TEMPLUM SACRAE URBE O TEMPLUM PACIS



TEMPLUM PACIS
Molti autori antichi come Plinio il Vecchio, chiamavano Templum Pacis, “ Tempio della Pace”, il monumento edificato a ridosso della Velia, in origine separato dal Foro di Augusto, poi collegato a esso dal Foro Transitorio. Il tempio, detto anche Templum Sacrae Urbe, giungeva a sfiorare la Velia, da cui lo separava la strada che collegava il Foro alle Carinae.

Nella zona al di là della strada, sulla Velia, occupata in un primo tempo dal mercato delle spezie (Horrea Piperataria), sorse più tardi la Basilica di Massenzio. Quest’ultima era identificata con il Tempio della Pace fino all’inizio del XIX secolo quando Antonio Nibby non fece chiarezza.

Il templum venne costruito da Vespasiano tra il 71 e il 75, per commemorare, oltre alla vittoria sugli ebrei, l’ordine ristabilito dall’avvento dell’imperatore, che inaugurava un nuovo periodo di pace. Il Templum Pacis si caratterizza per la presenza di tre lati porticati con colonne in granito rosa di Assuan, sopraelevati rispetto alla piazza centrale destinata a giardino, mentre a nord, dove si apre l’ingresso principale e gli accessi minori, presenta una fila di colonne addossate alla parete. Sul lato di fondo ha una serie di ampie aule di cui quella centrale costituisce la vera e propria aedes.


Nel mondo greco-romano la lettura era presente e pure molto diffusa, visto anche l'alto grado di scolarizzazione dell'epoca. Per questo esistevano luoghi deputati alla conservazione dei volumi (cioè i rotoli con i testi su pergamena o papiro: in latino “volumen” significa rotolo) e luoghi deputati alla loro lettura, come gli “auditoria” dove si leggevano testi a voce alta per la delizia degli astanti. 

Lo conferma la scoperta degli “auditoria” di Adriano in piazza Madonna di Loreto a Roma nel 2008, durante gli scavi preventivi alla costruzione della linea C della metropolitana, nonchè le ricerche nel “templum Pacis”, lungo via dei Fori Imperiali, considerato una delle meraviglie di Roma, scavi che hanno restituito interessanti reperti.

La Chiesa dei SS. Cosma e Damiano, una basilica poco conosciuta dai romani, ma di grande importanza per il Medioevo, si deve a papa Felice IV (per cui fu detta anche Basilica beati Felicis) che la ricavò (527) dal cosiddetto Templum Sacrae Urbis, ora riconosciuto come ambiente della Bibliotheca Pacis a sua volta pertinente al Templum Pacis, che ospitava una famosa biblioteca con opere in greco e in latino, con auditori per conferenze e letture pubbliche. 


Nel periodo ostrogoto, fu Amalasunta, figlia del re Teodorico, a donare a Papa Felice IV alcuni edifici situati presso il Foro della Pace: un’aula rettangolare e un tempietto circolare che, secondo la tradizione era stato dedicato da Massenzio a suo figlio Romolo.

Si tratta di un aspetto meno noto, quello della lettura e dei luoghi deputati alla lettura a voce alta. 

Il primo a usare il termine auditorium (Lettere, 52, 11) fu Seneca (4-65 d.c.) nelle Lettere (53, 11). 

Descrisse un uomo che lo aveva appena abbandonato, pazzo di gioia per l'acclamazione ricevuta dal pubblico. Alla fine del I secolo d.c. avvenne una vera e propria rivoluzione con il codex, il libro da sfogliare con le pagine, non più il rotolo di pergamena.


La Bibliotheca Pacis venne rinnovata nel 1632 su disegno di L. Arrigucci e di frà Michele. Per un lungo corridoio, già parte del chiostro francescano e decorato da affreschi di F.Allegrini, si passa nell’interno, a una navata, che corrisponde alla cella dell’edificio pagano.

