GENS LUPA



GENS RUTILIA

La gens Lupa, probabilmente molto antica, trasse facilmente il nome dalla Lupa di Roma, anticamente rappresentata dalla Dea Acca Larentia poi trasformata in benemerita prostituta tuttavia festeggiata e
onorata. Sicuramente patrizia, dette origine alle famiglie senatoriali dei Rutilii Lupi e dei Virii Lupi.

La GENS RUTILIA, plebea, con cui si imparentò la gens Lupa, durante la repubblica ebbero i cognomen Calvus, Lupus, e Rufus. Fu famoso Spurius Rutilius Crassus, spesso nominato da Livio (iv. 47) come uno dei tribuni della plebe nel 417 a.c.

La GENS VIRIA, con cui si imparentò la gens Lupa, non ha lasciato molti riferimenti storici. Conosciamo solo i nomi di alcuni suoi membri:
. Flavius Popilius Virius Nepotianus - che sposò Eutropia, sorellastra dell'imperatore Costantino.
- Virius Orfitus
- Virius Gallus
- Virius Nepotianus, padre di Iulius Nepotianus, nipote di Costantino I, che si proclamò imperatore nel giugno 350 e rapidamente fece una brutta fine.




PRINCIPALI ESPONENTI DELLA GENS LUPA


PUBLIO RUTILIO LUPO

Publius Rutilius Lupus (? - 11 giugno 90 a.c.) fu il primo membro della gens Lupa a ottenere il consolato e morì combattendo durante l'esercizio del suo consolato nel 90 a.c., in una battaglia contro gli Italici.
La guerra sociale esplose durante il consolato suo e del collega consolare, Lucio Giulio Cesare che combattè contro i Sanniti, mentre Lupo andò a combattere i Marsi. La guerra  era iniziata nel 91 ac, un anno prima della sua morte, lo stesso anno della sollevazione di Ascoli. I primi momenti della guerra furono contrassegnati, per i romani, da numerosi insuccessi. Gli italici attaccarono le fortezze, con frequenti e vincenti azione di guerriglia, poi iniziarono le battaglie campali.

Data la vastità del teatro di guerra, la repubblica decise di dividere in due parti il territorio degli insorti. Al console Publio Rutilio Lupo diede il compito di sottomettere i Piceni, i Vestini, i Sabini, i Peligni e i Marsi, a Nord, mentre a Lucio Giulio Cesare affidò l'incarico di combattere i Sanniti, i Campani e gli altri popoli dell'Italia meridionale. Per fronteggiare il primo schieramento venne scelto dai ribelli, il marso Pompedio Silone, contro il secondo schieramento, comandato da Publio Rutilio Lupo, il sannita Papio Mutilio. Lucio Giulio Cesare e aveva tra i suoi legati Silla, mentre al Nord Publio Rutilio Lupo poteva contare su Gaio Mario.

Rutilio Lupo nominò suo legato Caio Mario, il famoso dittatore zio di Giulio Cesare appena rientrato dall'Oriente, ma quando Lupo ebbe adottato le necessarie disposizioni per la battaglia, Mario lo consigliò di allenare meglio le sue truppe inesperte prima di intraprendere il combattimento, ma il console ignorò il consiglio.

Lupo avanzò con il suo esercito, dando il comando del secondo blocco a Mario e ordinandogli di costruire due ponti attraverso il fiume Liri. Il comandante dei Marsi, Vezio Escato, si accampò dall'altra parte del fiume. Escato collocò il grosso del suo esercito nei pressi del ponte di Mario, ma durante la notte nascose un forte distaccamento nei pressi del ponte che Lupo avrebbe attraversato. La mattina dopo, Lupo cadde nella trappola, perse 8.000 dei suoi uomini e fu mortalmente ferito alla testa morendo poco dopo. Mario avvistati i corpi dei suoi che galleggiavano nel fiume, lo traversò per catturare il campo nemico mal difeso.
La battaglia fu combattuta durante le feste del 15 giugno delle Matralia. Nessun console suffetto venne eletto per prendere il posto del Lupo, considerato comunque un valoroso e coraggioso capitano e Mario come il suo collega non potè venire a Roma per le elezioni.

La battaglia di Lupo contro l'altro comandante marso, Vezio Scatone avvenne, secondo alcuni storici, sulle rive del Toleno, mentre secondo altri su quelle del Liri. Gli storici ci hanno tramandato che lo scontro fu disastroso per i romani, sono infatti di parere diverso. Ovidio, nei Fasti, e Orosio, affermano  che le acque del Toleno trasportarono i cadaveri dei soldati romani, uccisi nella battaglia. Appiano invece, che nella sua storia fornisce maggiori particolari della Guerra Sociale, individua il luogo dello scontro sulle rive del Liri. Il console morì insieme a 8.000 dei suoi soldati, e solo grazie a Mario i romani riuscirono ad impedire la completa catastrofe continuando la resistenza sul quel fronte.

Il trattatista Giulio Ossequiente, nel suo Libro dei Prodigi (de Prodigiis), attribuisce invece la sconfitta e la sventura del console Lupo al non aver ascoltato gli oracoli:
« A Picentibus Romani barbaro more excruciati. Ubique in Latio clades accepta. Rutilius Lupus spretis religionibus cum in extis caput non invenisset iocineris, amisso exercitu in proelio occisus. »

« I Romani furono barbaramente trucidati dai Piceni. Il disastro imperversò ovunque nel Lazio. Rutilio Lupo, disprezzati i segni religiosi, non avendo trovato la parte superiore del fegato nelle viscere, perso l'esercito, morì in battaglia. »

La tradizione vuole che dal console Publio Rutilio Lupo sia discesa la Luporum Stirpe, la Stirpe dei Lupi, che diede origine ad almeno due casate storiche italiane, i Lupi e i Serlupi.



