AREA SACRA TORRE ARGENTINA




Ovidio:
"Il Campo Marzio, i suoi portici. l'ombra, l'Acqua Vergine, le terme, i nostri luoghi sempre, le nostre occupazioni.."

Appunto in Campo Marzio, accanto all'acqua Vergine e al porticato minucio, si trova l'area sacra dell'Argentina, il più esteso complesso di età repubblicana attualmente visibile, con i resti di quattro templi che vanno dal IV secolo al II secolo a.c. Fu scoperto durante dei lavori edilizi del 1926 e scavato fino al 1928, con scavi successivi fino al 1970.

La zona è stata identificata grazie a un frammento della Forma Urbis severiana per la Porticus Minucia Vetus, edificata nel 106-107 a.c. da Marco Minucio Rufo, discendente di Minucio Augurino titolare della colonna Minucia per il trionfo sugli Scordisci della Tracia.

È stata confermata inoltre l'intuizione di Castagnoli, che i templi del Largo Argentina fossero da identificare tra quelli situati in Campo Martio, e non già, come si riteneva in genere, tra quelli in circo Flaminio. L'identificazione più probabile di questi templi è dunque la seguente: Tempio A = Tempio di Giuturna; Tempio B = Tempio della Fortuna huiusce diei (identificazione già proposta da P. Boyancé); Tempio C = Tempio di Feronia; Tempio D = Tempio dei Lari Permarini.

PIANTA DEL COMPLESSO
La Porticus è fornita di colonnati sul lato nord e est della piazza, che non vennero mai rifatti in epoca imperiale. Il suo pavimento in tufo è posteriore a tre templi, ma anteriore ad un tempio, nell'insieme una struttura quadrangolare che racchiudeva i templi dell'area sacra di Largo Argentina a Roma, situati nel campo Marzio.
Poichè la pavimentazione del portico Vetus venne estesa a tutta l'area ha consentito di datare i quattro templi, oltre all'indicazione nel calendario di Preneste di un tempio dei Lari Permarini nella Porticus Minucia. I resti dei quattro templi sorgono davanti ad una strada pavimentata, ricostruita in epoca imperiale dopo l'incendio dell'80, poco dopo l'ampliamento anche della Porticus Minucia (Frumentaria), che arrivò a inglobare tutta l'area.

A - Tempio di Giuturna
B - Tempio della Fortuna
C - Tempio di Feronia  

D - Tempio dei Larii Permalini
1 - Parte dell'esedra centrale dei Portici di Pompeo
2 - Resti di una latrina dei  Portici di Pompeo 
3 - Statio Aquarum - Sede dell'amministrazione delle acque di Roma


STATIO AQUARUM
Una totale trasformazione si ebbe per la sopraelevazione del calpestio di circa 1,40 m, probabilmente in seguito a un incendio come quello del 111 a.c., con un pavimento unico di tufo per i tre templi e recinzione con un portico colonnato del quale restano tracce sui lati nord e ovest. I podi vennero così tagliati a metà altezza e si rivestì il tutto in travertino.
Per la datazione di questo pavimento c'è l'iscrizione di un altare ove si dice che fu rifatto dal nipote del console del 180 a.c. Aulo Postumio Albino Lusco, tale Aulo Postumio Albino; quindi il nuovo pavimento deve posteriore, dopo la metà del II secolo a.c.

Nell’80 d.c. un altro furioso incendio, ricordato dallo storico Cassio Dione, devastò gran parte del Campo Marzio, compresa l’Area Sacra, che subì una ulteriore e più profonda trasformazione dovuta all’imperatore T. Flavio Domiziano. Le macerie furono nuovamente spianate e al di sopra fu costruito il pavimento in lastre di travertino, ancora visibile. Vennero ricostruiti anche il portico settentrionale e gli alzati dei templi.



TEMPIO DI GIUTURNA

TEMPIO DI GIUTURNA
Il tempio ritenuto di Giuturna, la ninfa delle fonti, in origine un tempietto con due colonne davanti alla cella, con un podio e piedistalli di colonne a forma di cuscino. Sul pavimento in tufo poggiava un altare in peperino, conservato solo in parte. Sopra vi si costruì una seconda pavimentazione di tufo con altare in cementizio, a livello del pavimento della porticus Minucia, e che fu esteso a tutta l'area, con la necessità di rifare il podio per non interrarlo.

Il tempio venne completamente rifatto all'epoca di Silla, con un colonnato tutto intorno all'antico edificio, che divenne così la cella di quello nuovo. Le colonne erano nove laterali e sei sui fronti, con basi e capitelli in travertino e fusti in tufo ricoperti di stucco. Le colonne in travertino che si vedono sono un restauro più tardo. Il nuovo podio aveva cornici di stile greco.
Fu fatto costruire da Quinto Lutazio Catulo, dopo la vittoria dei romani contro Falerii nel 241 a.c.; infatti Ovidio riporta il tempio di Giuturna vicino alla sbocco dell'Acqua Vergine, cioè delle Terme di Agrippa, subito a nord dell'area sacra.

Su questo tempio venne costruita la chiesa di San Nicola dei Cesarini, di cui sono ancora presenti alcuni resti (come le absidi ed un altare).



