TEMPIO DI VEIOVE CAPITOLINO



VEIOVIS
Il console Lucio Furio Purpurione fece voto di erigere un tempio dedicato a Veiove nel 200 a.c. durante la Battaglia di Cremona contro i Boi. Lo fece poi iniziare nel 196 a.c. e venne inaugurato nel 192 a.c. da Quinto Marcio Ralla, col fronte rivolto a occidente, verso la pendice del Capitolium. L'edificio si affacciava sulla via Sacra, in gran parte conservatasi sino ai giorni nostri e l'area circostante era pavimentata a lastroni di travertino.

L'edificio attuale è una ricostruzione più o meno coeva al Tabularium, con restauri di età flavia, quando fu realizzata una volta in muratura, a sostegno della quale sono stati realizzati piloni in laterizi; marmi colorati e stucchi dipinti decoravano il pavimento e le pareti della cella.
Il tempio era situato nella sella (inter duos lucos) tra le due cime del Mons Capitolinus, nella depressione tra l'Arx, dove stava il tempio di Giunone Moneta, e il Capitolium, col tempio di Giove Ottimo Massimo. Gli era probabilmente dedicato l'agonium del 21 maggio.
Nella stessa area era presente l'Asylum dove, secondo la leggenda, Romolo diede ospitalità ai fuggitivi delle altre città del Lazio, per popolare la città da poco fondata. Romolo aveva bisogno di gente per difendersi dalle tribù vicine che volevano impossessarsi della sua terra.

All'epoca, nelle culture tribali, andava così, e va così anche nelle culture tribali attuali: o io mi impossesso della tua terra o tu ti impossessi della mia. Dunque Romolo non andava per il sottile, ladri, assassini, traditori o disperati andavano benissimo. D'altronde andò nell'identico modo in America e in Australia, niente di cui
scandalizzarsi.



DESCRIZIONE

RESTI DECORATIVI DEL TEMPIO
Il tempio arcaico aveva un podio in tufo litoide foderato di lastre di travertino, con modanature di tipo ellenistico, caratterizzato da una cella più larga che profonda, con muri in blocchi di tufo di Grotta Oscura e conserva la soglia in travertino.

Ma nel 150 a.c. venne radicalmente modificato, con una cella rettangolare, di 15 m per 8.90, pavimentata a mosaico, con lesene agli angoli e nel pronao, con all'esterno un piccolo portico di quattro colonne ioniche in travertino, posto al centro del lato lungo, che si raggiungeva tramite una lunga scalinata.

Nel fondo della cella un'ara senza epigrafe raggiungibile tramite una breve scala. La tipologia era già stata usata nei contemporanei templi dei Castori al Circo Flaminio e della Concordia nel Foro Romano.

Successivamente, con la sistemazione dell'Asylum e la crezione del Tabularium nel 78 a.c., il tempio venne totalmente ricostruito, ma con pianta identica. Il Tabularium, per non sacrificare il tempio, presenta una rientranza nell'angolo di sud-ovest.

All'epoca di Domiziano, dopo l'incendio dell'80 d.c., venne restaurata la cella, con una copertura a volta ornata di cassettoni, e con decorazione in marmi colorati e stucco alle pareti. Risalgono a quest'epoca i mattoni bollati ed anche la gigantesca statua di culto.

I resti del tempio vennero dissotterrati nel 1939, durante i lavori di costruzione del corridoio che collega ora Palazzo dei Conservatori e Palazzo Nuovo passando sotto Piazza del Campidoglio.

RICOSTRUZIONE
Le strutture del Palazzo Senatorio si sono infatti sovrapposte al tempio e al vicino Tabularium, nascondendo quasi completamente l'edificio romano e salvandolo dunque dalla distruzione a tappeto che fecero i cristiani dei templi pagani..

Le stupende rovine, lastre giganti di marmo finemente lavorate, sono attualmente visibili nel Tabularium, sotto i Musei Capitolini. Si nota, lungo i lati posteriore e sinistro del tempio, e quasi a ridosso di essi, il muro in blocchi di tufo rosso pertinente alla costruzione del Tabularium, alla vicinanza del quale si deve la mirabile conservazione delle modanature del podio in travertino.



LA STATUA DEL DIO

L'edificio venne identificato come tempio di Veiove grazie alle fonti antiche in cui veniva menzionato, e anche grazie alla scoperta della statua di culto all'interno della cella, descritta dagli autori latini tele e quale, senza barba e con in mano un fascio di frecce.

STATUA DI VEIOVIS
Secondo alcuni il Dio ha in mano un pilum, cioè un giavellotto, ed è seguito da una capra. Il pilum sarebbe però il simbolo del fulmine e la capra era il simbolo della fecondità.  Aulo Gellio descrive la statua del tempio sul Campidoglio, come un dio giovane armato di arco e frecce, con accanto una capra che gli era sacrificata.
Proprio sopra i consistenti resti del tempio fu realizzata, nel Medioevo, la rampa che dalla piazza saliva ai piani superiori del Palazzo Senatorio. Qui, durante gli scavi degli anni Trenta, nella stessa cella dove era stata originariamente collocata, la grande statua di culto del Dio.

La statua, conservata oggi nella Galleria Lapidaria dei Musei Capitolini, ha una dimensione doppia del normale, è acefala e risale all'epoca di Domiziano, fine I sec. d.c. All'epoca del cristianesimo si usava staccare la testa alle divinità pagane, o di sfregiarle fino a renderle irriconoscibili in quanto ritenute diaboliche, poi seguì la calata dei barbari, che si divertirono a distruggere ogni traccia di bellezza e civiltà, per il solo piacere di farlo.

La colossale statua marmorea di Veiove, rinvenutata nell'area della cella del tempio, è oggi posta in cima alla scala che sale dalla Galleria Lapidaria. Sulla destra, protetta da una vetrata, è invece visibile la parte posteriore dell'alto podio in travertino del tempio di Veiove, al di là dei resti della parete in grossi blocchi di tufo del Tabularium, che in questo punto formava una rientranza per la presenza del tempio.


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1 comment:

Anonimo ha detto...

Io gia´ ti ho scritto altre volte pregandoti di voler mettere la descrizione delle foto, delle figure, che tu metti nei tuoi articoli, ma vedo che non ne hai tenuto nessun conto

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