HORTI PINCIANI





- «Nella vigna de' frati della madonna del Popolo, » scrive il Vacca « contigua al giardino (mediceo) si vedono molti andamenti d'acqua, tra i quali vi è una gran botte, ricetto d'acqua, cosa notabile per la sua magnifìcenza ».

"I frati di s. Maria le chiamarono assai giudiziosamente « catacombe» : assomigliano infatti nella complicazione delle gallerie alle cripte dei nostri cimiteri suburbani. Ne ho rilevato a stento la pianta il giorno 12 giugno 1876. Le gallerie oggi accessibili sono vent'una; dieci vanno da sud-ovest a nord-est, undici intersecano queste ad angolo retto. Assai più numerose son quelle rese inaccessibili dal franamento delle volte; altre poi sono state distrutte dai frati. « Nel monte Pincio vi era una conserva di acqua.... la quale da alcuni frati fu fatta disfare per ridurla in grotta di vino.... ma perchè erano di poca profondità riuscirono più calde ».
Le gallerie rivestite di candido stucco, con cordoni agli angoli rientranti, hanno la larghezza costante di m. 2,00 : l'altezza varia dai m. 2,00 ai m. 2,50. Frequenti vi sono gli spiraceli foggiati a cono, per attingere l'acqua in servigio della villa: e nel piano della galleria, che loro corrisponde di sotto a piombo, è scavato un pezzuole, profondo mezzo metro. Dalla parte di ponente si estendono alcune gallerie transversali, per lunghezze che eccedono gli 80 m:, mancando le longitudinali. Tutto questo labirinto è scavato nel tufo: ma nel punto ove ora sorge il casino del Valadier eravi, e conservasi ancora in parte, una piscina manufatta, di opera reticolata con restauri di laterizio. Il Cassio, che la vide integra il 25 gennaio 1749, la descrive composta di due vani. Il maggiore era lungo m. 30,10, largo m. 10,00, alto fino al pelo d'acqua m. 4,01, rivestito di signino. Il minore era lungo m. 11,15, largo m. 4,46. Ambedue comunicavano col laberinto de' ricettacoli, mediante asole nella volta." -
(LANCIANI)

RICOSTRUZIONE DEGLI HORTI PINCIORUM

Questa ricchissima quantità di acque con meravigliose opere idrauliche, dai canali ai pozzi, ai tubi, alle cisterne, erano in modo efficacissimo al servizio dell'irrigazione degli Horti Pinciani, anzi, ai molti Horti che sorsero sul Pincio nell'ultimo periodo repubblicano. Il colle era infatti noto nell'antichità come il Collis Hortulorum (il colle dei giardini).
Tra questi vi albergò Scipione Emiliano e forse Pompeo. Sicuramente vi allignarono gli Horti di Lucullo, gli Horti Lucullani, dove in seguito venne uccisa Messalina, la moglie di Claudio, costruiti grazie al bottino realizzato con la vittoria su Mitridate nel 63 ac.

Vi si trovavano inoltre gli Horti Sallustiani, dello storico Sallustio e in seguito unificati agli Horti Luculliani in un'unica proprietà detta in Pincis nell'era imperiale, a cui si aggiunsero gli Horti Pompeiani, gli Horti di Scipione forse e gli Horti Aciliorum. Il colle era noto nell'antichità come il Collis Hortulorum (il colle dei giardini).

Il nome Pincio deriva da una delle famiglie che l'occupò nel IV sec, i Pincii la cui villa, con quella degli Anicii e degli Acilii, occupava la parte settentrionale della collina.

Il Mons Pincius, che si ergeva a nord del Mons Quirinalis e che rientrò nelle mura aureliane, non venne considerato all'epoca il centro di Roma, nè la zona più lussuosa, che era senz'altro il Palatino, dove c'era la reggia e la corte, oer cui i terreni erano carissimi.

