DELO (Grecia)







IL MITO

Secondo la mitologia greca Delo era inizialmente un'isola galleggiante dove si rifugiò Latona per partorire lontano dall'ira di Era. È pertanto considerata il luogo di nascita del Dio Apollo e della Dea Artemide, figli di Latona.

Asteria, figlia della titanide Febe e del titano Ceo, fu la sposa del titano Perse, e gli diede una figlia che chiamarono Ecate. Per sfuggire all'amore di Zeus, Asteria si trasformò in una quaglia, ma la fuga precipitosa la fece precipitare nel mar Egeo, come un astro (Asteria).

Zeus addolorato trasformò Asteria in un'isola, che si chiama anche Ortigia, ovvero "isola delle quaglie". Allora il re degli Dei ripiegò sulla sorella Leto, e al momento dell'unione trasformò Leto e se stesso in quaglie. Era, Regina degli Dei e moglie di Zeus, ordinò a Pitone il drago-serpente che custodiva l'oracolo di Delfi) di perseguitare la donna, che non avrebbe potuto partorire su nessuna terra dove avesse brillato il sole. 

Ma l'isola di Delo era invisibile perchè avvolta di nebbia e vi approdò Leto, sorella di Asteria, e figlia dei Titani Ceo e Febee, e qui partorì Apollo e Artemide. Secondo altri Posidone la fece uscire dalle acque affinché Latona trovasse un asilo in cui poter mettere al mondo i gemelli. Perciò alle donne era proibito partorire in quest’isola sacra e non vi si potevano neppure sotterrare i morti, che venivano trasportati nella vicina isola di Rinia.

La prima a nascere fu Artemide, che aiutò la madre a partorire il fratello Apollo. E siccome per la nascita di Apollo, Dio del Sole, l'isola fu tutta circonfusa di luce, fu, da allora, chiamata Delo, dal verbo greco deloo “mostrare", poiché prima era invisibile.

LA VIA DEI LEONI


L'ISOLA

Delo (Delos) è un'isola della Grecia estesa appena 3,4 km², posta nel Mar Egeo e precisamente nell'arcipelago delle Cicladi, vicino all'isola di Mykonos.

 L'isola è oggi praticamente disabitata ma è diventato un enorme sito archeologico che richiama turisti ed appassionati di archeologia da ogni parte del mondo. Nel 1990 è entrato nell'elenco dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO, e soltanto agli archeologi è permesso pernottare sull’isola.

L’isola appare immobile nel tempo e ancora simile all’originale, anche perché secondo la tradizione, derivante da un responso di un oracolo,  in questo luogo sacro non è permesso nascere e nemmeno morire. 



LA STORIA

Delos fu un importante centro religioso e commerciale, dato che si trovava al centro delle rotte marittime.
Anticamente si chiamava Ortigia (Ortyghia) e fu abitata fin dal 3000 a.c. Una colonizzazione da parte dei cosiddetti "iperborei", circa nel 1000 a.c., vi portarono il culto di Apollo, dio del sole e della musica. Ed è dal I millennio a.c. che si celebrarono a Delos le famose feste panelleniche.

TEMPIO DI ISIDE
Essendo Delo sede di un celebre oracolo di Apollo ogni quattro anni gli Ateniesi inviavano a Delo unateoria, o deputazione sacra.

Dopo essersi difesa nelle guerre persiane, fu sede della Lega di Delo (o Lega delio-attica) dal 478 fino al 454 a.c. quando fu conquistata dagli ateniesi fino al IV sec. a.c.

Con le battaglie di Alessandro Magno (365-323) ottenne nuovamente l’indipendenza e il suo potere economico, tornando al centro dei commerci del mediterraneo orientale.

Nel 325 a.c, tornata indipendente nell’epoca macedone, fu retta a repubblica democratica e protetta dai sovrani di Macedonia, divenendo magazzino di cereali.

Roma la restituì ad Atene nel 166 a.c., ma con i privilegi commerciali del porto franco che attirava commercianti da tutto il Mediterraneo.

Decadde dopo il saccheggio di Mitridate VI, re del Ponto (86 a.c.), i suoi monumenti vennero distrutti e tutti i suoi 20.000 abitanti vennero quasi tutti barbaramente uccisi. 

« Mitridate, re del Ponto, uomo che non può passare sotto silenzio e che occorre ricordare con una certa lode, fortissimo in guerra, di grandissimo valore, molto fortunato ma sempre per il suo coraggio, vero comandante nelle sue decisioni, vero soldato nel fare le cose, altro Annibale per il suo odio contro i Romani, occupò l'Asia e vi fece massacrare tutti i cittadini romani. »
(Velleio Patercolo, Historiae Romanae ad M. Vinicium libri duo, II, 18.1.)

Vent’anni dopo i pirati deportarono i pochi superstiti come schiavi.  L’isola decadde totalmente e dal VII sec. d.c. venne completamente abbandonata. Solamente nel 1873, grazie alla scuola francese di archeologia, la Grecia permise l’apertura di siti archeologici.



APOLLO

Ebbe in Delo un santuario che divenne il più importante fra gli insulari della Grecia.

Nell'inno omerico ad Apollo Delio, VIII o VII sec., il santuario è già menzionato.

Nel VII sec. a.c. gli Ioni delle isole e della costa anatolica tenevano nel santuario di Apollo assemblee religiose, feste con giochi ginnici e un mercato.

Probabilmente Delo fu la sede religiosa della federazione delle Cicladi, che aveva anche importanza politica.

Nel 478 il tempio di Apollo divenne centro della confederazione attico-delia, che propio nel tempio custodiva il tesoro federale, amministrato da funzionari ateniesi.

Nel 454 il tesoro fu trasferito ad Atene, e nel 426 a.c. avvenne la purificazione dell'isola:' i morti con i loro corredi furono deposti in una grande fossa scavata nella vicina isola di Renea e si stabilì che in quell'isola fossero trasportate tutte le donne vicine al parto e i moribondi.

Delo passò alla dominazione di Sparta (403 a.c.) per breve tempo e poi nuovamente fu dominio ateniese per quasi un secolo, per passare successivamente sotto l'influenza dei regni di Egitto e della Macedonia, da cui ottenne maggiore libertà che per l'innanzi.