PUBLIO RUTILIO LUPO

Publio Rutilio Lupo, (Firenze, 20 dc. - ?) o Publius Rutilius Lupus fu un altro esponente della famiglia romana dei Rutilii Lupi, ritenuto da alcuni figlio da altri nipote del precedente. Fu pretore di Terracina nel 49 ac, tribuno della plebe nel 56 ac, oltre che strenuo sostenitore di Pompeo. fu scrittore, storico e retore, vissuto sotto il regno dell'imperatore Tiberio. È stato identificato come il Lupus citato nel Catalogo dei Poeti di Ovidio. Scrisse il trattato di grammatica e retorica latine De figuris sententiarum et elocutionis e lo Schemata dianoeas el lexeos. 

Il trattato De figuris... venne ancora citato come riferimento linguistico dal celebre grammatico del Cinquecento, Pierfrancesco Giambullari, (1495-1555), nel suo Regole della lingua fiorentina.
Il trattato sulle figure di pensiero (Schemata dianoeas), che più che un compendio o una traduzione abbreviata del trattato del retore Gorgia ateniese, secondo gli studiosi moderni sarebbe una vera e propria traduzione, giuntaci però incompleta (ediz. di C. Halm, in Rhetores latini minores, 1863). Gorgia, un retore greco del I sec. ac., vissuto in Atene e poi a Roma, scrisse un trattato sulle figure di pensiero e di parola giuntoci nell'epitome latina, molto ridotta, di Publio Rutilio Lupo, in due libri.

Identificato da alcuni col poeta Lupo, auctor Tantalidae reducis Tyndaridosque, che figura nel catalogo dei poeti elegiaci a lui contemporanei che Ovidio ci ha lasciato, ma non se ne ha certezza. Secondo altri sarebbe stato figlio di un seguace di Pompeo che si chiamava anch'egli Lupo. Quintiliano menziona L. insieme con Visellio, Comificio, Dionigi, Cecilio, i quali si occuparono anch'essi dello studio delle figure. Non mancò chi negasse a L. la paternità degli Schemata Dianoeas, attribuendoli invece a uno sconosciuto maestro di scuola vissuto tra la fine del sec. II e il principio del III dc., il quale avrebbe compendiato gli scritti rutiliani. Per altri ancora si tratterebbe invece di excerpta dall'originale. Anche per  il titolo del trattato vi sono dubbi, anche perchè Lupo si concesse qualche libertà rispetto all'originale, sostituendo gli esempî greci coi romani, ma sembra che ne rispettò invece la forma.



MARCO RUTILIO LUPO

Altro esponente fu Marco Rutilio Lupo (Latino: Marcus Rutilius Lupus),  Governatore e Prefetto dell'Egitto dal marzo del 114 al 5 gennaio del 117 dc, quando gli ebrei giunsero ad Alessandria d'Egitto. Viene ricordato perchè davanti a lui si tenne, nel 115 dc, uno storico processo sui rapporti tra patrono e liberto, nel tentativo di definire una controversa questione giuridica. Nel 116 d.c represse con la forza una rivolta degli ebrei di Cirene, che si erano sollevati contro i Greci e i Romani.



VIRIO LUPO

Virius Lupus (c. 160 – after 205) politico e generale romano del III sec. dc. Figlio di Lucius Virius, nato nel 140, e di Antonia, anch'essa nata nel 140, figlia di of Marcus Antonius Zeno. I suoi nonni furono Quintus Virius, nato nel 110, e sua moglie Larcia, nata nel 125, una figlia di Aulus Larcius Lepidus e di Volumnia Calida.

Settimio Svero lo nominò legato in una provincia germanica durante la guerra civile che seguì all'assassinio di Pertinace. Nel 196 le sue truppe vennero sconfitte da Decimus Clodius Albinus nelle battaglie per la conquista del trono.

Divenne Governore o Legato di Britannia quando Severo venne eletto imperatore nel 197 e immediatamente inviato a sedare le ribellioni in Britannia dei seguaci di Clodio Albino nella lotta per il trono. Nel nord fu costretto a comprare la pace dal Maeatae, sia per timore che si alleassero con la Confederazione Caledoniana, sia per avere rinforzi per le truppe di Severo, Lupus non ebbe altra scelta che pagare i ribelli in cambio del loro ritiro e la restituzione di alcuni prigionieri. Lupus lentamente ripose i forti dei Pennini sotto il controllo romano, anche se il Vallo di Adriano non venne ricostruito fino al 205 dc.
Nel suo governo, che durò fino al 201 0 202, fu assistito dall'arrivo di Sextus Varius Marcellus, procuratore provinciale, che provocò forse la successiva divisione della Britannia in due province..

Dal suo matrimonio con Julia, nata nel 180, ebbe una figlia, Viria Juliana (205 –  241), che sposò Lucius Alfenius Avitianus (200 – 241), figlio di Lucius Alfenius Avitianus, da cui ella ebbe un figlio, Lucius Alfenius Virius Julianus




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