Il Pincio con rare abitazioni, perloppiù domus, ma pure lontano dal chiasso dell'Urbe, suggerì a Lucullo e a Sallustio una soluzione urbanistica che compendiava tanto la casa di città che quella di campagna. Qui le domus albergavano nel vastissimo verde, fatto di boschi, di orti, di campi coltivati, ma pure di splendidi giardini con viali ombrosi, statue, fontane, scalinate, terrazze e siepi odorose.

Gli Horti Luculliani erano locati sulle pendici della collina, con vari terrazzamenti a cui si accedeva con  scale monumentali ornate di ringhiere marmoree e statue, mentre la parte più alta accoglieva una grande esedra, con il tempio circolare della Dea Fortuna. La villa invece doveva svettare nella odierna zona di
Trinità dei Monti tra statue, ruscelli, viali e fontane.

Questa proprietà passò poi a Valerio Asiatico, e di prepotenza al demanio imperiale. Della grandiosa villa di Lucullo i pochi resti ancora visibili si trovano nei sotterranei del Convento del Sacro Cuore e sotto villa Medici.  Nel II e III secolo gli horti erano proprietà alla Gens Acilia, e poi agli Anicii e ai Pincii, ma sulla parte più settentrionale della collina e un resto delle sostruzioni di queste residenze è il cosiddetto Muro Torto, chiamato anche Muro Malo perché vi venivano sepolti i defunti impenitenti e le prostitute di basso rango, risalente all'età repubblicana e poi inglobato nelle Mura Aureliane.

LAVORI DI SCAVO


I RESTI

- Oggi nel Pincio troneggia un obelisco non egiziano ma romano, costruito nei primi del II sec. dc, ad opera di Adriano che lo volle come parte del memoriale per il ricordo del giovane Antinoo, morto prematuramente e che  doveva trovarsi all'interno degli Adonea sul Palatino: la scritta, in stile egizio, è in effetti romana. L'obelisco venne trasferito poi da Eliogabalo nel Circo Variano dove fu ritrovato nel XVI secolo.

- La Casina Valadier,  a memoria della disfatta della flotta francese nel Mediterraneo è situata sopra una cisterna romana appartenente al complesso degli Horti Aciliani.

- Sulla piazza svetta una antica statua romana della Dea Igea.

- A ridosso del primo tornante, c'è una piccola fontana ovale a scogliera rustica cui è addossata una statua antica detta di Dionisio o di Ermafrodito perché, su di un corpo femminile era stata inserita una testa, asportata nel 1970, raffigurante il Dio greco.

- Proseguendo la salita s'incontra l'edificio del Convento di S. Rita e una fontana realizzata con un labrum romano in granito rosso, del II-III secolo, di forma ovale, decorato con una figura di leone dalla quale fuoriesce l'acqua, inserito in un bacino circolare.

- Proseguendo si incontra la statua di Esculapio formata da un corpo risalente al V sec. su cui era sistemata una testa che probabilmente risale al IV secolo.

- A chiusura del viale venne collocata la statua di Cibele, dell'età antoniniana, che insieme alle statue di Polimnia e dell'Abbondanza, oggi davanti all'ingresso di Villa Medici, erano conservate nel palazzo dei Conservatori in Campidoglio. Le tre statue vennero trasferite al Pincio nel 1846. Su questo colle sorse nel V sec. d.c. un grande palazzo imperiale, il Pinciano.

- Le sfingi portate a Roma da Cleopatra dall'Egitto quale dono della sovrana.

Indagini archeologiche hanno rilevato la villa di Agrippina nel sottosuolo del Pincio ove volevasi nel 20008 eseguire un parcheggio sotterraneo di ben sette piani. Ora i Romani sanno che ovunque si scavi a Roma, sia al centro che in periferia, si scoprono nuovi reperti, purtroppo mai sufficientemente apprezzati da chi dovrebbe portarli alla luce, difenderli e farli fruttare in turismo.

Il parcheggio è sventato ma la bella villa romana è stata riseppellita coi suoi marmi, le sue colonne e le sue statue.


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