PORTA TIBURTINA





PORTA TIBURTINA

"Appartenendo questa Porta alle mura di Aureliano, e rimanendo sopra l'antica via Collatina dovette avere questo stesso nome; né hanno potuto convenirgli i varj nomi, che i moderni gli hanno dato di porte delle mura di Servio. Quando però fu chiusa la prossima porta presso le mura del Castro, si dovette passare dalla presente per andar a Tivoli, e perciò acquistò il nome di Tiburtina, che cangiò in quello di S. Lorenzo per la Chiesa di questo Santo, alla quale si va per la medesima. Fu detta ancora Taurina dalli moderni, pel bucranio scolpito nell'arco. Nella parte esteriore di questa porta vi è una iscrizione di Arcadio e di Onorio, che la ristaurarono nell'anno 403. dell'Era Cristiana."



LA STORIA

Nel 5 a.c. Augusto fece edificare un arco alla confluenza di tre acquedotti, l'Aqua Marcia, l'Aqua Iulia e l'Aqua Tepula, per consentirne il passaggio aldisopra delle strade. Da qui usciva infatti l’importante via Tiburtina ("via per Tivoli"), dalla quale si staccavano subito la via Collatina e un diverticulum ad lapicidinas vineae Quirini. Inizialmente Porta Tiburtina rappresentava dunque solo un arco monumentale, perchè tutto ciò che Augusto faceva costruire era monumentale.
RICOSTRUZIONE 
Il nome Tiburtina deriva da Tibur, odierna Tivoli, alla quale la via giungeva all'epoca come oggi. Essa
svolgeva un compito importante per la sussistenza dei romani, consentendo il traffico dei prodotti agricoli, nonchè quello importantissimo  del travertino dalle cave. L'impero di Augusto fu molto legato all'abbellimento dell'Urbe, e resta celebre a tal proposito la frase di Augusto: "Ho trovato una cttà di mattoni e lascio una città di marmo"

Un paio di secoli dopo, tra il 270 e il 275 d.c. l’arco venne annesso dall'imperatore Aureliano alla cinta delle mura Aureliane, come controporta interna della Porta Tiburtina. L'imperatore voleva munire Roma di una efficiente difesa, inglobando nelle mura tutto ciò che era possibile inglobare, dagli acquedotti agli archi e perfino le case private, dopo averle regolarmente espropriate e risarcite.

La porta fu poi restaurata da Adriano, Settimio Severo, Diocleziano e da infine da Onorio che, dal 401 al 405 d.c., che fece edificare le due controparti in travertino dandole l'aspetto ancora attuale, anche se la controporta occidentale fu distrutta nell’ Ottocento.

STAMPA DEL 1700
Successivamente l'imperatore Onorio, nel 401 - 405, liberò l'area dall'immensa mole di detriti accumulatasi in 130 anni abbassando il livello stradale fin quasi alle fondamenta della cinta in modo che le mura ne risultassero rialzate, restaurò e rinforzò le mura, aggiungendo una seconda struttura, esterna alla prima, sulla cui sommità furono aperte cinque piccole finestre, che illuminavano la camera da cui veniva manovrata la cancellata di chiusura della porta.

La porta fu poi restaurata da Adriano, Settimio Severo, Diocleziano e da infine da Onorio nel 405 d.c., che fece edificare le due controparti in travertino dandole l'aspetto ancora attuale, anche se la controporta occidentale fu distrutta nell’ Ottocento.

Nel XVI secolo le due torri furono fortificate da Alessandro Farnese che gli diede una forma più squadrata. Nel medioevo fu chiamata anche Porta San Lorenzo per l'uso ormai diffuso di cancellare ogni traccia di romanità a favore di un nome ecclesiastico, legato al nome della chiesa più vicina, in questo caso la basilica di San Lorenzo che si trovava vicino al cimitero del Verano. Il soprannome è rimasto nel tempo e da esso deriva il nome della strada e dell’odierno passaggio tagliato nelle mura Aureliane.



DESCRIZIONE

FOTO DI FINE 1800 DELLA PARTE POSTERIORE DELLA PORTA
La struttura si presenta con un aspetto architettonico  romano repubblicano verso l’interno e uno medievale con merli e torri quadrate e ciò che rimane della camera di manovra., sul lato esterno. La base della porta esterna risulta sopraelevata di m 1,5 rispetto alla base dell’arco augusteo e con un’apertura non simmetrica a questo. D'altronde in quel periodo la difesa della città era fondamentale, visto le incursioni barbariche alle porte. Augusto non pensò mai di dover difendere roma o costruirvi mura di difesa, tanto l'impero era allora sicuro e forte.

L’arco di Augusto, costruito in travertino, è ancora integro in tutti i suoi elementi, con i piloni tuscanici e le chiavi di volta decorate in entrambi i lati di bucrani, cioè di crani di tori che fecero dare in epoca medievale alla porta il nome di Porta Taurina. Nella parte superiore, a due piani, scorrono gli spechi degli acquedotti, le cui aperture sono ancora ben visibili.

