GIUSTINO I




Nome completo: Flavius Giustinus
Nascita: Tauresium, 450
Morte: Costantinopoli, 1 agosto 527
Dinastia: Giustiniana
Regno: 518-527 d.c.








Capostipite della dinastia giustinianea, Giustino I (Tauresium, 450 – Costantinopoli, 1 agosto 527) è stato un imperatore bizantino dal 518 alla sua morte.

Flavio Giustino nacque nella provincia romana dell'Illyricum, da un'umile famiglia, tanto che egli stesso era e rimase fino alla fine analfabeta. Questo non sarebbe mai accaduto nè mai accadde ai tempi gloriosi dell'impero romano, dove l'indice di alfabetizzazione era uguale a quello di oggi, ma le invasioni barbariche e il cristianesimo minarono la cultura alla base. Perfino l'arte era giudicata dalla Chiesa come peccaminosa se non era impiegata alla glorificazione e diffusione della fede. Infatti la bella pittura, la scultura e l'architettura decaddero miseramente unitamente alle scuole.

La sua data di nascita osacilla tra il 450 e il 452 d.c., nel villaggio di Bederiana in Dardania, in Macedonia. Si sa che aveva un fratello ed una sorella di nome Vigilanzia. Parlava solo latino sapendo quasi nulla di greco, peraltro lingua ormai universale in oriente. Intorno al 447 la Dardania fu devastata da un’invasione degli Unni e la famiglia di Giustino attraversò un periodo difficile. Sebbene analfabeta, il giovane aveva una sana e robusta costituzione e così, intorno a diciotto anni d’età, partì con due suoi altrettanto poveri amici, Zimarco e Ditibisto, e si recò a Bisanzio in cerca di fortuna con solo gallette nella sacca.



IL CURSUM HONORUM

L'imperatore Leone I volle istituire una nuova guardia palatina di 300 uomini chesapessero combattere: gli Excubitores. in cui si arruolò il giovane Giustino con i suoi due amici. Nel 491 divenne imperatore Anastasio I che dichiarò guerra agli Isauri, popolazione montanara della Cilicia, e spedì contro di loro un esercito guidato da Giovanni il Gobbo, il magister militum presentalis e da Giovanni lo Scita, magister militum per l'Oriente. Giustino vi si accodò per volere dell'imperatore con il grado di hypostrategos, cioè comandante in seconda.
Secondo Procopio Giustino entrò in contrasto con Giovanni il Gobbo che lo fece imprigionare e condannare a morte, poi però un sogno spinse Giovanni a graziarlo ed a rimetterlo in libertà. La guerra contro gli Isauri si concluse nel 498 con la vittoria imperiale e la deportazione degli Isauri in Tracia.
Intorno al 500 d.c. Giustino, dopo aver raggiunto una posizione ragguardevole, invitò a Bisanzio i suoi nipoti garantendo loro un’istruzione adeguata: fecero così il loro ingresso nella Capitale Pietro Sabbazio e sua sorella Vigilanzia (figli di Vigilanzia) e Germano, Boraide e Giustino (figli del fratello).
Nel 502 Cabade, il Gran Re di Persia, attaccò l’Impero e devastò le città di Amida, Teodosiopoli ed Edessa (503), Anastasio spedì l’esercito guidato dai due magistri militum praesentales e pure Giustino. Questi, durante la campagna, catturò un bambino di nome Pietro (originario dell’Arzanene) e lo portò schiavo a Bisanzio. Nella Città il fanciullo, per intercessione del padrone, poté seguire le lezioni di un grammatico ed istruirsi divenendo poi segretario di Giustino.


Le lotte religiose e la rivolta di Vitaliano

Nel 431 il I Concilio di Efeso aveva condannato il vescovo di Bisanzio, Nestorio, che riconosceva due distinte persone in Cristo (una divina ed una umana); nel 444 Eutiche (archimandrita di un monastero di Bisanzio) fu accusato di riconoscere in Cristo una sola natura (monofisismo) e fu condannato dal sinodo.

