CERIMONIAE EQUITUM



MASCHERA EQUITES DA CERIMONIA (copia)

PROBATIO, NOMINA, RECOGNITIO, TRANSVECTIO E DECURSIO EQUITUM erano le principali cerimonie che riguardavano l'ordine degli Equites.



PROBATIO EQUITUM

ELMO DA CERIMONIA (copia)
Sembra che dopo scelta la nomina che dovesse essere approvata dal censore, l'approvazione era legata ad un periodo di apprendistato in cui il novizio doveva aver dato prova di sè, come lealtà, obbedienza, coraggio e onestà. Per la probatio i novelli cavalieri passavano in rassegna davanti al censore, ripartiti in tre centurie, o almeno in tre gruppi (tres equitum numero turmae, ternique vagantur).

Questa cerimonia, che non va confusa con la Transvectio, era in realtà una cerimonia molto antica che venne ripristinata da Augusto.



NOMINA EQUITUM

Pochissimo si sa sull'investitura dei cavalieri, se non per alcuni accenni sulle epigrafi (L. AELIANO L. F. /AN. PROVINCIALI / EQUO PUBLICO ORNATO). Per molto tempo gli venne concesso, all'investitura, di indossare un anello d'oro che li distinguesse come tali in mezzo al popolo, e durante la cerimonia venivano loro conferite delle mezze picche argentate (dette hastae pure) che erano il distintivo del cavaliere, insieme a un piccolo scudo. Per meriti speciali o azioni di valore le Hastae Pure venivano sostituite da mezze picche dorate.

Nell'investitura dei Cavalieri romani, e solo in quella (non avveniva coi cavalieri stranieri) il nome del nuovo cavaliere veniva registrato in un albo: In album equitum describebatur.



RECOGNITIO EQUITUM

Era una cerimonia pubblica in cui i censori in carica facevano un'ispezione pubblica, detta appunto Equitum Recognitio, che avveniva nel Foro. Gli equites delle varie tribù si schieravano in ordine, ognuno di loro veniva chiamato per nome e doveva sfilare a piedi davanti ai censori, i quali potevano apprezzare o deprezzare il comportamento del cavaliere, sia per come aveva agito in quell'anno, sia per il suo aspetto attuale.

MASCHERA ORIGINALE DA CERIMONIA
Potevano infatti giudicarne l'equipaggiamento incompleto, o l'indegnità del suo comportamento, e sequestrargli il cavallo, obbligandolo a rifondere le spese del mantenimento allo stato. 

I censori avevano in quest'occasione il potere di togliere al cavaliere il cavallo e ridurlo alle condizioni di un aerarius, cioè di un soldato stipendiato di fanteria; per contro potevano assegnare l'equus publicus a un cavaliere che aveva finora servito con un cavallo a sue spese e si era dimostrato valoroso.

In questa rivista delle truppe, gli equites che volevano ritirarsi dal servizio, o avevano passato i limiti di età facevano davanti ai censori un resoconto delle campagne cui avevano partecipato e delle azioni compiute, ed erano congedati con onore o con disonore.

La cosa avveniva così: dopo aver osservato i cavalieri e le note che li riguardavano, i censori annotavano i loro nomi sull'albo, dopodichè li richiamavano in rassegna nome per nome. Coloro che non venivano nominati erano decaduti dall'incarico e dovevano restituire il cavallo e il resto. In questo tipo di degradazione però non c'era infamia (infamis) e il cavaliere poteva, se riteneva ingiusto l'esonero, ricorrere ad un apposito tribunale il quale, se riconosciute le sue ragioni, poteva reintegrarlo direttamente nella carica.

Questa cerimonia ebbe inizio in epoca repubblicana ed ebbe seguito in epoca imperiale. Infatti Augusto vi apportò alcune modifiche:

DECURSIO EQUITUM
SOTTO NERONE
« [Augusto] frequentemente ispezionò le turmae dei cavalieri e ripristinò le loro sfilate tradizionali, abbandonate da lungo tempo. Ma non tollerò che, durante le sfilate, un qualunque accusatore potesse arrestare un cavaliere, come avveniva di solito, e permise a coloro che fossero vecchi o avessero qualche problema fisico, di lasciare il loro cavallo nella formazione di parata e di venire a piedi per rispondere a chi li chiamasse; permise poi a chi, superati i trentacinque anni, non volesse più mantenerlo [il cavallo], il permesso di restituirlo. »
(Svetonio, Augustus)

E ancora:
« Ottenuti dieci aiutanti dal Senato, costrinse ciascun cavaliere a dargli conto della sua vita e a coloro che risultavano colpevoli inflisse una pena, ad altri una nota di disonore, ai più un'ammonizione, ma sotto varie forme. Il tipo più lieve di ammonizione fu nella consegna personale di una tavoletta che essi dovevano leggere a bassa voce e subito sul posto; criticò alcuni perché avevano prestato a tasso d'usura denaro che avevano avuto a bassi interessi. »
(Svetonio, Augustus, 39.)
CAVALIERE IN ASSETTO DA CERIMONIA

LA TRANSVECTIO

Un'altra occasione in cui gli equites si mostravano al pubblico in tempo di pace era quella della Transvectio, che consisteva in una specie di parata militare. Tito Livio ricorda che nel 304 a.c. i censori Quinto Fabio Massimo Rulliano (III sec. a.c.) e Publio Decio Mure (III sec. a.c.), veterani ed eroi delle guerre sannitiche istituirono l'Equitum Transvectio, che si teneva alle Idi di Quintilis (15 Luglio).