Nel 166 a.c. Roma, dopo la guerra di Perseo, consegnò l'isola agli Ateniesi e per rovinare il commercio di Rodi istituì a Delo il porto franco.

Dopo la distruzione di Corinto Delo divenne il porto maggiore dell'Egeo, anche per il commercio degli schiavi, amministrato da Ateniesi e popolato oltre che da questi anche da "Italiani", che così si designano nelle iscrizioni, e da greco-orientali, tutti riuniti in confraternite religiose. Nell'88 e nel 69 a.c. l'isola fu saccheggiata da Mitridate e dai pirati suoi alleati e non si riebbe più. 

Alla fine del I sec. d.c. Atene mandava ancora processioni a Delo, ma il sacerdote di Apollo Delio abitava non più la deserta terra malarica di Delo, ma si era trasferito ad Atene.



ARTEMIDE 

Qui accanto abbiamo la statua in marmo pario della Dea greca Artemide rinvenuta a Delo e oggi conservata presso il Museo archeologico nazionale di Atene.

La Dea indossa un chitone, un peplo e un himation. 

La cinghia indossata diagonalmente sul petto indica che portava una faretra piena di frecce. 

Artemide era sorella di Apollo e Dea della Luna, molto venerata a Delo insieme al suo divino fratello.

Il poeta Callimaco (310 - 240 a.c.), nel suo Inno ad Artemide, ci racconta che la Dea, a tre anni, sedutasi sulle ginocchia di Zeus, chiese al padre: di rimanere sempre vergine e di avere molti nomi, come suo fratello Apollo.

Chiese poi di avere un arco ricurvo forgiato dai Ciclopi; di concederle sessanta Oceanine di nove anni come ancelle e venti ninfe figlie del fiume Amnìso perché si curino dei suoi calzari e dei suoi cani quando non caccia.


Chiese ancora di darle tutti i monti e quante città vorrà lui dedicarle, tenendo conto che lei abiterà sui monti e raramente andrà in città.

Zeus accontentò la figlia e inoltre le donò tre città che avrebbero onorato soltanto lei e la nominò custode delle strade e dei porti.



GLI SCAVI 

Dal 1872 la Scuola archeologica francese iniziò nell'isola scavi sistematici che ancora oggi continuano. L'isola è un'immensa area archeologica, a cominciare dalla parte occidentale, dove nell'antichità si trovava il porto sacro.

Gli scavi hanno individuato 4 aree principali: 
- la pianura costiera nella parte nordorientale dell’isola dove si trovano il Santuario di Apollo, l’Agorà dei Compitaliasts, l’Agorà dei Delians, l’area del Lago Sacro, con l’Agorà di Teofrasto, l’Agorà degli italiani, la celebre Terrazza dei Leoni, 
- l’istituzione del Poseidoniasts di Berytos, 
- la zona del Monte Kynthos comprende la Terrazza dei Santuari degli Dei esteri e l’Heraion, 
- la quarta area custodisce i resti del teatro.

La statua di questo personaggio romano qui a fianco, alta 2,25 metri, proveniente da Delos, è conservata al Museo archeologico nazionale di Atene. 

E' un pezzo di grande valore della statuaria romana, tra i prototipi delle statue cosiddette "achillee" (termine usato da Plinio), dove un ritratto realistico di un personaggio era posto su un corpo nudo in atteggiamento eroico. 

È databile agli ultimi decenni del II secolo a.C., prima della perdita di importanza di Delos in seguito alle guerre mitridatiche.

La statua proviene dal porto franco di Delos, luogo di incontro tra mercanti orientali e negotiatores italici. Il corpo si rifà alle raffigurazioni classiche di eroi, atleti o divinità, dalla postura morbida a guisa dei modelli di Prassitele. 

La testa invece è decisamente ritrattistica, al contrario del corpo idealizzato, con la mascella quadrata e il doppio mento, il cranio calvo, le orecchie sporgenti.

Queste opere d'arte di committenza di ceto intermedio, procurarono una certa sintesi tra le esigenze ritrattistiche e il retaggio scultoreo classico, dapprima un'imitazione dei modelli di grande profondità psichica dell'arte greca, in seguito altissimi ritratti privi di idealizzazione ma con grande attenzione all'espressività e alla realtà del personaggio.

Con il ritorno dei negotiatores in patria a Roma, nacque in seguito il tipico ritratto "repubblicano" romano, espressione delle nuove classi aristocratiche che lasceranno una nuova e splendida imponta artistica nella storia.

Ben 160 sculture, frammenti a parte, vennero rinvenute nell'isola, oltre a una fonditura di bronzisti, per il fulcra (basi) ed altre applicazioni di bronzo, nonchè statuette varie. Ma non mancarono nemmeno i fabbricanti di mobili in legno con varie applicazioni. Con la distruzione di Delos i suoi artigiani, fatti schiavi, vennero comprati a Roma dove riuscirono a rifarsi la loro bottega, la loro arte e la loro libertà, perchè Roma era la città che offriva tutte le occasioni.



IL PORTO

L'isola possiede uno degli esempi più antichi di moli di protezione, in blocchi di granito locale che si estende per circa 100 m. e luogo di attracco delle antiche delegazioni inviate alle cerimonie religiose, che risale all'VIII sec. a.c. Nella seconda metà del III sec. a.c., Delo era già un porto importante, mercato centrale del grano, sede di banchieri, emporio frequentato da genti diverse dell'Egeo e dell'Oriente.




I PROPILEI

Nella parte nord-occidentale si trovano i Propilei e l'Agorà dei Compitaliasti o Ermesiasti che fu fondata nel II secolo a.c. e veniva usata dai commercianti romani e dai liberti i quali vi si radunavano e onoravano i Lares compitales, cioè le divinità dei crocicchi. Ci sono diverse piazze.
La ellenistica Agorà dei Competaliasts del Porto Sacro mantiene i buchi di palo per le tende di mercato nella sua pavimentazione in pietra. Due potenti corporazioni mercantili italiche vi dedicarono dedicate statue e colonne.

Subito dopo, la Via Sacra con le basi degli ex voto.
Ad ovest c'era la grande Stoà di Filippo, costruita intorno al 210 a.c.

