OGGETTISTICA ROMANA




Va da quella della cucina e della tavola a quella della toletta, agli oggetti ornamentali o d'uso della casa.


LA CUCINA

Implica gli oggetti per cucinare e quelli della tavola.
A Pompei, nella villa di Menandro, è stato rinvenuto un intero servizio di argenteria, avvolto in panni di lana, accuratamente custodito in una cassa di legno posta nei sotterranei del cortile. Ma non era un servizio come quello odierno, perchè non includeva le forchette, sconosciute per i romani. Includeva invece, oltre alle posate, bicchieri ovvero coppe per bere in argento, insalatiere e fruttiere.

I più ricchi infatti offrivano agli ospiti coppe d'argento, con sbalzi e cesello, o di vetro prezioso, con serpentine di vetro di di verso colore che lo guarnivano formando disegni geometrici o figurativi, oltre fruttiere d'argento, caraffe d'argento, lavorate a sbalzo e a cesello, vassoi d'argento e perfino stuzzicadenti d'argento.

Altrove sono stati trovati vasi per mescere, in bronzo, a testa di cavallo o sormontati da menadi, cesti di vimini, e fruttiere sempre in bronzo con ippocampi o galli in combattimento per manici, c'erano pure panieri in legno con manici di ferro, spiedi, e pentole da cucina, come piccole caldaie col coperchio di rame, legato alla pentola da una catenella, portaricotta in ferro, casseruole di bronzo, padelle di ferro, teglie per dolci, piatti e tazze di terracotta, macinini e porta ricotta traforati.

Poi colini in lamina di rame, e un piatto traforato che permetteva di scolare qualcosa, e orci di bronzo a bocca trilobata, vasi di bronzo con manici a tralci di vite, vasi con coperchio fissato ad una cerniera, perchè i Romani conoscevano la cerniera anche se non la usavano per i mobili, anfore con medaglione al centro lavorato tipo bassorilievo, con maschere e disegni goemetrici o teste di gorgone, bilance, bracieri, mortai di bronzo e di pietra.

Altre suppellettili di uso quotidiano i secchi di bronzo e di ferro a due manici ad anelli, o a un manico o senza manici, con bordo lavorato e arabescato, catini di bronzo, nonchè piccoli fornelli trasportabili in terracotta o ferro, e pentole scalda acqua, scalda-vivande, calderoni, e pure dei macinini e un raccogli-cenere, perchè i Romani non usavano i camini per scaldarsi, ma camini minuscoli per cucinate si, sia nei termopoli che nelle case.

La stadera, simile a quella usata fino al secolo scorso, in ferro o bronzo, faceva parte dell’ arredamento della casa romana per pesate in cui non occorresse grande precisione. Era costituita da un solo piatto ed un lungo braccio prismiforme graduato con tacche, all’ estremità del quale erano appese catenelle per sostenere il piatto, e sul quale scorreva un peso equilibratore costante, detto romano; il fulcro della leva era costituito da un gancio che sorreggeva la bilancia.

Altri contenitori o attrezzi di uso culinario erano:

Askos
Vaso in bronzo o ceramica a forma di otre allungato, con apertura allungata e obliqua, più alta sul lato opposto all’ansa, fatta apposta per versare liquidi, specie vino ed olio. Spesso nella ceramica ha la forma di anatra, in bronzo la lavorazione è sulle anse.

Anfora
In argilla, bronzo, argento, di forma panciuta, fornita di anse o manici che collegano bocca o collo col corpo del recipiente. Non conteneva solo liquidi, ma anche solidi. Vi si poneva vino, aceto, olio, latte, pesce o carni salate, cibi in salamoia, o salse varie. Molto diffusa l’anfora con anse a S contrapposte. Le anfore di Pompei hanno due anse verticali e imboccatura circolare, in genere non sopraelevate e decorate talvolta all'attaccatura.

Attingitoio
Recipiente in bronzo costituito da una vaschetta e un manico, a pezzo unico o separati, con manico orto o lungo, curvato o diritto. Per attingere liquidi e solidi insieme, tipo salse, olive ecc.

