ARDEA ( Castrum Iuni - Lazio )




Ovidio - Metamorfosi:

"Turno muore. Ardea cade con lui, città fiorente finché visse il suo re. Morto Turno, il fuoco dei Troiani la invade e le sue torri brucia e le dorate travi. Ma, poi che tutto crollò disfatto ed arso, dal mezzo delle macerie un uccello, visto allora per la prima volta, si alza in volo improvvisamente e battendo le ali, si scuote di dosso la cenere. 
Il suo grido, le sue ali di color cenere, la sua magrezza, tutto ricorda la città distrutta dai nemici. Ed infatti, d'Ardea il nome ancor gli resta. Con le penne del suo uccello Ardea piange la sua sorte"

Una Fortezza d'Inuo è citata anche nel VI Canto dell'Eneide. Altre fonti antiche parlano di Castrum Inui come città portuale, poi abbandonata in epoca imperiale per insalubrità dei luoghi. L' antica Castrum Inui era dunque ubicata alle foci del fiume Incastro, emissario del lago di Nemi, luogo sacro ove approdò Danae, principessa argiva fondatrice di Ardea. Inuo, considerato l'equivalente di Priapo, era spesso assimilato a Pan, Lyceo, Lupercus, Dionisio e Fauno, era figlio di Venere e di Giove, protettore della fertilità dei campi.

Inuo, dal verbo "ineo" pertinente la penetrazione e la fecondazione è una divinità di cui abbiamo scarne informazioni da Servio (Commentarii in Vergilii Aeneidos libros) e da Livio (Ab Urbe Condita), che lo descrivono come un Dio legato al mondo pastorale e assimilabile, appunto, con Pan, Fauno, Incubo ed altri.

In un brano dei Saturnali di Macrobio (I Saturnali) invece viene identificato con il sole e come Dio della natura, ipotesi in linea con Dionigi di Alicarnasso sul punto delle coste laziali in cui Enea sarebbe approdato e sbarcato, un luogo sacro al Dio Sole.

Altre fonti antiche parlano di Castrum Inui come città portuale, poi abbandonata in epoca imperiale per una verta insalubrità dei luoghi. Il Nibby, nel secolo scorso, vide la villa Priapi, riconducibile al luogo chiamato "Priapo" in Ardea.

" Spiegato in questo modo il passo di Rutilio per se stesso assai chiaro mi sembra che venuto quasi meno il popolo di Castrum Inui, quel poco di gente che rimaneva coll'aggiunta di nuovi coloni si portasse ad abitare fra Punicum e Centumcellae cioè fra Marinella e Civitavecchia e precisamente dove oggi è Tor Chiaruccia.  Ivi fondato il nuovo Castrum che ritenne il culto del nume questa colonia poco prospero poiché tre secoli dopo vien descritta da Rutilio " Icesum et fluctu et tempore castrum" . Malgrado questa trasmigrazione non era ancora dimenticata nel secolo X della era volgare la tradizione del primitivo Castrum poiché questo avea allora il nome di Villa Priapi siccome ne attestano i biografi pontificii i quali asseriscono concordemente che Leone V assunto al pontificato l'anno 903 nacque e Villa Priapi agri ardeatini ".  (Anonio Nibby)

Gli scavi sono iniziati solo nell'ultimo decennio, scoperta l'attività di scavatori clandestini attorno ad alcuni ruderi emergenti dalle dune marine.
Si è appurato infatti che questa era una città molto importante dal punto di vista dei traffici di merci in quanto base marittima da cui era possibile la risalita del fiume Incastro (allora navigabile) verso l'immediato entroterra laziale. I reperti di questo sito sono depositati, per ora, presso il Museo delle Navi di Nemi.


Panoramica del sito archeologico Castrum Inui. 
  1. Tempio A (III sec. a.c.) 
  2. Altare e thesaurus del tempio A
  3. Altari in peperino (IV-III sec. a.c.) 
  4. Altari in peperino (IV-III sec. a.c.) 
  5. Tempio B (VI sec. a.c.) 
  6. Tempietto di Esculapio (I sec. d.c.) 
  7. Cisterna 1 
  8. Cisterna 2
  9. Area termale (I sec- d.c.)
  10. Zona produttiva (I sec. d.c.) 
  11. Porta del castrum (IV sec. a.c.).


