GAIO AVIDIO CASSIO - G. AVIDIUS CASSIUS



CAIO OVIDIO CASSIO (illustrazione di Cristina Bencina)

Nome: Gaius Avidius Cassius
Nascita: 130 dopo Cristo, Cirro, Turchia
Morte: luglio 175; Egitto/Siria
Gens: Cassia
Professione: Generale romano


Gaio Avidio Cassio (121 – 175) è stato un militare romano di origine siriana, usurpatore a cui era stato conferito l'imperium proconsulare maius dall'imperatore Marco Aurelio (169 - 175).
Avidio Cassio era della aristocratica gens Avidia e della gens Cassia, della città siriana di Hagioupolis.



ELIODORO

FAUSTINA MINORE
Suo padre, Eliodoro, era stato segretario "ab epistulis", sicuramente "ab espistulis Graecis", dell'imperatore Adriano, che amava moltissimo la cultura greca.

Aveva seguito l'imperatore nei suoi viaggi e fu prefetto d'Egitto alla fine del regno di Adriano (negli anni 137-142). Alcuni studiosi hanno ipotizzato una discendenza di Avidio Cassio da Antioco IV di Commagene, per parte di Avidio Antioco, suo nonno, ma non ce ne sono prove sufficienti.



CAIO OVIDIO

- Negli anni 139-153 ricoprì alcuni incarichi militari percorrendo il cursus honorum delle tres militiae dell'ordine equestre.

- Nel 154 venne eletto adlectus inter quaestores.

- Dal 159 al 162 fu legato (comandante) della legio I Italica in Mesia inferiore

- Partecipò alle campagne partiche di Lucio Vero nel 162-166 come legato della legio III Gallica in Siria; al seguito dell'imperatore. Qui i romani, nel 164, per merito ampiamente riconosciuto di Avidio Cassio, sconfissero le truppe del re Vologese IV a Dura Europos. 

- Nel 166 conquistarono quindi la Media, costringendo Vologese a firmare una pace con resa incondizionata, cedendo. L'Armenia e la Mesopotamia settentrionale di nuovo ai Romani.

- Nello stesso anno Cassio e il suo collega, Publio Marzio Vero, ottennero il consolato suffetto (in absentia) per i loro successi ottenuti contro i Parti. Ancora nello steso anno diventa Legatus Augusti Propretore della provincia di Arabia e della legione I Italica.

- Dopo il consolato, Cassio divenne governatore della Siria e Marzio Vero della Cappadocia.

- Nel 172 Cassio fu inviato in Egitto, dove sedò la feroce insurrezione dei Bucolici, pastori-predoni stanziati nel Delta del Nilo.

- Successivamente tornò ancora governatore della Siria.

ARCO DI CSETIFONTE

L'USURPATORE

Cassio  si era insomma distinto come uno dei migliori comandanti militari romani nella guerra contro i Parti, palesemente riconosciuto da Marco Aurelio che ne apprezzò giustamente l'abilità come stratega, il coraggio e la fedeltà. Purtuttavia, spinto dalla falsa notizia della morte di Marco Aurelio a seguito di una grave malattia, si era proclamato imperatore.

Secondo quanto testimoniano Cassio Dione e la Historia Augusta, Avidio Cassio, che d'altronde stimava molto Marco Aurelio ma poco Lucio Vero, che però era già morto, si proclamò imperatore non per ambizione personale ma per volere di Faustina, che credendo che Marco stesse per morire temeva che l'impero cadesse nelle mani di qualche scellerato, dato che Commodo era troppo giovane per regnare.

Così nel 175, Cassio venne acclamato imperator dalla Legio III Gallica e appoggiato nella sua elezione sia da Flavio Calusio, governatore d'Egitto, sia dagli ebrei, mentre non lo accettarono nè la Cappadocia nè la Bitinia. Con la sua proverbiale magnaminità Marco Aurelio cercò all'inizio di tenere segreta la notizia dell'usurpazione, ma quando la notizia divenne pubblica e nacque il fermento tra i suoi soldati, egli tenne loro una famosa "adlocutio".