Nella parte opposta c'è il cosiddetto Portico Sud (III secolo a.c.) e l'Agorà Sud o Agorà dei Delii.




I TEMPLI



TEMPIO DI APOLLO

Il santuario di Apollo si trovava a nord-est della Stoà di Filippo insieme a tre templi dedicati al Dio.

Il tempio, o Oikos dei Nassi, immediatamente ad est dei propilei, è un edificio rettangolare allungato con entrata ad ovest.
Ha una cella con fila mediana di colonne su alta base cilindrica fronteggiato da quattro colonne ioniche.

La costruzione  risale al VII sec. a.c..
Il pavimento di marmo della cella e del colonnato sono un'aggiunta del VI secolo.

L'edificio aveva una copertura in tegole di marmo.

C'è anche un edificio precedente, simile ma di lunghezza minore e diviso in tre navate mediante due file di colonne ioniche in legno. Si ritiene che la base sia stata spostata.

Il colosso fu segato in varî pezzi dai Veneziani per poter essere trasportato; restano  frammenti del torso, delle cosce e una mano; un piede è a Londra. Il tipo è quello del koùros più arcaico; le mani erano stese lungo le cosce. 


Portico di Filippo

Al margine ovest del santuario di Apollo sono due ampi monumenti, il portico di Filippo e il portico angolare dei Nassi.

FONTANA MINOICA
Il primo fu costruito da Filippo V di Macedonia fra il 216 e il 201 a.c. e dedicato ad Apollo, come dice l'iscrizione su blocchi dell'architrave.

Aveva sedici colonne doriche, sfaccettate per un terzo del fusto, racchiuse fra due corpi di fabbrica sormontati da un attico e ornati con finestre a tre parastadi fra ante.

Nel II sec. a.c. furono addossati sul retro un altro portico d'ordine dorico e, a nord, un'ala con colonnato centrale di colonne ioniche binate.

Il monumento è di alto interesse per la conoscenza dell'architettura dell'ellenismo. Il portico dei Nassî, del VI sec. a.c., originariamente chiudeva il santuario e contornava un piazzale lastricato. Ivi era la palma di bronzo dedicata nel 417 a.c. dall'ateniese Nicia.

Secondo Plutarco un terremoto la rovesciò e insieme con essa crollò una statua colossale di marmo rappresentante Apollo. La base di questa, con la dedica dei Nassi in caratteri dell'inizio del VI sec. a.c., è oggi presso l'Oikos dei Nassî e misura m 3,50 in larghezza, m 5,11 in lunghezza e 0,80 in altezza.

- Lo hieròn d'Apollo era un trapezio irregolare di m 180 per 130; l'entrata principale era a sud, costituita da un propileo dorico a 4 colonne, eretto, come dice l'iscrizione, dagli Ateniesi. La costruzione attuale è del II sec. a.c. ma ricalca un impianto più antico.

- Il tempio di Apollo è nel piazzale centrale. Dorico, a sei colonne sulla fronte, di modeste dimensioni (m 29,50 × 13,55), non fu mai finito.

Infatti le colonne furono scanalate solo alla nascenza del fusto e nel capitello; sono alte m 5,20 e hanno alla base un diametro di cm 95.

La costruzione del V sec. a.c. fu sospesa dopo il trasferimento del tesoro federale ad Atene e ripresa dopo l'abbandono dell'isola da parte degli Ateniesi nel 315 a.c.

Con metope liscie e la cimasa decorata a palmette e protomi leonine. Il tempio si compone di cella, pronao e retro con due colonne tra il prolungamento dei muri.

-  il terzo dei templi, di cui si conservano le fondazioni, è noto come "Tempio degli Ateniesi". 




TEMPIO DEGLI ATENIESI

Probabilmente un tesoro eretto dall'ateniese Nicia nel 417 a.c., ove si conservavano le corone d'oro dedicate durante le feste penteteriche delle Delie, quando gli Ateniesi mandavano a Delo la solenne processione con la nave sacra, sospendendo ogni esecuzione capitale in patria durante l'assenza della nave.

Ivi furono trasportate anche sette statue crisoelefantine di divinità dedicate nel santuario da Pisistrato.
Il tempio aveva un doppio portico, avanti e dietro con 6 colonne ciascuno, dorico (m 18,80 × 11,40); a ovest aveva un vestibolo con quattro pilastri fra le ante.

Nell'interno una base emiciclica in pietra di Eleusi sorreggeva le sette statue crisoelefantine; esternamente il muro della cella presenta quattro lesene aggettanti in asse con i quattro pilastri del pronao.

Della decorazione del tempio rimangono gli acroterî centrali raffiguranti scene di ratto (Borea e Orizia; Aurora e Kephalos) di tipo fidiaco.

Vicino era il tempio arcaico di tufo, del VI sec. a.c., di m 15,70 × 10, prostilo ionico (probabilmente un capitello ionico d'angolo è da identificarsi con quello che attualmente si trova presso i propilei del santuario). 

Ivi era la statua del culto, forse crisoelefantina, opera degli artisti di Nasso, Tektaios e Angelion, in seguito trasportata nel grande tempio di Apollo. Il Dio teneva l'arco nella destra e le tre Canti nella sinistra. Originariamente qui era la base semicircolare in pietra di Eleusi in seguito adattata nel tempio degli Ateniesi.


Portico di Antigono

Dietro al Tempio degli Ateniesi c'era il portico di Antigono, edificato dal re macedone Antigono Gonata (246-239 a.c.). Esso chiudeva il santuario a nord, era lungo 125 m e aveva 48 colonne doriche sulla facciata con due propilei alle estremità. L'interno era diviso in due navate da 19 colonne ioniche; le colonne seguivano l'inclinazione del tetto. Nell'interasse erano tre triglifi, di cui il mediano era ornato con una protome di toro. Il portico non aveva destinazione commerciale, ma votiva, come si apprende dall'iscrizione sull'epistilio. Il monumento è importante perché ben datato. 