LA LEGGENDA

Esistono leggende diverse sulla fondazione di Ardea, legate allo sbarco di Enea sulle coste del Lazio e quindi alla nascita di Roma.

  • Dionigi di Alicarnasso narra che autore della fondazione fu Ardeas, figlio di Odisseo e Circe.
  • Un'altra leggenda narra che, nel XV sec. a.c., Danae, figlia del re di Argo, dopo aver partorito Perseo, figlio di Zeus, giunse sulle coste laziali e sposò il rutulo Pilumno, con cui fondò Ardea. Il luogo su cui la innalzarono fu una ripida rupe di tufo, scopertamentre risalivano il fiume Incastro su una barca.
  • Ovidio narra che Ardea fu così chiamata dall'alzarsi in volo di un airone cenerino (ardea cinerea) dopo che Enea, vittorioso su Turno, figlio di Dauno, a sua volta figlio di Danae e di Pilumno, ebbe distrutto e incendiato la città.
  • Ardea era intensamente scavata all'interno dell'altipiano tufaceo, con una fitta rete di cunicoli, anche carrozzabili, con piazze, pozzi di areazione, svincoli, diramazioni in tutte le direzioni. Secondo le tradizioni popolari i cunicoli collegavano Ardea con le città dei Castelli Romani, Anzio e Roma. In più coneserverebbero il tesoro di Turno, costituito da sette (o dodici) candelabri in oro massiccio consacrati al Dio serpente. La tradizione sostiene che abitasse un tempo nei cunicoli di Ardea e fosse pronto a dispensare la sua millenaria saggezza a chi lo ingraziasse con il sacrificio di giovani vergini.Sembra che la tradizione alluda al culto della Grande Madre da sempre e ovunque dotata di serpente e di oracolo.


LA STORIA

SATIRO
Anche se poco nota, molti studiosi definiscono quest'area come la più significativa scoperta dell' Archeologia Laziale dell'ultimo decennio.

Il sito di Castrum Inui, situato alla foce del fiume Incastro, emissario del Lago di Nemi, sulla costa laziale tirrenica, nel territorio del comune di Ardea, è rimasto sepolto per secoli sotto la sabbia, miracolosamente salvato dall'espansione selvaggia e balneare del litorale a Sud di Roma anche negli anni recenti.

Vi si conservano i resti di un abitato romano sovrapposto ad un insediamento latino, dedicato al Dio Inuo, figlio di Venere e di Giove, protettore della fertilità dei campi, e vi sorgeva un importante santuario, l' Aphrodisium, dedicato alla Venere Afrodite, madre di Inuo-Priapo.

Sembra che qui si esercitasse la ierodulia, o prostituzione sacra.

La città di Ardea, sicuramente fondata e abitata dai Rutuli, per la sua posizione geografica costituì un baluardo dell'intero Lazio costiero, per cui fu ambita da vari popoli.


I Rutuli

Gli antichi collegavano le origini dei Rutuli agli Etruschi, perchè Rutulus, in latino rubeus, rosso, è un nome etrusco e Turno, il mitico re di Ardea, in greco si diceva Tyrrenos, che era il nome dato agli Etruschi.

Massimo Pallottino, invece, il più grande studioso degli Etruschi, considera i Rutuli un popolo latino che subì però forti influenze etrusche, visto che Ardea, chiusa a sud dai monti e dalle paludi, si apriva a nord verso l'etruria meridionale marittima.

La posizione geografica di Ardea, tra la valle del Tevere e quella dell'Astura, a metà strada tra Ostia e Anzio, consentì ai Rutuli di controllare le vie commerciali e culturali tra Etruria e Campania, tra la costa e l'entroterra laziale.

Sul litorale Ardeatino sorgeva inoltre il celebre Afrodisium, un frequentatissimo santuario dedicato a Venere, uno dei più grandi centri commerciali della costa laziale, dove covergevano greci e latini.

Nel VII sec. a.c. i Rutuli svilupparono il commercio, l'artigianato e l'agricoltura con il dissodamento e la bonifica dei terreni incolti. Si fabbricano asce, armi, gioielli e oggetti di ceramica, oltre a fortificare la città con una triplice cinta di mura.

