BATTAGLIA DI AZIO - ACTIUM




Dopo l'assassinio di Giulio Cesare nel 44 a.c., era  scoppiata la guerra civile tra, i repubblicani come Bruto e Cassio, e i cesariani, guidati da Marco Antonio e Ottaviano. Marco Antonio, uno dei migliori generali dell'epoca e amatissimo dai suoi uomini, sconfisse i repubblicani nel 42 a Philippi, e iniziò a riorganizzare la metà orientale dell'Impero Romano. Nel frattempo, Ottaviano accettò l'Occidente.

I rapporti tra i due uomini non erano mai stati granchè tuttavia Ottaviano fece sposare sua sorella Ottavia minore a Marco Antonio, che all'inizio si distaccò dalla sua relazione con Cleopatra, regina d'Egitto. Dopo un certo periodo però il generale romano tornò dall'amante egizia e per giunta venne notizia che Antonio volesse lasciare alla regina e ai loro figli, cioè quelli avuti da Antonio e Cesarione figlio di Cleopatra e di Cesare, le terre romane che gli appartenevano.

Ottaviano, che già aveva il senato dalla sua parte, voleva poter dichiarare guerra, ma aveva bisogno di un pretesto. Riuscì in qualche modo a mettere le mani sulle Donazioni di Alessandria che facevano parte del testamento di Marco Antonio e portò il documento in senato. Cedere possedimenti romani a uno straniero era un tradimento. Il senato orripilò, il popolo pure, e fu guerra all'Egitto.



LA BATTAGLIA

Cleopatra e Antonio iniziarono a navigare verso ovest, svernando poi a Efeso. La loro marina consisteva di 230 navi e 50.000 marinai; il loro esercito accoglieva ben 23 legioni (circa 115.000 uomini) oltre alle truppe ausiliarie.

Il piano di Antonio era di attraversare l'Italia, ma l'avanzata venne bruscamente interrotta quando Ottaviano salpò verso est con circa 100 navi sbarcando in Dalmazia. Aveva 24 legioni, ovvero 120.000 soldati. Radunato tale esercito, marciò verso sud, stabilendo una testa di ponte nel Golfo di Acarnanian, immediatamente a nord dell'ingresso.

Intanto il fidato e capace luogotenente di Ottaviano, Marco Vipsanio Agrippa si recò nel Peloponneso occidentale con 300 galee da guerra, occupando diverse posizioni strategiche onde bloccare i rifornimenti dell'immenso esercito di Antonio. Fatto questo, Agrippa navigò verso nord, stabilendo un'altra importante base a Patrasso, quindi si unì a Ottaviano.

Nel frattempo, Antonio aveva raggiunto l'ingresso del golfo di Acarnanian, sperando che Ottaviano avrebbe offerto battaglia, ma non fu così. Antonio occupò la penisola meridionale, chiamato "actio", cioè "promontorio", e fece costruire un ponte verso il promontorio nord, dove installò un secondo campo militare. Ottaviano rifiutò di essere attirato in battaglia perché era conscio che Marco Antonio era un comandante di gran lunga migliore di lui.


La battaglia decisiva fu invece combattuta il 2 settembre del 31 a.c. durante il pomeriggio, quando i venti del nord, che sono comuni sul Mar Mediterraneo dovevano essere favorevoli ad Antonio. Ottaviano e Agrippa, rafforzarono le ali della loro marina, perché volevano evitare che Antonio li aggirasse.

A questo punto il centro romano era apparentemente indebolito e Antonio attaccò. Da tenere conto che mentre Antonio era un grande condottiero via terra non lo era via mare, mentre lo era grandemente Agrippa. Infatti, iniziata la battaglia, Lucio Arruntio, che era al comando dell'ala sinistra della flotta di Ottaviano. scompigliò e sconfisse il centro di Antonio, su cui si inserì il centro di Agrippa e Ottaviano formando un varco.

Vedendo che le sorti della battaglia cominciavano a volgersi contro di loro, Cleopatra ebbe paura di venire catturata. Se fosse intervenuta con le sue navi per chiudere il varco, la situazione probabilmente si sarebbe capovolta, invece guidò le sue 60 navi attraverso il passaggio fuggendo per l 'Egitto, ma pure Antonio perse la tasta perchè le corse dietro con 40 navi, lasciando il resto della flotta priva del comandante.

Così la flotta di Antonio, abbandonata e tradita dal suo comandante, coi marinai stanchi e affamati, divenuta inferiore di numero, stremata dalle manovre e con una tempesta in corso non potè fare altro che arrendersi, consegnando ad Ottaviano ben 350 navi.

Lo storico greco Dione offre una drammatica descrizione del modo in cui le navi di Ottaviano, più leggere e più facili da girare, abbiano attaccato le pesanti navi di Antonio gettandogli torce con pece incendiaria con le catapulte, che alla fine incendiarono le navi nemiche.

Dopo aver raggiunto il mare aperto, Antonio e Cleopatra ordinarono di alzare le vele, e andare a sud, beneficiando del crescente vento del nord. Ottaviano aveva vinto e i due amanti si suicidarono ognuno per suo conto.


GLI ESERCITI
OttavianoMarco Antonio
21 Legioni    30 Legioni
400 navi e 80.000 soldati  480 navi e 84.000 soldati


Perdite Perdite
35 navi e 2.500 uomini  400 navi e 5.000 uomini



LA CELEBRAZIONE

La battaglia di Azio è diventata una parte importante della propaganda imperiale, senza però infierire sui due sconfitti, soprattutto su Antonio, in quanto cives romanus. Il poeta Virgilio descrisse con fine poesia i monumenti eretti per commemorare la vittoria di Ottaviano in diverse città.

La vittoria di Ottaviano, o meglio del suo fedele generale Agrippa, costituisce di fatto la fine del dominio del Senato ed ha portato alla nascita dell'Impero Romano. Onorato poi dal senato col nome di Augusto, Ottaviano resse il suo impero per più di quaranta anni, e fu uno degli imperatori più illuminati che mai siano esistiti.

Ottaviano celebrò così un triplice trionfo sulle vittoriose campagne in Dalmazia (37-35 a.c.), ad Azio (31 a.c.) e in Egitto (30 a.c.), per tre giorni di festeggiamenti. Celebrando un trionfo senza precedenti, con il copioso bottino e i numerosissimi prigionieri di guerra sfilati nel suo trionfo.
Le fonti informano che un arco in onore di Ottaviano venne eretto nel Foro dopo la battaglia di Azio, 31 a.c., e la conquista dell'Egitto l'anno successivo, cioè il 30 a.c., in occasione del suo trionfo celebrato il 29 a.c. Quest'arco è infatti conosciuto come "arco aziaco", cioè per il trionfo dopo la vittoria di Azio, che come narra Dio Cassius, era stato eretto nel Forum per decreto del Senato.


In questa moneta c'è l'immagine dell'arco con Augusto che guida una quadriga al pari del Dio Elios, o Apollo che dir si voglia, a cui l'imperatore era molto devoto, ma con cui amava anche identificarsi, tenendo conto che era piuttosto bello.

Forse proprio per questa bellezza nella moneta l'imperatore venne caricaturizzato raffigurandolo con un pronunciatissimo naso che egli non aveva. Sappiamo tuttavia che i romani amavano fare caricature sui loro personaggi di spicco, specie imperatori e generali, soprattutto se ne amavano la figura. La Caricatura era il sorriso benevolo e ammiccante del popolo verso l'imperatore. Infatti Augusto fu amatissimo, durante la sua vita e dopo la sua morte.



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