ELIOGABALO






Nome completo: Sestio Vario Avito Bassiano (nome alla nascita)
- Marco Aurelio Antonino (nome da imperatore)
Altri titoli: Pater Patriae
Nascita: Roma, 203 circa
Morte: Roma, 11 marzo 222
Predecessore: Macrino
Successore: Alessandro Severo
Coniuge: Giulia Cornelia Paula,
Aquilia Severa, Annia Faustina
Figli: Alessandro Severo (adottivo)
Dinastia: severiana
Padre: Sesto Vario Marcello
Madre: Giulia Soemia Bassiana
Regno: 218-222 d.c.



L'ASPETTO

Si dice che Vario Avito, detto Eliogabalo, fosse uomo bellissimo e di grande fascino, perchè a soli quattordici anni portato nel campo militare suscitò lo slancio e l'acclamazione di tutti.

Ucciso Macrino Eliogabalo entrò in Antiochia nel 218, imponendole un tributo di guerra che distribuì alle truppe, si conferì l'imperio proconsolare e la potestà tribunizia, che datò dalla morte di Caracalla, e fece notificare la decisione al Senato di Roma.



ELIOGABALO E LA RELIGIONE

Insieme alla notifica spedì un suo ritratto in cui appariva con una assurda veste di porpora e d'oro, ingioiellato e con la corona mitraica. Fu il primo segno di squilibrio di Eliogabalo che, già sacerdote, si era proclamato Gran sacerdote di Elios, il Dio sole orientale, e alla fine si era messo in testa di essere lui stesso Elios, e come tale voleva essere adorato.

Il Senato, che non era in grado di opporsi alla volontà dell'esercito, ratificò l'elezione del nuovo imperatore, esaltò Caracalla e pose il ritratto di Eliogabalo nel tempio della Vittoria.



L'OPPOSIZIONE

Si opposero invece all'elezione i governatori di province partigiani di Macrino e alcuni comandanti di legione, forse nella speranza d'impadronirsi dell'impero che ormai saltava di mano in mano.
Ma Eliogabalo, appoggiato dall'esercito, ebbe la meglio e fece uccidere i capi della III Legione Gallica, quello della IV Scitica, il comandante della flotta di Cizico, Basiliano governatore dell'Egitto, e i governatori della Pannonia, della Siria, dell'Arabia e di Cipro. Di propria mano uccise pure un suo zio, insomma una strage.



L'ELAGABALIUM

Dall'Asia poi tornò a Roma e vi portò l'aerolite di Emesa, sacro al dio Sole, per cui costruì uno splendido tempio sul Palatino: l'Elagabalium.
Erodiano così racconta:
Questa pietra è adorata come se fosse stata inviata dal cielo; su essa si trovano piccole protuberanze e segni, che alla gente piace considerare un grezzo ritratto del sole, perché è così che li vedono.

RICOSTRUZIONE DELL'ELELAGABALIUM
Più che a governare fu interessato al sacerdozio per il suo Dio. Fin dal regno di Settimio Severo, l'adorazione di Elios si era diffusa in tutto l'impero, spesso sovrapposta al Dio Mitra.

Eliogabalo, che prese il nome dal suo Dio El-Gabal, rese pubblico il suo culto col nome di Deus Sol Invictus (Dio Sole Invitto) e lo pose al di sopra di Giove, nominando se stesso Sacerdos amplissimus Dei inviati Solis Elagabali.

Le reliquie più sacre, tra cui la Magna Mater, il fuoco di Vesta, gli Ancilia dei Salii e il Palladio, furono trasferite all'Elagabalium, per assicurarsi la supremazia del culto al Dio Sole. Eliogabalo si fece persino erigere delle statue, per farsi adorare come un dio.

