TITULUS EQUTIUS



BASILICA SAN MARTINO AI MONTI

Il titolus romano era la lastra di marmo su cui era segnato il nome del proprietario e che si applicava su un edificio per indicarne la proprietà. L'uso si è conservato fino ai primi del '900 per certi palazzetti liberty o nei palazzi per designare un condominio, quindi una proprietà e non una locazione. In seguito il nome designò una proprietà della Chiesa. Sembra che all'epoca del Titulus Equitius la Chiesa ne contasse a Roma già 24 di tituli.

ABSIDE ROMANA
Il titulus era una proprietà edificata, per cui l'idea che la Chiesa di San Martino fosse stata edificata su un terreno donato da un certo benefattore chiamato Equitius non risponde a realtà, anche perchè sotto la chiesa non solo c'è l'antica cripta paleocristiana, ma pure un'abitazione precedente e pagana.

Entrando nella chiesa di San Martino e San Silvestro, nota come San Martino ai Monti, le cui bellissime decorazioni risalgono alla metà del 1600, si percorre la navata centrale fino alla scalea, che scende nella cripta al di sotto dell'altare. Da questo locale, attraverso una porticina sulla sinistra, si scende un'ulteriore scala e ci si trova finalmente all'interno del 'Titolo Equizio, quindi alla proprietà di un certo Equitio, o Equizio, nome romano piuttosto diffuso, la cui proprietà è passata poi per qualsiasi ragione alla chiesa paleocristiana.

I tituli ecclesiastici erano pertanto proprietà edilizie che venivano poi destinate e trasformate per farne un luogo di ritrovo e successivamente una chiesa.

SAN MARTINO RIUTILIZZA NUMEROSE PARTI ROMANE
Non dimentichiamo che le riunioni del paleocristianesimo richiedevano la pubblica confessione dei propri peccati. Umiliarsi in pubblico rafforzava il legami coi fratelli e scongiurava la dannazione. da qui si comprende la necessità di luoghi separati e protetti.

La chiesa si trova nella zona che dal tempo della Roma Serviana era chiamata Esquilina, ossia la III Regio, dedicata agli Dei egizi Iside e Serapide, secondo la divisione dei quartieri fatta da Augusto. 
In questa zona venne edificata la Domus Aurea di Nerone, le imponenti Terme di Tito e di Traiano e le Sette sale, e qui era il lago di Orfeo, che doveva trovarsi all'inizio del Clivo Suburrano, odierna Via dei Selci, che insieme al Vicus Sabuci (Viale del Monte Oppio) costeggia le mura della Basilica di San Martino.
Dunque una zona ricca e importante, con abitazioni di pregio, tutte aldisotto degli edifici odierni. Una zona dove a scavare si troverebbero molte sorprese, sia scultoree che architettoniche.

Vicino alla chiesa, lungo via Equizia (la strada che la fiancheggia), si notano vari blocchi di tufo  provenienti dalle Mura Serviane che distavano appena 300 m. che furono riutilizzati nell’Alto Medioevo come sostruzioni della chiesa.

RESTI SERVIANI
All'epoca il rispetto dei monumenti e dell'arte non esisteva, mentre i romani apprezzavano e pagavano salato l'antiquariato, con la caduta dell'impero cadde totalmente la cultura e le opere d'arte vennero calcinate e distrutte. Tutto ciò che era stato prima del cristianesimo del resto era pagano e pertanto da cancellare.

Entrando nella chiesa,  si percorre la navata centrale fino alla scalea, che scende nella cripta al di sotto dell'altare. La cripta appartiene alla chiesa precdente, ma da quest'ambiente, attraverso una porticina sulla sinistra si scende un'ulteriore scala, una ventina di gradini molto antichi, che ci conducono all'interno del Titolo Equizio. L'ingresso al titolo però doveva  al lato dell’abside, sullo slargo prospiciente le due torri della piazza San Martino ai Monti, quindi sul lato destro del clivus in salita.

Da notare che all'epoca l'edificio era almeno al livello stradale, se non sopraelevato, mentre ora sta nei sotterranei. Niente di strano, l'epoca romana nel sottosuolo di Roma va dai 6 ai 12 m e talvolta anche più in fondo.



Il TITULUS

Si tratta di un edificio in laterizio della prima metà del III secolo d.c. formato da un grande ambiente centrale di m 11 x 18, suddiviso da 6 pilastri in due ali di tre campate ognuna, con volta a crociera ed un vestibolo che con tre porte si apriva sulla strada, o almeno così si pensa, perchè il basolato della strada non è stato rinvenuto, e soprattutto ci sarebbe ancora da scavare.

