CARTOGRAFIA ROMANA





All'inizio dei tempi le carte topografiche venivano redatte a mano, sulla pietra, sul legno, poi su pelli di animali o su papiri, e successivamente vennero dipinte.



CARTOGRAFIA GRECA

La più antica geografia di cui abbiamo nozione è quella omerica, con la terra dalla forma di un disco circolare piatto, circondato dall'acqua di un unico fiume, e come tale rimase nella mente del mondo greco, anche dopo che molti filosofi e scienziati, ma pure i Pitagorici e l'autorevole Aristotele avevano affermato la sfericità della Terra. 

Invece sotto la superficie si locava l'Ade, il regno dei morti, e più sotto, il Tartaro, regno dell'eterna oscurità. 
All'esterno del fiume Oceano si elevava la volta cristallina celeste, non aerea ma solida.

Il greco Eratostene (276 - 195 a.c.), ritenuto il "padre della geografia scientifica", suggeri ai cartografi di tracciare un certo numero di linee parallele a una di riferimento, ma non distanziate regolarmente.

RICOSTRUZIONE DELLA CARTA DI ERATOSTENE

Era suo compito stilare mappe in quanto nominato direttore della  ricca Biblioteca di Alessandria, che probabilmente era dotata di poche carte geografiche ma di molte mappe catastali.

Strabone, geologo e storico greco, Agatemero, geografo greco di età imperiale romana e Temistio, filosofo greco e alto funzionario dell'impero romano, affermano che Anassimandro di Mileto, filosofo discepolo di Talete, nonchè cartografo, avrebbe per primo redatto una carta della Terra, intorno al 541 a.c., che è però è andata dispersa. Anassimandro credeva che la Terra avesse forma di un cilindro sospeso nello spazio, che la parte abitata della Terra fosse circolare e situata sulla superficie superiore del cilindro 

A Roma Strabone di Amasia, sul Mar Nero, nato nel 64 a.c. Compì i suoi studi a Nysa, in Caria, poi a Roma. Intorno al 25 a.c. si trasferì ad Alessandria. Narrò dei suoi molti viaggi ma si suppone che abbia attinto soprattutto alla Biblioteca di Alessandria, anche se il suo viaggio di risalita del Nilo fino alle frontiere con l'Etiopia sembra piuttosto veritiero. Le sue opere geografiche non devono aver avuto seguito a Roma, perchè l'accuratissimo Plinio non ne parla.

TABULA PEUTINGERIANA

CARTOGRAFIA ROMANA

Nel 174 a.c. una mappa della Sicilia era stata fatta per il tempio di Matuta. Varrone ( I sec. a.c.) scrive dell'esistenza di una mappa del suolo italico. Quando una colonia veniva fondata, o un territorio veniva suddiviso, venivano redatti dei piani in duplice copia, una in bronzo o in marmo, da essere esposta pubblicamente, oltre ad una in lino arrotolata su un fusto di legno, per gli archivi di stato.

C'era già dunque in territorio italico una capacità di stilare mappe, ma anche una necessità di farlo con lo sviluppo straordinario di Roma.
Senza dubbio la civilizzazione romana doveva possedere una buona cartografi per il gran numero di strade da manutenere, le numerose guarnigioni disperse ai quattro angoli dell’impero, gli specialisti misuratori (agrimensores), tutti fattori che indicano una predisposizione e una necessità a coltivare la costruzione di mappe.


Vipsanio Agrippa

Sappiamo di mappe, costruite privatamente, sul mondo allora conosciuto, fatta costruire dal generale Marco Vipsanio Agrippa (63 - 12 a.c.), su basi molto serie, visto che si basò su misurazioni stradali eseguite dai militari rilevate su tutto l’impero per ordine dell’imperatore Augusto (27 a.c. - 14 d.c.).

D'altronde all'epoca i rilievi erano a carattere militare e non astronomico. La mappa di Agrippa fu completata nell’anno 20 e dopo la morte di lui, fu esposta al Campo Marzio. Sebbene delle copie siano state portate ad altre località importanti dell’impero, non una singola copia è sopravvissuta.

Taluni credono che la mappa di Agrippa, sia stata elaborata, nella “Tabula Peutingeriana”, così chiamata dal collezionista Konrad Peutinger (1508 - 1547), uno dei primi a pubblicare epigrafi romane, una mappa romana delle strade militari occidentali. Questa venne scoperta da un suo amico, l'umanista Conrad Celtis, che gliela donò per la sua raccolta.

Le ultime ricerche però negherebbero trattarsi della mappa di Agrippa perché non ha caratteristiche militari, bensì civili, come luoghi di culto, centri commerciali, terme e locande. Sembra inoltre sia stata copiata nell’anno 250 da un originale più esteso del I sec. d.c..

Nel 350 venne migliorata la rappresentazione della costa e vennero aggiunte delle isole. Nei secoli V e VI vi venne aggiunto l’oceano.