Boccale
Recipiente in bronzo munito di una sola ansa, per liquidi come acqua, vino o latte, semplicissimo. L'uso è come quello odierno.

Bollitore
Recipiente di bronzo per scaldare i liquidi e mantenerli a temperatura costante. I bollitori sono sia fornelli (scaldavivande) che recipienti. Tutti con tubo centrale e in fondo una griglia, su cui si poneva il carbone. Fra il tubo e la parete esterna si versava il liquido dall'alto, che veniva poi attinto da un rubinetto alla base della parete esterna. I recipienti che poggiano su tre piccoli piedi sembrano fatti per essere sospesi o trasportati.

Caldaia
Recipiente di bronzo con tre elementi: base larga e fondo convesso, strozzatura sotto l’imboccatura, presa con anse o impugnature mobili. Spesso con coperchio. La forma può essere sferoidale, lenticolare o troncoconica. Può avere due attacchi provvisti di anelli, con catenella per consentire la sospensione del recipiente sul fuoco. Presente in molte le case romane, per zuppe di vario tipo.

Calderone
Vaso di bronzo aperto a fondo arrotondato, posto su treppiedi per far riscaldare l’acqua; caratteristico della produzione etrusca, rinvenuti anche a Orvieto, Imola e in Abruzzo. Il calderone in bronzo, rinvenuto nella tomba Bernardini di Preneste, con protomi di grifo e sirene, datato fine VIII sec. a.c., é probabilmente importato dalla Siria Settentrionale. Di solito nelle domus si adoperavano sulla brace con treppiede.

Casseruola
Recipiente in bronzo o argento con vasca e manico piatto, fabbricati in un solo pezzo.
Il manico é talvolta leggermente sopraelevato all’imboccatura, raramente inclinato verso il basso. A volte con decorazioni sugli elementi di presa. Non se ne conosce la funzione, perchè su nessuna delle casseruole di Pompei o del Museo Nazionale di Napoli si riscontrano tracce di annerimento da fuoco. Questi recipienti sono praticamente gli unici stagnati e fanno parte dei pochi tipi di recipienti in bronzo bollati. Forse contenevano cibi che col bronzo o l'argento potevano deteriorarsi a contatto coi vari sali, e deteriorare il contenitore, il che spiegherebbe la stagnatura, visto che lo stagno è inerte agli acidi.
Nel I sec. d.c. comparvero le casseruole d'argento, con anse a tralci vegetali, rosette, conchiglie e animali marini, un tirso (tesoro di Boscoreale); nel servizio della casa del Menandro é rappresentata in alto una testa di Medusa. Sicuramente ornamentali o contenitori di frutta secca etc.

Colatoio
Recipiente di bronzo con vasca convessa, semiellittica, imboccatura ampia, alcuni di piccole dimensioni, privi di manico ma con anello di sospensione. Altri di dimensioni molto grandi e molto aperti, collocati su un tre piedi o ad anello più ristretto di quello dell’imboccatura.

Colino (colum)
Recipiente in bronzo, argento o piombo spesso rinvenuto nelle necropoli, con parte cava e un manico, fabbricati insieme o separatamente, dotato di gancio per la sospensione. Si adoperava per filtrare il vino nel versarlo dalle anfore nel cratere o nelle coppe. Marziale riferisce un procedimento particolare che consisteva nel filtrare attraverso la neve, posta nella vasca del colum, chiamato nivarium, il vino per rinfrescarlo e, contemporaneamente per tagliarlo. Ne esistevano anche in ceramica e in tela. Occorre distinguere dai cola gli: infundibula, oggetti composti da un colum, cui é aggiunto un imbuto mobile. Gli esemplari di Pompei hanno la vasca é traforata con motivi geometrici o vegetali.

Graffione (kreagra)
Strumento fornito di ganci, in bronzo o ferro, con manico orizzontale che termina in un tubo in cui si inseriva un manico di legno; il fusto si salda ad un anello centrale intorno al quale sono disposti denti ricurvi, in numero dispari. Si ritiene un utensile da cucina usato per infilzare e cuocere i pezzi di carne.
Alcuni esemplari hanno manico vuoto, per l’immanicatura, con protome di serpente dalla cui bocca esce una forma tortile terminante in un anello circolare, da cui gli uncini a raggiera, in numero dispari, sormontati da un altro, perpendicolare al manico, con due punte sormontate a loro volta da un bottone.