Su pressione dell’imperatore Teodosio II, nel 449 si riunì un II Concilio di Efeso che riabilitò Eutiche; alla morte dell’imperatore, il suo successore Marciano convocò, nel 451, il Concilio di Calcedonia che ribaltò la sentenza di Efeso II e riconobbe Eutiche eretico. La condanna non fece scomparire il monofisismo, si che l’imperatore Zenone promulgò, nel 482, l’Henotikon (editto d’unione) che cercò di ristabilire la pace tra Niceni e Monofisiti passando sotto silenzio il Concilio di Calcedonia ed i suoi risultati.

Però su richiesta del patriarca calcedoniano di Alessandria, Giovanni Talaia, esiliato per non aver accettato l’Henotikon, papa Felice III spedì emissari. Nonostante questi avessero trovato un accordo con Acacio, al loro ritorno papa Felice li sconfessò e scomunicò Acacio dando origine allo Scisma di Acacio. A Zenone succedette il monofisista Anastasio che fece interpretare l’Henotikon in senso monofisita.

La distanza tra l’Occidente calcedoniano e l’Oriente monofisita si accentuò sconfinando dal religioso al politico e militare.
Nel 513, infatti, si ribellò il generale Vitaliano, di fede nicena, contro la politica religiosa del sovrano che Anastasio riuscì a calmare. Vitaliano però nel 515 si rivoltò di nuovo predisponendo la flotta per entrare nel Bosforo. Anastasio affidò il comando a Marino che incendiò la flotta di Vitaliano. Durante la battaglia navale Giustino catturò una nave nemica con tutto l’equipaggio, e Anastasio lo premiò facendolo senatore e poi comes excubitorum, cioè comandante della guardia.



L'IMPERATORE

Nel 518 l’imperatore Anastasio I morì senza eredi né indicazioni sul successore. I candidati non mancavano, tre nipoti di Anastasio e il ribelle Vitaliano, ma il Senato non decideva. Durante questa fase Celere si alleò con l’eunuco Amanzio per fare eleggere imperatore il comes domesticorum Teocrito e governare tramite lui. Questa scelta era obbligata in quanto essendo Celere anziano e malato di gotta ed Amanzio un eunuco nessuno dei due avrebbe potuto regnare.

Amanzio incaricò quindi Giustino di distribuire una grossa somma di denaro agli excubitores a nome di Teocrito, Giustino invece disse alle guardie che il denaro era suo. Intanto Celere e Amanzio non persuadendo il Senato sui Teocrito si ritirarono. Nel frattempo gli excubitores portarono un certo Giovanni, un ufficiale amico di Giustino, nell’Ippodromo e lo salutarono imperatore ma la fazione degli Azzurri lo respinse lanciando pietre. A questo punto gli excubitores offrirono la porpora a Sabbazio che però la rifiutò.

Ad un certo punto il Senato stranamente scelse Giustino, le Scholai si opposero e uno diede un pugno a Giustino che ebbe il labbro spaccato. Però il popolo nell’Ippodromo accettò la scelta del Senato e riconobbe Giustino imperatore, quindi avvenne la vestizione. Giustino fu sollevato su uno scudo, un ufficiale, di nome Godila gli pose la corona in capo, Giustino quindi cambiò l’abito, prese lancia e scudo e si recò alla tribuna dove fu incoronato dal Patriarca.
Insomma grazie alla sua posizione di comandante delle uniche truppe della città e al clentelismo, cioè pagando in denaro, per giunta rubato, Giustino ottenne l'elezione a imperatore nel 518 d.c., alla veneranda età di 68 anni.



