MONTE SACRO



PONTE NOMENTANO CON IL MONTE SACRO SULLO SFONDO (Giuseppe Vasi)

Il Monte Sacro - Mons Sacer - è la collina romana che sorge sulla riva destra del fiume Aniene, pochi km a nord-est del Campidoglio, per un'altezza s.l.m.di circa 50 m. La posizione del Mons Sacer è stata individuata attraverso i molti scritti di epoca romana che diversi autori ci hanno lasciato, fra cui Quinto Asconio Pediano, Cicerone, Dionisio di Alicarnasso, Tito Livio e Valerio Massimo.

Da queste indicazioni risulta che il luogo si trovava a 3 miglia fuori città, tra la riva destra dell'Aniene (Anio) e l'antica Via Nomentana, cioè tra l'attuale Ponte Nomentano e la confluenza dell'Aniene con il fosso della Cecchina (antico rio Ulmano).



STORIA

Si narra nella storia antica che sul Monte Sacro si recassero gli Auguri a effettuarvi i loro vaticini osservando il volo degli uccelli, ma si tramanda che anche gli Aruspici vi eseguissero pratiche magiche. I racconti cattolici che ne seguirono, tesi a denigrare e ridicolizzare l'antica religione, sostennero che, "data la ventosità del sito, era facile agli auruspici perdere il copricapo durante le funzioni, ciò che avrebbe costituito grave segno di una presunta collera degli Dei, dalla quale le "miracolose" preghiere dei sacerdoti avrebbero "protetto" i fedeli".

I cristiani si rassegnino, nella religione pagana, come del resto in tante altre, vi furono i medesimi miracoli (con le medesime prove) che avvennero successivamente durante il cristianesimo. Se erano ridicoli i miracoli pagani lo doverebbero essere anche quelli cristiani, a parte poi alcuni portenti inspiegabili avvenuti un po' in tutte le religioni, e pure fuori di queste.

Nella Roma antica il Monte Sacro era molto al di fuori della cinta muraria, a metà strada fra l'Urbe ed il borghetto di Ficulea, lungo il percorso della Via Nomentana, che conduceva a Nomentum. Lungo la strada, alcuni tratti della quale conservano il basolato originale (ad esempio presso il Grande Raccordo Anulare ) sorsero diversi monumenti funebri, due dei quali sono ancora visibili nei pressi del monte, in corrispondenza del quale la strada superava l'Aniene con il Ponte Nomentano.

Oltre che luogo per funzioni religiose, era anche punto di riferimento geografico, immerso in età repubblicana in un vasto latifondo agricolo. Nel tempo avrebbe cominciato ad essere abitato, inizialmente come zona residenziale; uno dei più importanti ritrovamenti ha portato alla luce la villa di Faonte liberto di Nerone citato da Gaio Svetonio Tranquillo come assai prossimo e devoto alla famiglia dell'imperatore. La villa è posta lungo un antico diverticolo della Via Salaria.



LA RIVOLTA DELLA PLEBE

Il monte divenne famoso perchè vi si rifugiarono i plebei romani in rivolta, un vero e proprio sciopero, che furono ricondotti all'ordine dal senatore di rango consolare Menenio Agrippa con il famoso Apologo consistente in una fortunata metafora.

La plebe, rimanendo sulla collina per alcuni giorni sospese ogni lavoro, ogni tipo di artigianato e di servizio venne sospeso, i negozi non avevano più merce, nessuno portava nulla in città, anche il cibo scarseggiò. Con questo sistema ottenne l'istituzione dei tribuni della plebe e degli edili della plebe e l'istituzione di una propria assemblea, il concilium plebis, che eleggeva i tribuni e gli edili plebei. Le delibere dei concilia plebis avevano valore di legge per i plebei. Sia i tribuni che gli edili della plebe erano inviolabili. In ricordo dell'evento e a monito per il mantenimento degli accordi pattuiti i plebei eressero sulla cima del monte un'ara dedicata a Giove Terrifico.

Agrippa spiegò l'ordinamento sociale romano metaforicamente, paragonandolo ad un corpo umano nel quale, come in tutti gli insiemi costituiti da parti connesse tra loro, gli organi sopravvivono solo se collaborano e, diversamente, periscono; conseguentemente, se le braccia (il popolo) si rifiutassero di lavorare, lo stomaco (il senato) non riceverebbe cibo ma, in tal caso, ben presto tutto il corpo, braccia comprese, deperirebbe per mancanza di nutrimento.

"Una volta, le membra dell’uomo, constatando che lo stomaco se ne stava ozioso, ruppero con lui gli accordi e cospirarono tra loro, decidendo che le mani non portassero cibo alla bocca, né che, portatolo, la bocca lo accettasse, né che i denti lo riducessero a dovere. Ma mentre intendevano domare lo stomaco, a indebolirsi furono anche loro stesse, e il corpo intero giunse a deperimento estremo. Di qui apparve che il compito dello stomaco non è quello di un pigro, ma che, una volta accolti, distribuisce i cibi per tutte le membra. E quindi tornarono in amicizia con lui. Così senato e popolo, come fossero un unico corpo, con la discordia periscono, con la concordia rimangono in salute."

Secondo la storia l'apologo fece miracoli, invece fece miracoli la mediazione di Lanato Menenio Agrippa, che fece ottenere molte concessioni dai patrizi ai plebei, Così la situazione fu ricomposta ed i plebei fecero ritorno alle loro occupazioni, scongiurando così la prima grande rottura fra patrizi e plebei.  Agrippa paragonò l'ordinamento sociale romano a un corpo umano, nel quale tutte le parti sono essenziali; e, brevemente, ammise che se le braccia smettessero di lavorare lo stomaco non si nutrirebbe e proseguì dicendo che ove lo stomaco languisse, le braccia non riceverebbero la loro parte di nutrimento. La situazione fu velocemente ricomposta ed i plebei fecero solerte ritorno alle loro occupazioni.  Forse anche da questo deriva il titolo di "sacro" assegnato al monte.

Dopo l'età romana, presumibilmente per la difficoltà di difenderlo militarmente, la zona del monte divenne disabitata e tale restò sino a tempi ben più recenti. L'espansione della città avvenne in altre direzioni. 





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