Kados
E' la versione ovoide della situla con fondo arrotondato o a punta, in bronzo, argento o piombo. Un oggetto a forma di casco adoperato come secchio per attingere acqua dai pozzi, oppure, con una base, come contenitore di vino nei banchetti.

Kyathos (Cyathus)
Vasetto in bronzo con ansa sormontante, provvisto di un unico manico, forse per misurare la farina e il grano. Attestati in tutta l’Etruria tipi a corpo ovoide, a rocchetto e piriforme.

Imbuto
Recipiente in bronzo con vasca e foro tondo incastrato nell’imboccatura di un cannello. Il cannello é sempre troncoconico, lungo e sottile, con diametro molto inferiore all’imboccatura della coppa.

Olpe
Recipiente in bronzo per versare o di attingere il vino, molto semplice e rustico. Con corpo in linea continua col collo e bocca o appena trilobata o rotonda.

Padella patella
Le padelle in bronzo erano usate per cuocere. Con vasca ampia e bassa, tonda o ovale, un manico in pezzo unico e un beccuccio versatoio sul lato sinistro del manico. Il manico é lungo orizzontale, sopraelevato rispetto all’imboccatura. Le padelle, contrassegnate in alcuni casi da bolli, avevano o meno decorazioni sull’orlo e sul manico. L'uso è come quello odierno.

Pentola
Recipiente in bronzo a larga imboccatura con base convessa e ventre cilindrico, troncoconico, o sferoidale. Quest’ultimo tipo presenta un’ansa mobile con catenella per sospensione e poteva essere adoperato sia come pentola da fuoco o solo come contenitore. L'uso è come quello odierno.



LE STANZE

Uno degli ornamenti di una casa erano dischetti di vetro con incise figure su foglia di oro, ad esempio amorini o animali o tralci di vite, che andavano inseriti nella parete dipinta. Oppure c'erano i quadri, di pittura ma più spesso di mosaico, o di pasta vitrea, non appesi ma inseriti nella parete.

Sui tavoli spiccavano vasi e candelabri di ogni tipo, d'argento e di bronzo, e talvolta in oro, oppure dorati. Pochi sanno che il vermeille francese fu inventato dai Romani, o almeno lo praticarono prima di loro, ma con una lavorazione speciale, perchè ribattevano l'oro sopra l'argento fino a che non si fondeva almeno superficialmente con l'argento sottostante. Non una doratura come il vermeille francese, ma una specie di lega a freddo.

Ma soprattutto statuette, di marmo o di bronzo, dei soggetti più svariati, dalle divinità ai personaggi mitologici, agli eroi, ai guidatori di bighe, a cani e gatti, oche, fagiani, pesci, capre, al ragazzino che si toglie la spina dal piede, o al ragzzino che abbraccia un'oca. Non mancavano oggetti d'uso apotropaico, come falli alati e non, e mani con simboli sacri, nonchè vasi in quantità, in argento, oro, bronzo, ceramica (la cosiddetta terra sigillata), vetro e terracotta istoriata.

Poi, oltre ai candelabri, le torce, le candele, e i portatorce in bronzo. Ma soprattutto venne usata la lucerna, il principale strumento d’illuminazione dell’ antichità. Era realizzata in pietra, in vetro, in metallo, ma più diffusa quella in terracotta. Oltre alla funzione domestica, aveva anche un uso beneaugurate, religioso, votivo e soprattutto funerario. Come combustibile è noto l’ olio d’oliva, ma anche quello di noce, di sesamo, di ricino, di pesce, di grassi animali o di oli minerali. Lo stoppino era costituito da materiali fibrosi intrecciati, che assorbivano il combustibile e lo conducevano alla fiamma che lo bruciava. Ne ricordiamo una particolare: un alberello in bronzo da cui pendono lucerne-lumache.