Fontana Minoica

A nord fuori del recinto sacro, e quasi addossata al portico di Antigono, è la fontana Minoe, o minoica,  che esisteva già nel V sec. a.c. perché  ricostruita nel 166 a.c., secondo un'iscrizione. Il colonnato fronteggiava una scalinata che portava a un pozzo; nel centro della scalinata era una colonna che sosteneva il tetto.
Per alcuni è considerato solo un pozzo pubblico, rettangolare e ben scavato nella roccia, con una colonna centrale. Ci sono invece prove che fosse una fonte sacra. Il corso d'acqua che scorre tra due muri  può ancora essere raggiunta da una scalinata laterale.



TEMPIO DEI DELI

Tempio di Apollo, Dorico, periptero, 6 x 13 colonne, con un primo tempio dell'VIII secolo a.c.: un piccolo oikos con zoccolo in pietra, elevato in mattoni e aperto verso nord, cui è forse pertinante un muro di peribolos che delimita un'area a sud.



TEMPIO DI ARTEMIDE

A nord-est del Keraton c'è il tempio di Artemide (II sec. a.c.), costruito sui ruderi di un tempio precedente.
La zona nord ovest del santuario di Apollo è occupata dall'Artemision con un portico piegato a gomito, d'ordine ionico, e il tempio della Dea, pure ionico, innalzato nell'età arcaica e ricostruito nel II sec. a.c. Infatti nell'interno del tempio visibile attualmente, sono contenuti gli avanzi di un tempietto arcaico (fine VIII-inizio VII sec.) e nell'interno quelli di un naòs miceneo.

Intorno si trovano abitazioni, ma soprattutto locali per riunioni religiose e per trattazioni commerciali.



TEMPIO DI AFRODITE

A nord di questi tre edifici di culto erano cinque piccole costruzioni rettangolari in cui, senza fondatezza, si riconoscono dei Tesori oppure degli hestiatòria: luoghi di ritrovo dei pellegrini.



TEMPIO DI HERA

Il Tempio di Hera, all'incirca del 500 a.c., è una ricostruzione di un Heraion precedente sul sito.



IL TEMPIO DEGLI DEI DI SAMOTRACIA

A ovest del Sarapièion era il Kabörion, ossia il santuario dei grandi Dei di Samotracia, dove pure si celebravano misteri. Nel IV sec. a.c. esso era una semplice camera rettangolare prospicente su una terrazza presso l'Inopo. 

V'erano onorati insieme i Cabiri e i Dioscuri. Al principio del II sec. a.c. si trovava un tempio a cella poco profonda con quattro colonne tra due ante innalzato su una scalinata e di lato era un triportico.


Nel 112-101 a.c. fu eretta, secondo l'iscrizione, una cappella in antis d'ordine ionico a Mitridate Eupatore, adorato come Dioniso.

Nel centro del frontone era un medaglione con l'effigie del re e nel fondo della cella era una statua loricata dello stesso; in alto internamente correva un fregio di medaglioni con immagini di generali e amici del re. Nel cortile si trovava un altare a pozzo, specie di mundus, dove il sacerdote sacrificava agli Dei inferi.

Di fronte alla stoà di Antigono, a metà circa della sua lunghezza in fondazioni semicircolari antichissime, forse pre-elleniche, si riconosce il sèma delle Vergini Iperboree che, secondo Erodoto (iv, 34-35), portarono offerte a Delo prima e dopo la nascita di Apollo, venendo dalla Scizia. Su quella tomba giovanette e fanciulle deponevano una ciocca dei loro capelli. 

Ivi si rinvennero immagini di Artemide, fra cui una di stile dedalico (seconda metà VII sec. a.c.) dedicata da Nicandre, ora al Museo Naz. di Atene. La statua, di tipo xoanico, di una struttura squadrata e con superfici appiattite, ha le trecce scendenti sul petto, veste il peplo e doveva essere riccamente dipinta; eretta su una stretta base, teneva probabilmente al guinzaglio due leoni.

Un'altra bella scultura, di poco più tarda, rappresenta una Nike nello schema della "corsa in ginocchio", ossia col torso di prospetto e le gambe molto piegate di profilo. È fra le opere più significative del periodo fra il primitivismo dedalico e il gusto delle kòrai attiche ed è ora al Museo Naz. di Atene.



TEMPIO DI DIONISO

A nord del Monumento del toro c'è il tempio di Dionisio (inizi III sec.) ed il portico che si dice sia stato fondato da Antigono Gonata alla fine del III sec. a.c.



TEMPIO DI ISIDE

Il Tempio dorico di Iside è stato costruito su una collina all'inizio del periodo romano a venerare la trinità familiare di Iside, alessandrino Serapide e Anubi.



SANTUARIO DI LATONA

Nei pressi dell'Agorà degli Italiani erano il santuario di Latona, ch'è divinità asiatica e il Dodekatheon, piccolo tempio anfiprostilo, esastilo, dorico, della fine del IV sec. a.c., con basi per statue. Ivi fu rinvenuta una testa colossale che taluno ritiene di una statua di Demetrio Poliorcete. .



STOIBADEION

La piattaforma dello Stoibadeion dedicato a Dioniso reca una statua del Dio con ai lati due pilastri, uno con un fallo colossale, l'altro decorato con scene dionisiache.

STOIBADEION
La piattaforma fu eretta ca. 300 a.c. per celebrare l'opera teatrale.

La statua di Dioniso in origine era affiancata da quelle di due attori personificanti i Papposilenoi (conservato nel Museo Delos).

I Papposilenoi sono maschere teatrali indossate dagli attori che agivano da commentatori, o da spalla agli altri attori pincipali.

Il teatro marmo è una ricostruzione di un teatro più vecchio, preesistente al 300 a.c., anno del suo rifacimento.

Il fallo monumentale, che sarebbe il simbolo di Dioniso, è accompagnato dal gallo, che qualcuno ha interpretato come simbolo di elevata attività sessuale, in quanto si accoppierebbe 30 volte al giorno.

A noi questa interpretazione sembra azzardata, perchè il gallo è da sempre il simbolo del risveglio, tanto è vero che i romani chiamavano talvolta il cimitero Novo Die (nuovo giorno) e vi sono stati trovati come simboli sia il gallo che il pene in eiaculazione.

PAPPOSILENO
Il gallo era associato al risveglio dato che l'animale canta all'alba e fu usato con questa simbologia anche dagli alchimisti..

Dioniso a Delo era d'altronde associato ai misteri di Samotracia, legati prima agli Dei Cabiri e poi alla Triade Demetra Core e Dioniso-Ade.

