GAIO POPILIO LENATE - G. POPILIUS LAENAS



IL GIORNO DI ELEUSI

Nome: Gaius Popillius Laenas
Nascita: -
Morte: -
Gens: Popilia
Consolato:
172 a.c., 158 a.c.
Professione: Politico


Gaio Popillio Lenate, (in latino: Gaius Popillius Laenas) venne eletto due volte console nel 172 e nel 158 a.c., la cosa notevole fu che nel primo consolato era la prima volta in cui ambedue i consoli fossero plebei. Apparteneva alla gens Popilia, che, come indicherebbe il nome, era di origine etrusca, il che spiegherebbe la sua eleganza e la sua sicurezza (i romani più che eleganti e imperturbabili erano forti e coraggiosi).

Venne inviato nel 158 a.c. in Egitto come ambasciatore incaricato di fermare l'invasione in questa terra, di Antioco IV Epifane ( 215 a.c. - 164 a.c.), re di Siria, che non era nè pusillanime nè sciocco.
«Re Antioco era un uomo abile sul campo di battaglia e ardito nei suoi progetti, e dimostrò di essere degno del titolo di re
(Polibio, Storie)



L'ANTEFATTO

Antioco aveva preso Tolomeo VI, suo nipote, sotto la sua custodia, dandogli l'effettivo controllo dell'Egitto. Ciò fu inaccettabile per i cittadini di Alessandria, che risposero proclamando Tolomeo VIII come unico re. Antioco assediò Alessandria ma non fu in grado di tagliare la comunicazioni della città e quindi, alla fine del 169, si ritirò. 

Durante la sua assenza Tolomeo VI e il fratello si riconciliarono. Antioco, arrabbiato per la sua perdita di controllo sul re, invase nuovamente l'Egitto. Gli egizi inviarono a Roma richieste di aiuto e il Senato mandò Gaio Popilio Lenate ad Alessandria.



L'AMBASCIATORE

Dunque il Senato e il Popolo di Roma avevano mandato come ambasciatore Gaio Popilio Lenate con soltanto dodici littori che indossavano le tuniche rosse con inserite le scuri nei fasci di verghe, e due scrivani. Caio Popilio Lenate gettò l’ancora nel porto di Alessandria proprio mentre re Antioco IV risaliva il ramo canopico del Nilo, in direzione della grande città dove si erano rifugiati gli Egiziani.

La delegazione romana era, per volontà del senato, capeggiata da Gaio Popilio Lenate, in quanto vecchio amico di Antioco da quando era stato ostaggio a Roma. Il console Lenate uscì da Alessandria per la Porta del Sole poggiandosi a un bastone, fino a raggiungere l'ippodromo dove l'attendeva re Antioco IV di Siria col suo esercito. Antioco lo stava per salutare cordialmente, ma Popilio troncò nettamente i saluti intimandogli di ritirare le forze dall'Egitto. 

ANTIOCO IV
Antioco rispose che ci avrebbe dovuto riflettere coi suoi consiglieri. Popilio, uomo molto ma molto determinato e pienamente consapevole del suo potente ruolo come ambasciatore di Roma, gli disegnò attorno sulla sabbia un cerchio, dicendogli «pensaci qua dentro» , secondo altri gli disse: « Quando uscirai da questo cerchio volgiti verso oriente e tornatene in Siria.» 

Ciò significava che se Antioco fosse uscito dal cerchio senza aver dato ordine di ritirare le truppe, sarebbe entrato in guerra con Roma. Antioco non aveva nessuna intenzione di lasciare perdere l'Egitto, ma venuto a conoscenza del fatto che il potente e ultimo re Perseo di Macedonia era stato battuto dai Romani, ebbe un brivido all'idea di affrontare coloro che avevano sconfitto il grande re macedone, per cui dopo un attimo di esitazione accettò di ritirarsi. 

Solo allora Popilio gli strinse il braccio, l'equivalente della stretta di mano odierna, perchè i romani intelligentemente non davano la mano, ritenuto poco igienico, ma tra militari stringevano con la mano il braccio dell'altro che faceva altrettanto se voleva restituire il saluto, Cosa che di solito avveniva in contemporanea.

Questo evento venne narrato ovunque, nel senato e nei salotti romani, e divenne noto con il nome di "Giorno di Eleusi". Questo evento mostrò meglio di ogni altro che ormai l'età di grandezza dei regni ellenistici era finita: ora, erano i Romani a decidere il bello e il cattivo tempo sulla politica del Mediterraneo, e che neppure un uomo dotato come Antioco sarebbe stato in grado di cambiare le cose.

Il re tornò in Siria col suo esercito. Quindi Popilio fece vela per Cipro, occupata dai siriani e anche lì li fece tornare a casa. Tornato a Roma riferì al senato che, grazie al nome di Roma, aveva rimandato a casa i siriani dall'Egitto e da Cipro.