Le tavolette cerate non mancavano nella casa, identiche a quelle usate a scuola, erano tavolette di legno con orli rilevati al cui interno si spalmava della cera, su cui si scriveva incidendo i caratteri con uno stilo (stilus) di legno o metallo, appuntito da una parte e appiattito dall’ altra, per cancellare. Alcuni fori sul margine delle tavolette consentivano di legarne due o più insieme in modo da formare una specie di quaderno. Servivano per scrivere appunti, biglietti, brevi lettere, quietanze.

Per ogni evenienza non mancava il Braciere, un recipiente portatile di bronzo a forma rettangolare su sostegni in genere a forma di zampe ferine, frequente ad Ercolano e a Pompei dove ne é stato rinvenuto uno monumentale nelle Terme del Foro. Sempre di Pompei un piccolo braciere cilindrico, orlo merlato, su tre piedi a zampa leonina, forse per incensi. Contenitore per brace, era una piccola stufa che serviva per scaldare la stanza quando non era in funzione l'encausto o in assenza di esso.

Spesso si ospitava anche un Cofano, contenitore con coperchio in genere in argento destinato a contenere oggetti da toeletta. Due cofani fanno parte del Tesoro dell’Esquilino, attribuiti ad un’unica bottega romana tra il 330 e il 370 d. c. Il primo cofano é rettangolare con coperchio, lavorato a sbalzo e parzialmente dorato, con due maniglie e quattro piedi. Sul coperchio, al centro, due eroti sostengono una corona d’alloro con i busti degli sposi.
L’altro cofano è tondo con coperchio a cupola, scanalature lisce alternate a pannelli piatti decorati, incernierato e con tre catenelle. La decorazione è a sbalzo a sbalzo, con le Muse, uccelli e piante. All’interno cinque bottiglie cilindriche con coperchio per olii e profumi.

Altri oggetti di arredamento:


Arazzi
Di solito con motivi mitologici e o animali e floreali. Di importazione orientale.

Anfore
Compaiono nel tardo impero le grandi anfore in argento con superficie decorata a sbalzo con motivi a fregio marino, e amazzonomachia (Concesti), o corteo di satiri e baccanti (tesoro di Seuso). Hanno collo leggermente rastremato, quasi cilindrico e due anse plastiche.
Nella sala dei banchetti facevano bella mostra su tavolini e tavolinetti di sè gli oggetti più belli usati nei simposi: in argento, bronzo, vetro, ceramica, a seconda del pregio e delle possibilità. Eccone un po':

Bacile
Da produzioni etrusche del VII-VI sec. a.c., in bronzo con orlo perlinato o a treccia. Presso i Romani divennero oggetti di lusso per il banchetto. I bacili rinvenuti a Pompei sono molto aperti, di profondità media, su un tre piedi o su base ad anello. Hanno in genere anelli o impugnature fisse, per la presa. Alcuni bacili avevano un emblema, in genere mitologico, al centro del fondo. Contenitore per carni, pesci etc. per banchetti.

Bacino
Recipiente in bronzo con vasca emisferica, senza piede con orlo vario, raramente con anse. Vasi molto comuni nei servizi da tavola utilizzati come contenitori di cibi liquidi e solidi, tipo carni e verdure in sughi o salse, o anche come vasche per le abluzioni.
Il bacino con fondo ombelicato è molto noto in Etruria con orlo liscio o perlinato. Accanto al tipo ombelicato, se ne conosce anche uno a fondo piano.
I bacini rinvenuti a Pompei sono recipienti ovoidali profondi, costituiti da due parti fissate l’una sull’altra da grossi chiodi. Il fondo é a calotta e la parete troncoconica.

Bicchieri
In argento o stagno, costituiscono un elemento importante nei servizi di argenteria del I secolo, come quelli della Casa del Menandro, di Boscoreale e di Hildesheim, preziosamente decorati. Compaiono un genere in una o due coppie. Nei ritrovamenti del III e del IV sec. sono rari o mancano del tutto, sostituiti da bicchieri in vetro che presentano le stesse forme dei pochi in argento. I bicchieri in vetro sono cilindrici, a coppa o conici, variamente colorati, sfumati o con sovrapposizioni filiformi ecc.