Nel VI-V sec., Ardea aveva una superficie urbana di 40 ettari, un territorio di 198,5 Kmq (quattro volte quello attuale), una popolazione di oltre 8000 abitanti.
Magnifici templi e degli altri monumenti pubblici dell'Acropoli e della Civitavecchia sono la manifestazione della sua ricchezza.


I Volsci

Attorno al V secolo a.c. le città latine timorose del potere di Roma, stabilirono la Lega Latina, una confederazione politica e militare antiromana, di cui fece parte anche Ardea. La Lega mosse diverse guerre contro Roma, e grazie ad essa Ardea si mantenne indipendente.

Tito Livio parla di una battaglia sotto Tarquinio il Superbo, senza però una conquista, ma poco dopo, nel primo trattato tra Roma e Cartagine del 509 a.c., Ardea tornò alleata di Roma perchè c'era un altro invasore da temere: i potenti Volsci. Per fronteggiarli gli Ardeati fanno pace con Roma ed anzi stabiliscono un'alleanza, detta il Foedus Cassianum. La guerra contro i Volsci dominerà la storia di Ardea di tutto il V sec. a.c.


I Galli

Se nel V sec. a.c. gli Ardeati dovettero battersi coi Volsci, nel IV sec. dovettero difendersi dai Galli, i quali, dopo aver saccheggiato Roma, si rivolsero contro Ardea e la assediarono, senza però riuscire ad espugnarla. I successi riportati contro i Volsci fanno capire ai popoli del Lazio e a Roma l'importanza del Foedus, che quindi venne rinnovato nel 444 a.c. Per rinforzare la città e difenderla dai Volsci, nel 442 a.c., una colonia di Latini si insediò ad Ardea.

Anzi gli Ardeati, guidati da Furio Camillo, in esilio in Ardea, dopo aver respinto l'assedio, marciarono verso Roma e la liberarono dall'occupazione gallica.
Nel secondo trattato tra roma e Cartagine del 348 a.c., Ardea è di nuovo alleata dei Romani. In questo periodo vengono ricostruite le mura di cinta e il precedente triplice recinto venne sostituito da mura in opera quadrata, di cui si conservano alcuni resti, che difendeva i pianori dell'Acropoli e della Civitavecchia.


Il mancato aiuto

Nel secondo trattato romano-cartaginese del 348 a.c., Ardea torna alleata dei Romani. Ma cambiò idea, e durante la II guerra punica, sperando di togliersi di torno Roma una volta per tutte, fu una delle dodici colonie che rifiutarono ai Romani gli aiuti militari.
Ma i Romani se la legarono al dito, e dopo la sconfitta cataginese, attaccarono le città ribelli della Lega Latina sconfiggendole e sottomettendole.



ARDEA ROMANA

In età imperiale una nuova colonizzazione, stavolta romana, si insediò ad Ardea in conseguenza delle vicende storiche ed economiche dell'Impero Romano. Venne costruita dai Rutuli la rete di cunicolo che attraversa praticamente tutta Ardea, questo per aumentare la superficie coltivabile, questa rete aveva lo scopo di incanalare le acque degli scoli superficiali per scaricarle nelle valli sottostanti e inoltre venne utilizzata come camminamenti militari per sorprendere alle spalle i nemici o per andare ad attingere acqua durante i lunghi assedi.

I Romani invece costruirono il Castrum Iunis e il foro romano, con basilica e templi, purtroppo usate come cave per costruire le nuove chiese che dovevano coprire i vecchi culti.

Tra il III e il II sec. a.c. Ardea decadde, per la crisi economica dei centri laziali, le cui risorse si erano prosciugate nelle guerre puniche e nella successiva guerra contro i Sanniti. La città era quasi completamente in abbandono in età imperiale, anche se resti di abitato sopravvivessero fino al V sec., mentre i ricchi romani costruirono fastose ville lungo la via che portava al mare.
Dagli scavi in questa zona sono emersi i reperti più famosi di Ardea, purtroppo sparsi nei musei e nei magazzini italiani ed esteri, inclusi dei raffinati gioielli in oro a corredo di alcune sepolture.