L'imperatore, ormai ristabilitosi, dichiarò, come narra Cassio Dione, di voler evitare gli spargimenti di sangue tra Romani. Disse avrebbe ceduto volentieri ad Avidio l'impero senza combattere per il bene comune, se fosse stata solo una questione personale; che avrebbe acconsentito che questa decisione fosse presa dall'esercito e dal senato di Roma.

 L'imperatore cercò di calmare i senatori, scrivendo loro di non aver mai "insultato Cassio in alcun modo, se non riferendosi a lui come ad un ingrato. Né Cassio disse o scrisse nulla di insultante nei confronti di Marco". Alla fine, Marco auspicò che Cassio non si uccidesse o fosse ucciso non appena avesse saputo che Marco stava muovendogli contro, poiché Marco aveva intenzione di riconciliarsi con lui, dando così un nuovo esempio della sua grande clemenza.

MARCO AURELIO
Però tre mesi dopo, il Senato romano, poco soddisfatto della decisione di Marco Aurelio di perdonare Caio Ovidio, in quanto temeva che altri stati potessero acclamare Cassio, lo proclamò "hostis publicus", nemico dello stato e del popolo romano, per cui poteva essere ucciso impunemente da chiunque. Marco era molto dispiaciuto di dover muovere contro un suo generale così abile e fidato, dichiarando pubblicamente, onde placare gli animi, di sperare ancora in un possibile perdono.

Però i soldati di Avidio, alla notizia dell'arrivo di Marco Aurelio, temettero fortemente di venire puniti come ribelli, e visto che il loro generale era ormai Hostis publicus, lo uccisero immediatamente. Caio Ovidio aveva avuto, anzi aveva creduto di avere l'imperio per soli 100 giorni.  Arrivato in Oriente, Marco Aurelio, molto dispiaciuto dell'accadimento, fece bruciare ogni corrispondenza dell'usurpatore per evitare che svelare un coinvolgimento di altri nella rivolta creando altre vittime.

I soldati, non conoscendo pienamente il carattere davvero pio dell'imperatore, gli presentarono la testa di Avidio a testimoniare l'esecuzione, ma questi non volle vedere nè la testa nè i suoi esecutori, anzi li fece allontanare e fece seppellire Cassio con tutti gli onori. Alcuni studiosi hanno creduto vi sia stato un qualche reale appoggio alla congiura di Faustina, che Marco avrebbe però volutamente ignorato.

Cassio Dione e la Historia Augusta sostengono che Faustina incoraggiò Avidio, poiché temeva per i figli piccoli, che qualsiasi ambizioso avrebbe sicuramente uccisi. Quando poi l'imperatore seppe dell'uccisione di Avidio se ne dolse molto: "Mi è stata tolta un'occasione di clemenza: la clemenza, infatti, dà soprattutto prestigio all'imperatore romano agli occhi dei popoli. Io però risparmierò i suoi figli, il genero e la moglie". E così lasciò metà del patrimonio paterno ai figli di Avidio Cassio, e a sua figlia dette in dono una grande quantità di oro, di argento e di gemme.



CONCLUSIONE

La storia di questo abilissimo e coraggioso generale romano è molto triste, perchè non fu la sua ambizione a perderlo, nè il desiderio di vendetta del suo imperatore. Avidio sarebbe sempre rimasto fedele al suo imperatore in vita, fu la falsa notizia della sua morte e l'invito di faustina a sviarlo. La proverbiale clemenza di Aurelio non fu sufficiente a placare nè il senato che temeva disordini, nè i militari che non conoscevano bene la bontà di Marco Aurelio e temettero ritorsioni. Purtroppo venne sacrificata la vita di un grande e valoroso generale romano.



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