LEGIO XXII DEIOTARIANA





48 a.c. - Il nome della legione la cui fondazione risale al 48 a.c. derivò da Deiotarus (105-40), il re dei Tolistobogii, una tribù celtica dell'odierna Turchia centrale, alleato dei romani.
Deiotaro assoldò un esercito celtico ma lo fece addestrare dai romani nel 42 a.c. e combattè dalla parte dei romani durante le guerre contro Mithridate VI (132-63).

La legione era costituita da 12000 fanti e 2000 cavalieri e, come narra Cicerone, divisa in trenta coorti, equivalenti a circa tre legioni romane. Deiotaro fu alleato di Gneo Pompeo, che lo rese re di tutti i Celti di Asia minore, la Galazia, i cui abitanti si chiamarono i Galati. Si ignora il suo simbolo legionario, che forse era un emblema galata, cioè celtico.



MITRIDATE

Fu uno dei più grandi avversari della Repubblica romana, che costrinse a ben tre guerre mitridatiche, impegnando tre dei più grandi generali romani, Lucio Cornelio Silla, Lucio Licinio Lucullo e Gneo Pompeo Magno.

Fece assassinare Ariarate VI, marito di sua sorella e divenne re mettendo a morte il fratello e la madre reggente del regno. poi reclamò il trono della Cappadocia ma i romani si opposero.
Invitò poi il nipote subentrato al trono, ad una conferenza di pace, e lo fece assassinare sostituendolo con uno dei propri figli, Ariariate; Il popolo però lo cacciò nominando re il secondo figlio di Laodice.

MITRIDATE IV
Mitridate invase nuovamente la Cappadocia e uccise l'altro nipote ma il Senato Romano nel 93 a.c., nominò come re Ariobarzane. 

In seguito tentò di conquistare l'Asia minore e sottomessa l'Anatolia occidentale, ordinò l'uccisione di tutti i romani che vi si trovavano, circa ottantamila. Seguirono tre guerre ma solo con la III guerra mitridatica (75 - 65 a.c.), il re venne definitivamente sconfitto da Gneo Pompeo Magno.

Dopo la sconfitta, Mitridate riformò un esercito per invadere l'Italia, ma ricevette infine dai suoi stessi generali la richiesta di lasciare definitivamente il regno in mano al giovane figlio, Farnace, tanto più che aveva commesso numerosi ed orribili omicidi a danno dei suoi stessi figli, dei suoi stessi amici e generali.
Mitridate allora, temendo inoltre di essere consegnato ai Romani, prima tentò di uccidersi con del veleno, non riuscendovi si diede la morte aiutato da un generale dei Gallii.



FARNACE

47 a.c. - Ma anche Farnace, il figlio di Mitridate, tentò di opporsi ai romani e la Legio XXII Deiotariana fu protagonista della sua sconfitta, infatti i suoi soldati si unirono un'unica legione, che marciò a fianco di quelle di Gaio Giulio Cesare durante la sua vittoriosa campagna contro il Ponto, combattendo nella battaglia di Zela (47 a.c.).

La battaglia, svoltasi nella Turchia orientale nel 47 a.c., vide l'esercito nemico accamparsi nella collina di Zela, mentre Cesare prese possesso di un'altura vicina. Mentre i Romani stavano rinforzando la propria postazione, i nemici partirono improvvisamente contro di loro, cogliendoli di sorpresa poiché avevano abbandonato una posizione vantaggiosa per attaccare un accampamento in salita. Dopo notevoli perdire tra i romani, Cesare riuscì a organizzare la difesa, e a contrattaccare.

Schierò le sue quattro legioni, da destra a sinistra: la VI Ferrata, la legione Pontica, la legione di Deiotaro e la XXXVI legione. L'esercito del Ponto venne sconfitto, con molte perdite tra i cesariani ma con l'annientamento dell'esercito di Farnace, di circa 20.000 uomini, che venne totalmante annientato in 5 ore.

Dopo la vittoria, Cesare da Zela inviò a Roma il famoso messaggio "Veni, vidi, vici" (Venni, vidi, vinsi). Queste sue parole furono incise su una colonna di marmo, eretta a Zela.