I MONUMENTI


L'ULTIMA SCOPERTA

Gli archeologi hanno scoperto un nuovo tempio, arcaico, racchiuso e custodito all'interno del più grande di quelli emersi dalle ricerche, e poi ancora sepolture, un ninfeo e nuovi importanti reperti, tutti nell'area sacra, già individuata nelle indagini precedenti e definita dal professor Mario Torelli, ordinario di archeologia classica dell'università degli studi di Perugia come "una delle scoperte più importanti dell'archeologia etrusco-italica degli ultimi 50 anni, quasi un trovamento africano per estensione, rilevanza scientifica e stato di conservazione, spesso spettacolare, unico e straordinario".

L'area sacra a questo punto annovera ben 4 templi e due are, ma ben poche sono le informazioni relative alle divinità oggetto di culto, con eccezione per il sacello di Esculapio. Si presume che il tempio denominato A, il primo ad essere rinvenuto, fosse dedicato ad una divinità connessa con il cielo notturno, una delle ipotesi è Veiove, per via della stele con incisa una lettera V trovata al di sotto della cella.

Le due are di tipo arcaicizzante, con orientamenti diversi tra loro, erano plausibilmente necessarie per una forma di culto all'aperto ed infine il tempio B, il più grande, sorto inglobando nella sua parte più sacra un precedente e più antico tempio, di cui ancora si conosce ben poco. Le fonti antiche parlano del grande santuario di Venere e del culto di Inuo, figlio della Dea, probabilmente i due templi principali erano proprio dedicati a queste due divinità, connesse con la fertilità, l'acqua, il sole e la luna.


"Un tempio su podio orientato lungo l'asse est-nordest/ovest-sudovest a cui si accede mediante una scalinata di 5 gradini. Sul podio, in epoca successiva, è stato realizzato un ninfeo, inquadrabile nel III sec. d.c.. I dati che emergono dallo scavo ci dicono che il tempio ebbe lunga vita, durante la quale fu sottoposto a restauri e ristrutturazioni, fino ad essere utilizzato come luogo di sepoltura, con la deposizione di almeno due inumazioni in anfore di produzione africana, purtroppo di difficile datazione a causa dello stato di conservazione.

Il proseguimento degli scavi all'interno della cella, immediatamente sotto i lacerti di mosaico, ha rivelato una struttura sacra più antica: un tempio arcaico, dallo straordinario stato di conservazione, inglobato e completamente sepolto nel podio tardo-arcaico, e di cui quest'ultimo mantiene esattamente lo stesso orientamento. Ha un sacello con cella quadrata, di 6 m di lato, con lunghezza complessiva di 10 me. Nel VI sec. a.c. il tempio più antico venne incluso nella costruzione del tempio B, smontandolo parzialmente in modo che la sua altezza complessiva risultasse inglobabile nel podio del nuovo edificio. Quindi fu accuratamente interrato. 


Tra il materiale recuperato negli strati di riempimento sono stati rivenuti coppe ioniche, coppe di ceramica attica a figure nere, ceramica etrusco-corinzia, materiale in bronzo, e bucchero, certamente un deposito votivo del tempio. La progettazione del tempio tardo-arcaico fu imperniata sul fulcro centrale della struttura più antica: lo spazio occupato dalla cella della struttura arcaica fu idealmente proiettato in alto, in maniera che corrispondesse, anche se con una piccola approssimazione, all'area centrale di quella nuova. L'inglobamento del vecchio dentro il nuovo, sta a testimoniare una lunga tradizione di culto con un legame ininterrotto".




Il Tempio dell'Acropoli

Il tempio arcaico dell'Acropoli, per la sua posizione eminente e le sue dimensioni gigantesche (mt. 33,40 x 21,70) è stato considerato da alcuni archeologi dedicato a Giunone Regina. Le numerose terrecotte architettoniche che decoravano il tempio, attestano la vita ininterrotta del santuario per oltre 600 anni a partire dal VI secolo a.c.

L'altro tempio dell'Acropoli, costruito in età ellenistica, si trova nell'area dove attualmente c'è la chiesa di S. Pietro.

Sacello di Esculapio

Il sacello di Esculapio, del I sec. d.c., preceduto da altare in marmo, è ubicato al di sopra della più antica delle due cisterne. Gli scavi archeologici hanno potuto accertare la divinità venerata solo per il sacello di Esculapio, nel quale è stata rinvenuta una statua del Dio, per quanto riguarda il tempio A ed il tempio B, invece, non è stato possibile ipotizzare culti specifici, sebbene le decorazioni architettoniche rinvenute mostrino la ricorrente presenza della Dea Minerva.

