TEMPLUM DIANAE (13 Agosto)





Il 13 Agosto era la più grande festa celebrata in onore della Dea Diana. In quel giorno ricorreva la dedicatio del tempio e i Romani, schiavi compresi, salivano sull'Aventino per compiere sacrifici alla Dea, mescolati senza distinzione di ceto sociale, perchè Diana era Madre di tutti. Il che ci riporta al mito della Grande Madre, detta La Dea Bianca, la Leucotea, la Potnia Theron, o la Signora delle belve, o la Madre degli Dei, "Mater Deorum" che diventa "Mater Dei" nella chiesa cattolica perchè per essa di Dio ce n'è uno solo.

Diana, è una Dea italica, greca, latina e romana, è la signora delle selve e degli animali selvatici, la custode delle fonti e dei torrenti, la protettrice delle donne, soprattutto nel parto, e colei che stabiliva il potere della regalità. Il culto della Dea compare già dal XIII sec. a.c. in documenti micenei.

La divinità trae infatti le sue origini dalla religione cretese. Il suo mito è riferito a Callimaco, una ninfa cretese, prediletta da Artemide, che, inseguita da Minosse; per sfuggirgli si lancia in mare dall’alto del monte, ma è salvata dalle reti distese dai pescatori. Del resto si sa che i culti lunari precedettero di gran lunga i culti solari.

Nell’arte del periodo arcaico Diana è spesso raffigurata con le ali, circondata di animali, infatti la sua origine è preellenica e da collegare con la minoica “Signora delle fiere”, simile ad altre figure divine, sempre Dee degli animali, adorate anche in Asia Minore. Più tardi fu assimilata alla Dea greca Artemide.

La festa del 13 agosto era una delle feste più importanti dell'anno e in epoca più antica vi era associata Proserpina, come Dea luna nera, quando "Diana si nascondeva nelle grotte", e dentro al tempio si celava un'ara sotterrata che apriva il mondo dei Manes, cioè degli Dei ctonii.

Il periodo della luna nera era temuto da tutti, perchè associato alla discesa della Dea al mondo degli inferi, pertanto in questo periodo la Dea diveniva ella stessa Dea dell'infero e dei morti.

Il 13 agosto Diana veniva festeggiata anche a Lavinio dal Collegio Salutare di Diana e Antinoo. Il suo culto era molto antico, risalente al culto di Ariccia, e il suo paredro era Vertumno, Dio della vegetazione, che moriva e rinasceva ogni anno. Diana fu molto venerata anche dopo l'avvento del cristianesimo, per oltre mille anni d.c., soprattutto nelle campagne.

Nella notte tra il 5 e il 6 gennaio la Dea volava sopra le campagne col suo corteo di ninfe benedicendo la semina per il buon raccolto. Per questo la Chiesa la considerò malefica, ma poichè il culto persisteva ne accettò una modifica.

Così Diana divenne vecchia e brutta ma benefica, assumendo l'immagine della befana, e mescolandosi con la Dea Strinna, che nel solstizio d'inverno portava doni ai bambini romani. Le prerogative di Diana passarono poi alla Vergine Maria, vergine come Diana, ma mentre la Dea porta il corno lunare sui capelli, la Madonna lo calpesta ponendolo sotto ai piedi insieme al simbolo dell'antico serpente, il simbolo della Grande Madre, anch'esso demonizzato.

Il dogma secondo cui la Vergine sarebbe stata assunta in cielo a Ferragosto riguarda un'altra Dea Luna, la greca Semele, che veniva celebrata e assimilata a Diana. Anche lei fu assunta in cielo con anima e corpo da Giove, e per questo fu detta l'Assumpta. Il dogma dell'Assunta fu dichiarato da papa Pio XII nel 1950.



Diana è l'incarnazione della natura: creativa, nutritiva e distruttrice, bellissima e protettrice delle Amazzoni, come lei guerriere e cacciatrici, e come lei indipendenti dal giogo dell’uomo, attraverso la mediazione delle colonie greche dell’Italia meridionale, assumendone il carattere di Dea della caccia e della Luna.

Cacciava per monti e boschi seguita dalle Ninfe con cui danzava sui prati. Protettrice e insieme cacciatrice di animali. Come cacciatrice il suo simbolo era l'arco e di notte andava a caccia al lume di torce. Amava le sue ninfe, di cui era sempre circondata, purchè non si innamorassero o accoppiassero.

TEMPLUM DIANAE ALL'AVENTINO
Questa triplice Dea Aventina era pertanto adorata nel suo triplice volto: lunare, terrestre e infero. Per il suo lato lunare si faceva una processione alla luna cantando inni in suo nome e disegnando intorno al monte un corteo di luci per le torce e fiaccole accese. Sembra che in tempi antichissimi le sacerdotesse nel rito notturno portassero sacri ombrellini per essere protette dai raggi della luna che non le euforizzasse troppo facendo loro perdere il senno.

Infatti vi era per la Dea terrestre un rito di corsa nei boschi insieme ai cani con tamburelli e corni che facevano fuggire le bestie selvagge. Era un rito di invasamento che terminava con l'oracolo della Dea. E' probabile che contribuissero bevande inebrianti e erbe allucinogene.

Per l'occasione si approntavano banchetti con le carni di animali uccisi durante la caccia e si beveva vino. Un altro antico mito parla di fanciulle che issavano nel bosco delle altalene su cui si lasciavano cullare, simbolo dei movimenti lunari ma pure dei movimenti dell'accoppiamento.

In ogni caso mentre tutti partecipavano alle feste diurne, solo una parte partecipava a quelle notturne, riservate per lo più alle donne per un lato ctonio che le avvicinava la Dea a Ecate e alla magia. A volte, per quanto proibito dalla legge romana, il culto proseguiva nei cimiteri dove le fattucchiere legavano o slegavano incantesimi d'amore e fatture.


Il culto di Diana proseguì in segreto nelle campagne fino al 1500, quando la Chiesa, stanca di queste superstizioni che riguardavano tanto la magia quanto la medicina, già allarmata dalle eresie circolanti, istituì la Santa Inquisizione e mise sul rogo tutti i seguaci della Dea. Seminò tale atrocità e terrore che effettivamente nessuno osò più professare altri culti al di fuori di quello della Chiesa.


Biblio

- R. Graves - La Dea Bianca - grammatica storica del mito poetico (Adelphi, Milano, 1992)
- R. Graves - I miti greci - (Longanesi, Milano, 1955)
- Plinio il Vecchio - Storia Naturale, XVI (Einaudi 1982)
- Imperatore Giuliano - Inno alla Madre degli Dei
- Antonio Nibby - Analisi storico-topografico-antiquaria della carta de' dintorni di Roma (vol I Tipografia delle Belle Arti - Roma 1822)
- Renato Del Ponte - Dei e miti italici (Genova, ECIG, 1985)
- R. Lanciani - L'archeologia a Roma tra Ottocento e Novecento (Feltrinelli - Milano 1905)
- Christian Jürgensen Thomsen - Ledetraad til Nordisk Oldkyndighed (Copenaghen 1852)



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