Bottiglia
Recipiente in bronzo o argento per versare i liquidi; si distingue dalle brocche per l’apertura più stretta e il maggior pregio. Fa parte del Tesoro dell’Esquilino una bottiglia in argento a forma di fiaschetta con collo lungo e stretto e bocca larga. La decorazione, di medaglioni circolari formati da girali vegetali, copre interamente la superficie, con geni intenti in diverse attività e animaletti che riempiono lo spazio tra i tondi. Vi si versavano vini particolari o vini dolci o spumanti, che già esistevano all'epoca.

Brocca
In bronzo o argento, con imboccatura larga, ansa verticale e coperchio. La brocca biconica, in particolare fu molto diffusa. A Pompei le brocche hanno ansa verticale e imboccatura circolare, stretta o di medie dimensioni. Di solito contenevano vino già allungato con acqua.
In età primo impero di rado sono grandi e raramente decorate. Nel IV sec. d.c. le brocche sono invece anche di notevoli dimensioni, più slanciate e decorate da scanalature tondeggianti o sfaccettature verticali, o con raffinati motivi geometrici, animati da piccoli animali, resi a niello.

Calice
In bronzo o argento, usatissimo in ambiente etrusco, soprattutto di bucchero; le riproduzioni in bronzo sono rare e vanno dalla fine del VII sec. agli inizi del VI a.c.
Gli esemplari in bronzo di Pompei hanno ventre ovale su vari tipi di piede, imboccatura verticale e orlo convesso. Nei tesori di argenteria tardo-antica compare il calice con coppa emisferica su alto stelo elaborato, con piede a disco orlato da grosse sfere. Sostituito poi definitivamente col vetro.

Cantharus
Coppa in bronzo o argento ovoidale o emisferica, con alto piede e anse verticali slanciate, che talora sormontano l’orlo. Il corpo é spesso decorato con motivi vegetali o figure.
Il cantharus in argento con Tritoni e Nereidi da Pompei, I sec. a.c., con unica ansa sopraelevata ha ricca decorazione a cesello. Sempre a Pompei, decorati da tralci di ulivo, i cantharus del servizio della Casa del Menandro, hanno due anse sopraelevate non saldate all’orlo, con lavorazione a sbalzo. Era decorativo ma veniva anche usato per offrire frutta fresca, datteri, frutta secca e dolciumi secchi.

Ciotola
Recipiente aperto di bronzo, di dimensioni piccole o medie. Diametro dell’imboccatura superiore a 8 cm., altezza superiore a 5 cm. Fa parte di questa forma l’acetabulum, una coppa ripiena d'aceto in cui immergere i cibi prima di portarli alla bocca durante il banchetto. Talvolta veniva data agli invitati per servizi una certa quantità di cibo dal piatto di portata, senza dover attingere un boccone alla volta, oppure prendevano un pezzo intero che lo schiavo gli tagliava nella ciotola.

Coppa
Di dimensioni maggiori rispetto alle coppette, in bronzo o argento, in genere senza anse. Usatissima nella prima età imperiale, due esemplari splendidi con busti-ritratto di privati sono stati rinvenuti a Boscoreale. Gli esemplari in bronzo di Pompei presentano pareti convesse e imboccatura molto più ampia della base che può essere portante, o su tre piedi o ad anello. Usata per frutta, datteri etc.

lucerna d'argento
Coppa a conchiglia
In bronzo, argento, a valva di conchiglia, resa in modo naturalistico o stilizzata. Priva di piede, senza presa o sospensione, o provvista di due anse mobili o di un anello di sospensione.
La coppa a forma di conchiglia in argento, di epoca tardo-antica, del Tesoro dell’Esquilino é decorata all’interno da una raffigurazione di Venere assistita nella toilette da due amorini, alla presenza di Adone. Usata per offrire impasti di pesce o salse a base di pesce o ostriche.

Coppetta
recipiente di bronzo a forma aperta, di dimensioni piccole o medie. Usata per contenere olive, acciughe, capperi o piccoli sfizi.