È stata scoperta anche una statua raffigurante uno dei Dioscuri, del II secolo d.c., tuttavia si trovava all'interno di una vasca, probabilmente parte di una fullonica, pertanto non attribuibile ad un tempio in modo specifico. Per altri fu un piccolo santuario, datato provvisoriamente al III secolo a.c. fu in uso fino al II secolo d.c. per essere in seguito riutilizzato per attività produttive.

Tempio A

Tempio in tufo a cella unica, con scalinata a cinque gradini, rivolta verso le are in peperino, preceduto da un'area pavimentata, dove è collocato l'altare ed una struttura cubica in travertino ancora da interpretare, per la quale si ipotizza una funzione di thesaurus monumentale.

Questo piccolo santuario, datato provvisoriamente al III secolo a.c. fu in uso fino al II secolo d.c. per essere in seguito riutilizzato per attività produttive.

TEMPIO A

L'area sacra, solo parzialmente indagata, sembra essere stata di notevoli dimensioni e si è ipotizzato che si tratti, nel suo complesso, dell'Aphrodisium, santuario internazionale dedicato ad Afrodite marina e citato da Plinio il Vecchio tra Ardea e Antium.

Si presume che il tempio, il primo ad essere rinvenuto, fosse dedicato ad una divinità connessa con il cielo notturno, una delle ipotesi è Veiove, per via della stele con incisa una lettera V trovata al di sotto della cella.

Le due are di tipo arcaicizzante, con orientamenti diversi tra loro, erano plausibilmente necessarie per una forma di culto all'aperto.

Le fonti antiche parlano anche del grande santuario di Venere e del culto di Inuo, probabilmente i due templi principali erano proprio dedicati a queste due divinità, connesse con la fertilità, l'acqua, il sole e la luna.


Tempio B

E' un grande tempio non ancora indagato, che sembra risalire nella sua prima fase al VI secolo a.c., preceduto da una scalinata volta in direzione dei due altari in peperino, molto simili alle tredici di Lavinium, datati tra il IV e il III secolo a.c.. Il santuario arcaico (con reperti votivi risalenti almeno al VI a.c ) conserva ancora un maestoso basamento. E' il tempio più grande, sorto inglobando un precedente e più antico tempio, di cui ancora si conosce ben poco.


TEMPIO B

"Si tratta di un tempio su podio orientato lungo l'asse est-nordest / ovest-sudovest a cui si accede mediante una scalinata di 5 gradini. Sul podio, in epoca successiva, è stato realizzato un ninfeo, inquadrabile cronologicamente nel III secolo d.c.. 

I dati che emergono dallo scavo ci dicono che il tempio ebbe lunga vita, durante la quale fu sottoposto a restauri e ristrutturazioni, fino ad essere utilizzato come luogo di sepoltura, con la deposizione di almeno due inumazioni in anfore di produzione africana, purtroppo di difficile datazione a causa del loro stato di conservazione. Il proseguimento degli scavi all'interno della cella immediatamente al di sotto dei lacerti di pavimentazione in mosaico, ha rivelato una vera sorpresa, l'esistenza di una struttura sacra più antica: 

un tempio ad oikos, arcaico, dallo straordinario stato di conservazione, inglobato e completamente sepolto nel podio tardo-arcaico, e di cui quest'ultimo mantiene esattamente lo stesso orientamento. - Si tratta di un sacello con cella quadrata di circa 6 m di lato che aveva una lunghezza di circa 10 m. Nel VI secolo a.c. il tempio più antico venne incluso nella costruzione del tempio B, smontandolo solo parzialmente in modo che la sua altezza complessiva risultasse inglobabile nel podio. Quindi fu accuratamente interrato. Tra il materiale recuperato, coppe ioniche, coppe di ceramica attica a figure nere, ceramica etrusco-corinzia ed anche materiale in bronzo e bucchero che ci lascia supporre che nell'operazione di interro fu intaccato uno dei depositi votivi del tempio". 