In più dette al Dio una compagna, la dea fenicia Astarte che fece trasportare da Cartagine a Roma, dove furono celebrate le mistiche nozze tra le due divinità straniere. Figurarsi la rabbia dei Romani, tolleranti certo verso le divinità straniere, ma non alla declassazione dei propri Dei.
Ma Astarte non fu l'unica Dea, perchè fece ripetere il "matrimonio sacro" (hieros gamos) con Minerva, e con la dea cartaginese Urania (Tanit).

L'Elagabalium fu costruito sul lato nord-orientale del Palatino, circondato da colonne, di di 70 m per 40, a sua volta circondato da un portico colonnato. Si trovava di fronte al Colosseo e la piattaforma del tempio era stata costruita già sotto Domiziano, probabilmente un luogo di culto di Giove. I resti di questa terrazza sono ancor oggi visibile sul lato nord-orientale del Palatino, che dà sull'Arco di Costantino. Dopo la morte di Eliogabalo, il tempio fu ridedicato a Giove da Alessandro Severo. Del tempio rimangono oggi solo la terrazza e pochi resti nel giardino della chiesa di San Sebastiano al Palatino.

Eliogabalo dedicò inoltre al Sol Invictus un piccolo tempio dove oggi sorge la basilica di Santa Croce in Gerusalemme.



LO HIEROS GAMOS

Per celebrare le nozze tra i due Dei si unì, in qualità di sacerdote del dio sole, con la sacerdotessa della dea Vesta, per procreare, come lui stesso disse "bambini simili a dei". Non c'era scandalo più grande.

Il popolo, che aveva visto, sotto Caracalla, seppellire vive tre vestali colpevoli di aver violato il voto di castità, vide ora Eliogabalo, ripudiata la moglie Giulia Cornelia Paola, violare questo sacro principio sposando la vestale Giulia Aquilia Severa.
Inoltre si riteneva che la violazione della castità delle Vestali portasse grandi sventure a Roma.

Per diventare Gran sacerdote, Eliogabalo si fece circoncidere, costringendo dei collaboratori a fare altrettanto. Cassio Dione racconta che pensasse di castrarsi, senza averne però il coraggio. Emulava così i Galli, sacerdoti di Cibele la cui barbara usanza di castrarsi era da tempo stata proibita dai Romani.



LE CERIMONIE

Eliogabalo passava il tempo in feste, obbligando i Senatori a presenziare mentre danzava attorno all'altare di Deus Sol Invictus al suono di tamburi e cimbali. In più compiva sacrifici umani su schiavi e prigionieri (che i Romani aborrivano e giudicavano barbari), e cerimonie di unioni sessuali sull'ara del Dio (che i romani giudicavano indecenti e blasfeme).

Una volta all'anno dal tempio sul Palatino la Pietra Nera (Lapis niger) di Astarte-Cibele veniva portata a un altro tempio sopra un carro, tirato da cavalli bianchi, scortato da guardie e popolo e seguito dalle effigie degli altri Dei, lungo le vie infiorate di Roma.

Nel solstizio d'estate istituì la festa del Dio Dole, con grande distribuzione di viveri, in cui il simulacro conico del Dio passava per la città su un carro tirato da sei cavalli bianchi, adornato di gioielli.
Il carro non aveva auriga, come fosse il Dio invisibile a guidarlo, mentre Eliogabalo camminava all'indietro davanti alla biga, Ovvero davanti al Dio, facendo il percorso tutto a ritroso.
Una cosa che piaceva al popolo ma mandava in bestia Senatori e milizie.

Un'altra cosa che scandalizzò i Romani fu l'orientamento sessuale e il comportamento di Eliogabalo sulla base orgiastica delle religioni orientali, ma la società romana era bel lungi da questa mentalità di orge, rapporti omosessuali, prostituzione sacra, e sesso in generale.
Di Eliogabalo si diceva a Roma che l'imperatore era il marito di tutte le mogli e la moglie di tutti i mariti.

Ciò fu detto anche a Giulio Cesare, ma questi faceva la sua vita ben lontana dagli occhi di tutti, e più dell'avventura omosessuale con re di Bitinia non si sapeva, anche se si supponeva.