Qui si celebravano appunto i misteri della morte e della rinascita.


Ovvero si celebravano la discesa negli inferi e la rinascita sulla terra legate al rinnovarsi annuale della vegetazione, associata talvolta alla rinascita di Ade ctonio in Dioniso che si accoppia con la Core.


La Via dei Leoni 

Nella parte Ovest c'erano varie edifici l"Ekklesiasterion", luogo di riunione della Bulè e del Demos dei Delii ed il "Tesmoforion", costruzione del V sec., collegato al culto di Demetra.


SANTUARIO DEI TORI

Troviamo inoltre nel Monte Cinto (Kynthos) resti del santuario di Zeus del Cinto e quello di Atena del Cinto. Ad est presso il muro del recinto c'è un edificio lungo e stretto diviso in tre parti a sud: un vestibolo esastilo lastricato in marmo nero, un vano centrale racchiudente un bacino profondo cm 50 e illuminato da finestre inquadrate da pilastri dorici, a nord un santuario con un altare triangolare, illuminato da un lucernario.

Si pensa che un sovrano ellenistico, forse Demetrio Poliorcete, abbia dedicato come ex voto la sua nave ammiraglia dopo qualche vittoria navale. 

Questo non è noto col nome di Santuario dei Tori per le protomi di tori inginocchiati sormontanti i capitelli dei pilastri fra il vano di mezzo e il santuario ed è identificato dal Vallois col Pöthion menzionato dalle iscrizioni. Il motivo delle protomi di tori si ritrova nell'architettura orientale. 





GLI ALTARI


ALTARE KERATON

A nord del tempio di Apollo  c'è l'altare Keraton.



IL LAGO SACRO

Nella parte nord del santuario, nel quartiere del lago si trovava L'Agorà di Teofrasto, il santuario dei dodici dei dell'Olimpo, il tempio di Latona e prima dell’agorà degli Italiani c’è il lago Sacro (prosciugato nel 1925), cui segue appunto l'Agorà degli italiani.



VIA DEI LEONI

Dal tempio di Latona, a nord del Lago Sacro, una strada portava alla famosa Via dei Leoni, ex voto dei Nessi del VII secolo a.c., consistente in 9 leoni di marmo dei quali se ne conservano solo cinque. Un sesto si trova all'ingresso della Grande Porta dell'Arsenale di Venezia, preso dall'Ammiraglio Francesco Morosini nel 1687. Dei leoni rimangono però solamente le basi, essendo stati trasportati all’interno del museo.

La Terrazza dei Leoni dedicati ad Apollo dagli abitanti di Naxos poco prima 600 a.c., aveva inizialmente dodici leoni di marmo, accovacciati e ringhiosi custodi della la Via Sacra.

Uno di loro fu inserito sopra il portone principale dell'Arsenale di Venezia. I leoni creano un viale monumentale paragonabile ai viali di sfingi egiziane.

Un po' più in basso si trovava il lago sacro dove, nell'antichità, nuotavano i cigni di Apollo, coperto con terra nel 1926 dopo un'epidemia di malaria.

 A nord-ovest della Via dei Leoni si trovava la sede dei Poseidoniasti di Beirut, centro di commercianti che adoravano Poseidone, due palestre, il santuario dell'Archegeta, il Ginnasio e lo Stadio.




IL TEATRO

A Nord-Ovest della Casa delle Maschere si conservano le vestigia del Teatro che aveva una capienza di 5.500 posti, costruzione del II sec. a.c.



L'AGORA' DEGLI ITALIANI

Vicino al Lago Sacro, piccolo stagno di forma ovale, formatosi probabilmente come risorgiva del fiumiciattolo Inopo, si trova l'agorà degli Italiani, grande edificio rettangolare di cui il lato lungo misura 100 m, con esedre prospettanti un peristilio dorico che sosteneva un colonnato ionico.

CASA DI HERMES
V'erano monumenti votivi, mosaici e statue. Una, di Gaio Ofellio, caduta presso la sua base, reca la firma di noti artisti ateniesi, Dionysios e Timarchides, del 100 circa a.c., esponenti del gusto manierista del tardo ellenismo.

 Nell'edificio fu trovata una statua di Galata nudo, combattente, ora al Museo Nazionale di Atene, col ginocchio appoggiato a terra e lo scudo innalzato a protezione della testa dalla parte sinistra.

Opera accurata, ma non nuova come ispirazione e in certo modo fredda nell'esecuzione, potrebbe essere contemporanea alla fondazione dell'agorà degli Italiani che è di poco anteriore al 100 a.c., e pertanto appartenere al gusto del virtuosismo veristico, ultima espressione dell'arte ellenistica, ma potrebbe avere anche qualche decennio di più ed essere ritenuta un acquisto per decorare l'agorà.

Altri la ritengono opera contemporanea al primo donario pergameno (v. Pergamo) e la riferiscono all'artista Nikeratos, che lavorò a Delo.

Sul lato ovest dello stagno si trovava una terrazza di 50 m di lunghezza con 9 leoni arcaici del VII sec. a.c., di cui uno è ora collocato davanti all'Arsenale di Venezia e altri cinque sono tuttora in situ. Sono di carattere mostruoso, non naturalistico, con una magrezza stilizzata e ricordano tipi asiatici. Ultimamente sono stati asportati per ripararli nel museo di Delo.



MURO DI TRIARIO

A nord del Lago Sacro sono la palestra del Lago e la palestra di granito cui si appoggia il cosiddetto muro di Triario, fortificazione eretta dal legato romano di questo nome verso il 66 a.c. per difendere il luogo dai pirati. Altri resti del muro si trovano a sud nel quartiere del teatro. 

Negli scavi fu trovato un gruppo di Afrodite che minaccia con la pantofola l'aggressivo Pan, databile, per i caratteri dell'iscrizione, nell'età della costruzione dell'edificio, cioè verso il 100 a. C. È opera classicheggiante che, per il contrasto fra la frontalità della dea e la profondità spaziale in cui è posto il corpo del Pan, rivela il gusto cosiddetto "dei ritmi centrifughi"; vi si trovano commisti residui del colorismo "barocco" con motivi di derivazione "classica" e, nel volto arguto della dea, del virtuosismo "veristico".