Pomponio Mela

Pomponio Mela, scrittore latino del secolo I d.c., di origine spagnola, è considerato il primo cartografo romano. Compose intorno al 44 d.c. la più antica geografia latina a noi giunta (De chorographia, in 3 libri), descrizione del mondo allora conosciuto.

La maggior parte delle informazioni geografiche a lui attribuite si rifanno a quelle risalenti ai greci Eratostene e Strabone. La sua conoscenza di alcuni aspetti del Nord Europa è però migliore di quella degli scrittori greci (ad esempio è il primo a citare le "Isole Orcadi").

MAPPA DI POMPONIO MELA (Ingrandibile)
Potrebbe darsi che la sua condizione di cittadino romano lo abbia favorito nel poter disporre di informazioni geografiche sulle regioni nordiche che stavano per essere conquistate.

Diversi dei suoi numerosi scritti sono pervenuti a noi.

Una è la più antica opera geografica della letteratura latina, a cui sono riferiti vari titoli: la Chorographia (Descrizione dei luoghi), Cosmographia (Descrizione del mondo) ovvero anche De situ orbis (La posizione della terra).

L'opera principale è però la De chorographia, che significa "descrizione di zone", ed è una descrizione, in tre libri, dei paesi del Mediterraneo, del Nord Europa, e anche di Asia e Africa, regione per regione.

Non si ha alcuna prova che l'opera fosse dotata di carte geografiche. Mela scrisse agli inizi dell'invasione romana dell'Inghilterra, e quindi le sue cognizioni sulle isole inglesi sono del tutto imprecise.

Si hanno molti riferimenti che ci dicono dell’esistenza di mappe nell’antica Roma. Diverse mappe schematiche ci sono state trasmesse, attraverso il Medioevo, mappe che illustravano testi classici latini come le storie di Sallustio, le satire di Giovenale, i Pharsalia di Lucano, i commentari di Macrobio al Sogno di Scipione di Cicerone.


Forma Urbis Severiana

I romani furono maestri nella topografia, sia per evidenziare i rilievi, sia nel disegno del territorio, come nel creare nuove città a pianta ortogonale e frazionando il territorio agricolo in quadrati o rettangoli (centuriazione).

FORMA URBIS (Teatro di Pompeo)
Lo strumento con cui operavano i mensores (misuratori) romani è la groma, detti anche per questo gromatici. La groma consisteva i un'asta verticale che si conficcava nel terreno con sopra un braccio di sostegno per due aste tra loro ortogonali.

L'estremità delle aste hanno dei fori a distanza uguale sui quali vengono appesi dei fili a piombo, due a due tra loro ortogonali che servivano per traguardare i capisaldi.

Sembra che lo strumento sia stato inventato in Mesopotamia e da qui importato dai Greci nel IV sec. a.c. Da essi passò agli Etruschi e poi ai Romani che ne fecero un uso più esteso e intelligente..

I gromatici svilupparono precise mappe catastali, di cui molte su papiro che non ci sono pervenute per la loro fragilità.

Il genere però una copia era incisa su lastre di marmo ed esposta nel foro cittadino. Di queste ci sono rimasti alcuni frammenti, in particolare della Forma Urbis Severiana e del "catasto di Orange", l'antica Arausio.

La Forma Urbis Romae è una pianta della città di Roma antica incisa su lastre di marmo, risalente all'epoca di Settimio Severo. Realizzata tra il 203 e il 211, era collocata in una delle aule del Tempio della Pace. Misurava in origine circa 13 m in altezza per 18 di larghezza.

Ma tutto quello che oggi possediamo di cartografia romana è poca cosa: la Tabula Peutingeriana di cui si è detto, alcune mappe nel Notitia dignitatum Imperii romani, la rappresentazione di un frammento di Mar Nero sullo scudo di un soldato romano, schizzi di mappe e istruzioni per rilevatori compilati da Gromaticus Hyginus.



Teodosio Macrobio

Macrobio (390 - 430), fu importante filosofo e astronomo che sostenne la teoria geocentrica della terra. 

La teoria piaceva molto alla chiesa cattolica e inoltre, come un autore cristiano, ebbe anche per questo una buona reputazione. 

Ciò gli permise di essere studiato dai molti studiosi e filosofi come Pietro Abelardo, e le sue opere, anzichè andare distrutte come molte altre, furono copiate dagli amanuensi dei monasteri. 

Tuttavia considerò la Terra come una sfera (globus terrae) di dimensioni insignificanti rispetto al resto dell'universo. 
Stilò diverse mappe del globo terracquee.

Gli studiosi furono dibattuti tra l'identificarlo con il Macrobio che fu Proconsole d'Africa nel 410 o col Teodosio Prefetto del pretorio d'Italia, Africa e Illirico nel 430, identificazione che oggi va per la maggiore tra gli studiosi. 