DIPINTO DEL 1700 DELLA PARTE POSTERIORE
Su di essa vi sono tre incisioni: nella parte superiore, precisamente sul condotto dell’Aqua Iulia si legge la scritta di Augusto, datata 5 a.c.:
 “IMP(erator) CAESAR DIVI IULI F(ilius) AUGUSTUS PONTIFEX MAXIMUS CO(n)S(ul) XII TRIBUNIC(ia) POTESTAT(e) XIX IMP(erator) XIIII RIVOS AQUARUM OMNIUM REFECIT“ cioè: “L’Imperatore Cesare Augusto, figlio del divino Giulio, pontefice massimo, console per la 12ª volta, con il potere tribunizio per la 19ª volta, imperatore per la 14ª volta, rifece le condutture di tutti gli acquedotti”.

Nella parte centrale, sul condotto dell’Aqua Tepula, emerge invece la scritta di Caracalla, che non voleva essere da meno, datata 212 d.c.:

“IMP(erator) CAES(ar) M(arcus) AURELLIUS ANTONINUS PIUS FELIX AUG(ustus) PARTH(icus) MAXIM(us) BRIT(annicus) MAXIMUS PONTIFEX MAXIMUS AQUAM MARCIAM VARIIS KASIBUS IMPEDITAM PURGATO FONTE EXCISIS ET PERFORATIS MONTIBUS RESTITUITA FORMA ADQUISITO ETIAM FONTE NOVO ANTONINIANO IN SACRAM URBEM SUAM PERDUCENDAM CURAVITt“ vale a dire:

VISTA POSTERIORE DELL'ARCO OGGI
“L’imperatore Cesare Marco Aurelio Antonino Pio Felice Augusto, Partico Massimo, Britannico Massimo, pontefice massimo, condusse nella sua sacra città l’acquedotto Marcio, bloccato da diversi incidenti, dopo aver ripulito la sorgente, tagliato e perforato le montagne, restaurato il tracciato e dopo aver anche messo a disposizione la nuova sorgente Antoniniana”
citando così la nuova parte dell’Aqua Marcia realizzata per alimentare le terme di Caracalla.

Sul canale dell’Aqua Marcia, si legge poi la scritta di Tito datata 79 d.c.:
“IMP(erator) TITUS CAESAR DIVI F(ilius) VESPASIANUS AUG(ustus) PONTIF(ex) MAX(imus) TRIBUNICIAE POTESTAT(is) IX IMPerator) XV CENS(or) CO(n)S(ul) VII DESIG(natus) IIX P(ater) P(atriae) RIVOM AQUAE MARCIAE VETUSTATE DILAPSUM REFECIT ET AQUAM QUAE IN USU ESSE DESIERAT REDUXIT“
cioè: “L’imperatore Tito Cesare Vespasiano Augusto, figlio dell’imperatore divinizzato, pontefice massimo, con il potere tribunizio per la 9ª volta, imperatore per la 15ª volta, censore, console per la 7ª volta, designato per l’8ª volta, padre della patria, rifece le condutture dell’acquedotto Marcio distrutte dal tempo e ricondusse l’acqua che aveva cessato di essere in uso”.
L'imitazione di Augusto è palese.

MURA E TORRIONI LATERALI ALLA PORTA
Sulla porta esterna c'è inoltre un’iscrizione quasi integra (visibile anche su un lato della vicina Porta Maggiore) che, oltre agli incensamenti agli imperatori Arcadio ed Onorio, riporta, come curatore dell’opera, il nome di Flavio Macrobio Longiniano, prefetto di Roma nel 402, il che data la porta con precisione:

« S. P. Q. R. IMPP. CAESS. DD. NN. INVICTISSIMIS PRINCIPIBVS ARCADIO ET HONORIO VICTORIBVS AC TRIVMPHATORIBVS SEMPER AVGG. OB INSTAVRATOS VRBI AETERNAE MVROS PORTAS AC TVRRES EGESTIS IMMENSIS RVDERIBVS EX SVGGESTIONE V[iri] C[larissimi] ET INLUSTRIS MILITIS ET MAGISTRI VTRIVSQ[ue] MILITIAE FL[avii] STILICONIS AD PERPETVITATEM NOMINIS EORVM SIMVLACRA CONSTITVIT CVRANTE FL[avio] MACROBIO LONGINIANO V[iro] C[larissimo] PRAEF[ecto] VRBIS D[evoto] N[umini] M[aiestati]Q[ue] EORVM » « Il Senato e il Popolo di Roma appose per gli Imperatori Cesari Nostri Signori e principi invittissimi Arcadio e Onorio, vittoriosi e trionfanti, sempre augusti, per celebrare la restaurazione delle mura, porte e torri della Città Eterna, dopo la rimozioni di grandi quantità di detriti. Dietro suggerimento del distinto e illustre soldato e comandante di entrambe le forze armate, Flavio Stilicone, le loro statue vennero erette a perpetuo ricordo del loro nome. Flavio Macrobio Longiniano, distino prefetto dell'Urbe, devoto alle loro maestà e ai divini numi curò il lavoro » Probabilmente Onorio sostituì le torri semicircolari dell'epoca di Aureliano con quelle quadrate tutt'ora esistenti, ma secondo altri autori la squadratura delle torri potrebbe essere stata effettuata a seguito di un restauro, nel XVI secolo, ad opera di Alessandro Farnese.


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1 comment:

Anonimo ha detto...

Dovresti mettere pero´ da dove prendi le citazioni in corsivo.

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