IL GOVERNO

Procopio di Cesarea, nelle sue Storie segrete non lo descrive con entusiasmo:
"Era un vecchio decrepito, del tutto ignaro di lettere, quel che si dice un analfabeta, ed era la prima volta che una cosa simile capitava ai Romani. Era consuetudine che l’imperatore apponesse la sua firma ai documenti redatti per suo volere, ma Giustino non era in grado né di dare disposizioni né di star dietro a quel che veniva eseguito. Pur di avere una ratifica autografa dell’imperatore, gli addetti a questo compito escogitarono quel che segue: in una tavoletta di legno sottile fu scavato il disegno delle quattro lettere, che in latino significano “ho letto”; si intingeva poi nell’inchiostro la penna con cui sono soliti scrivere gli imperatori, e la si metteva in mano a questo Giustino. Si apponeva quindi al documento la tavoletta di cui s’è parlato, e si guidava la mano all’imperatore, perché passasse con la penna per i solchi delle quattro lettere, seguendo ogni curvatura del legno. Infine gli addetti se ne andavano, portandosi dietro siffatta firma imperiale. Costui, insomma, non fu capace né di bene né di male per i suoi sudditi. Era un gran sempliciotto che non sapeva assolutamente parlare; i suoi modi, quelli di un villano”.

Militare di carriera, Giustino poco capiva della conduzione di uno stato, ma voleva consiglieri capaci e fidati. Il più importante di questi fu suo nipote Flavius Petrus Sabbatius, che egli aveva adottato come figlio col nome di Giustiniano. Lo storico Procopio affermò che fu il nipote a governare per parte dello zio, il che è anche possibile. Altri lo negano perchè Giustiniano venne nominato successore solo a meno di un anno dalla morte di Giustino. Ma ciò non toglie che un analfabeta difficilmente riesca a mandare avanti qualcosa di più di una fattoria.

Nel 525, cioè all'età di 75 anni, Giustino abrogò una legge che proibiva ai membri della classe senatoriale di sposare una donna di classe sociale inferiore, comprese le attrici di teatro, considerate a livello di prostitute. La modifica legale doveva servire a Giustiniano per sposare Lupicina, una ex attrice di mimo con pessima reputazione, molto più giovane di lui.


Le persecuzioni

Dal punto di vista delle lotte religiose, che tanto influenzavano la vita politica e sociale dell'Europa, Giustino perseguitò ariani e monofisiti, il che era molto gradito dal patriarca d'Occidente, cioè il papa, ma fu molto sgradito a Teodorico, che iniziò una dura persecuzione contro i cristiani del credo niceno-efesino nei territori italiani controllati dagli Ostrogoti. Mentre nel politeismo veniva rispettata ogni religione straniera, col monoteismo cristiano iniziarono le persecuzioni contro i pagani, ma pure le lotte interne per il potere religioso supremo, con la scusa di eresie, cioè differenze nei particolari del credo religioso.


La cospirazione

Giustino incoronò imperatrice Lupicina che cambiò il nome in Eufemia, che governò accanto a lui per i successivi 6 anni. Stranamente contrastò, finché in vita, il desiderio del nipote dell'imperatore, Giustiniano di sposare Teodora, un'ex attrice come lei; solo alla morte dell'imperatrice l'erede al trono poté portare a termine il suo progetto.

Il 15 Luglio la folla prese d’assedio Santa Sofia pretendendo che l’Impero tornasse a riconoscere il Concilio di Calcedonia riunendo le Chiese d’Oriente e d’Occidente separate dallo Scisma di Acacio. Il 16 Luglio, Amanzio, dopo aver radunato dei vecchi collaboratori di Anastasio, si recò in Santa Sofia e denunciò il nuovo governo colpevole di voler mutare la politica religiosa imposta da Anastasio. I cospiratori però, furono bloccati dal popolo che non li seguì, ed entro il 18 Luglio Giustgin fece uccidere Amanzio, Teocrito e altri con l’accusa di aver offeso il patriarca Giovanni.

Dopo di ciò Giustino dette al nipote Sabbazio, adottato col nome di Giustiniano, l’incarico di comes domesticorum, l’altro nipote, Germano, divenne magister militum per Thraciam, il suo segretario, Pietro, fu nominato generale, e così via. Insomma mise al governo amici e parenti di cui potev fidarsi.


