dire le fondazioni e il sistema di canalizzazione dell'acqua.

Chissà che non venga in mente di ricostruirla; sebbene rifatta, i romani la amerebbero molto, e gli stranieri avrebbero una visione migliore della bellezza di quello straordinario scorcio di Roma presso l'Arco di Costantino e il Colosseo.















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