RIPRODUZIONE MEDIEVALE
Sembra infatti strano che il locale avesse bisogno di tre porte sulla strada a meno che si trattasse di un magazzino, un'horrea, con merci che dovevano essere caricate sui carri per consegnarle alle varie destinazioni, cioè ai negozi. Sono state queste tre porte sull'esterno che hanno fatto presupporre l'uso del magazzino, tutttavia non suffragato da altre prove.
L'edificio sembra far parte delle vicine terme ed adibito in seguito a scopi commerciali, forse un mercato coperto o magazzini. Ma dalla pianta potrebbe essere stata una basilica, o comunque un edificio pubblico.

Alla fine del III sec. o agli inizi del IV l'edificio venne poi utilizzato per il culto cristiano, secondo alcuni  sotto papa Fabianus, regnante dal 236 al 250 d.c., ma l'attribuzione sembra decisamente errata. Fu infatti  Papa Silvestro a rilevare il Titolo Equizio sistemando il locale ad uso cristiano per i riti e le riunioni della comunità di questa zona.

Il cristianesimo, al contrario di tutte le religioni conosciute prima, si basava sul principio della conversione.

Tutti dovevano essere d'accordo che quella era l'unica religione, un principio del tutto sconosciuto ai pagani, che rispettavano ogni fede e ogni religione.

Alcuni pensano che l'edificio venne utilizzato proprio perchè si trovava al centro dei culti orientali pagani, come quelli di Mitra, Iside e Serapide, contro cui i Cristiani lottavano strenuamente. Insomma era come una battaglia politica per le elezioni, ma con toni ancora più violenti.

Comunque nel periodo pre-costantiniano non c’erano basiliche cristiane ma luoghi privati per riunirsi, dato che la diffusione del messaggio e la conversione, ma pure il dibattito sui vari e spesso discordanti testi erano l’unica ragione degli incontri senza ritualità che richiedessero strutture e architetture particolari, come poi accadde per le chiese.

La leggenda dei convegni clandestini dei cristiani nei cunicoli sotterranei delle catacombe è totalmente infondata, l'aria non era respirabile essendo luoghi sotterranei con le pareti piene di tombe e dentro queste cadaveri in decomposizione.

I riti venivano celebrati all’aperto o in luoghi privati, né c’erano ragioni di clandestinità, a Roma tutti i culti erano ammessi, e quello cristiano era almeno tollerato.
Tutto questo a parte le ondate persecutorie di Diocleziano tra la fine del III secolo e l’inizio del IV. Roma aveva raggiunto un milione mezzo di abitanti, e c’èra il divieto di seppellire i morti nell’area urbana per cui venivano inumati ai margini delle grandi strade consolari, quindi le catacombe erano tutte fuori città, un viaggio che richiedeva almeno la carrozza.

Tra la fine del III sec.e l’inizio del IV il titulus dunque venne impiegato  per le assemblee del cristianesimo delle origini, fino a quando si passò dalle sedi private alle basiliche pubbliche edificate sopra quelle pagane, finché divenne la basilica dei santi Silvestro e Martino. Niente di nuovo, tutte le chiese antiche di Roma nascono su un tempio pagano.



I DUE TITOLI

In questo edificio si tenne il Sinodo del 499 e quello del 595, ma mentre nel primo Sinodo il nome del Titolo era Equizio, nel secondo fu S. Silvestro, creando il dubbio che si trattasse di due diversi Titoli. In realtà, nell'arco di tempo tra un Sinodo e l'altro avvenne la conversione dei titoli  a nomi di santi.

Papa Simmaco intanto ampliò il Titolo nel VI sec., includendo nell'edificio una cavea del III sec, scoperta per caso nei lavori di restauro del 1930 e la cui utilizzazione rimane ancora un mistero, ma sicuramente parte di un teatro antico.

Alcune zone del pavimento conservano frammenti di mosaico a tessere bianche e nere, che insieme a motivi ornamentali affrescati su alcune delle volte, sembrano appunto risalire agli inizi del III sec. quando l'edificio era ancora adibito ad usi pagani.

Essendo vicini alle Terme, potrebbe essere stata un’area ad esse aggregata, oppure utilizzata come mercato o magazzino, o luogo di riunione a scopi civili. Poi, tra la fine del III secolo e l’inizio del IV fu impiegata per le assemblee del cristianesimo delle origini, fino a quando si passò dalle sedi private alle basiliche pubbliche edificate sulle vestigia più antiche, finché divenne la basilica dei santi Silvestro e Martino.

Il primo che realizzò il Titolo, cioè la destinazione a culto, non fu necessariamente Equizio, perchè magari lui ha semplicemente venduto la proprietà a dei cristiani. Il titolo però fu designato da papa Silvestro col nome del precedente proprietario, “Titolus Equitii”, così come oggi uno compra Villa Clementina e le lascia il nome, anche se quella villa non appartiene più a Clementina. Ma il nome esatto è Titolus Equitius e non Equitii, perché sarebbe come chiamare Villa di Clementina la Villa Clementina.