Oltrepassati l'ekklesiastèrion già esistente nel VI-V sec. e un edificio del V sec. con il peristilio centrale e due sale ipostile ai lati, di cui è proposta l'identificazione colthesmophòrion ricordato dalle iscrizioni, si entra nell'agorà di Teofrasto, detta così dall'epimeleta ateniese che nel II sec. a.c. la sistemò.




STOA' DI POSEIDONE

Il più importante monumento della zona è la sala ipostila, luogo di contrattazione degli affari di borsa. Nelle iscrizioni la sala è detta la "stoà del Poseidon", e dai conti degli hieropoiòi risulta che essa era sostanzialmente finita nel 208 a.c.

La pianta è rettangolare con la facciata a sud formata da 15 colonne doriche scanalate fra due paraste. Nell'interno è un ampio giro di colonne doriche su dado di base (5 sui lati corti e 9 sui lunghi); quindi, più internamente, sono disposte due file di 7 colonne ioniche con capitelli schematici che in origine erano dipinti, e, da ultimo, nel mezzo, una fila di 6 colonne anch'esse ioniche.

Il centro è lasciato libero ed è sopraelevato da pilastri che reggono un tetto più alto, formando un lucernario. La sala ipostila è di derivazione orientale e interessa il problema delle origini della basilica romana. Dopo la distruzione dell'edificio, nel II sec. d.c., sorse nell'area una ricca casa con corte a peristilio.

La sala riunione dei Poseidoniasts ospitava una associazione di mercanti, magazzinieri, armatori e proprietari durante i primi anni di egemonia romana, fine del II secolo a.c. I Romani hanno lasciato intatti loro culti riguardanti due triadi a protezione dell'isola: una di Baal, Poseidon e Astarte, l'altra di Afrodite, Echmoun e Asklepios, limitandosi ad aggiungervi la Dea Roma di cui resta la statua acefala.



MEGARON

A nord del santuario una larga strada conduce al tèmenos dell'archegètes Anios, che si compone di sette tombe arcaiche, non soggette alla purificazione del 425 (suppellettile intatta) e quindi sacre non solo ai Delî, ma agli stessi Ateniesi; di una fila di ambienti di età diversa (i vani a nord sono più recenti) e di un recinto quadrangolare, lastricato, con eschàra al centro, il cui accesso era interdetto agli stranieri.

Questo tèmenos che si potrebbe indicare col nome di mègaron (= recinto o edificio sacro ospitante sacrifici segreti) è del tipo dei posteriori mègara di Despoina a Lykosoura e dei Cureti a Messene.

Il megaron è in genere composto di un unico vasto locale in cui il sovrano riceveva gli ospiti, consumava i banchetti rituali e ascoltava i racconti o la musica epica. Quando un nobile entrava si trovava davanti ad un immenso fuoco, eskare, in un focolare circondato da quattro colonne sulle quali potevano eventualmente essere appese le armi.



GINNASIO

Più a ord è il Ginnasio, del III sec. a.c., con ampia corte a peristilio.



STADIO

Nell'angolo nord est del ginnasio è lo xystòn che corre parallelo allo stadio. Lo stadio, che presenta al centro resti della tribuna della giuria, ha la parte orientale sostenuta da un poderoso analemma. 

Ad E dello stadio, verso il mare, si stende un quartiere di abitazioni private di dimensioni minori e tono più dimesso delle case del quartiere del teatro. Quivi è anche una sinagoga giudaica (?) con ampia corte in cui sta un trono marmoreo.

A sud del santuario, presso il Porto Sacro, è l'agorà di S chiusa da un portico a gomito a due piani, di cui il superiore ionico, del II sec. a.c., e da un portico trasverso più antico, forse di Attalo I. Fra questo e il portico di Filippo passava la via delle Processioni, ornata di statue e di esedre. Vicino stava il pritaneo del V sec. a.c. ove erano gli altari di Apollo Pizio, di Estia, del Demos e della Dea Roma e, a nord di questo, il Bouleutèrion. Nei pressi sorgeva l'altare di Zeus Polièus.


Nella zona a S dell'agorà si trova il quartiere del teatro, dove era il maggiore agglomerato urbano, e il quartiere del porto, con le banchine, i moli e i magazzini. Il teatro, iniziato alla fine del IV sec. a.c., rientra nel tipo dei grandiosi teatri ellenistici. Particolarmente notevole è il fregio dorico dell'epistilio, con decorazione di tripodi e bucrani. 




IL CINTO

L'abitato è chiuso dalla valle dell'Inopo e qui si eleva il Cinto, che era una vera montagna sacra per i numerosi santuarî di divinità greche ed orientali che conteneva. V'erano sentieri e scalini scavati nella roccia per la comodità dei pellegrini e cappelle dove questi riposavano.


Sulla sommità era il santuario di Zeus e di Atena, il cui culto è attestato sin dall'VIII sec.; nei pressi era quello di Artemide Ilizia, protettrice delle partorienti ed altri di dimensioni minori (Dei di Ascalon, Zeus Höpsistos, ecc.). 



ANTRO SACRO

Sul fianco del monte si trova l'antro sacro, ampia spaccatura della roccia coperta con un tetto a doppio spiovente di dieci enormi lastre di granito. L'antro era chiuso da una porta e nell'interno era una statua su base di granito. Sul davanti è una terrazza in cui un anello di marmo designa uno spazio particolarmente sacro, forse un altare. Fu il primo monumento dell'isola ad essere scavato (1873). 

Tutto l'insieme appare primitivo, ma non sembra che si possa metterlo in relazione col luogo della nascita di Apollo, dove, secondo l'Odissea, si elevava una bellissima palma che Ulisse descrive; l'ultima sistemazione del santuario rupestre non è ad ogni modo anteriore al III sec. a.c. per il culto di Eracle e dei Cabiri. 



HERAION

Fra i numeròsi altri santuarî di divinità del Cinto, è da segnalare particolarmente l'Heràion che nell'VIII sec. a. c. era una semplice cappella rettangolare e nel VI sec. divenne un tempio di marmo dorico in antis. Si sono trovate statuette femminili d'arte dedalica in calcare fine, terrecotte votive rappresentanti sirene, Hera in trono o sdraiata, Zeus e Hera in trono sotto il velo nuziale, e protomi di dea di tipo rodio. 
Vi è stato rinvenuto anche un vero tesoro ceramico, formato soprattutto di piccoli vasi; la maggior parte sono vasi attici a figure nere. Interessanti i piatti policromi con scene mitiche.