Gaio Popilio venne eletto Censore l'anno dopo, nel 159 a.c., insieme al collega Scipione Nasica, e in quell'anno fece costruire il primo orologio ad acqua in Roma. Marco Vitruvio Pollione (80 a.c.- dopo il 15 a.c) considerato il più famoso teorico dell'architettura di tutti i tempi prese il modello del suo orologio ad acqua proprio da Popilio Lenate. Fu eletto console una seconda volta nel 158 a.c. con Marco Emilio Lepido.



IL GIORNO DI ELEUSI

Riportiamo un gradevolissimo brano della scrittrice Colleen McCullough che verte giusto sul "Giorno di Eleusi"

[Da una lettera di Publio Rutilio Rufo all’amico Gaio Mario]

« Siccome sei un povero zotico italico che non sa di greco, ti racconterò una storiella. C’era una volta un re di Siria, molto cattivo e antipatico, a nome Antioco. Ora, poiché non era il primo re di Siria che si chiamasse Antioco, e neppure il più grande (suo padre si era attribuito l’appellativo di Antioco il Grande), si distingueva dagli altri con un numero. Era Antioco IV, il quarto re Antioco di Siria.

Sebbene la Siria fosse un regno ricco, re Antioco IV concupiva il vicino regno d’Egitto, dove i suoi cugini Tolomeo Filometore, Tolomeo Evergete, ossia il Pancione, e Cleopatra (che, essendo la seconda Cleopatra, si fregiava a sua volta di un numero, ed era nota come Cleopatra II) regnavano assieme. Vorrei poter dire che regnavano in perfetta armonia, ma così non era.

Fratelli e sorella, e anche mariti e moglie (sì, nei regni orientali l’incesto è permesso), erano in conflitto tra loro da anni, ed erano quasi riusciti a mandare in rovina la bella, fertile terra del gran fiume Nilo. Così, quando re Antioco IV di Siria ha deciso di conquistare l’Egitto, ha creduto che avrebbe avuto vita facile grazie ai bisticci fra i suoi cugini, i due Tolomei e Cleopatra II.

Ma, ahimè, non appena ha girato le spalle alla Siria, alcuni sgradevoli episodi di sedizione l’hanno costretto a fare dietro-front e a rientrare in patria per tagliare un po’ di teste, squartare un po’ di corpi, strappare un po’ di denti e, probabilmente, estirpare qualche utero. E ci sono voluti quattro anni prima che un numero sufficiente di teste, braccia, gambe, denti e uteri fosse asportato ai legittimi proprietari, e che re Antioco IV riuscisse ad accingersi per la seconda volta a conquistare l’Egitto.

Questa volta, in sua assenza la Siria è rimasta tranquilla e docile, così re Antioco IV ha invaso l’Egitto, conquistato Pelusium, disceso il delta fino a Menfi, conquistato anche questa città e iniziato la risalita dell’altro lato del delta, in direzione di Alessandria. Avendo mandato in rovina il paese e l’esercito, i fratelli Tolomei e la loro moglie-sorella, Cleopatra II, non hanno avuto altra scelta che chiedere aiuto a Roma contro re Antioco IV, poiché Roma è la più forte e la più grande di tutte le nazioni, nonché l’eroe di tutti.

In soccorso dell’Egitto, il Senato e il Popolo di Roma, che a quei tempi andavano più d’accordo di quanto oggi crederemmo possibile, o almeno così riferiscono le cronache, hanno inviato il loro nobile, prode consolare Caio Popilio Lenate. Ora, qualsiasi altro paese avrebbe accordato al suo eroe un intero esercito, e invece il Senato e il Popolo di Roma hanno concesso a Caio Popilio Lenate soltanto dodici littori e due scrivani.

Poiché, tuttavia, si trattava di una missione all’estero, ai littori era stato concesso di indossare le tuniche rosse e di inserire le scuri nei fasci di verghe, per cui Caio Popilio Lenate non era del tutto indifeso. Si sono imbarcati su una piccola nave e hanno gettato l’ancora nel porto di Alessandria proprio mentre re Antioco IV risaliva il ramo canopico del Nilo, in direzione della grande città dove si erano rifugiati gli Egiziani.

Avvolto nella toga bordata di porpora e preceduto dai dodici littori in tunica cremisi, recanti le scuri nei fasci di verghe, Caio Popilio Lenate è uscito da Alessandria per la Porta del Sole e ha continuato a marciare verso oriente. Ora, non era più un giovanotto, così procedeva appoggiandosi a un lungo bastone, il passo placido al pari del volto. Dal momento che solo i prodi ed eroici e nobili Romani costruiscono strade degne di tal nome, ben presto Caio Popilio Lenate si è ritrovato a camminare nella polvere.