Vitaliano

Giustino fece quindi richiamare tutti gli esiliati, tra cui l’ex ribelle Vitaliano a cui dette l’incarico di comes e magister militum presentalis con il comando di tutte le truppe della Città. Il cambio di rotta religiosa nella Capitale fece sì che tutte le sedi monofisite d’Oriente fossero rovesciate e i sacerdoti sostituiti da preti calcedoniani.
Vitaliano poi convinse Giustino a far punire Severo, patriarca monofisita di Antiochia, che aveva composto un inno per celebrare la vittoria imperiale sui suoi ribelli, ma Severo fuggì. Giustino si rivolse a papa per sanare lo Scisma di Acacio. Nel 519 i delegati giunsero a Bisanzio ma il patriarca Giovanni sostenne che la Chiesa dell’antica e della nuova Roma era una ed indivisibile e scagliò l’anatema contro gli eretici; quindi tolse i nomi degli imperatori Zenone ed Anastasio dai dittici. Lo Scisma di Acacio fu così ricomposto.

Nel 520 Vitaliano diventò console ed inaugurò i giochi nell’Ippodromo, dove però Vitaliano e due suoi fedelissimi (Celerino e Paolo) furono assassinati nel Gran Palazzo mentre si recavano ad una cena con il sovrano. Secondo Procopio fu Giustiniano ad organizzare l’omicidio.


Giustiniano

Nel 521 Giustiniano divenne console e la persona più influente dell’Impero; iniziò a proteggere gli Azzurri che causarono tumulti e danni non solo a Bisanzio ma in ogni città dell’Impero che avesse un ippodromo. Proprio in questo periodo fece la conoscenza di Teodora.
Secondo Procopio la donnaera una turpe prostituta : “Pur lavorando con ben tre orifizi, rimproverava stizzita alla natura di non aver provveduto il suo seno di un’apertura più ampia, sì da poter escogitare anche in tal sede un’altra forma di copula”.

DITTICO DI GIUSTINO
Comunque Teodora conobbe Giustiniano che se ne innamorò perdutamente e la prese come amante. Giustiniano avrebbe voluto sposare Teodora (che nel 523 ottenne il rango di patrizia) ma la legge, emanata da Costantino I, affermava esplicitamente: “I senatori, o prefetti, o quelli che nella città godono la dignità di duumviri, o quelli decorati degli ornamenti del sacerdozio, cioè della Fenimarchia o Siriarchia, a noi piace che subiscano la macchia d’infamia e siano fuori delle leggi romane se abbiano voluto avere come legittimi figli nati loro da ancella o da figlia di ancella, da liberta o da figlia di liberta, da scenica o da figlia di scenica, da taverniera o figlia di taverniera, o da vile o abietta persona, o da figlia di lenone o d’arenario o che pubblicamente presiedette a mercimoni

Giustiniano convinse lo zio Giustino a mutare la legge ed a promulgare l’editto De nuptiis: “Concediamo loro [alle donne un tempo dedite ai giochi del teatro], con questo editto dettato dalla clemenza, la benevolenza imperiale, a condizione che rinuncino a questa infame condizione e si dedichino ad una vita decorosa ed onesta. Che venga loro concesso di supplicare la Nostra Maestà di dar loro i permessi imperiali per contrarre un matrimonio legittimo” . Lo zio acconsentì anche perchè anch'eglia aveva un'attrice come amante che voleva sposare.