Che si tratti di un unico titulo e non di due appare chiaro dal Liber Ponificalis, dove si legge che papa Silvestro  fece una chiesa con un proprio Titolo, quindi a suo nome, nei pressi delle Terme di Diocleziano, vicino alla Fontana di Orfeo.
Forse; come per la “Basilica della Neve” a Santa Maria Maggiore, contrapposta a Giunone Lucina per la fertilità e maternità, così sperava che il nuovo titolo a lui intestato avrebbe sostituito il culto degli Dei orientali: Mitra, Iside e Osiride, come Santa Maria in Lucina sorse sul tempio di giunone Lucina, o i Santi gemelli Cosma e Damiano ebbero il loro tempio sopra quello dei gemelli Dioscuri.

E’ probabile che papa Silvestro cambiasse nome al Titolo Equizio dandogli il suo nome quando ci fu la cristianizzazione ufficiale dei siti privati. Con papa Simmaco del 498-514, e il Sinodo del 499, venne aggiunto da papa Simmaco il santo Martino a Silvestro, nella basilica da lui fatta costruire sopra al Titolo Equizio. Fu qui, secondo la tradizione, che Silvestro si incontrò con Costantino per perorare la religione di stato cristiana che avrebbe impedito per sempre i culti pagani.

Superata la fase dei martiri del Cristianesimo con la fine delle persecuzioni, per creare santi si ricorrerà ad altre benemerenze, come la santità dei confessori, di monaci ed eremiti, vescovi ed evangelizzatori, fino ai cavalieri di Dio e ai sovrani regnanti, tutti coloro che in qualche modo si erano prodigati per la diffusione della fede. Pertanto non vi saranno più nei Titoli i nomi dei proprietari che all’inizio avevano messo a disposizione le proprie abitazioni, ma avranno nomi di santi di queste categorie.

L'edificio divenne così un un punto di ritrovo e di propaganda importantissimo per la chiesa cristiana, che proprio in quegli anni si andava organizzando burocraticamente in modo da poter raggiungere in maniera capillare tutte le comunità romane e spingerle alla conversione.

Poi papa Sergio II tra l’840 e l’847 rifà dalle fondamenta la basilica di Silvestro e Martino e del Titolo Equizio non si fa più parola. Iniziano le lotte di potere tra le famiglie patrizie romane che ambiscono collocare un familiare sul seggio pontificio che assicura oramai potere e ricchezza. Così papi e antipapi vengono eletti dalle diverse comunità dissenzienti, e troviamo Lorenzo al Laterano e Simmaco a Santa Maria Maggiore, due sedi e due papi.

Finalmente la situazione si stabilizza e ulteriori lavori vengono eseguiti ad opera di Sergio II nel IX sec., che ordinò la costruzione della Basilica soprastante e contemporaneamente restaurò e ornò il Titulus. Nel XIII sec. poi i pilastri che dividono l'ambiente vennero rinforzati ed ampliati onde coprirli di pitture celebrative in seguito al restauro e all'ingrandimento dell'edificio soprastante il Titolo. Nel 1637 il Priore Antonio Filippini adattò purtroppo uno dei locali del Titolo a cappella dedicata in onore di S.Silvestro, togliendole gran parte delle decorazioni originali.



TUTTO DA ESPLORARE

Tornando nella prima sala gli occhi vanno alle pareti in laterizio e alle volte a crociera, i cui archi in parte sono interrotti dai pilastri molto larghi nei quali in epoca successiva sono stati inglobati i pilastri romani iniziali.

Una parte dell’ambiente doveva essere un cortile aperto sovrastato da un’area chiusa, forse un'area che metteva in comunicazione ambienti diversi, un'area di comunicazione il cui utilizzo prima della costruzione della basilica deve essere stata intenso e continuo, con molti segni del tempo e rimaneggiamenti, con una piccola abside che reca aggiunte medioevali, ma originari restano senza dubbio la grande nicchia dove forse c'era un'ara o una statua, il mosaico e alcuni affreschi sulla volta di stile leggero e pagano, insomma le famose grottesche copiate nel Rinacimento da Raffaello e da Michelangelo, i geni che si raccomandarono al papa per porre termine al vandalismo cristiano sui reperti romani..

I corridoi sono alti e oscuri, fino ad ora sono stati reperiti nei sotterranei ben 13 ambienti, con mura a tufelli e ad opus listatum, con colonne spezzate e coricate, marmi decorati, bassorievi consunti e pezzi di mosaico a tessere romboidali bianche e nere.

Ma c'è di più, il percorso sembra terminare in un vestibolo murato, e, dai pochi sondaggi eseguiti, si sa che questi sotterranei conducono a un ulteriore più basso livello di sotterranei, ancora mai scavato, che mantiene nascoste e inalterate le ricchezze del luogo, un posto tutto da scoprire, che potrebbe rivelare posti strabilianti, se ci dessero il permesso di scavare, ma la Chiesa difficilmente lo accorda. Come provasse  un certo disagio a scoprire le sue radici pagane.


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