TERRAZZA DEGLI DEI STRANIERI

Presso l'Heràion è una grande terrazza detta degli Dei stranieri. La parte nord è occupata dal santuario degli Dei siriaci, costituito da un grande cortile su cui si aprono portici, esedre e un piccolo teatro da cui si assisteva ai misteri. In una cisterna erano nutriti pesci rossi.

La tecnica edilizia è molto povera. Nel santuario era venerata la coppia sacra di Bambyke-Hierapolis, ossia Hadad e Atargatis detta Afrodite la Santa.

In origine di carattere privato e orgiastico, nel III sec. a.c. il culto guadagnò molti proseliti, anche fra gli schiavi; Atene impose un sacerdote ateniese e represse i riti licenziosi.

CASA DI CLEOPATRA


SANTUARIO DEGLI DEI EGIZI

A sud della terrazza degli Dei stranieri, più vicino all'Inopo, che si riteneva derivato dalle acque del Nilo per via sotterranea, era il santuario degli Dei egizî, onoratissimi a partire dal II sec. a.c. quali Dei salutiferi e salvatori dei naviganti. Vi si dedicavano vasi d'argento, statuette, ex voto di vario genere.

Degli Dei egizî la divinità nota era Iside, ma non ebbe culto importante se non dopo la sua associazione con Serapide, il Dio prediletto dai Tolomei. Il più antico Sarapièion fu costruito da un egiziano all'inizio del II sec., raccogliendo offerte fra i fedeli; seguirono altri due santuari, di cui l'ultimo è il più importante.

In un grande cortile lastricato e chiuso per tre lati da portici ionici erano tre piccoli templi dedicati a Serapide, Iside e Anubis. Davanti al tempio di Iside era un altare per profumi.

A sud si trova, fra due portici, una via sacra con altari in muratura alternati a sfingi.



I TESORI

Nella parte Nord del tempio di Artemide si trovano i cosiddetti "Tesori"



PRYTANEION

Ad Est dei Tesori si ergeva il Prytaneion (metà del V sec. a.c.) e ad ovest il Monumento del toro (IV-III sec. a.c.).



ALTARE DI ZEUS SALVATORE

A sud-est del monumento del toro, l'altare di Zeus Salvatore protettore dei marinai.



CASA DI HERMES


LE CASE

Le case sono costruite in gran parte con pietra granitica dell'isola in blocchetti distribuiti in apparecchio pseudoisodomico, senza calce, talora con riempimenti di scaglie piatte fra blocco e blocco.

Gli angoli sono più curati: infatti i blocchi sono più grandi e più regolari.

In generale si può dire che nell'edilizia sia monumentale sia privata di Delo, fino al IV sec. a.c., furono impiegati granito e tufo, e solo più tardi il marmo.

Le case si trovano un po' dappertutto, ma il nucleo principale è quello del quartiere del teatro.

Non si tratta di una città monumentale ma di un modesto abitato dove le vie, tutte in salita, strette, pavimentate con lastre di gneiss, non erano adatte ai veicoli. Le case sono distribuite in insulae, ma senza un reticolato ortogonale.

Nella casa delia il cortile è di regola e spesso vi si trova un vestibolo, coperto e non coperto. Si trovano cortili senza peristilio con pavimentazione in lastre di gneiss o in opus segmentatum, mai in tessellatum, o cortili con peristilio, quasi sempre di marmo.

CASA DEI TRITONI
Il peristilio è a forma quadrata o allungata, generalmente di quattro portici. Esistono anche peristilî incompleti a tre, a due, a un solo portico.

Le colonne sono generalmente di stile dorico, a fusto liscio o sfaccettato o scanalato e altissime, fino al rapporto di otto diametri inferiori; si trovano anche colonne ioniche.

Nei fusti delle colonne sono talora inserite mensole, protomi di tori o di leoni.

Nel mezzo del peristilio è l'impluvium con la cisterna. Sul vestibolo si apre qualche stanza e sono collocate le latrine che avevano gli scoli nella strada. Sul peristilio prospettano sale ma non delle stesse dimensioni.

C'è sempre una sala maggiore, l'oecus, decorata, su cui si aprono camere minori, gabinetti di lavoro, esedre, ossia cellae ad colloquendum. 

I cubicula dovevano essere nel piano superiore, ma certo anche nell'inferiore e si distinguono dalle cellae degli schiavi perché sono decorati. Si trovano nei muri alcune nicchie per collocare le lucerne e mensole negli angoli.

Vicino alla porta è quasi sempre un altare con pitture rituali rappresentanti un sacrificio e altre con simboli apotropaici. Le porte hanno spesso stipiti ad ante rastremate, soglie di marmo e architrave monolitico con specchiatura. 

I capitelli dell'anta sono decorati e dipinti. I cardini sono a vaschetta di bronzo. Le finestre sono rettangolari con architrave e cornicetta sagomata e inferriata. Si trovano anche bifore.

Le scale erano in legno, poche in pietra. I pozzi hanno vere di marmo, talora con edicola. Sono al centro dell'impluvio o sotto il colonnato del peristilio. Si trovano cisterne col tetto sopportato da pilastri. 

L'intonaco delle pareti è bianco con fasce in rilievo o a falsi conci, delineati con incisioni. Le decorazioni e la policromia sono della tradizione classica.

I pavimenti nelle stanze, oltre che in opus segmentatum, sono anche a mosaico in opus tessellatum, bianco e nero con motivi di meandri e di spirali, talora con begli emblemata nel centro.

Il quartiere più abitato era quello del Teatro. Molte sono le abitazioni di età ellenistica e romana ornate con mosaici i pavimenti musivi: Casa dei Delfini, Casa delle Maschere, Casa del Tridente, Casa di Dionisio.



CASA DIONISUS
CASA DEL LAGO

Così chiamata perchè collocata accanto al lago sacro che era in realtà una palude interna dell'isola.



