SOTTO QUO VADIS IL TEMPIO DI APOLLO



CHIESA QUO VADIS

La chiesa del "Domine quo vadis", chiamata pure Santa Maria in Palmis, si trova a Roma, al bivio tra l'Appia Antica e la via Ardeatina, nel quartiere Appio-Latino, ed è il rifacimento seicentesco di una piccola cappella del IX secolo. La chiesa è oggi gestita dai religiosi della Congregazione di San Michele Arcangelo, il cui convento, del XVII secolo, è annesso alla chiesa.
 
La chiesa è eretta sul luogo dove, secondo un episodio degli Atti di Pietro, l'apostolo Pietro, che fuggiva da Roma per sottrarsi alle persecuzioni di Nerone, che già l'aveva fatto imprigionare nel carcere Mamertino sotto al Campidoglio, avrebbe avuto la visione di Gesù, già morto e risorto. I due carcerieri Processo e Martiniano, convertitisi improvvisamente al Cristianesimo grazie a san Pietro, lo fanno scappare anche se poi verranno uccisi per questo.



IL PRIMO MIRACOLO

San Pietro era già sfuggito al carcere in cui l'aveva fatto rinchiudere Erode Agrippa in Palestina per le sue predicazione, ma di notte un angelo lo liberò. Si dovette però portare appresso le sue catene o qualcuno le portò per lui perchè queste giunsero fino a Roma.



IL SECONDO MIRACOLO

Le catene di Pietro durante la sua prigionia a Roma furono poi riscattate dalla comunità cristiana, ma nel 439 il vescovo di Gerusalemme Giovenale le donò all’imperatrice Eudossia, moglie dell’imperatore Teodosio II, che ne tenne una per sé a Costantinopoli, e l’altra la mandò a Roma a sua figlia, anch’essa chiamata Eudossia, moglie dell’imperatore Valentiniano III.

Questa mostrò la catena al papa Leone Magno il quale volle compararla con quella che si conservava a Roma e che era stata utilizzata da San Pietro nel Carcere Mamertino. Però, accostata a quella venuta da Gerusalemme, miracolosamente le due catene si intrecciarono e si fusero in una sola catena. Il miracolo stupì tanto l’imperatrice Eudossia che vi fece costruire per conservarle la chiesa di San Pietro in Vincoli. Queste catene per secoli furono utilizzate per esorcizzare indemoniati e per molto tempo venne usata la limatura delle stesse per farne delle reliquie.

Le catene di Roma si compongono di due parti: una di ventitré anelli di circa otto centimetri ciascuno, l’ultimo dei quali è unito a un anello grande o collare composto di due ferri semicircolari. L’ altra catena, o parte di essa, si compone di undici anelli, quattro dei quali, un po’ differenti e più piccoli degli altri, misurano sei centimetri di lunghezza, e sono un po’ schiacciati al centro, quasi a forma di otto. Questa sarebbe quella arrivata da Gerusalemme.

Però anche a Firenze troviamo delle ‘catene di San Pietro presso la chiesa di Santa Maria del Fiore, in un reliquiario di vetro del XV secolo a forma di arca di circa 40 cm per 20 sovrastata da angioletti. Contiene diciotto anelli che somigliano molto a quelli di una delle due catene di San Pietro in Vincoli, quelli da sei centimetri. La catena fu donata alla città di Firenze nel 1439 anche se alcune teorie sostengono che fu donata da Matilde di Canossa (secolo XI).



PIETRO E GESU'

Tornando all'apparizione di Gesù, Pietro gli  avrebbe allora chiesto: «Quo vadis Domine?», cioè "Signore, dove vai?", e il Cristo rispose: «Eo Romam iterum crucifigi» oppure "Venio Romam interum crucifigi", "Vado a Roma a farmi crocifiggere di nuovo". Pietro capì così che il Cristo desiderava la sua crocefissione e per obbedienza tornò a Roma per affrontare il martirio.

Ma per umiltà Pietro, non sentendosi degno di morire come Gesù, chiese ai suoi carnefici di farsi crocifiggere a testa in giù, cosa impossibile perchè il peso di tutto il corpo penderebbe dai piedi che strapperebbero qualsiasi chiodo cadendo dalla croce.


