LA BOCCA DELLA VERITA'





LA CLOACA MASSIMA

Per risanare l’area del foro dai rifiuti e dalle acque stagnanti il re di Roma Tarquinio il Superbo decise di realizzare la Cloaca Maxima, che ha funzionato ininterrottamente dall’epoca della sua costruzione fino ai giorni nostri. Essa permise infatti di sanare le zone del Foro, del Circo Massimo e della Suburra, raccogliendo anche i collettori di scarico che venivano dal Velabro.

L'acqua piovana, nonchè gli scarichi dalle terme e dei bagni pubblici e privati, scorrevano dentro il canale principale della  Cloaca Massima.

Le strade di Roma erano costruite nella forma di "schiena d'asino", per cui, grazie al centro rialzato rispetto ai lati, l'acqua piovana scorreva ai lati della strada precipitando nei tombini e da lì nei canali sotterranei.

Questo geniale sistema per la pulizia delle strade funziona fino ai giorni nostri, ma non in Italia, bensì a Parigi, dove gli spazzini non devono raccogliere polvere, foglie e altro, ma solo spazzarlo verso i lati della strada, dove l'acqua porta via tutto.

La Cloaca Maxima, per un lungo periodo rimase una struttura a cielo aperto, ne fanno testimonianza i numerosi fori praticati sotto la volta, per reggere i passanti di legno dei vari ponti che l’attraversavano.

In seguito alla massiccia edificazione nella zona dei Fori si dovette procedere alla copertura del condotto,con una serie di tombini posti a pochi metri l’uno dall’altro, grandi, in marmo e ornati a bassorilievi, come si addiceva al luogo più prestigioso della civiltà romana, i fori imperiali. Uno di quei tombini è diventato molto famoso, quello che si conserva nell’atrio di S. Maria in Cosmedin.



IL TOMBINO SACRO

I tombini, nell'antica Roma erano sparsi in tutta la città, sempre in marmo o in pietra, e spesso, specie nelle zone più eleganti, avevano la forma della testa di una divinità fluviale, con la bocca aperta che ingoia le acque di scarico.

Quello di S. Maria in Cosmedin ha un volto di uomo con barba, occhi, naso e bocca cavi e forati, attraverso i quali l'acqua scendeva nel sottosuolo.

Secondo alcuni trattavasi dell'immagine di Giove Ammone, o di un un oracolo proveniente da un tempio.

Invece il bassorilievo sulla grande e spessa lastra rotonda riguarda proprio un tombino e a conferma di ciò c’è il fatto che la Cloaca Massima si trova in prossimità dell’omonima piazza. La scultura, databile attorno al I sec. d.c., ha il ragguardevole diametro di m 1,75 e un peso di circa 1 tonnellata e 300 kg.

Il fatto è che era consuetudine a Roma porre le divinità ovunque, ce n'erano pure nei bagni pubblici e pure nei privati come è emerso in via Garibaldi. I Romani non ritenevano offensivo chiedere agli Dei il buon funzionamento dei bisogni corporali o degli scarichi cittadini, per questo a lungo si ritenne non potersi trattare di un tombino, come è in effetti.



LE LEGGENDE

Secondo alcuni il mascherone sarebbe l'oggetto menzionato nell'XI sec. nella guida per i pellegrini Mirabilia Urbis Romae, dove si dice che Ad sanctam Mariam in Fontana, templum Fauni; quod simulacrum locutum est Iuliano et decepit eum,  cioè "Presso la chiesa di santa Maria in Fontana si trova il tempio di Fauno. Questo simulacro parlò a Giuliano e lo ingannò". Per questa ragione alcuni lo ritennero una raffigurazione del Dio Fauno.

Sempre a causa della indiscriminata demonizzazione che il cristianesimo fece su tutto il mondo pagano ignorandone bellezza e significati, un testo tedesco del XII sec. narrò una storia simile, e cioè come, da dietro la bocca di pietra, il diavolo, fingendosi Mercurio, afferrasse la mano dell'imperatore Giuliano, il restauratore del paganesimo. Poichè Giuliano aveva truffato una donna e su quell'idolo doveva giurare la sua innocenza, il diavolo promise di salvarlo dalla figuraccia e di conferirgli grandi fortune se avesse rimesso in auge le divinità pagane.

Ma l'immagine non ha nulla di diabolico, anzi colpisce la sua vista per il fatto che una divinità potesse essere ritratta a uso tombino, ma i Romani erano molto più spontanei ed istintuali di noi e non dovevano celare nè svalutare le funzioni corporali e tutto ciò che ad esse era connesso. I Romani defecavano in compagnia entro lo stesso bagno pubblico, gomito a gomito e incuranti del fetore.

Del resto la cloaca aveva la sua brava divinità, la Venere Cloacina, e se Venere poteva presiedere alla cloaca un Dio fluviale poteva ben presiedere a un tombino. I Romani rispettavano gli Dei ma avevano con essi un rapporto più democratico. Non si prostravano e non si inginocchiavano, e se chiedevano una grazia promettendo in voto qualcosa, quel qualcosa veniva fatto solo a grazia ricevuta, mai in anticipo.

Se il corpo era una buona e bella cosa, come dimostrano i bei nudi delle statue, anche le funzioni corporali erano naturali, per cui un Dio poteva ben aiutare a convogliare le acque pulite ma pure le acque luride per indirizzarle alla cloaca.

La Bocca della Verità possiede anche altre leggende. Le guide medievali ne parlavano come di un oracolo potente e magico, spesso come personificazione del diavolo; si parlò addirittura di Virgilio come costruttore della scultura, la quale doveva essere utilizzata per scoprire la fedeltà delle mogli.

SANTA MARIA IN COSMEDIN
Ne derivò la leggenda della mano incastrata della moglie fedifraga nella bocca punitrice, giunta fino ai giorni nostri e riprodotta anche in alcuni film, tra cui il celeberrimo Vacanze Romane.

Il nome Bocca della Verità fu dato alla scultura per la prima volta nel 1485 e da allora è rimasta uno dei simboli più significativi di Roma, infatti nel XV sec. si narra nelle guide di questa pietra "che si chiama lapida della verità, che anticamente aveva virtù di mostrare quando una donna avessi fatto fallo a suo marito".

In un'altra leggenda una donna infedele, condotta dal marito tradito alla Bocca della Verità per subire la prova, riuscì a salvare la mano con una astuzia. Aveva detto all'amante di presentarsi anche lui il giorno della prova e che, fingendosi pazzo, di abbracciarla davanti a tutti. L'amante eseguì la richiesta e la donna,infilando la mano nella Bocca, giurò di essere stata abbracciata in vita sua solo da suo marito e da quell'uomo che tutti avevano visto. Venne inoltre frequentemente riprodotta in disegni e stampe. Da questi ricaviamo che era in origine collocata all'esterno del portico della chiesa; fu spostata nel portico con i restauri voluti da papa Urbano VIII Barberini.

Dalle file di turisti che ancor oggi aspettano di farsi fotografare con la mano nella leggendaria bocca, si può ritenere che continui ad essere inserita in tutte le guide turistiche.




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