TEMPIO B

"E' la parte residua di un fregio decorativo che probabilmente raffigurava una scena di cavalieri in corsa pronti all'attacco, databile al VI secolo a.c. che corrisponde al periodo più antico, per quanto finora emerso, di questo sito archeologico. 

Riteniamo che facesse parte delle decorazioni del tempio B durante la fase arcaica. 

L'elaborata finitura delle bardature dei cavalli attesta la vitalità della coroplastica ad Ardea con influenze dirette sia dal mondo etrusco-latino che da quello greco." 

Il sacello di Esculapio, del I sec. d.c., preceduto da altare in marmo, è ubicato al di sopra della più antica delle due cisterne. Gli scavi archeologici hanno potuto accertare la divinità venerata solo per il sacello di Esculapio, nel quale è stata rinvenuta una statua del Dio, per quanto riguarda il tempio A ed il tempio B, invece, non è stato possibile ipotizzare culti specifici, sebbene le decorazioni architettoniche rinvenute mostrino la ricorrente presenza della Dea Minerva.


Il Tempio della Civitavecchia, la Basilica ed il Foro Ardeatino

Nella Civitavecchia, località Casalinaccio, si conservano i resti di un altro tempio del VI secolo a.c., in connessione con una basilica del I secolo a.c.. Gli scavi del tempio, avvenuti negli anni trenta, riportarono alla luce il podio del santuario, alto mt. 1,80, costituito da tre filari di blocchi di tufo modanati poggianti sulla roccia. La basilica, una delle più antiche in Italia, venne costruita intorno al 100 a.c. per accogliere la gran massa di gente che si recava al tempio.


Area Sacra del Colle della Noce

L'area sacra del Colle della Noce, non è stata una scoperta casuale, ma il risultato di studi e ricerche archeologiche su Ardea antica.

L'arco di vita del tempio va dal VI alla prima metà del I sec. a.c., diviso in otto parti: il pronao o parte anteriore (pars antica) con otto colonne su due file; la parte posteriore (pars postica), formata da una cella centrale e due laterali, che accoglieva i simulacri delle divinità.


Costruito in mattoni, aveva un'intelaiatura a legno e colonne lignee per sorreggere le coperture a debole pendenza con gronde assai sporgenti; era riccamente ornato con lastre di terracotta a colori vivaci: rosso, nero e bianco avorio, con elementi decorativi simili ai materiali fittili negli altri due templi.

Sotto il suolo del tempio, al centro del perimetro, sono emerse tracce di fori di pali e canalette di scolo per l'acqua, appartenenti a due capanne dell'età del ferro.
Una delle capanne, sorgeva sul punto più elevato, esattamente al centro della collinetta del Colle della Noce, con l'ingresso rivolto ad est. Il santuario ha lo stesso orientamento delle capanne. Si sono rinvenute, infine, numerose tracce attribuibili ad almeno altre quattro capanne.
La vita del tempio è testimoniata dai reperti ritrovati all'interno dei cavi di fondazione ed in un ambiente ipogeo a fianco, deposito di materiale decorativo e fittile in disuso, di cui però è difficile la datazione.

Un secondo tempio arcaico, datato al V secolo a.c. è stato rinvenuto nella località "Monte della Noce", sempre sul pianoro della Civitavecchia. Il tempio fu in uso fino al I secolo a.c., mentre in seguito venne abbandonato e i materiali riutilizzati per la costruzione delle ville della zona.


LE TERME
il Santuario Federale della Lega Latina detto delle “13 Are”

Altari in tufo allineati del VI –IV sec. a.c


Le Terme ed il Foro

Datati tra VII e III sec. a.c.;


La Necropoli

Un deposito votivo con diversi manufatti ed un centinaio di statue in terracotta, testimonianza dei costumi e dei modelli estetici del tempo, tra cui la celebre Minerva Tritonia;


L’Heroon di Enea

Monumento funebre a lui dedicato dopo la scomparsa a seguito di una battaglia avvenuta nelle vicinanze del fiume Numico, riportava l’iscrizione “ Patris Dei Indigetis….“



GLI SCAVI

Soprintendenza ai beni archeologici del Lazio: a partire dal 1998 e fortemente volute anche dalle associazioni locali sono stati rinvenuti i resti di strutture portuali, di un centro fortificato di epoca romana e di una vasta area sacra precedente.