AUGUSTO

27 a.c.
- Per volere di Ottaviano Augusto, Veio viene eletto a municipio ed ospita i veterani della XXII Legione Deiotariana, di stanza in Egitto. Vale a dire che ai legionari della XXII, quando raggiungono la pensione, vengono loro accordate delle terre da coltivare e in cui vivere nel territorio di Veio.

26 25 a.c. - Sembra che alcune vessillazioni della XXII Deiotariana abbiano combattuto nell'attacco alla Arabia Felix (Yemen) nel 26-25 a.c., guidati dal prefetto-governatore dell'Egitto, Elio Gallo. Intanto il regno nubiano di Meroe attaccò l'Alto Egitto. Allora i romani, comandati da Gaio Petronio, marciarono lungo il Nilo e raggiunsero Napata, l'antica capitale settentrionale della Nubia. La espugnarono e la saccheggiarono.

I soldati vennero impiegati in diversi luoghi in Egitto, per edificare residenze e monumenti, e pure nelle cave di marmo (come quelle di Mons Claudianus, da cui si estraeva il granito grigio. Altri legionari furono inviati a sud, dove lasciarono le loro firme sui Colossi di Memnone.

Quando la Galazia fu annessa all'imperatore Augusto (25 a.c.), la XXII° venne integrata dal governatore Marco Lollio nell'esercito romano. Da allora venne chiamata legione XXII Deiotariana, perché le legioni augustee erano ventuno (XXI Rapax).

8 a.c. - Essa venne trasferita a Nicopoli presso Alexandria in Egitto, ne abbiamo la prima prova nell'8 a.c., e vi stazionò per circa un secolo condividendo la fortezza con la III Cyrenaica. Queste legioni dovevano controllare sia attacchi esterni che interni, visto i diversi gruppi etnici presenti in zona, soprattutto greci, egiziani ed ebrei, spesso turbolenti. Ma soprattutto era importante che questi atti di ribellione non turbassero i notevolissimi rifornimenti di grano che l'Egitto inviava a Roma, pena la fame e la rivolta del popolo romano.

Pertanto a nessun senatore fu permesso di visitare l'Egitto senza il permesso dell'imperatore. La provincia era estremamente importante per l'approvvigionamento di cibo romano e un senatore avrebbe potuto tagliare il commercio del grano, affamare la città e proclamarsi imperatore. Pertanto, la XXII Deiotariana non fu comandata da un senatore, ma da un prefetto dell'ordine equestre.
SCUDO DELLA XXII DEIOTARIANA
55 - 63 d.c. - Durante il regno di Nerone, i Romani combatterono una campagna contro i Parti (55-63) a cui parteciparono delle vessillaziones della XXII Deiotariana, avendo questi invaso il regno di Armenia, alleato romano.
La campagna, guidata dal generale Domizio Corbulo, ebbe sorti alterne fino a quando nel 63 le legioni romane, sotto il comando di invasero il territorio partico governato da re Vologase I di Partia e lo costrinsero a restituire il regno d'Armenia al proprio legittimo sovrano Tiridate I d'Armenia.

66 - 70 - Un'altra vessillazione delle XXII combatté nella guerra ebraica del 66-70. Nel 66 alcuni giudei zeloti uccisero la guarnigione romana a Gerusalemme, dando luogo alla I guerra giudaica. Dopo la sconfitta del legato di Siria, nel 67 Tito Flavio Vespasiano penetrò in Giudea con le legioni V Macedonica, X Fretensis, XV Apollinaris, una vexillatio di 1000 legionari della XXII, e 15.000 soldati degli alleati orientali e assediò Gerusalemme. Lo storico ebreo Flavio Giuseppe elogiò il coraggio dei soldati della legione deiotariana. Nella guerra civile del 69, la Deiotariana e la III Cirenaica si schierarono con il pretendente Vespasiano, che divenne imperatore.

All'epoca di Traiano la XXII è ufficialmente nota come Legio XXII Deiotariana, che comunque era il suo nome usato sin dall'epoca di Claudio.

Le ultime notizie della legione si hanno nel 119, secondo altri nel 123, quando era ancora ad Alessandria con la III Cirenaica, ma non esisteva più durante il regno di Marco Aurelio, quando fu fatto un catalogo di legioni (CIL 06.3492). L'unità fu probabilmente distrutta dagli ebrei durante la rivolta del messia Simon ben Kosiba (132-136).



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