CULTO DI ALERNO



DEA CON ARBUSTO PREPOSTA A NASCITE E CRESCITE, COME CAMA
Alernus o Elernus o Avernus, ma pure Helernus (Helemo), un Dio arcaico il cui sacro boschetto (lucus) era vicino al fiume Tevere. È chiamato definitivamente solo da Ovidio.  Il boschetto era il luogo in cui era nata la ninfa Cranea e, nonostante l'oscurità del Dio, i sacerdoti dello stato avevano ancora riti sacri nel tempo di Augusto.

Cranae sembra assumesse vari nomi a seconda dei pagus in cui era venerata: Cardea, Cama e Carmenta sono su per giù la medesima Dea (o ninfa). Cama era una misteriosa Dea dei fagioli, figlia del Dio Alerno (o Averno) che aveva dei Sacri Misteri e veniva festeggiata il I di luglio con una cerimonia detta Camival. Da Camival a Carnival il passo è breve, tanto più che Cama e Cardea (ma pure Cranae) erano la stessa Dea.

Alernus deve essere stato un Dio ctonio, visto che in suo onore veniva sacrificato un bue nero, dato che le vittime scure furono offerte alle divinità del mundus, cioè del mondo del sottosuolo. Dumézil ne ha trovato accenno come a un Dio dei fagioli. Qualcosa di simile doveva essere perchè i legumi avendo un seme nascosto venivano associati spesso agli inferi.

Sappiamo però che i fagioli erano connessi alla Dea italica Mellona o Mellonia che era ritenuta appunto Dea dei fagioli ma la religione romana variava, si sa, a seconda dei pagus.

IL CARNIVAL
Ovidio scrive di Alerno: "I pontefici ancora vi portano sacrifici. Lì era nata una ninfa (gli antichi la chiamavano Cranaë), spesso bramata da diversi pretendenti. La sua abitudine era di correre per le campagne e cacciare le bestie selvagge con i suoi dardi, e nelle vallate stendere le reti nodose. Non conosceva la paura, e si pensava fosse la sorella di Febo; e di certo Febo non doveva vergognarsi di lei."

Ovidio assimila la ninfa Cranea a un'altra Dea arcaica di nome Cardea, di cui ricordò alcune tradizioni. Ancora i sacerdoti le facevano sacrifici al tempo di Augusto. Cardea era l'antica Dea romana del cardine della porta. 

I Romani usavano una cerniera su un perno ancora oggi comunemente usata e numerose cerniere romane sono ancora conservate all'interno di musei e rovine romane. 

Cardea era spesso associata a due altri Dei minori conosciuti come Forculus, Dio delle porte (lat. fores)) e da Limentinus, (lat. limes - soglia).

Gli scrittori cristiani come Sant'Agostino provarono orrore verso il politeismo che aveva sostenuto tanti popoli per millenni prima di Cristo, condannando la debolezza e la trivialità di questi Dei dicendo che:
"evidentemente Forculus non può guardare contemporaneamente la cerniera e la soglia" (avendo bisogno di Limentinus e di Cardea).

Dunque Cranea era una Diana locale, Dea per antonomasia, della terra (la caccia), del cielo (la luna) e degli inferi (Ecate).

Pertanto non deve stupire che sia collegata con la porta degli inferi (con cerniera e soglia che dividevano il mondo dei vivi dal mondo dei morti). I fagioli, cibo inestinguibile che si adatta ad ogni terreno e ad ogni clima, è stato da sempre il cibo dei poveri ma pure degli inferi.
Infatti le Feste Parentalia che venivano celebrate per onorare i parenti defunti si svolgevano nella settimana che va dal 13 al 21 febbraio, e in quest’ultimo giorno si credeva che le anime dei defunti potessero girare liberamente tra i vivi.

Così in quest'occasione ogni pater familias si aggirava nel cuore della notte a piedi nudi per la casa, lanciando fave tutto intorno, per liberarla appunto dai lemures. Oppure poneva in bocca dei fagioli e li sputava intorno recitando una formula.

Dunque Alerno o Averno doveva inoltrare i vivi al mondo dei morti, attraverso la Dea Cardea o Carnea o Cranea, quindi era uno Dio psicopompo, che doveva avere un aedes e un bosco sacro accanto al Tevere, dove probabilmente i romani invocavano i loro defunti affinchè li proteggessero.


Lucus Helerni

- È ricordato soltanto da Ovidio nei due passi seguenti:
"Adiacet antiquus Tiberino lucus Helerni / 
Pontifices illuc nunc quoque sacra ferunt"
e
"Tunc quoque vicini lucus celehratur Helerni / 
Qua petit aequoreas advena Tybris aquas"

La maggior parte dei topografi, fondandosi sul "qua petit aequoreas", collocano il bosco alla foce del Tevere. Ma è possibile che il verso non indichi il gettarsi delle acque del fiume nel mare, ma il loro procedere verso il mare, per cui non si alluda alla foce, ma ad un sito qualunque nelle vicinanze del Tevere.

E poichè nel bosco venivano celebrate due feste l'anno, è probabile che esso fosse situato molto distante da Roma, anzi rende probabile fosse nei pressi della città. La tradizione narra che Romolo non permise che l' Aventino fosse abitato, perchè lo volle sacro alla memoria del fratello Remo, usque ad Hilernam, ma in parecchi manoscritti si legge asyli od averni invece di Helerni.

Per cui l'ubicazione sulle rive del Tevere presso l'Aventino non è certa. Ancora ai tempi di Ovidio si celebravano nel lucus le feste in onore della Dea Carnea il 1° giugno, e feste a Giunone il 1° febbraio di ogni anno. Secondo Svetonio il lucus era nel Campus tiberinus che stava accanto al Campo Marzio. Helerno era comunque un'antica divinità di cui nulla si sa se non che veniva festeggiato il I di febbraio, come spiega Ovidio nei Fasti.



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