Gli scavi, diretti dall'archeologo Francesco Di Mario, responsabile di zona della Soprintendenza, hanno riportato in luce le strutture del centro portuale fortificato, certamente abitato dal IV-III secolo a.c. fino al III secolo d.c., tra cui una serie di magazzini, un'area artigianale e un impianto termale.

Sono stati inoltre riportati alla luce la porta del castrum, i resti di un molo del porto, con materiali del IV-III secolo a.c., alcuni di origine punico-siciliana, una cisterna di notevoli dimensioni, ed un'area sacra di consistente estensione, includente tre templi, due are ed una seconda cisterna.

Le strutture più recenti, costruite in vari tipi di muratura (opera reticolata, opera mista, opera laterizia) si sovrappongono in parte ad altre più antiche in opera quadrata di blocchi di tufo.


Si ritiene che in epoca romana sia stata realizzata la fortificazione di un insediamento precedente ritenuto ancora strategicamente rilevante oppure importante da un punto di vista religioso in quanto collegato ai luoghi della fondazione di Roma.


Il sito oggi mostra labirinti di stanze, corridoi, condotte di scarico, verande, forni, cisterne ed ogni tipo di costruzione.

Vari stili dei pavimenti, dal mosaico a tessere grandi a quello con tessere molto piccole, dallo spigato al cocciopesto. Le parti più antiche sono caratterizzate da strutture imponenti realizzate con giganteschi blocchi di tufo, il tutto inglobato nelle costruzioni successive, che si sovrappongono e intersecano tra loro.

Con il passare dei secoli le ristrutturazioni diventano meno raffinate e realizzate prevalentemente riutilizzando il materiale esistente. Ad un certo punto tutta l'area fu probabilmente sommersa dal mare fino al primo piano. E' in questa fase che, probabilmente, i tetti crollarono, ipotesi che nasce dall'aver trovato conchiglie marine sui pavimenti, concrezioni di cirripedi sugli stucchi colorati e soffitti crollati lasciando intatti i pavimenti sottostanti, stucchi colorati, pezzi di mosaico, anfore, vasi e tesori vari.

L'assenza di corpi e suppellettili fa pensare che l'evento sia stato graduale. Non è ancora chiaro se, quando le acque si ritirarono, ci fu un ripopolamento, o se il sito sia stato sepolto dalla sabbia e usato come ricovero occasionale dai pescatori. Ad inizio del 1900, secondo quanto si raccontava negli ambienti dei vecchi pescatori e dei tombaroli, l'area era interamente insabbiata, ma dal fiume era possibile attraccare con le barche sulle antiche costruzioni ed accedere ai cunicoli da cui attingere statue,

Le fonti antiche riportano l'esistenza di culti dedicati a Giunone Regina, a Castore e Polluce, a Venere, a Ercole, a Natio, e al fondatore Pilumno. Gli scavi archeologici hanno rinvenuto i resti di quattro grandi templi, due sull'Acropoli e due sulla Civitavecchia, dei quali tuttavia si ignora la dedica.


CASTRUM IUNI

Le recenti campagne di scavo hanno portato alla luce un'area sacra molto estesa, con edifici e strutture in tufo, datate fra il VI sec. a.c. ed il II sec. d.c., una delle porte di accesso al Castrum ed importante materiale collegato al culto dei Dioscuri, di Venere, di Minerva e di Esculapio.

Secondo la tradizione fu fondata, da Latino Silvio (figlio di Ascanio), nipote di Enea, e sicuramente è di origine molto antica, ma il castro è evidentemente romano.

Alla foce del fiume Incastro (dal latino In castrui), scavi archeologici in corso dal 1998, hanno riportato alla luce i resti di un centro portuale fortificato, che va dal IV-III sec. a.c. fino al III secolo d.c., e di una precedente area sacra che va dal VI sec. a.c. al II sec. d.c., identificati con il Castrum Inui e con il santuario Aphrodisium, dedicato ad Afrodite Marina.


Il fiume Incastro

Il fiume Incastro, dal latino In Castrui, cioè che attraversa il Castrum, è un emissario del sacro lago di Nemi, ma soprattutto è artificiale e costituisce un'opera di altissima ingegneria che sicuramente è preromana. Il canale, largo 80 cm, parte dalla riva del lago ed entra nella montagna, attraversandola per 1653 m. Fu realizzato da due squadre, una iniziò lo scavo dalla riva, l'altra dalla valle, che si incontrarono nel cuore della montagna con una precisione straordinaria.