Comunque oggi si è certi che Macrobio nacque nell'Africa romana e che non e che non fosse cristiano come creduto nel Medioevo, ma pagano.

Sostenendo che la terra non fosse piatta, come evinciamo da alcuni manoscritti, risalenti al Medioevo, contenenti opere di Macrobio.

Qui sono tracciati infatti diversi globi derivanti da questo autore: in uno di questi compare anche una possibile suddivisione delle zone climatiche terrestri.

Individuò pure cinque zone climatiche della Terra.
Il giallo indica laddove il clima è freddo; il blu indica il clima temperato; il rosso la zona climatica più calda.



CARTE ITINERANTI


I romani stilarono un altro tipo di mappe, di utilità soprattutto militare ma anche commerciale, e cioè le carte itinerarie, cioè quelle carte in cui non si badava alla precisione delle forme, ma solo le vie e le distanze, e venivano disegnate come se il territorio fosse schiacciato raso terra.


Orbis pictus

La prima carta itineraria conosciuta è l'Orbis pictus, la carta del mondo di forma circolare fatta realizzare da Marco Vipsanio Agrippa (64 - 12 a.c.). Si pensa servisse ad illustrare il cursus publicus, la rete viaria pubblica su cui si svolgeva il traffico commerciale e militare dell'impero, con stazioni di posta e servizi a distanze regolari, come ordinato da Augusto:

« Affinché si potesse facilmente e più rapidamente annunciargli e portare a sua conoscenza ciò che succedeva in ciascuna provincia, fece piazzare, di distanza in distanza, sulle strade strategiche, dapprima dei giovani a piccoli intervalli, poi delle vetture. Il secondo procedimento gli parve più pratico, perché lo stesso portatore del dispaccio faceva tutto il tragitto e si poteva, inoltre, interrogarlo in caso di bisogno. » (Svetonio - Augusto)

Dopo la morte dell'imperatore, la carta fu incisa nel marmo e posta sotto la Porticus Vipsaniæ, non lontano dall'Ara Pacis, lungo la Via Flaminia. Purtroppo venne distrutta e non giunse fino a noi.


Tabula Peutingeriana

L'unica carta itineraria giunta a noi è la Tabula Peutingeriana. Si tratta di una copia del XII-XIII secolo di un'antica carta romana che mostrava le vie militari dell'Impero, conservata presso la Hofbibliothek di Vienna.

La Tavola è composta da 11 pergamene riunite in una striscia di 680 x 33 centimetri. La Tabula mostra tutto l'Impero romano, il Vicino Oriente e l'India, con il Gange e lo Sri Lanka (Insula Taprobane). Vi è menzionata anche la Cina. 

La carta specifica 200.000 km di strade, con le relative distanze in miglia, ma anche la posizione di mari, fiumi, foreste, catene montuose. Vi sono indicate circa 555 città e altre 3.500 particolarità geografiche, come i fari e i santuari importanti, spesso illustrati da una piccola figura.

La datazione della Tabula non è chiara, in quanto mostra la città di Costantinopoli, che fu fondata nel 328, ma non riporta la Via Emilia Scauri, costruita nel 109 a.c.. ed invece indica la città di Pompei, che non fu mai più ricostruita, dopo l'eruzione del Vesuvio nel 79.
Al seguente indirizzo è possibile vederla per intero: VEDI


Bizantini

Il primo cartografo cristiano fu il bizantino Cosma Indicopleuste, il quale intorno alla metà del VI sec. scrisse la riccamente miniata Topographia Christiana, un'opera parzialmente basata sui suoi viaggi come mercante nel Mar Rosso e nell'Oceano Indiano, dove pare abbia visitato il Regno di Axum, nell'Africa centro-orientale, l'India e Taprobana, cioè lo Sri Lanka. 

Cosma fu un mercante siriaco navigatore dell'area indiana. ma mai oltre l'Etiopia, che nell'antichità spesso confusa con l'India. Era cristiano di dottrina duofisita nestoriana. Scrisse un trattato eretico di cosmologia, la Topografia cristiana di Cosma Indicopleuste, di cui si conoscono tre manoscritti greci, ne ha il più antico nella Biblioteca Vaticana, e misura 33x41 cm, col testo in due colonne.
 
L'aspetto più originale della Topographia è la concezione della Terra come un rettangolo piatto sopra la quale il cielo ha la forma di un "baule" con il coperchio arrotondato, una visione che Cosma trasse da una libera interpretazione delle Scritture. Cosma contestava, infatti, l'idea dei geografi pagani che la terra fosse sferica, sostenendo invece, che essa fosse stata modellata sul tabernacolo, il luogo di preghiera descritto da Dio a Mosé durante l'Esodo.

Interessante connubio tra la Tabula Peutingeriana e l'Itinerarium Antonini: VEDI



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