Grattuggia
In bronzo o argento, rettangolare con bordo liscio su tre lati e fori disposti su due diagonali che si incrociano al centro. Si grattuggiava formaggio o tartufi o altro.

Kotyle
coppa profonda con due anse, in bronzo, argento o oro. In età orientalizzante sono documentate a Preneste, in Etruria e in Campania. Decorativa o per offrire frutta etc.

Kylix
Coppa in bronzo con due anse, costituita da una tazza bassa e aperta, e da un alto piede. E' un vaso per bere, molto diffuso in ceramica ma poco in metallo. Si usava in banchetti sontuosi.

Lanx
Vassoio da portata in argento di varie dimensioni, sia ovale che rettangolare. Faceva parte
del servizio da tavola, dell’argentum escarium, cioé piatti e vassoi da portata per cibi solidi. A Pompei e a Boscoreale ne sono stati rinvenuti di tondi, elegantemente decorati nelle anse o lungo i bordi. Le anse del grande piatto da Boscoreale sono ornate da delfini; quelle della Casa del Menandro sono a testa di Sileno circondata da due oche spennate.
Nei servizi di III e IV sec. d.c. i tondi diventano più rari, mentre i vassoi da portata, di misure diverse e di varia forma, sono completamente ornati e incisi a soggetti mitologici.

Lebete (lebes)
Recipiente di forma sferica in bronzo o argento, con bocca circondata da un breve orlo verticale,
su un sostegno o un tripode. Spesso usato come premio ai vincitori di gare; Ateneo afferma che i lebeti erano utilizzati per mescolare il vino con l’acqua.

Padella in argento
accessorio del servizio da banchetto, adoperata per lavare le mani, come é rappresentato su un piatto in argento della fine del IV secolo da Cesena, che raffigura un servitore nell’atto di versare acqua da una brocca dentro la padella, mentre il convitato si sciacqua la mano.

Piatto
A Pompei piatti fondi in bronzo con pareti convesse e base molto larga ma poco profonda. I piatti dei servizi di argento del I secolo sono generalmente tondi, poco profondi, lisci, con anse orizzontali e la superficie decorata a rilievo. Sono a stampo o in fusione. Si ritrovano piatti ovali nella Casa del Menandro, in un servizio con un recipiente più grande e 16 piatti più piccoli. I piatti, a volte con lo stesso stile delle coppette, sono decorati con piccoli medaglioni a niello e orlati con perle e astragali. In epoca tarda compaiono i piatti da portata, anche rettangolari o quadrati, o con bordo poligonale, naturalmente più grandi.
I piatti decorati all'interno con incisioni e mefaglioni servivano per esclusivamente per arredamento.

Salinum
Recipiente in argento per contenere il sale. Nel tesoro di Boscoreale se ne sono rinvenuti quattro cilindrici, di elegante fattura, con sostegni in forma di zampa ferina.

Salsiera
Recipiente di bronzo poco profondo con becco versatoio. Con base ampia o su tre piedi. I Romani erano grandi estimatori di salse di ogni tipo, specie agrodolci.

Scodella
Recipiente basso ma più profondo del piatto, cilindrico o leggermente troncoconico, in bronzo. Vi si ponevano zuppe o creme, in genere attinte con la ligula, il cucchiaio di tipo fine.

Secchia
Corrisponde all’attuale mestolo, con vasca più o meno piccola, a volte a forma di vasetto globulare, e da un lungo manico verticale o orizzontale, con un gancio o un anello di sospensione; in bronzo o argento. Vi si servivano gli umidi o cibi in salsa o zuppe.

Simpulum
Un mestolo gigante, adoperato per attingere e trasportare i liquidi dal recipiente dove era stata effettuata la mescita, al vaso potorio o da libagioni, ma serviva anche da misura base sia per la miscela di vino e acqua, sia per la quantità di vino che veniva versata nelle coppe durante i simposi. Nelle raffigurazioni ha un lungo manico verticale, che può attingere da vasi con imboccatura stretta. In bronzo o in argento. A Pompei avevano un’ansa verticale non sopraelevata, con imboccatura tonda, bilobata o trilobata, con un becco e decorazioni in fusione. Alcuni mestoli, più grandi, venivano usati, con patere o bacili, per le abluzioni prima del pranzo.