Uscite dal condotto, le acque si riversano in un canale superficiale lungo 2 km, quindi in un nuovo canale sotterraneo di 15 km che le conduce ad Ardea, dove confluiscono nell'Incastro e quindi si riversano nel mare. E' evidente la sacralità del luogo dove le acque della dea Diana, si congiungevano con quelle della dea del mare e della fertilità, Afrodite, e questo punto di incontro era proprio la foce dell'Incastro.

Secondo alcuni studiosi l'emissario di Nemi non aveva solo la funzione di regolare il livello massimo delle acque del lago, ma anche uno scopo rituale. La stessa Danae, mitica fondatrice di Ardea, è una personificazione della Dea madre, madre della terra e del mare, e le danaidi erano note sacerdotesse lunari acquaiole, deputate ad assicurare la pioggia e la fertilità dei campi.


Il maggiore dei templi dell'Acropoli, dotato di tre celle e con scalinata frontale, era forse il principale della città, dedicato a Giunone Regina. Ne resta un tratto del pronao e del muro di cinta del santuario.

Un secondo tempio di epoca ellenistica, si trova in corrispondenza della chiesa di San Pietro. Nella località "Casarinaccio" sul pianoro della Civitavecchia, sono conservati i resti di un altro tempio, del VI secolo a.c.

Gli scavi del tempio, eseguiti negli anni trenta, hanno riportato alla luce il podio del santuario, costituito da tre filari di blocchi di tufo poggianti sulla roccia, decorati all'esterno da modanature. Il tempio viene convenzionalmente identificato con quello di Venere.


L'area archeologica del "Monte della Noce"

Oltre ai due templi sopra citati, nei pressi doveva trovarsi il foro cittadino, al quale era annessa una basilica, la cui costruzione è stata datata intorno al 100 a.c. e di cui si conservano resti del pavimento in signino. Una rete di cunicoli scavati nel tufo e realizzati nel V secolo a.c. costituiscono un notevole sistema idraulico, per il drenaggio delle acque o le fognature cittadine. Altri ambienti scavati nella roccia erano utilizzati come magazzini o cisterne, in alcuni casi suddivisi in navate da pilastri di tufo. Ambienti scavati sul pendio della Civitavecchia, del I sec. a.c., sembrano laboratori artigianali per la concia delle pelli.



I REPERTI

I reperti attestano un evoluto ed ampio insediamento urbano che si avvaleva di grandi cisterne per la riserva idrica, con impianto termale ed elaborati meccanismi di deflusso delle acque, nonchè di costruzioni a più piani con decorazioni murali e mosaici, a tessere sia grandi che minuscole.

Le parti più antiche sono caratterizzate da strutture imponenti realizzate con blocchi di tufo di grandi dimensioni. Questi manufatti sono stati inglobati nelle costruzioni successive, che si sovrappongono e intersecano tra loro. Con il passare dei secoli le ristrutturazioni diventano meno raffinate e realizzate prevalentemente riutilizzando il materiale esistente.

Rinvenuta una defixio etrusca (iscrizione magica). Si tratta di un'antica maledizione rituale: il nome del destinatario del maleficio fu inciso su una sottile lamina di piombo poi ripiegata su se stessa e, probabilmente per essere affissa, perforata con chiodi, fissando così simbolicamente (da cui defixio) il procedimento magico. Il rinvenimento di un simile reperto etrusco al di fuori dell'Etruria rappresenta una scoperta rara e preziosa, attestante la presenza ad Ardea, intorno alla metà del V sec. a.c., di due etruschi.

Rinvenute due iscrizioni puniche graffite su due coperchi di vasi di produzione locale, che testimoniano la presenza ad Ardea di almeno un personaggio proveniente da una località di cultura punica tra la fine del IV e la metà del III sec. a.c.
Rinvenuto anche vasellame di provenienza punica e della Magna Grecia.

Rivenuti poi dei magazzini, per stoccare le merci in partenza e in arrivo e le sontuose terme, raffinate e sontuose, con pavimenti a mosaico e pareti affrescate.








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