CASA DEL DIADUMENO

detta così perché ivi fu trovata una buona replica del Diadoùmenos di Policleto, ora al Museo Nazionale di Atene



CASA DEI NASSI

Nelle vicinanze, un po' prima del tempio di Apollo, si trova la Casa dei Nassi (metà del VI sec. a.c.).

 

CASA DELLE MASCHERE
Molto importanti sono i mosaici della Casa delle Maschere, anteriori al 100 a.c.: con straordinario rigore cromatico sono rappresentati Dioniso sulla pantera, centauri, maschere teatrali, sileni e anfore.



CASA DEL TRIDENTE
La Casa del Tridente ha mosaici con il tridente e con un'ancora intorno a cui si avvolge con la coda un delfino.



CASA DEI DELFINI

La Casa dei delfini prende nome da un mosaico che vi è posto dove degli eroti guidano dei delfini; il suo proprietario fenicio commissionò pure un mosaico pavimentale di Tanit nel suo vestibolo..



AGORA' COMPIETIALISTS
CASA DI CLEOPATRA

Nella Casa di Cleopatra rimangono su una base le statue acefale di questa donna ateniese e di suo marito Dioscuride della seconda metà del II sec. a.c. 

Questa casa, dell'ateniese Cleopatra, è importante perché, essendo sicuramente datata nel 139 a.c., ci fa conoscere la data della moda dell'abito trasparente di molte statue ellenistiche.



CASA DI DIONISO

La casa di Dioniso è una magnifica casa privata del II sec. così chiamata dal mosaico raffigurante Dioniso che guida una pantera.

CASA DI DIONISO


IL MUSEO E LE STATUE

Il museo sul luogo raccoglie statue e materiali varî provenienti dagli scavi, mentre alcune sculture più importanti sono passate al Museo Nazionale di Atene.

I ritratti ritrovati a Delo rappresentano sia Greci, con espressioni più sentimentali che patetiche dell'ultimo ellenismo, sia Romani resi con espressioni psicologiche più rudi.

Da notare la cosiddetta Nike di Delo. Ce ne sono due immagini, una alata e una senza ali. Quella alata, che osserviamo qui a fianco, fu detta da Plinio "La prima a cui vennero poste le ali"

Ma ce n'è pure un'altra nella stessa posizione ma senza ali.

Della figura che viene descritta come "quella che corre in ginocchio", dobbiamo rifarci ad un'immagine egizia di tre Anubis in ginocchio,
o quella della Gorgone - Medusa di Siracusa.

La figura che tocca terra con un unico ginocchio, dove le braccia sono spesso una alzata e l'altra abbassata come in una svastica, sono un'immagine della Natura, o del Divenire, del Transeunte.

La Grande Madre corre, ovvero scorre il tempo ma lei è immortale e non cambia mai.

Cambia invece sua figlia/o, la vegetazione annuale che nasce cresce e muore in  un continuum di morte e rinascita.

Gli antichi nei Sacri Misteri usavano distinguere una Natura Naturans e una Natura Maturata.

La prima è lo spirito della natura, la seconda è l'aspetto che ne osserviamo.

Lei è la Ruota del Divenire, ovvero la ruota della vita. Era la figura classica del matriarcato che fu non poco sostituita e mostrata in fase patriarcale.

In questa fase patriarcale però la Dea diventa terribile, come Gorgone o Medusa, perchè portatrice del concetto di transizione e quindi  di morte.

Il fatto che Anubis rappresenti la Dea triforme, o trina, di nascita, crescita e morte, non deve stupire.

Il Dio nero è la faccia oscura della Dea, così come esistono le Madonne nere che rieditano in realtà la Diana Nera, o Luna nera.

Diciamo che col patriarcato alcune immagini femminili divennero maschili.

Qui a fianco, sempre da Delo l'altra Nike senza ali, che si presume sia opera di Archemos.

Questa è la posizione cosiddetta a Svastica, un antichissimo simbolo caro tanto ai veda, all'induismo e al buddismo, simbolo anch'esso del divenire universale, ovvero dell'avvicendarsi vita-morte-vita nell'eterno divenire della natura.

Qui a fianco ne abbiamo posto uno degli antichi simboli indiani.

Come si vede la svastica ripete lo schema del movimento, esattamente come  le due Nike "che corrono" o come  i tre Anubis della religione egiziana o la Gorgone della Magna Grecia in Sicilia.

Qui accanto osserviamo infatti il triplice Anubis che, alcuni studiosi riferiscono, stiano danzando.

Già verrebbe da esprimere qualche dubbio, perchè nella Nike si corre e qui si danza con un ginocchio a terra, ma soprattutto come mai gli Anubis sono tre, quando il Dio Anubis era solo uno?

Ora sappiamo che la triplice era solo la Luna, anzi la Dea, come colei che dava la vita, nutriva e dava la morte.

Era la Dea Trina da cui fu estratta nel cristianesimo la ss. trinità fatta guarda caso da tre maschi. Altrettanto per questi tre Anubis.

C'è poi la famosissima Afrodite di Delo, nella composizione con Pan ed Eros, mentre il Dio caprino tenta di fare avances alla bella Dea appena uscita dal bagno e con la testa avvolta da un panno.

Il piccolo Eros svolazzante che sembra più un erote che un Eros, sfiora le corna del Pan-satiro, più satiro che Pan.

A detta di alcuni critici starebbe difendendo Afrodite ma il viso sorridente e il gesto della mano che trae a sè indicherebbe invece che stia invitando il satiro ad avvicinarsi alla Dea.

Costei tuttavia è di parere diverso, tanto è vero che, toltosi un sandalo, lo brandisce minacciando il satiro.


Il volto della Dea però non sembra troppo corrucciata dalle insistenze di Pan che, contrariamente ad altre sue immagini scultoree, è piccolo e piuttosto animalesco.

Anzi la Dea sembra leggermente sorridente,  ma con una sfumatura ironica, come trovasse ridicolo e per nulla pericoloso il tentativo di Pan di ottenere le sue grazie.

Mentre la Dea, per nulla spaventata, sembra sicura di poter tenere a bada lo spasimante, questi ha un'aria bramosa ma da supplice, insomma non sembra affatto pericoloso.

La composizione conserva numerose tracce della pittura originale.





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