Nel 524 Giustiniano s’ammalò gravemente e ne profittarono gli Azzurri per scatenare tumulti, e Giustino incaricò il prefetto Teodoto di reprimere i disordini, il prefetto fece giustiziare tra gli altri un certo Teodoro, ricchissimo patrizio. Giustino allora destituì il prefetto e lo mandò in esilio, al suo posto fu chiamato l’ex prefetto Teganiste che riuscì a ristabilire l’ordine non solo a Bisanzio ma in tutto l’Oriente: le sommosse dei partiti dell’Ippodromo furono sotto controllo fino alla Rivolta di Nika.
Nel 525, infine, i senatori spinsero Giustino a conferire a Giustiniano il titolo di Cesare, il sovrano cedette. Giustiniano e Teodora si unirono in matrimonio. Dopo il matrimonio la sua protezione verso il clero monofisita crebbe, mentre il governo, guidato da suo marito, perseguitava ed esiliava tutti quelli che credessero nel monofisismo.
Con l’aggravarsi delle condizioni di salute del vecchio imperatore, Giustiniano nel 526 fu elevato dal Senato al rango di nobilissimus (creato appositamente per lui) e chiese all’imperatore di ratificare la scelta, Giustino, anche questa volta, a malincuore accettò.


Teodorico

La riunione delle Chiese dopo lo scisma monofisita, preoccupò Teodorico, il cui popolo era a maggioranza ariano e quindi eretico. Il filosofo Severino Boezio, capo dell’Amministrazione Ma la morte improvvisa di Eutarico, e l’assassinio in Burgundia di Sigerico, nipote di Teodorico, entrambi possibili eredi al trono, aprirono una crisi di successione. Il Senato di Roma chiese l'intervento Giustino ma la lettera fu intercettata da Teodorico che si sentì esautorato, pertanto Albino fu messo sotto accusa e condannato, e Boezio fu condannato a morte, torturato e giustiziato nel 524. L’anno dopo stessa sorte tocco a Simmaco, il principe del Senato e genero di Boezio.
Sempre nel 524 Giustiniano ordinò la chiusura di tutte le chiese ariane dell’Impero e anche questo adirò Teodorico che minacciò papa Giovanni I di rappresaglie sui Cattolici d’Italia. Il papa, allarmato, si recò quindi a Bisanzio nel 526. Giustino si fece incoronare di nuovo dal pontefice ma rifiutò categoricamente di recedere dalle persecuzioni anti-ariane. Quando Giovanni I tornò in Italia Teodorico lo mise in prigione con tutta la delegazione e qui il papa morì. Il re fece eleggere al suo posto Felice IV.
Teodorico morì a Ravenna nel 526, sua figlia Amalasunta ne prese il posto come reggente di suo figlio Atalarico che aveva otto anni. l regno gotico in Italia si stava spegnendo.


La guerra persiana

Il Gran Re di Persia cercò di usare gli Unni per assalire l’Impero ma Giustino riuscì a corrompere gli Unni e ad allontanarli dall’alleanza con la Persia. Il Gran Re allora, che voleva lasciare il trono al terzogenito anzichè al primogenito, chiese a Giustino di adottare il primogenito, ma Giustino temette l'inganno, in quanto il figlio del re avrebbe accampato diritti sull’Impero. La proposta persiana fu quindi respinta e si andò alla guerra. Giustino, dopo le prime sconfitte, decise quindi di ampliare il fronte bellico includendo l’Armenia e la Mesopotamia.



LA MORTE

L’imperatore era ormai quasi ottantenne e con una gamba in cancrena; l’Impero necessitava di un erede. Giustiniano convinse lo zio ad associarlo all’Impero e, dopo anni di resistenze, il vecchio Giustino accettò. Nel 527 Giustiniano fu incoronato co-imperatore e subito dopo venne incoronata Teodora.
Il primo decreto dei nuovi sovrani colpì gli eretici, i Manichei i Pagani ed i Samaritani, allontanandoli dai pubblici uffici, dall’esercito e dalle professioni liberali, ma non i Monofisiti, probabilmente per intercessione della sovrana, e dopo pchi mesi Giustino I si spense nel Gran Palazzo di Costantinopoli. La città di Anazarbus venne ribattezzata Giustinopoli in suo onore nel 525.


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