TEMPIO DI GIOVE VINCITORE



IL PALATINO CON IL TEMPIO DELLA FORTUNA RESPICENTE (sinistra)
ED IL TEMPIO DI GIOVE VINCITORE (a destra)
"Trovandosi accanto al descritto tempio (di Apollo), verso Occidente traccie, di altro tempio, si giudica dal Ch. Ballanti esservi stato quello di Giove Propagatore che si trova indicato in una iscrizione antica riportata dal Rosini 276. Ma se questo era precisamente quello dedicato a Giove con tale distintivo, o a Giove Arbitratore o Vincitore, siccome si trova designato nel catalogo di Vittore, a me non pare ben certo; ed anzi io credo più a proposito di prescegliere essere stato ivi quello col suddetto ultimo attributo di Vincitore, perchè questo si trova più distintamente registrato nel catalogo della Notizia."

Il tempio di Giove vincitore stava sul palatino accanto alla Casa Flaminia, o Domus Flaminia, dove viveva il Gran Sacerdote di Giove, il Flamen Diale. Narra Tito Livio del re Numa Pompilio:

"Quindi designò un flamine a sacerdote unico e perpetuo di Giove, dotandolo di una veste speciale e della sedia curule, simbolo dell'autorità regale. A lui aggiunse altri due flamini, uno per Marte e uno per Quirino. Inoltre sceglie delle vergini da porre al servizio di Vesta, sacerdozio questo di origine albana e in qualche modo connesso con la famiglia del fondatore."

Dall'altro lato aveva il tempio della Fortuna respiciente, il cui frontone fittile venne rinvenuto in Via di S. Gregorio nel 1878 e conservato nel Braccio Nuovo del Museo dei Conservatori. La sua attribuzione al Tempio della Fortuna Respiciens è confermata nella parte centrale del versante orientale del Palatino.

DOMUS FLAMINIA, (sinistra) TEMPIO DI GIOVE VINCITORE (destra)

Il tempio era posto su un alto podio cui si accedeva mediante una lunga scalinata alla cui base era posta l'ara sacrificale. Aveva otto colonne, tutte scanalate e sormontate da capitelli corinzi, con sopra al culmine del tetto la quadriga di bronzo dorato di Giove e ai lati del tetto due Vittorie alate con la consueta corona d'alloro, anch'esse in bronzo dorato.

Sembra che la statua che veniva conservata all'interno della cella, per essere poi mostrata al popolo nelle feste e cerimonie di culto, fosse quella che da tempi remoti era stata venerata a Praeneste e da qui sottratta, come racconta Tito Livio, da Cincinnato, che avendo conquistato la città alla fine del IV sec., portò a Roma come preda di guerra proprio una statua di Giove Vincitore, posizionandola sul Campidoglio.

Fu invece il generale romano Quinto Fabio Massimo Rulliano a fare erigere il tempio che doveva ospitare la statua nel 295 a.c., il Tempio di Giove Vincitore per la Battaglia di Sentino durante la III guerra sannitica.


Nel 295 a.c. infatti venne eletto all'unanimità console per la quinta volta e a capo dell'esercito romano sconfisse una coalizione di Etruschi, Sanniti e Galli nell'epica battaglia di Sentino, ma poichè non rispettò gli ordini del dictator per legge doveva essere messo a morte.

Fu il favore del popolo e del senato ad intercedere per lui, ma Fabio si sentì di ringraziare soprattutto Giove Vincitore, il Dio che assicurava la vittoria anche quando tutto sembrava perduto. Fu in nome di quella vittoria che la sua vita fu risparmiata e Fabio ringraziò Giove innalzandogli un tempio nell'anno stesso.




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