Situla
Vaso troncoconico od ovoide, in bronzo, argento e in ceramica. Serviva ad attingere e contenere liquidi. Le più semplici erano usate pure nelle taberne, le più ornate nelle domus. se era grande come un secchio serviva ad attingere acqua dai pozzi.

Pepiera (piperatoria)
Dal Tesoro della “Casa del Menandro” di Pompei provengono due pepiere d'argento, I sec. d.c., la prima ad anforetta con anse a nastro e piede a bottone sul fondo a sei fori, composta
da due parti che si incastrano. La seconda a sfera, scanalata, con disco a quindici fori saldato al fondo. L’uso del pepe indiano sembra sia iniziato nel I sec. d.c., si sa che esistevano anche macinini per il pepe.

Da non dimenticare che i Romani erano pure collezionisti di antiquariato, soprattutto etrusco ed egizio, che esibivano con orgoglio agli ospiti, come rinvenuto a Pompei.



IL BAGNO

Spesso propedeutico a piccole terme, era il locale in cui si collocava il catino con la brocca, e le mensole o i ripostigli per i pettini, i profumi, il trucco, i balsami e gli oli. Indispensabile lo strigile, di bronzo, di ferro o di osso, a forma di pettine, dotato di un manico diritto e di una lama ricurva e concava. Era usato dopo il bagno o per pulire la pelle dalla polvere, o dall’olio e unguenti spalmati in eccesso su di essa.



Vi si ponevano anche altri contenitori tipo:

Aryballos
Più piccolo e leggero della fiaschetta, in bronzo, un vasetto di piccole dimensioni con piccolo orlo piatto, collo breve, ansa minuscola e basi diverse. Talvolta con un coperchio a incastro, tenuto da una catenella. Molto adoperato dagli atleti, che lo appendevano al polso o a una parete insieme allo strigile, durante il bagno e per prepararsi alle gare, in quanto conteneva unguenti. Ma veniva usato spesso nelle terme e pure dalle donne.

Attingitoio da bagno
, in bronzo, era un unico pezzo, con vaschetta poco profonda e ampia imboccatura. Il manico è orizzontale, piatto e termina con una sferetta un poì schiacciata. Serviva ad attingere da piccoli orci in cui era stata posta acqua profumata da petali di rose, o fiori vari, talvolta essenze profumate ricavate in casa macerando erbe del proprio giardino.

Braciere
Recipiente portatile di bronzo a forma rettangolare su sostegni in genere a forma di zampe ferine, frequente ad Ercolano e a Pompei dove ne é stato rinvenuto uno monumentale nelle Terme del Foro. Sempre di Pompei un piccolo braciere cilindrico, orlo merlato, su tre piedi a zampa leonina, forse per incensi. Contenitore per brace, era una piccola stufa che serviva per scaldare l'ambiente del bagno quando non era in funzione l'encausto o in assenza di esso.

Catino
A Pompei trovati catini ovali in bronzo con fondo piano su quattro piedi, più raramente su due supporti curvilinei, e ventre troncoconico svasato sull’apertura ovale.
Ha sempre due impugnature mobili, un coperchio ovale convesso a incastro, con al centro un
anello da presa mobile. I catini in argento tardo-antichi, destinati al lavaggio delle mani, che possono a volte formare un set omogeneo con le brocche, sono a bacinella di dimensioni ampie e pareti decorate da scanalature e medaglioni decorati con la sgorbia. Secondo la grandezza servivano a lavarsi le mani oppure, in quelli più capienti a fare un pediluvio dopo una passeggiata, magari con essenze emollienti e profumate.

Cista
Contenitore di gioielli e oggetti da toeletta, in genere in bronzo. Ne sono stati rinvenuti diversi con specchi, alabastri, strigili e aghi crinali. La forma più diffusa é la cilindrica, in gran parte produzione prenestina ed etrusca, decorati a traforo e graffiti o privi di decorazione. Più rare le forme ovali e rettangolari.