ELMO ORIGINALE DA CERIMONIA
Tutti gli equites si riunivano in processione partendo dal tempio di Marte, posto nel Campo Marzio fuori le mura, dove avevano compiuto una breve cerimonia, ed entravano in città, passando per il Foro e facendo una tappa davanti al Tempio dei Dioscuri, dove si celebrava un'ulteriore cerimonia. 

Tutti gli equites erano coronati con rami di ulivo (senza alloro), e indossavano la trabea, portando con sé i riconoscimenti ottenuti in battaglia.

La trabea era una toga con più strisce di porpora che inizialmente veniva indossata solo dai re (il primo fu Tarquinio Prisco), poi anche dagli auguri e dai consoli durante le cerimonie pubbliche, infine anche dagli equites nelle cerimonie ufficiali. 

Era più corta e meno ampia della toga, e veniva fermata con una fibula. Ce ne dà conferma Dionigi di Alicarnasso.

La Transvectio serviva anche a censire gli equites, registrando su appositi rotoli, quanti di loro fossero andati in congedo oppure morti, si da conoscere quale fosse il loro ammontare effettivo, quali i loro gradi e le loro benemerenze. In base a ciò si stabilivano le ulteriori nomine ed eventuali passaggi di grado.



LA DECURTIO EQUITUM

La decursio equitum è una cerimonia spesso intesa, fin dalle fonti antiche, come alternativa alla transvectio equitum, ovvero la parata annuale, creata da Augusto nel 5 a.c., dei cavalieri romani a Roma che sfilavano di fronte all'imperatore.

La Decurtio era guidata da un sevirato dei cavalieri, affidato ai figli dei senatori e, con qualche rara eccezione, ai membri del ceto equestre. In altri casi però, la Decursio era la parata di cavalieri romani in occasione dell'apoteosi di un imperatore, come nel caso di Antonino Pio (86 - 161). La Decurtio era in genere usata come cerimonia funebre per la morte di un imperatore o imperatrice.


DECURSIO EQUITUM DELLA COLONNA ANTONINA

DECURSIO SULLA COLONNA ANTONINA

Un esempio di Decursio come "giostra a cavallo" durante la cerimonia funebre, la troviamo sulla colonna di Antonino Pio a Roma, sulla cui base sono rappresentate due scene quasi identiche della duplice consecratio della coppia imperiale, due scene quasi identiche della duplice consecratio della coppia imperiale (una per Antonino e una per Faustina, come le doppie aquile).

Vi sono raffigurati poi i membri del rango equestre intenti a celebrare il decursio o decursius, ovvero la giostra a cavallo durante la cerimonia funebre, coi relativi vessilliferi, all'esterno, e un gruppo di pretoriani all'interno.

Questo rito, che doveva aver avuto luogo attorno all'ustrino dove si era svolta la cerimonia di cremazione, si era svolta in due tempi (prima la processione a piedi, poi la giostra a cavallo).

Nella raffigurazione tuttavia sono per ragioni di effetto contemporanee, collocando una parata dentro l'altra. Anche nella Colonna Traiana la raffigurazione dei campi militari è "a volo d'uccello", il che permette, nella Colonna Antonina, di inquadrare l'intero moto circolare della giostra, con i cavalieri posti su due piani principali, in file di due o tre, poggianti su sottili lembi di terreno ad altezze diverse. La presenza di scorci è novità assoluta in un monumento ufficiale romano.

Lo stesso termine veniva usato per l'Apoteosi o per gli Onori Militari resi dai soldati ai funerali o degli Imperatori o a degni Generali che si erano distinti nelle battaglie.

Rispetto alla scena dell'Apoteosi quella dei funerali è ancora più particolare: le figure quasi a tutto tondo, si raccolgono in un ovale centrale stagliandosi vigorosamente dallo sfondo neutro, creando un netto contrasto tra lo sfondo levigato e la scena, in plastico movimento, forse ispirato dall'arte orientale degli antichi greci nelle province asiatiche, come nella Gigantomachia di Pergamo, che a Roma si tradusse nell'Atrium Minervae ove si osserva lo stesso contrasto tra rilievo plastico e sfondo piatto.

La prima cerimonia di Decursio è menzionata per il funerale di Sempronio Gracco (Sempronius Gracchus), ucciso nella II Guerra Punica (Tito Livio). I soldati marciavano per tre volte intorno alla pira ardente. Ma il rito era sicuramente molto più antico. (Virgilio, Eneide - Tacito, Annali)




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