I MATRIMONI

Eliogabalo sposò, per poi divorziare, cinque donne, delle quali conosciamo solo tre. La prima moglie fu Giulia Cornelia Paula, che sposò giunto a Roma, per avere figli con cui continuare la dinastia, ma da cui divorziò con la scusa di una non citata imperfezione fisica.

Come seconda moglie ebbe la vergine vestale Aquilia Severa, che lasciò però dopo un anno per sposare Annia Faustina, discendente di Marco Aurelio e vedova di Pomponio Basso, fatto giustiziare da poco da Eliogabalo stesso. Entro il 222 però tornò da Aquilia.

La relazione più importante però fu quella con un auriga, uno schiavo biondo della Caria di nome Ierocle, che l'imperatore chiamava suo marito.
Per la Historia Augusta, scritta un secolo dopo, sposò anche un uomo di nome Zotico, un atleta di Smirne, con una cerimonia pubblica nella capitale.
Cassio Dione scrisse che Eliogabalo si dipingeva le palpebre, si depilava e indossava parrucche prima di prostituirsi nelle taverne e nei bordelli, e persino nel palazzo imperiale:

Infine, riservò una stanza nel palazzo e lì commetteva le sue indecenze, standosene sempre nudo sulla porta della camera, come fanno le prostitute, e scuotendo le tende che pendevano da anelli d'oro, mentre con voce dolce e melliflua sollecitava i passanti.

Erodiano commenta che Eliogabalo sciupò il suo bell'aspetto naturale facendo uso di troppo trucco: «Si deliziava di essere chiamato l'amante, la moglie, la regina di Ierocle», e si narra avesse offerto metà dell'Impero romano al medico che l'avesse dotato di genitali femminili. Di conseguenza, Eliogabalo fu spesso considerato transessuale.

Il governo dello stato passò nelle mani della nonna e dei favoriti e per la prima volta si vide a Roma una donna, Mesa, intervenire al Senato e firmarne i decreti.



L'ADOZIONE

I Senatori erano scandalizzati dal comportamento dell'imperatore ma il popolo no, per le frequenti elargizioni dell'imperatore e le feste molto folcloristiche in onore di Elios, ma i Pretoriani erano allarmati, anche perchè Mammea, aiutata da Mesa, aveva con elargizioni raccolto simpatie in favore del figlio Alessiano.

Tanto fece che convinse Eliogabalo ad adottare il cugino nel 221, dichiarandolo Cesare col nome di Marco Aurelio Alessandro.
Però il favore delle truppe verso di lui allarmarono Eliogabalo, che annullò l'adozione e gli tolse il titolo di Cesare.

I soldati si ribellarono e, messo al sicuro nel campo di porta Nomentana il giovane cugino, assalirono la villa in cui si trovava Eliogabalo minacciando di ucciderlo se non avesse revocato la cancellazione e non cacciasse dalla corte i favoriti.

Cessato il pericolo, l'imperatore ricominciò a mostrare il suo malanimo verso il cugino. Nel 222 non permise che Alessandro salisse insieme con lui sul Campidoglio per compiervi i voti; poi ordinò ai senatori di allontanarsi da Roma, con la speranza di dar ammazzare il cugino senza che alcuno si opponesse.



LA MORTE

I soldati delle coorti pretorie, che avevano subdorato le intenzioni, insorsero, soprattutto perchè Eliogabalo aveva sparso la notizia allarmante di una malattia di Alessandro suo cugino.

L'imperatore in compagnia della madre corse al campo per calmarli, ma non riuscendovi si nascose in una closea (fogna). I cortigiani vennero trucidati dalle soldatesche inferocite; Eliogabalo e Soemide, trovati nel loro rifugio, furono uccisi e i loro corpi, furono trascinati per le vie e infine gettati nel Tevere.
Aveva governato per circa quattro anni.





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