TEMPIO DELLA FORTUNA

E' il più recente e l'unico di pianta circolare. Esattamente il tempio Aedes Fortunae Huiusce Diei, cioè "La Fortuna del Giorno Presente", fatto costruire dal console Quinto Lutazio Catulo, collega di Gaio Mario, per celebrare la vittoria contro i Cimbri di Vercelli del 101 a.c., che pose fine alla guerra contro i Cimbri

TEMPIO DELLA FORTUNA
Ne restano il basamento e sei colonne, che originariamente circondavano tutto il tempio. Il podio è modanato, la cella in opera incerta e le colonne in tufo coperte di stucco con le basi e i capitelli in marmo.
Successivamente, dopo l'80 d.c. si abbatterono le pareti della cella sostituendole con sottili tramezzi in tufo tra una colonna e l'altra. Si allargò il podio e poi si chiuse anche la facciata esterna.
La Dea Fortuna era una gigantesca statua i cui resti marmorei, la testa di 1,46 m, le armi e le gambe, oggi conservati nella Centrale Montemartini, sono stati ritrovati accanto al tempio stesso. Le altre parti del corpo, coperte da una veste di bronzo, sono andate perdute.



TEMPIO DI FERONIA

Il più antico dei quattro, IV o III sec. a.c., dedicato a Feronia, l'antica Dea italica della natura e delle messi. Il culto, originario della Sabina, sarebbe stato introdotto a Roma dopo la conquista di questo territorio ad opera di M. Curio Dentato nel 290 a.c. La datazione è confermata da diverse fonti che citano un tempio a Feronia nel Campo Marzio almeno dal 217 a.c., nonchè dai frammenti della decorazione architettonica in terracotta ed alcune iscrizioni.

TEMPIO DI FERONIA
Poggia su un podio in tufo di 3,8 m., con una modanatura arcaica. E' circondato da colonne tranne sul fondo, chiuso da parete continua e le pareti della cella sono in mattoni. Vi si trovano i resti di un altare in peperino posto, secondo un'iscrizione, nel 174 a.c. dal nipote del duoviro Aulo Postumio Albino, in occasione di una non identificata Lex Pletoria.

Fu pavimentato ben tre volte, l'ultima notevolmente più alta, che coprì l'altare, sostituito da un altro in cementizio, con mosaico a tessere bianche e nere all'interno della cella e sei gradini sul fronte. Era lo stesso pavimento della porticus Minucia dell'80, comune a tutta l'area in seguito a un incendio.
L'identificazione di Feronia si basa sui calendari dell'antico culto in Campo.



TEMPIO DEI LARII PERMALINI

Il più grande dei quattro, del II sec. a.c., votato nel 190 a.c. da Lucio Emilio Regillo e dedicato nel 179 a.c. al censore Marco Emilio Lepido. Secondo i Fasti Prenestini il tempio dei Lari Permarini si trovava infatti presso il Portico Minucia.
Solo una parte di questo tempio è stata scoperta, restando la maggior parte di questo sotto il piano stradale di via Florida.
La parte più antica del tempio è in opera cementizia e venne rifatta nel I sec. a.c. in travertino. Ha una grande cella rettangolare preceduta da sei colonne, per ora si vede solo il podio di travertino del I sec., con un'altezza di circa tre m.



MODIFICHE SUCCESSIVE

La prima è dopo l'incendio dell'80, con una ripavimentazione in travertino che accorciò le scalinate d'ingresso e sostituì gli altari esterni con altri entro le scalinate, secondo la moda imperiale.

La seconda è del III sec., erigendo un muro che univa i fronti dei templi per ricavare stanze di servizio tra i templi, probabilmente per gli uffici degli acquedotti e la distribuzione del grano, unificati all'epoca di Settimio Severo in un'unica amministrazione che dipendeva da un curator aquarum et Minuciae, e spostati poi in epoca costantiniana.
All’inizio del V secolo l’area conservava ancora l’aspetto della ristrutturazione domizianea, ma ebbe anche inizio il processo di abbandono e trasformazione degli edifici.

FOTO DEI PRIMI DEL 1900 IN CUI RIESUMANO LA TESTA
DI UNA GIGANTESCA STATUA DELLA DEA FORTUNA
In particolare per la fase tardo-antica, di cui vennero portati alla luce resti poi in gran parte distrutti, si pensa che l’area fosse occupata da un complesso monastico.

Successivamente tra l’VIII e il IX sec. d.c. vennero realizzate strutture in grandi blocchi di tufo, forse case aristocratiche anch’esse sacrificate dalla sistemazione del 1929, che preferì riportare in luce i quattro templi, demolendo gran parte degli edifici posteriori costruiti fra di essi.
Sempre al IX secolo appartengono le prime testimonianze di una chiesa nel 1132 fu dedicata a san Nicola.

Nella foto di cui sopra, la bella e gigantesca testa di Fortuna non si sa che fine abbia fatto, probabilmente venduta all'estero dai soliti che amano più il denaro dell'arte.


Altri resti

La zona nord presenta alcune tracce del grande portico Hecatostylum, cioè delle cento colonne, che stava sul lato nord del tempio di Pompeo.
A ovest è visibile un grosso basamento di tufo che appartiene alla base della Curia di Pompeo, dove si riunivano i senatori di Roma, reso celebre per l'uccisione di Giulio Cesare. Secondo Cassio Dione Cocceiano, la curia era tra due latrine di epoca imperiale, in effetti presenti.


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