IL TERZO MIRACOLO

Ma c'è anche un'altra storia: quando San Pietro prende la strada che lo conduce alla Via Appia, passa per una strada oggi chiamata Via delle Terme di Caracalla che nel 64 ancora non esistevano, e lì perde una fascia con cui si era fasciato una caviglia, ferita dalle catene del carcere mamertino. 

Questa fascia viene poi trovata da una matrona romana cristiana che viveva da quelle parti e che miracolosamente comprese che la fascia apparteneva al santo. Dopo il martirio di Pietro questa fascia diventò una preziosa reliquia e la casa dove era custodita prese il nome Titulus fasciole (dal latino fasciola, ossia benda).

Sul luogo del rinvenimento della fascia venne costruita nel VI secolo la chiesa dei Santi Nereo e Achilleo, detta in fasciola, che ancora oggi può essere visitata e dove, sempre grazie ad un ulteriore miracolo, si è mantenuta ed è stata custodita la famosa benda. 

Sulla parete di destra c’è una targa in marmo che spiega l’evento:

“Questa chiesa è intitolata Santa Maria delle piante e comunemente Domine Quo Vadis. Dalle piante è nominata per l’apparizione di nostro Signore fatta in essa a S. Pietro, quando questo glorioso apostolo persuaso, anzi violentato dalli cristiani ad uscire di prigione, e partirsi da Roma, s’incamminò per questa Via Appia, e giunto a questo luogo, s’incontrò con nostro Signore, che s’incamminava verso Roma, alla cui presenza meravigliato gli disse: 

"Domine Quo Vadis?", ed egli rispose: "Venio Romam iterum crucifigi" (pur essendo ebreo e figlio di un falegname parlava latino, forse un miracolo anche questo) intese subito il mistero San Pietro, e si ricordò, che a lui ancora aveva predetto una tale morte, quando gli diede il governo della sua Chiesa, però voltando il passo, ritornò a Roma, ed il Signore sparì, e nello sparire lassò impresse le sue piante in un selce del pavimento della strada, e da qui vi prese questa chiesa, il soprannome delle piante, e dalle parole di S. Pietro ha il nome di Quo Vadis. In mezzo di questa sta collocata la forma espressiva delle piante di nostro Signore cavata da quel selce dove da lui furono impresse, che al presente si conserva nella chiesa di San Sebastiano”
(Pasquale Falusca da Montasola eremita fece l’anno 1830).

L'IMPRONTA DEI PIEDI SCAVATA

Su una piccola lastra di marmo al centro della chiesa si trovano, infatti, due impronte di piedi (copia di un rilievo conservato nella vicina basilica di San Sebastiano fuori le mura), che sarebbero le impronte lasciate da Gesù; si tratta, in realtà, di un ex voto pagano per il Dio Redicolo, offerte da un viaggiatore prima di partire per garantirsi il buon esito di un viaggio (o al ritorno, in ringraziamento). Un esempio di analogo ex voto è visibile ai Musei capitolini.

La lunghezza delle impronte è di 27,5 cm che corrisponde a un numero di calzatura pari a 44/45, misura notevole per l'epoca. La leggenda, che risale a fonti apocrife del II secolo, si diffuse nella tradizione popolare grazie alla scoperta delle due impronte. Ma secondo altri la chiesa sorgerebbe su un piccolo santuario di Apollo a cui era dedicato l'ex voto.


QUO VADIS SOPRA TEMPIO DI APOLLO

La chiesuola del Quo Vadis sarebbe stata infatti edificata, secondo alcuni studiosi, sopra un tempio di Apollo a cui si portavano exvoto per le guarigioni ottenute. La famosa lastra di pietra che avrebbe preso il calco dei piedi di Gesù apparso a S Paolo altro non sarebbe allora che un exvoto, scolpito a mano, di un miracolato dal Dio Apollo o del Dio Redicolus come sostengono altri, che gli aveva sanato i piedi, reperto debitamente riutilizzato.


BIBLIO

- Erik Inglis - Inventing Apostolic Impression Relics in Medieval Rome - Speculum - April - 2021 -
- A. Manodori - Quartiere IX. Appio Latino - AA.VV - I quartieri di Roma - Newton & Compton Editori - Roma - 2006 -



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