Fiaschetta o Ampulla
Vasetto da toilette in bronzo o argento, per contenere oli e unguenti, indicato dalle fonti come lekythos o ampulla, di piccole dimensioni a collo stretto e corpo espanso, in genere con tappo e catenella. Le catenelle di sospensione servivano per essere allacciate al polso dell’atleta, o collegate ad un anello di metallo e a corregge di cuoio insieme ad altri oggetti da palestra, come strigili e bacinelle. Ricorrente nelle fonti l'espressione strigilis et ampulla; spesso insieme su rappresentazioni vascolari, appesi ai muri del ginnasio o dei bagni. Possono essere decorate.

La fiaschetta a sfera, generalmente priva di decorazione, sembra un prodotto di serie, anche se di elevato livello tecnico, attribuibile a Volterrra.
Le fiaschette di epoca tarda in argento presentano il corpo schiacciato a doppio disco e sono decorate a sbalzo con motivi sia pagani che cristiani, come i due esemplari rinvenuti con altre argenterie cristiane nella casa dei Valerii sul Celio.

Pisside
Vasetto tondo a scatola chiuso da coperchio, destinato a profumi e ad oggetti di toeletta. Se ne sono trovate con tracce di rosso e di cosmetici, in bronzo e in piombo. Erano in bronzo ma pure in legno decorato e colorato.



IL GIARDINO

Era guarnito di vasche e fontane, sculture di marmo, dischi penduli (oscilla), erme, busti, calchi di statue e maschere teatrali. Gli oscillum erano grandi tondi in marmo, appesi in modo da oscillare, visibili da ambedue i lati; molto usati nella ornamentazione, erano decorati con figure a rilievo. Se ne sono trovati molti a Pompei, in gran parte di soggetto dionisiaco; una variante è l’oscillum a forma di pelta, scudo ovale greco, o di mezzaluna, lo scudo preferito delle Amazzoni e di Dioniso, ornato di sottili rilievi, con teste di grifoni sulle punte del crescente lunare.

Sulla parete battuta dal sole si trovava spesso la meridiana per orientarsi con le ore. La meridiana era un orologio solare, costituito da una superficie, recante le linee orarie, sulle quali l’ombra proiettata dallo gnomone, spostandosi successivamente, segnava le varie ore del giorno.

Gli Horti romani avevano terrazze, scalinate, uccelliere, via­li alberati con cipressi, lecci e alberi da frutta, le aiuole intorno alla piscina erano di bosso, mirto e fiori. Ma dai parapetti delle terrazze sporgevano vasi di marmo scolpito, o di terracotta lavorata, alternati a pigne di pietra, statue e piccole erme, e le aiuole erano interrotte da statue più grandi, o grandi orci lavorati, anfore, erme con divinità. In altre zone c'erano vasche di bronzo, o di pietra, con puttini che vi zampillavano acqua come facessero pipì, o fontanelle con pesci, delfini, amorini ed anfore scolpite. Ma c'erano pure panche di pietra sostenute da grifoni, sfingi, leoni, e tavolinetti sempre in pietra, tondi o rettangolari, sostenuti anch'essi da animali mitici. C'erano poi i ninfei coi mosaici e la pietra pomice, con centauri ai lati e staue di ninfe all'interno, con giochi d'acqua di tritoni e delfini.

Di questi giardini restano pochi reperti, ma molto è stato desunto, oltre alle bellissime statue e vasi rinvenuti negli scavi, attaverso i giardini pompeiani, molto più piccoli ma su copia di quelli romani. Un esempio per tutti il giardino della Casa dei Vetti, con un peristilio di 18 colonne che circonda il giardino, e tra queste una dozzina di statue che emettevano getti d’acqua ricadenti in otto vasche di marmo circolari e rettangolari. Al centro del portico settentrionale del giardino due statue di bronzo, due fanciulli che reggono in una mano un grappolo d’uva e nell’altra un’anatra dalla quale fuoriesce il getto d’acqua.


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