IL GIORNO DI ELEUSI - LENATE E ANTIOCO IV
Ma Caio Popilio Lenate si è forse lasciato scoraggiare? No! Ha continuato ad avanzare, fin quasi all’immenso ippodromo dove gli Alessandrini amavano assistere alle corse dei cavalli, si è imbattuto in una muraglia di soldati siriaci e ha dovuto fermarsi. Il re Antioco IV di Siria si è fatto avanti, incontro a Caio Popilio Lenate. «Roma non ha alcun diritto di mettere il naso in Egitto!» ha detto il re, con terribile, funesto cipiglio.
«Neppure la Siria ha diritto di mettere il naso in Egitto» ha ribattuto Caio Popilio Lenate, con un sorriso dolce e sereno.

«Tornatene a Roma» ha detto il re.
«Tornatene in Siria» ha detto Caio Popilio Lenate. Ma nessuno dei due si è mosso di un centimetro. «Stai recando offesa al Senato e al Popolo di Roma» ha aggiunto Caio Popilio Lenate, dopo aver fissato per un po’ il volto fiero del re. «Mi è stato ordinato di costringerti a far ritorno in Siria
Il re ha riso a crepapelle, e sembrava che non riuscisse più a smettere. «E come farai a costringermi a tornare in patria?» ha domandato. «Dov’è il tuo esercito?»

«Non mi serve un esercito, re Antioco IV» ha risposto Caio Popilio Lenate. «Tutto ciò che Roma è, è stata e sarà, ti sta di fronte in questo momento. Io sono Roma non meno del più grosso esercito di Roma. E nel nome di Roma, ti ripeto di bel nuovo: tornatene a casa!»
«No» ha detto re Antioco IV.
 Così, Caio Popilio Lenate ha fatto un passo avanti e, con gesti pacati, si è servito della punta del bastone per tracciare un cerchio nella polvere, tutt’attorno alla persona di re Antioco IV, che si è trovato all’interno del cerchio disegnato da Caio Popilio Lenate.

«Prima di uscire da questo cerchio, re Antioco IV, ti consiglio di ripensarci» ha detto Caio Popilio Lenate. «E quando ne uscirai… be’, volgiti verso oriente e tornatene in Siria.»
Il re non ha aperto bocca. Il re non si è mosso. Caio Popilio Lenate non ha aperto bocca. Caio Popilio Lenate non si è mosso.
Dato che Caio Popilio Lenate era un romano e non aveva bisogno di nascondere il viso, la sua espressione dolce e serena era in piena vista. Invece re Antioco IV aveva il viso nascosto dietro una barba finta, riccioluta e dura, e persino così non riusciva a celare il suo furore.

Il tempo passava. E poi, ancora all’interno del cerchio, il potente re di Siria si è girato sui talloni, verso oriente, ed è uscito dal circolo procedendo in direzione orientale ed è tornato in Siria assieme a tutti i suoi soldati. Ora, mentre puntava sull’Egitto, re Antioco IV aveva invaso e conquistato l’isola di Cipro, che apparteneva all’Egitto. L’Egitto aveva bisogno di Cipro, perché Cipro gli forniva il legname per le navi e le case, e grano e rame.

Così, dopo essersi congedato dagli Egiziani plaudenti ad Alessandria, Caio Popilio Lenate ha fatto vela per Cipro, dove ha trovato un esercito di occupazione siriaco.
«Tornatevene a casa» ha detto loro. E quelli se ne sono tornati a casa.
 Anche Caio Popilio Lenate se n’è tornato a casa, a Roma, dove ha riferito, con grande dolcezza e serenità e semplicità, che aveva rimandato a casa re Antioco IV di Siria e risparmiato all’Egitto e a Cipro un destino crudele.

Vorrei poter concludere il mio raccontino assicurandoti che i Tolomei e la loro sorella, Cleopatra II, d’allora in poi sono vissuti e hanno regnato felici e contenti, ma così non è stato. Hanno semplicemente continuato a bisticciare tra loro e ad assassinare alcuni parenti stretti e a mandare in rovina il paese.»



POLIBIO

Polibio scrive che Lenate, dopo aver tracciato la circonferenza, intimò al re di dargli il responso da riferire al Senato e che questi si arrese a fare “qualunque cosa i Romani avessero chiesto”. Solo dopo questo il nostro romano accettò di stringergli il braccio.



LIVIO

Per Livio Roma non mandò Lenate proprio solo soletto, bensì in compagnia di due senatori: fu una commissione d’inchiesta, che partì dall’Italia pressappoco quando vi tornò quella spedita in vista della battaglia di Pidna.

Che Caio Popilio sia andato come ambasciatore e quindi senza esercito in Egitto è attestato, che fosse convinto di far paura quanto un esercito non era nuovo all'epoca, visto la fama di Roma.
Anche la storia del cerchio nella sabbia è attestata. Diciamo che Lenate era un impavido, autorevole e convincente ambasciatore, ma Roma sapeva ben scegliere i suoi rappresentanti. .



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