Quando Felix IV prese possesso del tempio sacræ urbis e lo dedicò alla SS. Cosma e Damiano, le pareti dell'edificio erano coperte da incrostazioni del tempo di Settimio Severo che rappresentavano il lupo e altri emblemi profani. Papa Felix non solo li ha accettati come un ornamento alla sua chiesa, ma ha cercato di copiarli nell'abside che ha ricostruito.

AREA DEL FORO DELLA PACE

RODOLFO LANCIANI

" Dietro il tempio rotondo, detto il tempio di Romolo (in realtà il tempio dei Penati), è situato un edifizio rettangolare, la cui parete ad oriente, bellissima costruzione di grandi blocchi tufacei, è stata messa alla luce fino al livello antico. Nel centro della parete si vede una porta con sopra un arco cieco, e con gli stipiti di travertino: il tutto di esecuzione eccellente.

La parete posteriore dell' edifizio invece è di mattoni: sulla superficie si vedono numerosi buchi per le grappe che tenevano lastre di marmo, nelle quali era incisa la grande pianta di Roma (Forma Urbis). Questa fu eseguita sotto Settimio Severo, probabilmente in sostituzione di un' altra più antica; i frammenti trovati nel 1560 e nel secolo XIX che si sono potuti ricomporre, ora sono esposti nel giardino del palazzo dei Conservatori. 

L' edifizio aveva il suo ingresso principale a occidente, ove fino al secolo XVII era conservato tutto il muro di tufo simile a quello del lato opposto, e un portico di otto colonne. Nel 1640, Urbano VIII fece demolire questo lato e dei blocchi si servì per costruire la chiesa di S. Ignazio.

SALA DOVE RISIEDEVA LA STATUA DELLA PACE
All'edifizio rettangolare si è dato il nome (che non si trova nelle fonti antiche) di templum Sacrae Urbis: e lo si è considerato come una specie di archivio in cui fossero conservati l' originale della Forma Urbis su papiro o pergamena, i libri del catasto ed altri simili documenti; l' edifizio avrebbe avuto anche una cappella della Dea Roma.

Ma la pianta dell' edifizio non si attaglia punto ad un tempio, e la Forma Urbis, come decorazione della parete esterna, sarebbe anche conveniente se nell' interno vi fosse stata la "Biblioteca del Tempio della Pace" menzionata da Gellio (II sec. d.c.). Inoltre è poco probabile che un edifizio dedicato al culto pagano fosse stato trasformato già nel principio del VI secolo in una chiesa cristiana.

La chiesa dei Ss. Cosma e Damiano aveva fino al secolo XVI pareti figurate con mosaici di marmo (opus sectile) distrutte soltanto nei restauri di Urbano VIII. Nell' abside, che fu aggiunta da papa Felice IV, sono ben conservati i mosaici che debbono annoverare fra i più belli esistenti in Roma, e che rendono la chiesa meritevole d' una visita (l' ingresso è dalla via in Miranda).

RESTI DEL FORUM PACIS
La piazza dietro il tempio, che ha un bel pavimento di grandi lastre marmoree, apparteneva già al Forum Pacis. Vi si nota un grandissimo macigno caduto dal vertice della vicina basilica di Costantino, e vedendo come nell' interno sia ben conservata una scale di dodici gradini e altresì l'enorme altezza dalla quale quel macigno è caduto, si ha una prova dell' eccellente qualità del cemento romano.

Il masso quando fu rinvenuto, giaceva ad un' altezza di m. 1,50 sopra il livello antico (ora è sostenuto da muri moderni): da ciò si può concludere che esso crollò a causa di uno dei grandi terremoti nel secolo XII o XIII.

Sotto l' angolo NO della basilica passa una galleria antica, la quale serviva come via di comunicazione durante tutto il medio evo, e fu chiusa soltanto nel 1563. La galleria allora si chiamava Arcus Latronis, forse a cagione di misfatti ivi accaduti; all' autore delle Mirabilia questo nome fornì occasione ad inventare un templum Pacis et Latonae. "

Vedi anche: IL FORO DELLA PACE




0 comment:

Posta un commento

 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero